Più passa il tempo, meno ho voglia e meno ho voglia, meno mi passa il tempo

Se tu mi guardassi da lontano, o caro lettore, dubito che riusciresti a distinguermi dalla massa.
Tra tremila anni gli archeologi che esporranno i miei resti nel museo del 21° secolo scriveranno sulla targhetta:
“Impiegato dell’era berlusconi ha un tenore di vita paragonabile a un operaio degli anni ’70 del secolo precedente ma la precarietà di una puttana nigeriana appena sbattuta sul marciapiede. Il poveraccio pensava di essere vicino alla felicità perché in realtà non capiva un cazzo. Del resto l'orribile vita che conduceva se la meritava in pieno, appartenendo egli al ceto sociale con il minor spirito di classe della storia della civiltà umana. Persino gli avvocati, persino gli industriali, i commercianti, coloro che insomma vivevano della rovina dei concorrenti erano riuniti in associazioni, corporazioni, sindacati: l'impiegato a cavallo tra 20° e 21° secolo invece, era completamente abbandonato al suo destino. I sindacati dei lavoratori che avrebbero dovuto vegliare su di lui, avevano infatti preferito dedicarsi alla difesa di operai e pensionati, che avevano un livello di reddito al limite della sopportazione umana e che soprattutto compravano le tessere e scendevano in piazza quand’era ora di manifestare. L’impiegato invece era un individualista diffidente e cattivo e così si prendeva per intero il carico di merda destinato alla massa dei lavoratori dipendenti in cambio di uno stipendio solo nominalmente più consistente di quello degli operai. Come molti suoi contemporanei, l’esemplare che vedete qui esposto aveva così cercato una via di fuga mentale aprendo un blog su internet, quella rozza prima esperienza di rete in cui poi ci siamo trasferiti -una volta divenuti puro spirito- duemila anni fa”
Così, abbastanza vicino a quella che dante definì la metà del cammin di nostra vita traggo un bilancio di metà esercizio e ammetto quanto segue
1) faccio un lavoro di merda; 2) frequento in larga maggioranza delle teste di cazzo a partire dai colleghi; 3) ho uno stipendio che se io e la mia auto non facciamo puttanate, mi permette di chiudere il mese leggermente sopra il pareggio;
4) una volta ogni sette minuti immagino la scena delle mie dimissioni ultima versione io che incido con un saldatore la mia lettera di dimissioni sul cuoio capelluto del mio titolare
5) racconto in giro di aver scopato una quantità di donne pari o forse persino superiore al numero di donne in età fertile che ho effettivamente conosciuto in tutta la mia vita;
6) al di fuori di mtv, qualche sporadico programma comico, il calcio, blob, e i telegiornali praticamente non guardo più la televisione; 7) credo che i pink floyd siano stati il secondo più grande gruppo della storia, perlomeno finché il cervello di waters ha retto;
8) vorrei vedere berlusconi costretto a presentarsi alle elezioni senza fondo tinta in faccia e con i capelli del loro colore naturale;
9) non so i nomi delle veline e me ne vanto apertamente; 10) una volta ogni sette minuti penso “chi cazzo me lo fa fare”; 12) non ho più voglia; firmato:
boinz, 12/01/2004
L'ANGOLO DEL FAI DA TE
Niente, capitò che una volta giocando a pallone rifilai una ginocchiata nelle balle a Bingo. Non fu colpa mia (cazzo, ero in porta!) sicuramente non fu colpa sua (anche se il suo scroto sudato e appiccicoso sulla mia gamba, faceva anche un po' schifo!), fatto sta che gli provocò il distacco di non so quale tubo in una palla e finì in ospedale per farselo riattaccare.
Passato un mese o quel che era dovette poi andare a fare l'analisi del liquido seminale per vedere se tutto era tornato a posto e dato che era dall'altra parte della città, per farcisi portare venne a rompere le palle a me. Beh, a dire la verità io le avevo rotte a lui per cui niente, non è che potevo stare a fare tante storie. Del resto andarci da soli in macchina è una follia.
C'è da dire infatti che le Molinette a Torino, uno dei più grandi ospedali d'Italia, ha un parcheggio veramente ridicolo, degno di una videoteca di quartiere. Così insomma, lo schema è sempre lo stesso: si va in due, il malato scende davanti all'ingresso e l'altro va a posizionarsi strategicamente nel parcheggio su corso Unità d'Italia, in attesa che qualche anima pia vada a pranzo. A volte si tratta di aspettare due ore e più, altre meno. Quella era una mattina "meno", così trovai posto al primo colpo e accompagnai dentro Bingo.
Ho detto "Le Molinette" ma in realtà l'ospedale per tutte le cose legate alla riproduzione umana è il Sant'Anna che gli è attaccato come la proboscide all'elefante. Il reparto segaioli si trova in fondo in fondo, proprio attaccato a quello delle mammine in dolce attesa. Per arrivarci devi attraversare tutto un dedalo di corridoi sotterranei, con i muri scrostati umidi e bui, con i tubi rossi, blu e ferro che ti sfiorano la testa. Mentre camminavo attraversando la folla di portantini, dottori, belle fighe, vecchi lungodegenti e materiale umano vario non potevo fare a meno di pensare che se quella è la miglior struttura del nord italia, chissà come cazzo son conciate le altre!! Manco il criceto ci avrei portato lì dentro a partorire!
Finalmente arriviamo alla sala dove ci sono tutte queste mammine in trepida attesa e i papà nel pallone e le ragazze giovani preoccupate e le amiche che gli tengono la mano. In fondo alla sala poi c'è un quadrato di panchine con dei tizi che leggono il giornale tipo cinema porno, cioè con la faccia ben piantata dentro. Quello è l'angolo del fai da te.
Ci avviciniamo all'accettazione: dietro il banco c'è una tipa sui quaranta con la faccia di quella che di cazzi deve averne visti un pacco e non solo per ragioni legate al lavoro. Bingo si fa avanti con l'impegnativa in mano.
"Salve, dovrei fare l'esame del liquido seminale."
La tipa guarda i fogli e poi mi indica col mento: "Questo qua è il suo compagno?"
Io: "No, no, io mi trovo solo a passare."
"Allora mi faccia la cortesia di stare dietro la linea gialla!" e mi fa un cenno con il taglio della mano, credo poco usato alla corte della regina d'Inghilterra.
Mi allontano di un passo. La troia mette in mano a Bingo un foglio giallo, poi gli dice di attendere la chiamata. Ci sediamo sulla panchina: Bingo è preoccupato come se dovesse farsi espiantare cuore e fegato anziché cimentarsi in una delle sue attività preferite mentre io guardo le ragazze che affollano la sala. Francamente ce ne sono diverse a cui darei una guardata anch'io, se rendo l'idea. Più d'una anzi, e infatti non smetto di guardarle. Non ci posso far niente, quando vedo una bella figa non riesco a smettere di guardarla. Non per altro mi perché mi piacciono le cose belle. Una bella macchina, un bel disegno, una bella figa, appunto. Una di queste ricambia il mio sguardo, poi indica il cartello "Analisi liquido seminale" e si mette a ridere.
"No no!" le faccio a gesti: "Io qui non c'entro un cazzo. Sono loro quelli senza un pistone!" ed indico Bingo che mi manda a fanculo di testa. Anche gli altri tipi mi lanciano un'occhiataccia, io mi stringo nelle spalle, la tipa se ne va.
Piano piano passano tutti quelli arrivati prima di noi. Partono con l'aria preoccupata, stanno cinque minuti e poi escono nascosti nel bavero della giacca, come se avessero commesso chissà quale porcheria.
"Signor Bingo!"
Ci presentiamo tutti e due. La tipa gli presenta un bicchierino grosso come una borraccia militare.
"Ecco, raccolga il suo liquido seminale qui dentro."
"E come si fa?"
"Non mi dica che non si è mai masturbato??"
"No signora."
"E' vero signora. Il mio amico è un impedito!" Aggiungo.
"Lei cosa ci fa qua?"
"Sono il suo compagno!"
"Guardi, fa a Bingo, è molto semplice. Deve prendere il suo organo nel pugno e strofinarlo avanti e indietro fino a che..."
"Fino a che?"
"Lei strofini e poi vede."
"Sia gentile signora, venga lei a farmi vedere! Almeno la prima volta."
"Deve credermi: non mi pagano abbastanza."
Bingo prende il bicchiere:
"Allora: organo nel pugno, strofinare avanti e indietro fino a che."
"Esatto."
Bingo entra. Io resto con la tipa appoggiato col gomito al bancone dello sportello.
"Certo che il suo è un mestiere interessante."
"Sparisci pivello."
"No perché se al mio amico piace, magari la prossima volta vengo anch'io..."
"Guarda..."
Non finì la frase perché Bingo da dietro la porta iniziò a urlare così forte che persino tutte le mammine dall'altra parte della sala si voltarono a guardarci:
"OH GODO! OH GODO! OH STO GODENDO! OH MAMMA MIA!!! OH MAMMA MIA!!!! OH DDDDIIIIIOOOOOOOOOO!!!! OOOOOH DDIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIOOOOOOOOOOOOOOOOO!!!!!!!!!!!!""
Ci guardammo in faccia senza dir niente. Io dovevo avercela abbastanza seccata perché l'infermiera scrollò il capo e si girò dall'altra parte. Poi la porta si riaprì e Bingo come se niente fosse porse il bicchiere alla tipa.
"Niente male il suo sistema. Penso che tornerò spesso a trovarla."
Uscimmo dalla sala con gli occhi esterrefatti delle mammine addosso. Bingo sorrideva e agitava le mani unite a doppio pugno manco avesse vinto il mondiale dei pesi massimi. Attraversammo i corridoi bui, risalimmo le scale e finalmente sbucammo all'aria aperta.
"Ma tu sei veramente scemo!!!"
"Un'altra volta impari a prendermi a ginocchiate nelle balle!"
IL CANTO DI NATALE DI BINGOBANGOBONGO.
Il papà di Bingo non mi rivolge più la parola da quella volta che gli ho spento la cicca nella mangiatoia del presepe. E io che cazzo ne sapevo? Mi era sembrato strano che ci fossero tutte quelle statuine intorno a un posacenere ma sai, di cose strane ne vedi talmente tante!
"Cos'è giochi ai soldatini?"
E lui con pazienza: "No, questa è la mangiatoia del Bambin Gesù, questo è San Giuseppe e questa la Madonna."
"Fa vedere? Non le somiglia un cazzo!"
"Questi sono i Re Magi che portano i regali al Bambin Gesù: oro, incenso e mirra."
"Mah, secondo me il primo è ok: a regalare i soldi non si sbaglia mai. Gli altri due potevano starsene a casa! Senti, ma non è che qui la mucca si mangia tutta la paglia prima che arrivi il Bambino?"
"Ma non è una mucca, è un bue. Il bue e l'asinello! Boinz, ragazzo mio, tu hai delle lacune di religione spaventose!"
"Ma no, sono solo un po' fuori forma. Davvero."
"No, non è questione di forma. Va' subito a trovare Don Riccardo e digli che ti mando io."
"Vabbe' dai, magari dopo le feste. Figurati come sarà occupato in questi giorni!"
Intanto dall'altra parte della stanza Bingo mi faceva suca spalancando le mani sopra la testa e poi portandole a coppa sul pube.
"Va bene Boinz, però sappi che se non vai a confessarti non potrò invitarti al cenone del 24."
Ora devi sapere che a me il Natale mi piace per due cose: le ferie e il cenone del papà di Bingo. E' incredibile come cazzo cucina! A Natale poi ci dà dentro peggio di una betoniera a cibo, roba che mangi finché l'ombellico non ti esce fuori come alle donne incinte.
"Se la metti così vado. Però secondo me farebbe bene a venire anche Bingo."
Ci voltammo tutti e due.
Bingo: "Mai nella vita! Toglietevelo dalla testa!"
Per strada non c'era nessuno. Tutti in casa al calduccio, tranne me, Bingo e il suo pappagallo.
"Sei un bastardo."
"Così impari a farmi suca."
"Porcod**!"
"A proposito: era proprio necessario portare Perepepé?"
Per chi non lo sapesse Perepepé è il pappagallo di Bingo, addestrato a bestemmiare random. Ogni tanto salta su con un'imprecazione da andarsi a nascondere in cantina, come durante i bombardamenti.
"Io e Pepe siamo inseparabili."
"Allora vedi di mettergli la museruola."
Arrivati davanti alla chiesa mi toccò bussare alla porta. Uscì fuori un tizio con una gonna che gli arrivava fino ai piedi e noi giù a ridere!
"Cosa c'è da ridere?"
"Ma no, niente, solo che cazzo, non potevi metterti un paio di pantaloni prima di venire alla porta?"
"Se siete venuti a parlare di abbigliamento vi avverto che sono molto impegnato."
"No senta, abbiamo sentito parlare molto di questa nuova religione e vorremmo saperne di più."
"Ho capito. Voi siete i due reprobi. Seguitemi."
Entrammo in questo stanzone tipo palestra ma tutto disegnato. Bingo fischiò d'ammirazione.
"Mica male la baracca!"
"Un po' di rispetto per la casa del Signore!
Bingo mi avvicinò l'orecchio:
"Mi sembrava strano che un pezzentone così avesse una casa del genere."
"Dev'essere il custode. Quella che ha addosso dev'essere la divisa."
Arrivati davanti a una specie di tavolo il tizio del camicione si inginocchiò e abbassò la testa.
"Perso qualcosa?"
Non ci cagò di pezza, girò a sinistra e si infilò in una stanzetta.
"Dunque voi due deficienti vorreste farmi credere che non sapete nulla della religione Cattolica?"
"Ma no, siamo solo giù di forma. Vero?"
"Ma sì. Ci basta una rinfrescata e ci torna tutto come nuovo."
"Chi è Dio?"
Perepepé attaccò a sbattere le ali furioso cercando di liberarsi. Fortunatamente la museruola tenne e ci evitammo il rogo.
"Aspetta, ne ho già sentito parlare."
"E' quello con la barba, vero?"
"No, quello è San Giuseppe."
"Che cazzo ne sai tu?"
"L'ho visto oggi nel presepe di tuo padre!"
"Dio" fece camicione "è il principio ultimo di ogni cosa."
"Principio ultimo?"
"Un attimo: o è il principio o è l'ultimo. Eh? Che mi dici? Sono stato attento eh?"
"Chi è Gesù?"
"Dev'essere il padrone del posacenere."
"Ma no, quello è un bambino."
"Ok, ho capito. Voi due avete bisogno di un corso di catechismo."
"Mah, possiamo parlarne. Tu che dici Bingo?"
"Aaah sì, sì ok. Poi veniamo dopo le feste..."
"Sì dai, poi ci mettiamo d'accordo."
"Sì. facciamo passare le feste e ci mettiamo d'accordo. Arrivederci."
"Sono sicuro che intanto vorrete versare la quota di iscrizione."
"E' che siamo un po' al verde."
"Sa i regali..."
"Sì i regali, una cosa e l'altra."
"Così per sapere, quant'è?"
"Venti euro a testa."
Io e Bingo ci guardammo negli occhi un attimo, poi Bingo tolse la museruola a Pepe:
"Ma vaffanculo!"
L'altra sera in centro c'era un traffico mostruoso: la coda partiva dal ponte di Corso Vittorio, faceva tutto il tratto di Corso Cairoli, girava sul ponte di Piazza Vittorio per stemperarsi solo una volta arrivati davanti alla Gran Madre, dove tre vigili cercavano di supplire al semaforo rotto sbracciando come sbandieratori del Palio d'Asti impazziti. Bingo: "Certo che dev'essere bello alzarsi la mattina con la consapevolezza che un palo con tre lampadine sa fare il tuo mestiere meglio di te."
Ieri sono andato a votare. Ho accuratamente evitato tutti gli orari tipici dei movimenti elettorali pignaschesi (entrata e uscita da messa, soprattutto attorno all'ultimo spettacolo mattutino e pomeridiano) ma tutto sommato avrei potuto farne a meno: davanti non c'era affatto il bordello clamoroso di macchine parcheggiate anche in ottava fila. Sembrava anzi un
TRANQUILLO WEEK END ELETTORALE
Il mio seggio - quello del ghetto - è l'ultimo in fondo al più basso degli scantinati. Anche la suddivisione dei seggi è infatti legata a criteri plutocratici: in prima fila quelli dei belli e dei ricchi, al fondo i negri. Io, coi negri.
Se non ricordo male ho fatto lo scrutatore quattro volte: due referendum, una volta le politiche e una le amministrative locali, sì insomma, il sindaco. Tutte le volte speravo di capitare in uno dei seggi del lato collinare di Pignasco, giusto per vedere un po' di figa, e tutte le volte finivo nel mio ghetto di culone baffute.
Un anno c'eravamo io e il Geom. (in verità era il Geom. - presidente di sezione - che mi aveva fatto entrare come scrutatore, quando ancora non si estraeva a sorte). Assieme a noi, c'era una signora che non sapeva battere le mani e fare sì con la testa, una ragazza -che di ragazza aveva una beata sega di niente- che per un giorno intero tenne la testa piantata nel libro di Diritto Costituzionale e un ragazzetto impallinato per una famosa zoccola che abitava nella mia strada e che evidentemente incontrava solo in occasioni come queste. Così si piantò subito davanti ai registri ben deciso a non allontanarsi se non per cause inderogabili (pipì, mangiare e poc'altro) salvo precipitarsi sui registri a controllare che durante la sua assenza non si fosse presentata la tipa.
Mi metteva ansia, 'sto deficiente! Ci fosse stato Bingo a farmi da spalla lo avrei preso per il culo fino a schiantarlo ma col Geom 'sto genere di cose erano improponibili. Bastava vedere com'era vestito: nel seggio ci saranno stati, lasciami dire, settantacinque gradi col novantasei percento di umidità e lui niente, imperterrito nel suo gessato di piombo, malgrado le marcite tipo "Riso Amaro" che gli si allargavano ai lati del petto. Così col tipo e la vecchia avvitati ai registri, il Geom a distribuire le schede mostrando la macchie di Roscharch sotto le ascelle, la cadavera a studiare, io mi diedi alla macchia per andare a trovare un po' di gente con la quale avevo perso un po' i contatti, facendo attenzione ad evitare i professori delle medie e la maestra delle elementari.
Così fino a pranzo.
Il pomeriggio si presentò in un barrito di noia totale: fortunatamente uno aveva portato la tele e tutti noi bighelloni ci piazzammo nel suo seggio a guardare la formula uno, che di solito mi suscitava la stessa attenzione che riservavo a "Protestantesimo" o ai programmi scuola-educazione. Lo stesso però ogni tanto andavo a buttare un occhio al registro per vedere se era arrivata la tipa.
La cosa aveva finito per incuriosirmi.
Io (cattivello): "Ancora niente, eh?"
L'altro (con una fessura di bocca) "No."
Alle sei iniziò 90° minuto: c'era ancora Paolo Valenti, tanto per darvi un'idea di quale epoca geologica sto parlando. Il Toro aveva battuto l'Inter e mi stavo pregustando il servizio di Carlo Nesti (al solito ricco e colorito come un manifesto mortuario) quando entrò il Geom.: la messa pomeridiana era in dirittura d'arrivo e quindi di lì a poco si sarebbe presentata l'ondata di massa cafona. Bisognava tornare al seggio.
La zoccola si fece finalmente vedere attorno alle 19, l'ora di massima affluenza totale. Ai registri c'ero io. Il ragazzotto si precipitò a strapparmi il posto ma io mi ero attaccato alla sedia con la cintura. Dopo un rapido mercanteggiare gli mollai il posto in cambio di un ticket restaurant da dodicimila lire.
Non ne trasse risultati straordinari: riuscì giusto a dirle "Ciao! Ma tu voti qua?!" che subito l'orda elettorale la trascinò nella cabina e poi fuori dal wok vietnamita in cui si era trasformato il seggio superaffollato. Vidi nei suoi occhi la disperazione totale.
Questa credo che sia stata la fine della loro storia d'amore, se mai ha avuto un inizio. La tipa adesso lavora in farmacia mentre il ragazzotto si è laureato in matematica e fa il precario su e giù per la regione.
Stavo pensavo a questo, quando vidi un certo casino proprio davanti alla scuola: due vigili cercavano di scacciare da un albero un pappagallo che continuava a ripetere: "Votate Rifondazione, Porcod**!"
Grande Bingo. Ci fosse stato lui quella volta con il ragazzotto, ci saremmo ammazzati di risate!
Venerdì 04/06
Pomeriggio
Io sono uno che porta rancore a bestia. Oggi fingendo di scivolare ho dato una testata con tutta la forza in faccia al capo, facendo bene attenzione:
1) a dargliela in un momento di calma tra noi due. Anzi, stavamo quasi scherzando. In verità anche se non ne ho fatta espressa menzione, stavo solo continuando con altri mezzi una discussione avuta tre mesi fa e che mi ero attaccato al cazzo. Perché io sono uno che porta rancore a bestia;
2) a dargliela con tutta la forza che avevo in corpo: per metterci ancora più forza mi sono attaccato al bavero della sua giacca fingendo di appendermi per non cadere ma in realtà per metterci ancora più forza;
3) a beccarlo con la punta della fronte (dov'è più duro) proprio sull'attaccatura del naso per fare più danno. Problema a cui non avevo pensato: mi ha sporcato di sangue le scarpe e la camicia, 'sto stronzone! Lato positivo: facendo finta di essermi rotto la testa sono uscito alle quattro e mezza per andare al pronto soccorso, anche se in realtà tutto il sanguinaccio che si vedeva era uscito da quella protuberanza ossea che osa chiamare naso.
Sabato 05/06
Dovevo uscire con Bingo e la sua nuova fiamma. Allora sono andato in banca a mungere un po' la cacasoldi ma appena inserita la tessera il bancomat è andato in tilt. Sono stato un po' lì ad aspettare che accadesse qualcosa, creando una coda apocalittica. Dopo cinque minuti di effetto neve sullo schermo da fuori hanno iniziato a prendere a pugni la porta. Allora mi sono fiondato dentro l'agenzia incazzato tipo somaro. Dopo tre quarti d'ora di coda finalmente si è liberato uno sportello, quello dell'impiegato finocchiazzo, al quale ho chiesto gentilmente di aprire il suo porco apparecchio e sputarmi subito fuori la mia tessera se non voleva essere preso a pugni in quella sua faccia di cafone.
"Nonononononò guarda come sbatto la testa: nonononono questa cosa è impossibile nononononono! Allora oooooh: prima mi compili questo modulo qui, poi mi firmi questo modulo qua poi vai a quello sportello lì poi torni a questo sportello qua poi chiami quel signore lì poi firmi questo foglio qua poi aspetti cinque minuti che torno dalla pausa caffè e se ho tempo, voglia e se mi gira giusto e chiaramente quando se ne sono andati via tutti, vero, ma tuttituttituttitutti allora forse se ho voglia ti do una mano."
Ho infilato il braccio nel buco per parlare e l'ho tirato fuori per il lobo
"Voglio la mia tessera adesso: o me la dai o nel bancomat ci infilo il tuo orecchio!"
Ho riavuto la tessera.
Venerdì 04/06
Sera (flashback)
Bingo mi dice che ha trovato una nuova tipa e che avrebbe bisogno di una mano.
"Ok, perfetto - dico - organizza e una volta ci vediamo con le rispettive."
"Ehm no... senti, avrei bisogno che venissi da solo."
"In che senso?"
"Nel senso che lei cià un'amica e niente."
"E niente cosa?"
"Che avrei bisogno che qualcuno distraesse l'amica, tutto lì"
"Non ti basta il pappagallo?"
"Sì, figurati. Dai, facciamo squadra come ai vecchi tempi!"
Faccio un attimo mente locale: la morosa questa settimana è via e Bingo è a spasso dai tempi delle Olimpiadi di Chivasso sud.
"Com'è sta tipa?"
"Eh, una gran figa."
"No, quella che dovrei distrarre."
"Mah, è speciale!"
"Ok, è un cesso."
"Ma no, davvero! E' una tipa strana, mezzo orientale, davvero!"
"Ok, mi è passata la voglia. Chiama il Geom."
"Oh, io sono ancora in credito con te da quella volta della puttana!"
"Che fai, rinfacci?"
"Se mi costringi..."
"Ok, ti aiuto stavolta ma poi non mi rompere più le palle con 'sta storia!"
"Ok. Ci vediamo al Califfone alle nove e mezza."
Sabato 5/06
Ore 21:45
Arrivo un po' in ritardo perché ho avuto i cazzi miei. Mi sono messo né in tiro né da scamarro. Non potrei fare una cosa del genere alla morosa. Stasera solo colpi a salve. Assistenza. Entro e subito lumo Bingo seduto con una sciacquetta banalissima. Mi fa un cenno. Mentre mi avvicino al tavolo un brivido freddo mi attraversa la schiena: la tipa di cui dovrei occuparmi è strana già vista di schiena.
"Boinz! Ecco, lui è Boinz, lei è Elisa e lei è ehm... Paola."
"Cia..."
Mi cadono le palle per terra. Elisa vista da vicino non è niente male. In compenso Paola è una ragazza Dawn! Altro che orientale! Sorrido a Bingo facendo la mia migliore imitazione di Robert De Niro ne "Gli intoccabili", prima che spaccasse la testa a un tizio con una mazza da baseball.
"Sai, Elisa e Paola sono sorelle!"
"Davvero?"
"Non si direbbe eh?"
Guardo Bingo come si guarderebbe un coglione e mi siedo a suo fianco. Di fronte ho Elisa. Paola è presa tra la parete e la sorella, di fronte a Bingo. Continuano la conversazione sul più e sul meno ma non li sto a sentire: con la testa attraverso tutte le possibili combinazioni e non me ne piace nessuna.
A un certo punto Paola dice con voce un po' gracchiante. "Eli, devo far pipì!"
Le due ragazze si alzano e vanno ai bagni.
"Con permesso."
Le accompagnamo con un sorriso comprensivo. Appena girano l'angolo io mi volto verso Bingo.
Lui mi ricambia un'occhiata spavalda:
"Beh?"
"Non ho parole."
"Meno male."
La serata scorre veloce, anche perché Paola deve tornare a casa presto. Parlo un po' con Elisa e mi rendo conto che 1) non merita l'umiliazione di essere piantata a metà per via della sorella -che poverina non se lo merita manco lei; 2) che Bingo ha le stesse probabilità di trombarsi lei e di vincere la classifica dei capocannonieri di serie A.
Elisa ci racconta un po' di storie di Paola che dal canto suo per la maggior parte del tempo borbotta rimbrotti contro la sorella.
Alle dieci e mezza è tutto finito. Bingo le riaccompagna e io me ne torno a casa a piedi.
Sono triste come se mi fosse sfuggito qualcosa.
Domenica 6/6
Pomeriggio
"Allora, sei ancora incazzato?"
"In parte. Solo perché mi hai detto una cazzata."
"Quale cazzata?"
"Quella della ragazza orientale."
"Ah, beh sai, un'imprecisione... comunque adesso siamo pari."
"Pari come?"
"Con la storia della puttana, no?"
"Ah. No. Sei ancora in credito tu."
"Perché?"
"Sei ancora in credito tu."
Ieri sera ero al Califfone con Bingo a sorseggiare una birra. Venivo da una giornata di merda perché arrivato in ufficio in ritardo, mi ero giustificato dicendo che avevo fatto fatica a scegliere il CD da ascoltare in macchina, scatenando l'ira funesta del capo. Così a pranzo ho mangiato un piattone di asparagi olio e sale che poi ho pisciato direttamente nel porta spazzolone del cesso delle donne.
Anche Bingo aveva avuto una giornata del cazzo: mi stava appunto raccontando che volevano trasferire in Repubblica Ceca l'agenzia di volantinaggio dove lavora, quando dal parcheggio un'inquietante risata a mitraglietta ha completamente assorbito la mia attenzione. Neanche il tempo di chiedermi chi cazzo fosse però, che già la porta del locale si spalancava per fare entrare Serena e la sua banda.
"Toogooo! Ma hai visto il locale?"
"Ma daaai, ma è vero?"
"Che cafoone, troppo mago!"
"Pirupiru!"
Ho lanciato uno sguardo verso il cesso. Troppo tardi.
Serena: "Ecco questi sono i due tizi che ti dicevo."
"Ma daaai. Quale dei due è il tuo collega?"
"Ciaaaaaaao! Allora, lui è Boinz. Lui è Alfo, questo è Pirupiru e loro sono Titta, Totta e Tatti. Ciao, io sono Serena!"
Bingo: "Ci siamo conosciuti l'altra sera che battevi in Corso Grosseto."
Serena (sorriso che sembra una balestra carica): "Io NON batto. Avevo il crocifisso, non ricordi?"
Bingo: "E che c'entra?"
Io: "Ve l'hanno già detto che avete proprio dei nomi del cazzo?"
Serena in un trillo di campanelle: "Che vi dicevo? Sono due cafoni ma fanno ridere!"
"E anche tenerezza."
Io: "Chi di voi stronzi è Pirupiru?"
Uno con la faccia da scemo alza la mano, gli altri si mettono a ridere.
Io: "Perché cazzo ti chiamano così?
Lui si stringe nelle spalle: "Pirupiru!"
Bingo: "E' un deficiente!"
Io: "Oppure un genio. Cosa sei, un genio o un deficiente?"
Lui si stringe nelle spalle: "Pirupiru!"
"Direi che il giudizio per il momento è sospeso."
Serena: "Che facciamo allora, ci sediamo, sì?"
Io: "Ah, no restate pure in piedi, tanto due secondi e ce ne andiamo."
In quel momento un violento frullo di ali interrmpe la conversazione.
Pappagallo: "Porcod**!"
Bingo l'accoglie sul dito e gli passa la ciotola con le noccioline. "Bello di papà. Dì qualcosa ai signori!"
"Contadini! Porca Mad****!" E poi gli sputa le noccioline addosso.
"Ah, sì, questa gliel'abbiamo insegnata per lo svolazzo della domenica mattina sul sagrato della chiesa. Fico, eh?"
Io: "Allora che fate, restate?"
Serena: "Beh, sì!"
Io, alzandomi: "E allora buonasera."
E ce ne siamo andati.
SERATE DI PRIMAVERA Serena: ieri sera sono andata a vedere uno spettacolo d'arte tribale! Togoooo! C'erano tutti questi negri dal fisico tutto bello scolpito che nelle luci del palcoscenico brillavano di sudore mentre picchiavano su dei tamburi grossi così senza senso non c'era una chitarra o una tastiera son contenta che ero un po' dietro, sai, quelli davanti gli è arrivato lo schizzo del sudore dei negri, belli eh? per carità ma negri. C'eravamo io Lillo, Lollo e Lallo, Titti, Totta e Tatti, Pirupiru e Alfo. Io ero quella vestita meglio: minigonna infinitesimale, con spacco fino al lobo delle orecchie, reggiseno fatto coi tubolari innocenti a simulare una terza misura, trucco esagerato: ero fighissima! Io: Ieri sera sono andato con Bingo a vedere "Polizia contro Autonomi" uno spettacolo di mazzate dure presso un capannone in periferia. Bingo aveva con sé il suo pappagallo a cui ha insegnato a bestemmiare a comando, che in queste circostanze può sempre tornare utile. All'inizio è stato molto bello perché la lotta doveva essere a mani nude e invece i celerini sono arrivati bardati di tutto punto. Dopo un po' però gli schizzi di sangue, gli infiltrati e le bestemmie fortissime (non vi dico il pappagallo di Bingo) hanno iniziato a suonare di già visto e rivisto, così siamo andati via; Serena: siamo andati a mangiare in un ristorante indiano, ma non indiano dell'India ma indiano dell'America del Sud sì cioè volevo dire indio, mi hai capita, quelli con il piattino dell'elemosina nel labbro. Lì per lì mi è piaciuto molto l'ambiente eeeee le cameriere con la faccia da stiratrici filippine eeeee l'ambiente tipo la musica eeee le cose appese ai muri eeee i tavoli strani e queste cose così. Poi però ho pensato: ma sta a vedere che il cuoco è meridionale e mi è passata la voglia. Io però avevo scelto meglio di tutti. Io: Siamo andati in una rosticceria a pulmino a mangiare un panino con la porchetta che credo che continuerò a ruttare fino alla pensione. Bingo ha iniziato a fare lo scemo con il suo pappagallo e il rosticciere, che aveva una foto parietale di Padre Pio voleva spiedarlo e metterlo a cuocere con le patate. Abbiamo fatto un puttangiro e siamo andati via. Serena: Mentre mi portava a casa Titti (o era Tatti, boh? E chi li distingue?) ha cercato di baciarmi. Gli ho riso in faccia, lui ha inchiodato e mi ha buttato fuori a calci dalla sua macchina in pieno Corso Grosseto. Che cafone! Io: e non ti becco la Serena che batte in Corso Grosseto? Vestita come una zoccola di quelle da combattimento, o da impiegata in libera uscita -che grosso modo coincide: ero indeciso tra prenderla su o prenderla sotto; Serena: ma non ti becco il Boinz e un suo amico? Io sono fortunata, l'ho sempre detto. Io: "Ma non ti bastavano gli straordinari per arrotondare lo stipendio?" Serena: "Non lo vedi il crocefisso? Secondo te una prostituta gira con il crocefisso al collo?" Io: "Non ci ho mai fatto caso ma direi che le due cose non si escludono." Bingo: "Quanto vuoi per bocca?" Pappagallo: "Porcod**!" Serena: "Chi è sto cafone?" Io: "Il proprietario della macchina." Serena: "E' vero che mi dai un passaggio fino a casa?" Io: "Monta!" Bingo: "E' quello che ha fatto finora. Hahahhaahahaha!" Serena: Oddio, ma di tutta la gente che c'è in giro proprio il Boinz doveva passare di lì? Quello mi ha sempre dato l'aria di essere un mezzo maniaco. E quel suo amico col pappagallo bestemmiatore! Un pazzo, pazzopazzopazzo! Voglio scendere! Voglio scendere, fatemi scendere! Io: E allora scendi e vaffanculo! Pappagallo: Porca mad***!
E' finalmente in vendita nei peggiori negozi, nelle edicole più lerce e negli autogrill più sperduti della rete autostradale bulgara Il Videogioco di Bingobangobongo Bingobangobongo deve andare a puttane ma non cià manco una lira. Il suo scopo è recuperare una macchina, possibilmente con l'alzacristallo elettrico, e trovare gli spicci per pagarsi un giro di valzer. Sulla sua strada però incombono vari ostacoli come piccole spranghe di Damocle. Inizia il Geom. Ravitta che in cambio della sua 500 a gas chiede a Bingo di sovraincidere un passaggio di martello pneumatico sul brano new age: "Niente obblighi, solo obbligazioni": ventisette minuti e nove secondi di rumori senza senso! Finalmente al terzo tentativo il Geom. si dirà soddisfatto porgendo le chiavi al nostro eroe che però ha la sorpresa di trovare la macchina completamente senza benza. A questo punto diventerà prioritario raccimolare i soldi per mettere un po' di GPL al catorcio geometresco e quindi per pagare la prestazione minima. Purtroppo l'autovelox a sorpresa sistemato strategicamente sulla sua strada ogni volta gli prosciuga i fondi faticosamente raccolti; per non parlare dei papponi maledetti che aggiornano le tariffe in base all'inflazione calcolata dall'Eurispes e non dall'Istat (segue discussione terrificante a colpi di mortaio); ed alla fine l'ultima zoccola ancora in servizio (ormai albeggia) che pretende il panino con la porchetta della rosticceria-pulmino dall'altro lato della città. Bingo dovrà superare tutto questo prima che la bella di notte finisca il turno sul marciapiede (ore 6:00): riuscirà nella sua eroica impresa? Riuscirà alfine il sesso mercenario ad avere la meglio sulla tentazione di mandare tutto a quel paese? Solo chi comprerà il gioco (in vendita da domani al modico prezzo di 400 euri) lo saprà! Gli altri si attaccano!