Più passa il tempo, meno ho voglia e meno ho voglia, meno mi passa il tempo

Se tu mi guardassi da lontano, o caro lettore, dubito che riusciresti a distinguermi dalla massa.
Tra tremila anni gli archeologi che esporranno i miei resti nel museo del 21° secolo scriveranno sulla targhetta:
“Impiegato dell’era berlusconi ha un tenore di vita paragonabile a un operaio degli anni ’70 del secolo precedente ma la precarietà di una puttana nigeriana appena sbattuta sul marciapiede. Il poveraccio pensava di essere vicino alla felicità perché in realtà non capiva un cazzo. Del resto l'orribile vita che conduceva se la meritava in pieno, appartenendo egli al ceto sociale con il minor spirito di classe della storia della civiltà umana. Persino gli avvocati, persino gli industriali, i commercianti, coloro che insomma vivevano della rovina dei concorrenti erano riuniti in associazioni, corporazioni, sindacati: l'impiegato a cavallo tra 20° e 21° secolo invece, era completamente abbandonato al suo destino. I sindacati dei lavoratori che avrebbero dovuto vegliare su di lui, avevano infatti preferito dedicarsi alla difesa di operai e pensionati, che avevano un livello di reddito al limite della sopportazione umana e che soprattutto compravano le tessere e scendevano in piazza quand’era ora di manifestare. L’impiegato invece era un individualista diffidente e cattivo e così si prendeva per intero il carico di merda destinato alla massa dei lavoratori dipendenti in cambio di uno stipendio solo nominalmente più consistente di quello degli operai. Come molti suoi contemporanei, l’esemplare che vedete qui esposto aveva così cercato una via di fuga mentale aprendo un blog su internet, quella rozza prima esperienza di rete in cui poi ci siamo trasferiti -una volta divenuti puro spirito- duemila anni fa”
Così, abbastanza vicino a quella che dante definì la metà del cammin di nostra vita traggo un bilancio di metà esercizio e ammetto quanto segue
1) faccio un lavoro di merda; 2) frequento in larga maggioranza delle teste di cazzo a partire dai colleghi; 3) ho uno stipendio che se io e la mia auto non facciamo puttanate, mi permette di chiudere il mese leggermente sopra il pareggio;
4) una volta ogni sette minuti immagino la scena delle mie dimissioni ultima versione io che incido con un saldatore la mia lettera di dimissioni sul cuoio capelluto del mio titolare
5) racconto in giro di aver scopato una quantità di donne pari o forse persino superiore al numero di donne in età fertile che ho effettivamente conosciuto in tutta la mia vita;
6) al di fuori di mtv, qualche sporadico programma comico, il calcio, blob, e i telegiornali praticamente non guardo più la televisione; 7) credo che i pink floyd siano stati il secondo più grande gruppo della storia, perlomeno finché il cervello di waters ha retto;
8) vorrei vedere berlusconi costretto a presentarsi alle elezioni senza fondo tinta in faccia e con i capelli del loro colore naturale;
9) non so i nomi delle veline e me ne vanto apertamente; 10) una volta ogni sette minuti penso “chi cazzo me lo fa fare”; 12) non ho più voglia; firmato:
boinz, 12/01/2004
GLI OMOSESSUALI HANNO ROTTO LE PALLE!!!!!
Vogliamo dirlo? Gli omosessuali hanno rotto le palle con i loro lamenti! Non gli danno i Pacs, gli negano il diritto all'adozione, li segnano a dito? Beh la colpa è solo loro! E' solo colpa loro se la Chiesa e quindi la gente onesta li detesta!
Cioè, prendi per esempio i politici corrotti: hai mai sentito per caso il papa lanciare anatemi contro i cattivi amministratori della cosa pubblica, che sottraggono soldi alle casse dello Stato e quindi ai servizi ai cittadini? No.
Hai mai sentito il papa lanciare anatemi contro le multinazionali che causano morte, sfruttano uomini, donne e bambini e inquinano in nome dei ricavi? No.
Hai mai sentito il papa prendersela coi mafiosi, che con la violenza tengono sotto il tallone intere regioni d'Italia per esercitare i racket della droga, della prostituzione e del lavoro clandestino? No. Cioè sì, una volta en passant ma un sacco di anni fa.
Ti sei mai chiesto perché? Perché i politici corrotti, le industrie inquinatrici e i mafiosi PAGANO! Pagano il pizzo! Una volta si chiamava simonia. Oggi si chiama pizzo: tu mi paghi e io non ti sollevo l'opinione pubblica contro. Tu mi paghi e io papa mi faccio i cazzi miei, guardo da un'altra parte.
Ora, hai mai sentito invece il papa prendersela con gli omosessuali, le relazioni affettive al di fuori del matrimonio, l'uso dei contraccettivi? Uff, in continuazione! Diciamo che non la molla un attimo. Esce sul balcone e attacca a menarla: e i froci e i froci e i froci e i froci. E basta! Ma porca miseria, ma ha rotto le palle a noi etero, non oso immaginare a voi omo! E non venitemi a dire che è perché due che si inchiappettano in camera loro causano più danni di chi spaccia droga o prende una tangente per somministrare sangue infetto negli ospedali, perché è una palla a cui non crede manco lui.
E allora diciamolo: finocchi, CACCIATE LA LIRA! O sennò statevene zitti una volta per tutte!
Come dici? E' disgustoso? Certo che lo è. Ma di cosa pensi che campi la Chiesa? Come credi che la paghino la benzina alla papamobile? Con il tuo otto per mille? Dove li trovano i soldi per gestire quel popo' di capitale immobiliare? Con i dieci centesimi che gli lasci nella cassetta delle offerte? Ma stai scherzando, spero: guarda che quello è un baraccone enorme e per farlo girare ci vogliono i quattrini! Te lo vedi il papa andare in pellegrinaggio con la Ryan Air o vestirsi alla Facis? Te lo vedi il vaticano costretto a trasferirsi in un bilocale a Orbassano? Te li vedi i preti assunti come cococo o cocopro*? No, e grazie al cazzo: del resto non puoi certo pretendere che dopo duemila anni di sfarzo, lusso e spatusso di colpo si trasformino in Srl! E che caspita, non te lo devo mica dire io!
E allora pagate o sennò andatevene da un'altra parte, ché l'Italia è un paese sano di principi. Mica come la Danimarca o la Svezia.
*: resti tra di noi, ma i preti assunti a progetto io me li vedo eccome!

FIERO DI ESSERE COGLIONE!
IL PRESIDENTE PANETTIERE

"Grazie all'incisiva azione di governo, quest'anno gli sfilatini italiani sono lievitati del 7% proprio mentre la baguette francese si sgonfiava sul mercato mondiale.
Il ministero della panetteria ha realizzato in cinque anni oltre mille tunnel nella mollica che hanno rivitalizzato l'economia del paese. Nello stesso tempo una forte azione di polizia ha dimezzato i casi di pan grattato mentre il condono sulla farina di crusca ha permesso a tutt'oggi di regolarizzare oltre duecento tonnellate di pane nero.
Per queste ragioni son certo che gli italiani non daranno mai il loro voto a quella faccia di biova gommosa di Prodi né a grissino Fassino e men che meno alla rosetta nel pugnetto.
Del resto i comunisti son bravi a menarla con: "Pane per tutti" ma poi non spiegano né con quale copertura né con quale coperto (posate e tovaglioli in particolare) perché hanno un unico scopo: sistemare le loro michette.
Quindi per un'Italia soffice e croccante VOTATE FORZA PAGNOTTA!!!"
Brule mi chiede di dire due parole sui moti studenteschi che in questo momento stanno infiammando la Francia. Personalmente faccio un po' fatica a esprimere un giudizio. Credo di essere ancora troppo italiano da questo punto di vista. Noi quando protestiamo, prendiamo il treno per Roma la domenica mattina presto, andiamo a piedi dalla Tiburtina fin davanti a san Giovanni in Laterano, sventoliamo un po' di bandiere rosse ed ascoltiamo col sorriso il comizio del sindacalista di turno. Poi la sera tornando a casa ci becchiamo le critiche indignate degli scendiletto del grande capo, assistiamo alla guerra dei numeri tra questura e CGIL e il giorno dopo si torna a lavorare.
Qui le cose non funzionano così. Quando i francesi si incazzano, tirano il freno a mano della nazione e bloccano tutto, operai o studenti fa lo stesso.
La storia del CPE è tutto sommato molto semplice: il governo senza confrontarsi con nessuna parte sociale, ha approvato un decreto che introduce un nuovo contratto di lavoro in virtù del quale i giovani sotto i ventisei anni possono essere licenziati senza giusta causa o giustificato motivo. Domani l'azienda non ha più bisogno di te e tu ti ritrovi a spasso.
C'è da fare una piccola postilla: da noi a ventisei anni si va ancora all'università o comunque si vive ancora in casa da papà e mammà. Si cazzeggia con gli amici e si vive la gioventù senza soluzioni di continuità dai tempi della scuola. Qui invece una grossa percentuale dei ventiseienni è già sposata, ha un bel mutuo acceso e una serie di figli in arrivo o piccoli. I ventisei anni di un francese equivalgono cioè ai nostri trentadue e l'introduzione di una legge di questo tipo che allunga la loro precarietà così a lungo, va a toccare non solo il portafogli ma soprattutto i costumi di un popolo.
Ad aggiungere benzina sul fuoco si respira un forte senso di frustrazione politica perché da un lato c'è un centrodestra piuttosto ladro, con tentazioni razziste, elitario e soprattutto completamente adagiato sulle posizioni della confindustria, che non è formata da quei quattro buffoni ottantenni che abbiamo noi ma è una corporazione fortissima, agguerritissima in una contrapposizione di classe molto sentita e senza scrupoli.
Dall'altro invece c'è una serie di partiti genericamente attribuiti a un vago centro sinistra, anche loro non particolarmente onesti, completamente divisi su tutto, assolutamente non in grado di esprimere un leader credibile, in cui i singoli capetti vedono come rivale più attuale il proprio compagno di partito prima che il "campione" dell'altro schieramento. Un centrosinistra insomma debole, frammentato, elitario, lontano dai reali problemi della gente, sistematicamente in ritardo sulle grandi questioni al cui confronto la coalizione guidata da Prodi fa la figura della corazzata graniticamente protesa verso il trionfo del proletariato.
In mezzo ci troviamo il popolo francese, abbandonato e senza grandi speranze per l'avvenire. Come già detto altrove, la Francia è un paese con una bassissima permeabilità sociale, un paese dove il curriculum scolastico determina la tua vita futura ma dove le poche buone scuole sono riservate quasi esclusivamente ai figli di benestanti; un paese pieno di gente ricchissima, spaventosamente ricca ma dove i sindaci delle città preferiscono pagare le pesanti multe inflitte dal governo piuttosto che costruire case popolari; un paese dove solo pochi mesi fa l'età pensionabile è stata innalzata a 67 anni.
Il senso di frustrazione dei giovani quindi è comprensibile e naturale. Da dove abbiano preso ispirazione per la violenza a cui stiamo assistendo in questi giorni poi è presto detto: il maggio '68, le lotte sindacali e la vita di tutti i giorni nelle banlieu.
Ieri sera però guardavo le immagini degli studenti che dalle finestre della Sorbonne tiravano ogni tipo di oggetto addosso ai poliziotti: scale, scrivanie, estintori e mi è venuto da pensare a quello che diceva Pasolini, per cui in realtà il poliziotto è il figlio del popolo e lo studente (specie lo studente dell'esclusivissima Sorbonne) è il borghese figlio di papà. E allora davvero faccio fatica a capire, se non che qui ci sono vittime e carnefici ma sono distribuiti a macchia di leopardo dall'una e dall'altra parte.
L'appello di Umberto Eco
9 aprile, salviamo la democrazia
Siamo di fronte a un appuntamento drammatico. Dal 2001 a oggi l'Italia è precipitata spaventosamente in basso quanto a rispetto delle leggi e della Costituzione, quanto a situazione economica e quanto a prestigio internazionale. Se dovessimo avere altri cinque anni di governo del Polo, rappresentati di fronte al mondo dai Calderoli e dalle ultime leve (appena arruolate in Forza Italia) dei più impenitenti tra i reduci di Salò, il declino del nostro Paese sarebbe inarrestabile e non potremmo forse più risollevarci.
Quindi l'appuntamento del 9 aprile è diverso da tutti gli altri appuntamenti elettorali del passato: in quelli si trattava di decidere chi avrebbe governato senza sospettare che un cambio di governo avrebbe messo a repentaglio le istituzioni democratiche. Ora si tratta invece di salvare queste istituzioni.
In questo frangente i partiti di opposizione cercano, come è ovvio, di catturare il voto degli indecisi che nelle scorse elezioni avevano votato Polo e che si sono sentiti traditi. I partiti fanno il loro dovere, ma ritengo che rivolgendoci ai soci e ai simpatizzanti di Libertà e Giustizia occorra fare un altro ragionamento.
Uno dei rischi maggiori di queste elezioni non sono solo gli indecisi che hanno votato a destra la volta scorsa (i quali si sposteranno secondo dinamiche difficilmente controllabili, per fede o per pigrizia continueranno a votare come prima, o rinunceranno a votare). D'altra parte il loro numero, come mostrano i sondaggi, è oscillante. Io ritengo che il popolo di Libertà e Giustizia debba invece impegnarsi non per convincere gli indecisi di destra ma i delusi della sinistra.
Li conosciamo, sono molti e non è in questa sede che si possono discutere le ragioni del loro scontento. Ma è a costoro che occorre ricordare che, se si lasceranno trascinare da questo scontento, collaboreranno a lasciare l'Italia in mano di chi l'ha condotta alla rovina. Non c'è scontento, per quanto giustificabile, che possa stare a pari con il timore di una fatale involuzione della nostra democrazia, con l'indignazione che coglie ogni sincero democratico di fronte allo scempio che si è fatto delle leggi, della divisione dei poteri, del senso stesso dello Stato. E' questo che ciascuno di noi deve ripetere agli amici incerti e delusi. E' proprio da loro e dal loro impegno che dipenderà se l'Italia eviterà di essere ancora per cinque anni territorio di rapina da parte di difensori dei loro privati interessi..
Se pure questi amici ritengono di nutrire senso critico ed equanimità (perché è segno di senso critico ed equanimità - direi di onestà intellettuale - saper criticare la propria parte, e neppure il sito di Libertà e Giustizia si è sottratto a questo dovere), in questo momento essi debbono sacrificare i loro sentimenti e unirsi a tutti noi nell'impegno comune.
E' in questa azione di convincimento che consiste il dovere e la funzione di quanti hanno partecipato in questi anni alla discussione che Libertà e Giustizia ha svolto e fatto svolgere. Ora la nave potrebbe affondare. Ciascuno deve prendere il proprio posto.
BEATLEMANIA
L'altro giorno sono andato a vedere l'esposizione alla cité de la musique su John Lennon.

Che volete farci, abitare a Parigi ha i suoi vantaggi!!!
Mi aspettavo la classica fesseria con due o tre dischi esposti, dei quadri ispirati alle canzoni e cose del genere che con l'autore non hanno mai niente a che fare. Invece si tratta di un'esposizione ricca, ben curata, ben inserita nel momento storico e con un sacco di memorabilia interessanti: dalle pagelle di scuola (da cui risulterebbe che John andasse piuttosto bene, del genere "potrebbe fare di più" in quasi tutte le materie, tranne matematica e francese), ai disegni di quand'era bambino passando per i testi manoscritti delle canzoni (con tanto di cancellature e riscritture!), gli strumenti usati per i concerti, le foto rare, i costumi.
Qui per esempio potete vedere il costume usato per Sgt. Pepper 
Il frac di Magical Mystery Tour 
Il pianoforte su cui fu scritta "Imagine" 
La tastiera usata allo Shea Stadium 
La ricostruzione della sala prove di Abbey Road 
e molte altre cose.
Una parte interessante (ovviamente) è quella dei video e musicale, disseminata in vari e numerosi punti dell'esposizione, anch'essa piuttosto ricca: da brani tratti da concerti in giappone e negli stati uniti, alle interviste, ai passaggi in tele ecc.
C'è da dire che si tratta di un'esposizione un po' agiografica: la pur ricca ricostruzione della vita di john sorvola tranquillamente sulla sua dipendenza dall'eroina alla fine degli anni 60 e dall'alcol a metà anni 70; parla del "lost weekend" ma dimentica completamente la sua compagna, la segretaria di Yoko Ono, May Pang; e soprattutto elimina quasi del tutto il personaggio di Cynthia, la sua prima moglie.
I pezzi in mostra infatti arrivano in gran parte dalla collezione di Yoko Ono, a cui viene dedicata una parte importante con la presentazione di una serie di sue opere pseudo-artistiche, probabilmente per ricambiare il favore.
Comunque ne vale veramente la pena e se vi trovate a passare da Parigi non perdete l'occasione di farci una passata!
E' inutile che vi stia a raccontare che la situazione nella banlieu di Parigi sia parecchio brutta e incasinata. E' già un po' di giorni che mi sta girando per la pancia un post al proposito ma davvero faccio fatica a mettere in ordine le idee. In realtà sono parecchio confuso perché tutti gli attori sul palco stanno offrendo il peggio di loro stessi.
Prima di tutto ci sono i rivoltosi: molti sono animati da frustrazione e rabbia per una situazione che vedono senza uscita. Dovete infatti sapere che in Francia si va avanti ad etichette ma la più balorda da staccarsi di dosso è quella della scuola. Tu sei la scuola che hai fatto. Per esempio i giovani che si incontrano per la prima volta da noi parlano di calcio o di dove han fatto il militare. I francesi no: si raccontano il loro curriculum scolastico. Tremendo. Il punto è che se hai un titolo di studio giusto ti si aprono le porte, se no resti sul pianerottolo. Ora, per una legge alquanto discutibile, ciascuno ha accesso solo alla scuola più vicina rispetto alla sua residenza. Un ragazzo della banlieu in gamba e volenteroso (e non ce ne sono tanti) cioè può scordarsi per esempio di andare alla Sorbonne, dove invece avranno accesso i figli dei notabili e dei professionisti che abitano tra Saint Germain e il Quartiere Latino e dovrà accontentarsi di un titolo di studio che non varrà niente preso in qualche scarsa università dei sobborghi.
Questo è solo uno degli aspetti più appariscenti di una società a parole egalitaria ma nei fatti e nella sostanza elitaria senza il "ga". Per fare un altro esempio molte aziende scartano a prescindere i curriculum (curricula non mi piace) provenienti dal dipartimento 93, quello per intenderci dove stanno avvenendo la maggior parte degli scontri, senza stare a guardare scuola, natali, credo religioso o altro. Così, un po' come se da noi scartassero i curriculum che arrivano da Cuneo o da Vercelli, inimmaginabile. Beh figuratevi allora quando il candidato si chiama Said o Mohammed! Il problema è reale ed è tanto grave e sentito che c'è un disegno di legge per cui le aziende dovranno obbligatoriamente chiedere curriculum anonimi.
*Una delle ragioni del fenomeno è senz'altro il razzismo latente. Ma è altresì vero che il sistema dei sussidi di disoccupazione favorisce quelli che non hanno voglia di fare una ceppa, che costituiscono una larga fetta dei nordafricani. Non è una razzismo: è vero. Ci sono quelli che si fanno un mazzo così e quelli che non hanno voglia di fare una ceppa, come tra i francesi del resto, e tra gli italiani ma le proporzioni sono incredibilmente sbilanciate verso i fancazzisti. Ora, si ha diritto al sussidio se è la tua azienda che ti licenzia e per un periodo di tempo proporzionale al periodo di tempo che tu hai lavorato, così molti si fanno assumere, restano un po' e poi si fanno licenziare chiedendolo espressamente oppure facendo casino o semplicemente smettendo di farsi vedere. Per un'azienda un'assunzione è un investimento che inizia a fruttare solo dopo parecchi mesi e questo giochetto rappresenta una perdita di tempo e di soldi. Ecco perché molti si rifiutano di assumerne. Il punto è che se questa sfiducia può avere una ragione d'essere per un fattorino o un operaio in linea, non ne ha per un ingegnere, che certo non ha studiato vent'anni della sua vita per poi campare dei sussidi, ed ecco l'ingiustizia.
Insomma stiamo parlando di zone da cui non è facile andarsene e in cui non è facile restare tanto più che le poche aziende che vi aprono degli stabilimenti prendono i forti contributi dello stato ma poi assumono tutta gente di altri dipartimenti.
Come dire che il problema della banlieu non sono solo le case sgarruppate e i quartieri di palazzoni buttati lì, senza alcuna traccia di urbanistica, senza un centro cittadino, magari con la panetteria da un lato del paese e la macelleria tutta dall'altra parte, magari senza una biblioteca o senza un liceo ma con un mega centro commerciale. Il problema è che come detto, una volta dentro diventa difficile andarsene. Secondo me una buona percentuale dei "rivoltosi" non protesta perché non ha soldi o non ha un lavoro ma per la disperazione di chi si vede incanalato nella stessa vita dei padri, fatta di lavori duri e sottopagati, di un appartamento in un palazzone da sedici, diciassette piani e una legnata di figli, senza possibilità di scampo, senza alternative.
Ma questa è solo una parte dei ragazzi che ogni sera scendono in strada armati di bombe molotov. In realtà la parte più consistente è composta da giovani nordafricani, che campano col sussidio di disoccupazione, dormono durante il giorno e fanno casino la sera, meglio se con una scusa. Sono quelli che incendiano le auto il 31 Dicembre e si accoltellano il 14 Luglio, quelli che quando c'è la partita alla tele la sera spostano la rivoluzione di due ore in avanti ed aspettano il fischio finale per andare ad incendiare le auto. Ragazzi i cui genitori hanno sempre campato col sussidio di disoccupazione o di furtarelli e che mancano di un esempio positivo.
Ed è qui che è mancata la politica, che invece di preoccuparsi di risolvere il problema, ha cercato di anestetizzarlo con i sussidi di disoccupazione a pioggia e la droga. Ed oggi che viene presentato il conto mostra tutta la scarsa caratura dei personaggi che ne compongono il panorama, incapaci persino in un momento così delicato di esprimere un fronte unito, se non per segare le gambe a Nicolas Sarkozy, l'arrogante, ambizioso ministro degli interni, odiato a sinistra per i suoi metodi fascisti e a destra per la sua popolarità.
A questo punto la priorità è il ristabilimento dell'ordine ma non è facile. La tentazione più forte è quella di coinvolgere l'esercito ma a mio parere sarebbe un errore. L'esercito regolare in un clima di guerriglia urbana rischia di fare una brutta figura e di generare un'escalation di consensi verso i rivoltosi alimentandone le fila. Io ci sono passato per alcune di queste zone: file di palazzi che danno su esigui cortili, passaggi ristretti dove passa sì e no una bicicletta. Nemmeno l'esercito se preso in mezzo tra i due lati riuscirebbe a venirne fuori a meno di usare le armi pesanti, ma si può usare l'artiglieria a Parigi?
A mio parere l'unica via di uscita è nelle mani della gente che conosce il territorio: polizia di quartiere ma anche sindaci e assessori comunali. Sta a loro prendere in mano la situazione col dialogo e delle prospettive da spendere. I tempi però sono ristretti: dallo spontaneismo dei primi giorni si sta già passando a una fase di organizzazione. Il rischio che scendano in campo professionisti del disordine dando una strategia alla rabbia dei giovani è reale e non va sottovalutato.
Ma non potevo restarmene a Torino, zio cantante???
*: aggiunta su dritta di rago.
GRANATA IN BILICO
I tifosi del Toro hanno un loro forum, www.toronews.net. L’ho scoperto qualche giorno fa quando è balzato agli onori della cronaca per via di un’iniziativa unica al mondo: i suoi utenti infatti, si sono autotassati per pagare una pagina del “Sole 24Ore” con cui cercare un nuovo presidente al posto dell’inqualificabile Cimminelli.
A questo punto occorre fare un piccolo riassunto delle puntate precedenti: nel 1976 il Toro era una società che metteva in fila tutte le altre grandi del campionato, a partire dalla Juve. Solidità economica alle spalle, squadra fortissima in campo, un allenatore giovane e all’avanguardia in panchina, grandi dirigenti dietro le scrivanie. Presidente di questo Toro dei miracoli era il mitico Orfeo Pianelli che in un calcio ancora da inquinare era riuscito a costruire pezzo pezzo una società gioiello.
Nel 1981 questa società gioiello non esisteva più: travolto dai debiti contratti sui tavoli da gioco, Pianelli è praticamente sul lastrico. Della squadra campione d’Italia, 5 anni dopo rimangono solo Pulici e Zaccarelli. Anche l’allenatore era cambiato, in tutti i sensi. Radice infatti era stato esonerato due anni prima ma già nel 1979 dopo un gravissimo incidente d’auto che lo aveva segnato profondamente (anche perché causa della morte del suo carissimo amico Barison) non era stato più lo stesso.
Nel 1982 il Toro viene rilevato da Sergio Rossi, presidente della Comau, uno di quelli ricchi, un vecchio signore piemontese dai modi anglosassoni ma dalla vista lunga: basti pensare che affida la direzione generale al fino ad allora sconosciuto Luciano Moggi. Nel 1985 il Toro arriva secondo e torna a disputare le coppe europee. C'è di nuovo Radice in panchina e Moggi, Nizzola e Rossi assicurano un progetto a lungo termine. C’è però chi rimesta nel fango e nel 1987 Rossi viene costretto a dimettersi da una furibonda quanto assurda contestazione dei tifosi, tanto assurda che non sono pochi a
pensare che sia stata debitamente orchestrata dai nuovi proprietari, Gerbi-De Finis. Questi, assolutamente inadeguati al ruolo, reggono appena un anno e mezzo, giusto il tempo di preparare la retrocessione in serie B, per poi passare la mano a Gianmauro Borsano, un arrampicatore industriale con pochi scrupoli, ancora meno soldi, molti debiti, tanta fantasia e potenti appoggi politici. Dopo essersi affidato al solito Moggi, Borsano mette su una signora squadra che arriverà in finale di Coppa Uefa, sfuggita solo per colpa di tre pali. La sua situazione debitoria però diventa insostenibile. Per sfuggire ai suoi creditori Borsano prima si fa eleggere alla Camera, poi vende una marea di giocatori e infine finge di cedere il pacchetto azionario al suo notaio. Un notaio presidente di una squadra di calcio: non ci crede nessuno e infatti il salasso continua inarrestabile. Nel 1995 il Toro è virtualmente fallito. Lo rileva Gianmarco Calleri, ex-presidente della Lazio, che taglia tutto, svende tutto, risana per modo di dire e poi rivende a un trio di sconosciuti genovesi in cerca di visibilità. Tempo due anni e il Toro è punto e a capo, di nuovo sull’orlo del fallimento.
Si fa così sotto Franco Cimminelli, proprietario della Ergom, uno con i quattrini ma che arriva controvoglia, sullo slancio di una campagna giornalistica e con l’obiettivo di fare speculazione edilizia, uno che non si pone problemi a dire che tifa juve, che considera i tifosi che vanno a Superga il 4 Maggio “quattro coglioni” e che soprattutto non ne azzecca una che è una. Si circonda infatti di incapaci, a partire dallo spettinatissimo presidente Romero, uno che era già entrato nella storia granata per aver falciato in auto, uccidendolo, niente meno che Gigi Meroni, il più grande talento che il Toro abbia mai avuto al di fuori delle squadre campioni di Italia.
Cinque anni di sofferenza, conditi dai peggiori risultati sportivi della sua storia. Poi finalmente una gioia. Effimera. A quindici giorni dalle feste per una sudatissima conquista della serie A, infatti, il Toro sta per essere cancellato dai campionati per tutta una serie di irregolarità al momento dell'iscrizione: una fidejussione falsa (ma qui non sarebbe colpa della società); il bilancio non approvato; un grave ritardo nella presentazione dei documenti. Ieri Cimminelli ha finalmente messo mano al portafoglio per regolarizzare la situazione ma a quanto pare è troppo tardi. C’è aria di stretta di vite. Sarebbe una beffa del destino fallire con un bilancio in regola, ma questa è la prospettiva più attuale. Lo sapremo venerdì.
Per il momento dobbiamo accontentarci delle voci che vedono il Toro in serie A ma con una multa faraonica; oppure fallito e retrocesso in B, dove verrebbe acquistato da qualche palazzinaro; in A con una penalizzazione; in B con la stessa dirigenza fino ai professionisti del panico che paventano addirittura il rischio C2.
Qui entra in gioco il forum. I tifosi com'è facile immaginare, sono infatti nel pallone più assoluto: oggi addirittura si dava per praticamente certo l’acquisto del Toro da parte di Antonio Giraudo, il vice presidente della Juve! La cosa è assolutamente sintomatica perché esclusivamente basata su una frase detta a commento della situazione del Toro a margine di una festicciola tra amici: “A volte è meglio fare un passo indietro per farne poi due in avanti.” Tutto qua. Eppure basta per far partire la sagra del castello in aria! Compra da solo. Compra con Coppola. Compra perché odia Moggi. Compra perché odia Lapo. Compra perché sotto sotto è del Toro. Compra per farci fallire. Ma no, se vuole farci fallire basta che non faccia niente. Compra perché la juve (anzi, la j**e, come si scrive sul forum) è finita. Andremo in C2. Andremo in Champions League. Preferisco Cimminelli. Preferisco Ferrero.
Devo dire la verità: mi piace un sacco questo forum. Ci sono un sacco di deficienti ma c’è anche tanta ironia a partire dagli avatar (ve ne posto qualcuno per darvi qualche esempio). La vittima predestinata è il presidente (?) Tilli Romero, uno che è già di per sé un avatar vivente e che qui è letteralmente massacrato.

Intanto mi piacciono i nick, che rivelano tantissimo della storia della squadra. Per fare un esempio ci sono un sacco di utenti che si chiamano Torrisi o fortunatorrisi o Ftorrisi ecc.: Fortunato Torrisi per chi non lo sapesse è il giocatore che 22 anni fa segnò il gol della vittoria in uno dei derby più entusiasmanti della storia del calcio. Nel Toro ha giocato una stagione come esterno e se non fosse stato per quel gol non avrebbe lasciato traccia. Invece dopo 22 anni ancora un sacco di forumisti lo ricordano nel loro nick assieme ai ben più titolati Dossena, Junior, paolinopulici, policano, fino a Salvatore Vullo: tutti a ricordare un’epoca felice che ahinoi! non c’è più. Un altro si chiama Pileggi_coniglio, a ricordare una partita di Coppa Uefa del 1985 in cui Pileggi appunto scappò negli spogliatoi durante una rissa.

In questo forum ho scoperto un sacco di cose interessanti, come per esempio che Carlo Nesti è davvero un uomo piccolo piccolo e la storia della congiura del silenzio sulla vicenda stadi. Soprattutto ho potuto verificare dalle parole di uno dei suoi giornalisti più rappresentativi (l’unico italiano che voti per il pallone d’oro), come “La Stampa”, tra tiratura limitata e veline più o meno esplicite, sia ridotta male. Prossimamente voglio scriverne qualcosa. Ora siamo tutti lì ad aspettare la decisione della FIGC. In linea di massima sarei ottimista ma non sarebbe la prima volta che il Toro viene usato come capro espiatorio dopo aver chiuso uno o due occhi su situazioni ben peggiori, tanto più che gli incroci col destino rivelerebbero la solita ironia agghiacciante che ne contraddistingue la storia. Un fallimento adesso infatti sarebbe un dramma che le circostanze centuplicherebbero: il Torino fu fondato nel 1906. Fallire oggi vorrebbe dire chiudere una storia gloriosa e ricca di 99 anni. Certo, si potrebbe fare come la fiorentina: un anno da Augusta Taurinorum e poi ricomprare il titolo sportivo. Peccato che l'anno da Augusta Taurinorum sarebbe proprio quello del centenario!
Devo dire la verità, questa volta sono davvero senza parole. Non si può spiegare l'astensione di tre italiani su quattro con un semplice: "Banda di stronzi!" Insomma, non hanno votato tre italiani su quattro, come dire che nell'onda dell'astensione c'è una parte della sinistra, gente che credicchia appena appena in dio ma che sicuramente non va a messa e che non può vedere berlusconi; ci sono le donne che pure sono le più colpite da questa legge barbara; ci sono le grandi città dove sicuramente il rischio di preti che preparano liste di coscrizione per chi si fosse presentato ai seggi non doveva essere particolarmente sentito; ha coinvolto i giovani, sempre più incapaci di assumere un ruolo in una battaglia, immedesimarsi in un ideale, formarsi un'opinione, essere partecipi nella società, dimostrare di essere in grado di ragionare con la propria testa: occhio, questo vale per tutte le categorie, tutte le generazioni ma sui giovani si basa il futuro e sono i giovani in genere che assumono un ruolo attivo nelle battaglie ideali, i meno disillusi, quelli che ancora ci credono.
Il quorum era difficile da raggiungere ma non in maniera così fracassante. Perché? Ci dev'essere dell'altro e mi piacerebbe capire cosa.
Senz'altro c'è il fallimento del referendum come strumento di partecipazione. La gente non si fida più e non lo manda a dire: l'idea è che comunque alla fine i politici fanno cosa vogliono e quindi non ha senso. Adesso verranno a raccontare che la colpa è dei referendum pannelliani degli anni '90, con i quesiti da barzelletta, ma io credo che la causa principale vada ricercata nello sfilacciarsi del tessuto sociale.
C'è ignoranza, ignavia, sfiducia, protesta (contro chi, visto che la maggioranza era per l'astensione?) ma c'è anche egoismo, sfascismo, pigrizia mentale, rassegnazione. C'è un'Italia che vive alla giornata e si sente "altro" rispetto allo Stato ma anche rispetto ai propri concittadini e ai parenti, ed è questo l'elemento di maggior novità rispetto al passato, allorquando a tutte le crisi dello Stato-sistema faceva da contraltare un ripiegamento in difesa della famiglia.
Sono segnali bruttissimi e ci (vi, dal momento che io sono a Parigi) aspettano tempi ancora più brutti.
REFERENDUM REFERENDUM
Come ho già detto altrove, io credo che accanto ai quattro quesiti espliciti posti nel referendum che si sta svolgendo in queste ore, ve ne sia un quinto implicito che ci dirà che cos'è l'Italia del 2005: se un popolo di pecore rincoglionite dalla Chiesa e dalla TV o una nazione che sa ancora ragionare con la propria testa; un popolo ripiegato sull'egoismo dell'ignavia o ancora in grado di guardare al di là del proprio giardinetto.
La domanda sottintesa che unisce i quattro quesiti espliciti infatti è: sapete ancora voi provare uno slancio di solidarietà verso chi è più sfortunato di voi, malato o sterile che sia, sapendo che le cure che negate oggi ai vostri concittadini, domani potrebbero salvare voi o qualcuno dei vostri cari?
Insomma, è il nostro un paese che pensa e programma il domani nella buona (la famiglia) e nella cattiva sorte (la malattia) o un paese che vive alla giornata? Da questa risposta dipende il futuro dell'Italia poiché una volta stabilito che la classe politica, quella imprenditoriale e quella intellettuale, in sintesi la borghesia dirigente italiana è morta o moribonda, non resta che il tessuto sociale a tenere in piedi il paese: se anche questo viene a mancare viene a mancare l'idea stessa di nazione, con quel che segue.
Ancora una volta risulterà decisiva la lucidità di pensiero delle donne italiane, come fu nel 1946, nel 1974 e nel 1978.
A domani per le risposte.
SEMPRE A PROPOSITO DEI REFERENDUM
questa frase di Jackson mi sembra molto pertinente:
"se con il mio voto riuscirò a rendere una donna madre e quindi felice e completa o a rendere la speranza di una vita migliore anche ad un solo malato ne sarà comunque valsa la pena"
Ecco, davvero penso che abbia detto tutto quello che c'era da dire.
Tutto sommato sto vivendo questo periodo che precede la mia emigrazione in maniera tranquilla. Non ottimista quanto mi sarebbe piaciuto ma neanche preoccupato come temevo. Lo sto vivendo in maniera rassegnata.
Ieri guardavo un programma su Sky: “Chi comprerà il made in Italy” e via via mi rendevo conto di come la situazione sia di una gravità che nessuno ha ancora avuto il coraggio di denunciare fino in fondo. Perché la colpa non è (solo) di berlusconi o di tizio o di caio ma è un accumularsi di errori, di cinico disinteresse per la cosa pubblica che ha radici antiche e di cui adesso ci viene presentato il conto.
E’ l’intero sistema insomma che è arrivato alla frutta e non si vede proprio come possa rinnovarsi se non a costo di lacrime e sangue per anni e anni. I responsabili infatti sono tanti se non tutti gli attori in campo:
Una classe imprenditoriale cresciuta ad aiuti di stato, svalutazioni e contributi a pioggia, buona a ritagliarsi spazi non attraverso l’innovazione e l’efficienza ma comprando i favori dei politici;
Una classe politica che ha visto la “cosa pubblica” solo come una mucca da cui mungere capitali;
Una criminalità organizzata a cui è stata lasciata tutta la libertà di manovra che la decenza permetteva;
Una mentalità generale per cui chi frega il prossimo ha ragione e fa bene;
E –diciamolo- anche una classe operaia e i suoi referenti politici che ha assistito a tutto questo, accettando negli ultimi 25 anni ogni tipo di vessazione sociale senza battere ciglio: ieri guardavo un programma sulla tv francese. Due notizie: Alain Juppé ex-primo ministro condannato alla non eleggibilità per dieci anni per aver fatto assumere presso il comune di Parigi dieci persone senza alcuna funzione; Jean Tiberi ex-sindaco di Parigi, attualmente sotto processo per aver fatto avere delle case popolari a gente che non aveva i requisiti.
Sono cose che a noi fanno ridere! Condannato per aver fatto assumere dieci persone al comune di Parigi, dove ci saranno cinquemila dipendenti! Da noi le proporzioni sono dieci persone assunte con meriti, e 4990 entrate grazie a calci nel culo! E idem per le case popolari!
Comunque poi ho visto un servizio sui cantieri navali di La Ciotat, una cittadina vicino a Marsiglia che per 130 anni ha vissuto di pane e industria navale finché nel 1987 il governo ha deciso di chiudere gli impianti per favorire altri siti. Beh, gli operai si sono rivoltati in massa: hanno occupato i cantieri per sette anni, fino al 1994, quando preso per sfinimento il governo ha deciso di riaprirli. Non so se mi spiego: sette anni di occupazione!!! Da noi si fa sciopero sempre di lunedì o venerdì per farsi il fine settimana lungo o per permettere agli imbianchini o ai giardinieri in nero di avere tre giorni di fila a disposizione.
In ogni caso ai lavoratori dipendenti non si può più chiedere nulla. Stipendi bassi, pressione fiscale alta, specie quella indiretta, servizi pubblici pressoché inesistenti e a pagamento. Il taglio delle tasse è stato un’ennesima occasione persa: Berlusconi avrà pure risparmiato 600 mila euro l’anno dei suoi ma ha definitivamente affossato i consumi interni e l’economia, privilegiando le classi con la più bassa propensione al consumo. Ecco, c’è da dire che questo quinquennio di sprechi, di premi all’illegalità, di aiuti agli amici e agli amici degli amici e di una parallela sostanziale immobilità di politica industriale ed economica lo pagheremo carissimo. Perché mentre noi stavamo fermi a tirare Previti fuori dai guai, Cina e India sono cresciute al ritmo dell’8-10% all’anno. Moltiplicate per cinque e vedrete quante posizioni abbiamo perso.
Intanto i nostri ingordi imprenditori intascano i contributi statali, depauperano l’Inps a colpi di cassa integrazione immotivata (che poi i pensionati non si ritrovano, col risultato di abbassare ancora i consumi) e poi chiudono gli stabilimenti qui per riaprirli in Repubblica Ceca o in India, senza porsi il problema di chi comprerà mai i loro prodotti in un’Italia poverissima. Oppure vendono tutto agli stranieri per lanciarsi nel mondo della finanza, senza curarsi di quello che sarà dei dipendenti, del marchio, del mercato.
Ma è anche la crisi di un modello, quello dell’industria familiare, gestita da gente che non sa cosa capita nel palazzo accanto, ha una gamma di prodotti ferma agli anni ’60, vota Lega e chiede i dazi contro i cinesi. Come fa a reggere di fronte alla concorrenza di multinazionali guidate da esperti di marketing dotati di capitali pressoché illimitati? Intanto le nostre grandi imprese sono tutte in mano alle banche e gestite da finanzieri che non hanno la più pallida idea di cosa sia una vera politica industriale. Nota bene: sono le banche che decidono il bello e cattivo tempo in Italia, le vere detentrici del potere che dissanguano i correntisti e i piccoli creditori (altri soldi tolti ai consumi) per finanziare gli amici e gli amici degli amici e le loro imprese virtualmente morte, magari con una gestione disastrosa se non fraudolenta tipo Parmalat o Lazio e chissà quante altre.
Per cui non credete a quelli che vi vengono a raccontare di una crisi causata da motivi contingenti tipo “l’11 Settembre” o Parmalat, la guerra in Iraq o il cattivo tempo. La crisi che stiamo vivendo ha radici profonde, durerà tantissimo e non sarà sufficiente cambiare il governo, sebbene con Berlusconi siamo destinati alla morte certa.
Io emigro, non sono il primo, non sono quello messo peggio: ho già un lavoro, parlo bene la lingua, ho dei ganci. Come me non solo cervelli industriali e accademici ma tecnici, gente con esperienza nel proprio settore ha già preso e prenderà la strada dell’estero. Tutte risorse che verranno meno e pazienza.
Io temo invece che riprenderà anche l’emigrazione non specializzata, temo che tanti di qui ai prossimi anni riprenderanno la via dei nostri padri e dei nostri nonni con la valigia di cartone a contendere il posto in fabbrica ad extra comunitari dalle basse pretese. A loro non posso che augurare un in bocca al lupo. Saranno anni durissimi.
Come sapete a causa dell'incauta composizione del palinsesto, mi trovo spesso a passare davanti alla tele durante il telegiornale regionale del terzo, una specie di fossa dove si incaglia la programmazione Rai prima dell'impennata Sport 3 - Blob.
Ieri sera gran parte del TG Piemonte era dedicato alla trattativa Fiat - GM. Non fosse stato per le cifre mostruose in ballo, sembrava di assistere alla trattativa per la vendita di un'auto usata.
Fiat: "Bom, ti sei impegnato a prenderla, qua ci son le chiavi, qui c'è il libretto: tanti auguri!"
La GM: "Nononononononono! Quella che mi avevi fatto vedere era un'auto quasi nuova, sempre tenuta in garage, ce l'aveva un vecchio, e adesso invece mi vuoi rifilare 'sta baracca col motore fuso! Non la voglio più, te la tieni!" Segue colpo dell'ombrello.
Fiat: "Ok, la tengo io ma tu la paghi lo stesso! Guarda qui: hai firmato!"
GM: "Leggi bene: c'è scritto Paperon De' Paperoni! Peppeppé ti ho fregato, peppeppé!"
Fiat (fa cimpirimerlo): "Hai firmato e te la tieni! Lallallallà, lallallà, stoccafisso e baccalà!"
E poi han fatto sentire i commenti della città: i giornalisti tutti agghiacciati dal panico; i sindacati terrorizzati; gli imprenditori con le borse sotto gli occhi di chi non dorme da due settimane; Chiamparino triiiiiste (che è poi la sua condizione normale).
Perché se GM molla la Fiat, Torino va dallo sparagnaus (Juve compresa, hehehehe!)
E così ho pensato alla crisi dell'83, quando Ghidella tirò fuori la Uno e la Fiat riprese a respirare.
E ho pensato alla crisi del '93 quando qualcuno che non era Romiti tirò fuori la Punto e la Fiat riprese a respirare.
E ho pensato a quando due anni fa la Stilo in versione "cartonata" iniziò a girare in tangenziale, che tutti pensammo: 'Gesù, siamo fottuti!'
E ho pensato a come sarebbe bello andare ad abitare in un'altra città o meglio ancora in un'altra nazione e poter vivere i nuovi ridicoli modelli di mamma Fiat col disinteresse che meritano e anzi farci ancora su una bella risata: la Nuova Panda: hahahahaha! La Punto fetecchia: hahahahahaha! La Stilo: peppeppé!
E invece no.
ELEZIONI AMERICANE Non è ancora detta l'ultima parola che in ogni caso sarà OHIO! (da leggere in inglese se vince Kerry e in italiano se vince Bush!)
Paradossi della buona genetica, che ucciderebbe Dostoevskij
Avevano pur diritto a un figlio sano – si direbbe oggi – anche i coniugi Andrei e Marija. Così se avessero fatto la selezione degli embrioni in quel 1820 avrebbero potuto eliminare quello, per così dire, difettoso: volete far nascere un bambino con una predisposizione genetica all’epilessia? Ci mancherebbe, sarebbe un’atrocità. E il mondo non avrebbe mai avuto Fëdor Dostoevskij.
Sarebbe stato prodotto e selezionato un embrione sano, di uno che sarebbe rimasto anonimo, ma vivendo dieci anni più di Fëdor (perché alla fine morire si deve, tutti). O magari sano, sì, ma anche così distratto da farsi investire da una trojka e morire ventenne. Oppure sano, ma che poi va a morire disperato e suicida per amore di una certa Nastasija, o diventa alcolizzato per le angherie del capufficio morendo fradicio di vodka giacché la salute non garantisce affatto la felicità (dipende da ben altro). Un uomo felice fu, per esempio, in pieno medioevo, Ermanno von Reichenau, detto “Ermanno lo storpio” per le sue condizioni terribilmente “difettose”: un ingegno straordinario, artista, letterato, scienziato e uomo dolce e piacevole, fra l’altro proclamato santo.
Se riavvolgiamo il nastro della storia, eliminando gli embrioni che, dal punto di vista genetico, fanno prevedere difetti e malattie, dovremmo far nascere solo quelli sani, forti e belli, così nei primi decenni del XX secolo daremmo luce verde anche a qualcuno che diverrà un obbediente ufficiale del III Reich: sano, forte, alto, biondo, occhi azzurri. Con quel che segue.
Mentre con Dostoevskij, si sopprimerà ai primi giorni di vita Vincent van Gogh, per evidenti difetti genetici, e poi Giacomo Leopardi (volete forse far vivere un figlio complessato?), quindi Ludwig van Beethoven, perché bisogna garantire una certa “qualità della vita” e un embrione con la predisposizione genetica alla sordità è meglio che venga “pietosamente” soppresso. Sospetto che non sarebbe sfuggito – per venire ai giorni nostri – neanche il geniale Stephen Hawking (che, immobilizzato sulla sua sedia a rotelle, è da anni alle prese coni vertiginosi segreti dell’universo).
Restiamo al Novecento. Era stato sicuramente un “embrione difettoso” – e quindi sarebbe stato soppresso – anche il futuro padre Pio che sui vent’anni fu addirittura ordinato prete con un anno di anticipo perché si pensava dovesse morire, tale era il suo stato di salute. Del resto anche il suo padre, Francesco d’Assisi, che a vent’anni si ammalò gravemente per una patologia che probabilmente implicava una predisposizione genetica, poteva essere fra i soppressi prima della nascita.
“Il più alto dei desideri, divenire Dio”
A ben vedere non si salverebbe nessuno, essendo la nostra condizione umana sempre imperfetta e difettosa. Anzi, caro lettore, t’informo – se non lo sai – che hai contratto una malattia incurabile, sicuramente mortale e dolorosa, trasmessa per via sessuale: la vita. Siamo tutti malati terminali, dal momento del concepimento. Non era così all’origine della creazione e non sarà così nell’eternità. Perciò questa effimera stagione che è la vita è così preziosa:
perché è la breve battaglia che conduce alla felicità per sempre.
Ma noi diciamo nel momento della sofferenza: “Tu non mi capisci, non ti metti al mio posto”. Kierkegaard rispondeva: “Cristo si è messo fino in fondo al tuo posto. Era Dio e divenne uomo: così si è messo al tuo posto… apre le sue braccia a tutti i sofferenti e dice: venite qui voi tutti che soffrite”.
Si è preso su di sé tutte le atrocità e le sofferenze del mondo, hanno fatto del suo corpo carne macellata. Perché noi, uomini miserabili e difettosi, potessimo diventare divini. Questo è il nostro destino: “Divenne uomo affinché noi fossimo deificati” (Atanasio).
Sì, Egli compie per noi “il più alto dei desideri: divenire Dio” (Basilio il Grande).
Il nostro stesso corpo, risorto, sarà glorificato, finalmente liberato da tutte le sue caducità, e “divinizzato”. Come saremo? Si deve pensare a Gesù risorto il cui corpo non era più sottoposto a limiti di tempo e di spazio. O a Maria, la prima creatura ad essere fisicamente glorificata (ciò che dice il valore della nostra carne, di ogni nostro capello, agli occhi di Dio). Da Lourdes a Medjugorje, Maria è descritta da tutti i veggenti come una (eternamente) giovane donna di una bellezza che non ha eguali sulla terra. Il colore degli occhi, la voce, il volto, tutto è bellezza assoluta. Ed è il nostro destino.
Conseguito non attraverso sacrifici umani, ma attraverso Cristo.
Antonio Socci
Il commento di Boinz
Quanto è stronzo Socci. Non solo stronzo ma anche in malafede. A uno così non dovrebbero permettere di prendere in mano la penna manco per scrivere la lista della spesa, figurarsi per esercitare il mestiere di giornalista. Che cazzo c'entra Leopardi?! Come se la tendenza alla depressione si potesse riscontrare in un feto! E perché allora non citare anche Hitler, nato monotesticolo? Sai che perdita per l'umanità se i suoi genitori avessero abortito a suo tempo!
Comunque qui non si dibatte la necessità di limitare la tentazione di orientare la ricerca eugenetica verso una società di soli figli alti e biondi, che credo nessuno contesti, ma il diritto ad avere figli tout court. Questa legge infame, infatti, impedisce il ricorso a cure per risolvere casi di sterilità altrimenti non risolvibili, che la scienza è in grado di offrire senza problemi, col risultato di rendere il diritto ad aver figli una faccenda legata -tanto per cambiare, perlomeno in Italia- esclusivamente al censo: chi può permetterselo infatti va in Spagna o in Francia, dove una mentalità realmente laica tiene ben distinti stato e superstizioni tribali; gli altri invece che non hanno i 40.000 euro per permettersi soggiorni all'estero e costose terapie, possono attaccarsi al tram. Un'ipocrisia oscena per un governo che si era presentato alle elezioni mettendo in programma gli aiuti alla famiglia per correggere la crescita demografica negativa degli ultimi anni.
Ma non è solo questo. I limiti che questa legge impone alla ricerca delle cure a malattie genetiche come l'alzheimer o il parkinson (o anche all'anemia mediterranea, come dimostrato nel caso recente di un bambino salvato grazie tecniche che questa legga vieta) spinge ancora di più il nostro paese ai margini della comunità scientifica internazionale, col solito risultato che assisteremo a una nuova fuga di cervelli e di talenti e che le cure, magari sviluppate proprio dai nostri compatrioti costretti a emigrare, dovremo importarle da altri paesi meno retrogradi pagando fior di quattrini.
E cosa dire del divieto di diagnosticare malattie o deformazioni negli embrioni? Ma si può fare una legge più stupida, oltre che moralmente rivoltante? Voglio dire le stesse diagnosi possono essere e vengono fatte sul feto, a gravidanza inoltrata ed in caso di malformazioni è pure previsto e permesso l'aborto terapeutico. Allora perché non evitare questo trauma amplificato in donne che hanno già dovuto lottare per restare incinte? Forse che dal punto di vista morale l'aborto non sia una faccenda più grave?
E che dire del fatto che gli embrioni devono comunque essere impiantati, a costo di usare la forza? Va bene, questa parte della legge è palesemente incostituzionale (Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.
- art. 32 della Costituzione) e mi fa inorridire che se ne renda conto uno stupido blogger e non il legislatore che l'ha votata. Comunque secondo i deputati e senatori che di questa legge hanno fatto una bandiera di civiltà, una donna che si rifiuti di farsi impiantare tutti e tre gli embrioni dev'essere prelevata di forza dai carabinieri, portata ammanettata in clinica e una volta incatenata al tavolo ginecologico aperta come una cozza per impiantare con la forza gli eventuali embrioni residui. Allucinante, roba da Gestapo!
Insomma, io ho firmato per abrogare questa porcheria e Socci può andarsene a fanculo, lui e tutta quella spazzatura umana (Margherita compresa) che ha votato questo scempio.
Caro Enzo,
Anch'io come molti altri ti ho conosciuto fuori tempo massimo. La cosa mi fa girare doppiamente le palle perché in un certo senso eravamo vicini di casa. Ok, stiamo parlando di un condominio da settantamila famiglie, ma porca miseria! mi fosse capitato una volta di incrociarti su un pianerottolo o in ascensore per tempo. E invece niente.
Così tra venerdì e sabato mi sono letto tutto Bloghdad e Kubakuba, ho scaricato il tuo articolo su Marcos (a 48 byte/sec.!) ed ho letto gli articoli dei giornali che ti riguardavano. Ti sembrerà strano ma alla fine ho provato uno stringente senso di mancanza, un dolore acuto come se fosse mancato un amico o un parente. Eppure fino a dieci giorni prima io non avevo mai sentito parlare di Enzo Baldoni. Eppure non è la prima volta che muore un volontario di un'associazione umanitaria o un giornalista in un posto rovente (e tu avevi scelto il più rovente, il più vicino alle caldaie di Satanasso, come avrebbe detto Tex). Eppure non riesco a non considerare i tuoi carnefici come pedine microscopiche con colpe microscopiche se rapportate a quelle dei fautori di questa guerra tragica e ingiusta (hai fatto in tempo a vedere "Farenheit 9/11"? Vabbè, tanto erano cose che sicuramente sapevi già). Per dire, mi hanno suscitato più odio quei professionisti del giornalismo di regime che ti hanno subito etichettato come il classico No Global radical chic di sinistra che non sapeva farsi i fatti suoi, che quelli che materialmente ti hanno assassinato.
No, quello che mi ha toccato in profondità - e mi è costato tempo e fatica capirlo- è che tu avevi molto dell'uomo che io avrei voluto essere: il talento che io non ho, la curiosità per l'uomo che io non ho, la lucidità che io non ho, l'allegro disincanto che io non ho, in definitiva le palle che io non ho, e non mi riferisco alla fine che hai fatto ma a tutto quello che l'aveva preceduta: i mille mestieri, il volontariato, gli ideali e il coraggio dell'incoerenza, il lavoro che avevi scelto e il coraggio di lasciarlo per stare vicino a tua moglie durante la gravidanza, i viaggi e la capacità di prendere il meglio della vita sapendo trarre lezione -e quindi il meglio - anche dal suo peggio.
Le scelte, le scelte... leggevo che molti ti scrivevano per chiederti consiglio e che tra serio e faceto ti vantavi di aver causato diversi divorzi e licenziamenti, comunque senza pentimento né tuo né di chi ti aveva chiesto consiglio. Chissà se avrei avuto il coraggio di chiedertene uno...
Che dici, è possibile che una persona che non ho mai conosciuto finisca per mancarmi? Non so se sia possibile ma è così. La cosa strana è che non so manco se ne ho il diritto, perché in fondo mi hai lasciato forse la cosa migliore che avresti potuto lasciarmi, cioè il tuo esempio. Ma mi manchi lo stesso.
In bocca al lupo e palle fredde, ovunque tu sia .
B.
Accidenti, ho scoperto solo oggi leggendo la Repubblica il blog di Enzo Baldoni. Che orrore, che orrore...
RIFORMA DELLE PENSIONI
Ma dal momento che è oramai assodato che le donne hanno un'aspettativa di vita di sei-sette anni in più degli uomini, non sarebbe più equo e giusto se gli uomini andassero in pensione sei o sette anni prima delle donne?
Nuova rubrica:
BOICOTTA LA PUBBLICITA' CORROTTA
La gente non si rende conto di come le pubblicità di merda ci rovinino la vita. Quante volte vi è capitato di voltare la faccia dal video, infastiditi da una reclame insopportabile? Quante volte avete pensato: "A questo gli spaccherei volentieri la faccia!" oppure: "A questa gliela stiaccherei volentieri nel culo, così vediamo se sta zitta!"? Ecco. Eppure c'è un modo per fargli capire che devono finirla di romperci il cazzo. Bisogna boicottargli le vendite, non comprargli più niente neanche per caso! Così se siamo fortunati chiudono baracca o perlomeno cambiano campagna pubblicitaria.
Tanto per fare un esempio quanto non sopporto la reclame delle valigie Roncato! Sapete quella della figa in aeroporto che va al cesso e lascia fuori la valigia, che arriva la tamarra che gioca al carrellino e poi chiude con la mitica frase: "Uno shuttle: ma allora tu sì n'astronauta!"
Ecco, se mai mi trovassi nelle condizioni di dover comprare una valigia, l'ultima marca che prenderei in considerazione è proprio la Roncato. Piuttosto la scatola di cartone chiusa con lo spago ma mai una Roncato. Perché odio quella tamarra, mi sta davvero in culo!
Altro esempio: l'acqua Uliveto (non vi sto manco a spiegare il perché).
Altro esempio: non mi ricordo che porcheria è ma è quella che la gente sta in coda alla posta e a un certo punto inizia a dimenarsi come se avesse un iguana giù per la schiena cantando: "Shake rattle and roll" senza nessun rispetto per la memoria dello zio Elvis.
Ma in assoluto, vorrei dare la palma di merda alla carriera all'intera produzione pubblicitaria di Francesco Amadori, un uomo di merda che odio con tutto l'animo. Sono convinto che sia un bastardo sfruttatore, un maniaco sessuale, uno che mostra il pisello ai bambini dell'asilo e prima o poi si farà beccare con le manine sporche di marmellata. La sua ultima serie di reclame poi mi sta sul cazzo in maniera indicibile.
Ve la rammento brevemente:
Il fratello sfigato di Caparezza si presenta a casa con un mazzo di rose con cui si è spolpato tre quarti di stipendio.
"Cara ti porto fuori a cena!"
Invece di ringraziare lei si incazza come una bestia!
"No! Basta! Brutto pezzo di merda! Ne ho le palle piene di mangiare porcherie! Da oggi si mangia sano!"
Ecco, già qui io come minimo, ma come minimo minimo minimo l'avrei mandata a fare in culo. Però vabbè, magari ha le sue cose eccetera. Il punto è che dopo essersi prodotta in una tale sparatona, ha il becco di presentarsi con quei cazzetti semi mosci dei wurstel Amadori! Voglio dire, è roba che farebbe schifo a una iena! E questo per te sarebbe mangiare sano? Ma vaffanculo!
A chiudere in bellezza salta fuori il vecchio pedofilo (si vede che sei vecchio, anche se ti tingi i capelli!) che con un sorriso mafioso rassicura: "Parola di Francesco Amadori!" E chi cazzo sei tu? Cos'è, un altro contratto cogli italiani? Ma chi cazzo ti conosce a te? Ma vaffanculo!
Insomma, boicottateli! Fateli chiudere! Sono dei bastardi che ci rovinano la vita, non abbiate pietà!
Guardo la partita con gli occhi di fuori. Non so perché ma l'inno nazionale che di solito mi fa lo stesso effetto della marcia di Topolino, appena appena c'è una mezza competizione sportiva in ballo (scapoli - ammogliati, olimpiadi di biglie, vergini contro zoccole) mi fa venire le lacrime agli occhi.
Neanche il tempo di mettere la palla in campo e subito una cattiva notizia: la gara tra le tifose più fighe ci vede soccombere. Non lo 0-5 contro la svezia ma siamo lì.
Partono e subito capisco che il clima è ostile. Per i Bulgari piove, per i nostri piove sul bagnato.
Abbiamo in linea Oreste Del Piero, quello che ha un cugino focomelico che fa il capitano della nazionale.
"Salve, suo cugino è un insulto alla miseria, un insulto al calcio e un monumento alla miseria in cui è precipitato il calcio."
"Beh, ma che cazzo ti aspetti da uno con le basette di Barry White che parla agli uccelli?" Infatti ciabatta fuori una palla che se stava fermo e se la lasciava rimbalzare addosso faceva gol.
Fioccano mazzate durissime, in particolare per Cassano che le prende con percentuali bulgare. Panucci ha il gel idrorepellente in testa e per questo gioca sul liscio: scivola, svirgola la palla ecc. Attorno ai suoi piedi c'è una chiazza da disastro ecologico.
L'arbitro fischia un rigore contro Materazzi. Guardo in faccia Materazzi per capire se è colpevole o innocente ma nei suoi occhi passa già la rassegna stampa del giorno dopo: "L'Italia ha stata eliminata dall'arbitro!"
Tiro gol. L'allenatore esulta come uno a cui hanno amputato il cazzo.
Fine del primo tempo, i giocatori escono dal campo: i nostri vanno negli spogliatoi a prendere una tazza di tè con un velo di latte e una brioche al mirtillo. I bulgari invece salgono in tribuna a vendere portachiavi commemorativi e pinze per il bucato.
Rientro. Pim pum pam pareggia Perrotta.
Entra Vieri e subito ringrazia le Madonna per la magnifica serata.
Nonostante la pressione a 180 mi annoio da matti. Del Piero è preoccupato perché a causa della pioggia si ritrova a bere un'acqua che non è Uliveto.
Svezia e Danimarca realizzano l'inciucio e su Quartarete Tosatti si mette a cantare "Era già tutto previsto" di Cocciante.
Guardo la corsa di Cassano verso la panchina al rallentatore: dentro di me suona l'assolo di chitarra della suite di "Atom Heart Mother"
Mi viene in mente una bellissima poesia di Gino e Michele, anno 1986.
La Nazionale formato esportazione.
La Nazionale formato esportazione
si accese per poco.
Il tempo di far tirare una boccata alla difesa
e subito saltò il filtro.
Il pacchetto a centrocampo fu stracciato
e in avanti qualche tiro andò in fumo.
Dalla panchina Bearzot guardò Di Gennaro e la Nazionale
e sognò Platini e le Marlboro.
DOCUMENTO (quasi) VERO!!!!
Repubblica Italiana