Più passa il tempo, meno ho voglia e meno ho voglia, meno mi passa il tempo

Tempi sprecati

Blogger: boinz
Se tu mi guardassi da lontano, o caro lettore, dubito che riusciresti a distinguermi dalla massa. Tra tremila anni gli archeologi che esporranno i miei resti nel museo del 21° secolo scriveranno sulla targhetta: “Impiegato dell’era berlusconi ha un tenore di vita paragonabile a un operaio degli anni ’70 del secolo precedente ma la precarietà di una puttana nigeriana appena sbattuta sul marciapiede. Il poveraccio pensava di essere vicino alla felicità perché in realtà non capiva un cazzo. Del resto l'orribile vita che conduceva se la meritava in pieno, appartenendo egli al ceto sociale con il minor spirito di classe della storia della civiltà umana. Persino gli avvocati, persino gli industriali, i commercianti, coloro che insomma vivevano della rovina dei concorrenti erano riuniti in associazioni, corporazioni, sindacati: l'impiegato a cavallo tra 20° e 21° secolo invece, era completamente abbandonato al suo destino. I sindacati dei lavoratori che avrebbero dovuto vegliare su di lui, avevano infatti preferito dedicarsi alla difesa di operai e pensionati, che avevano un livello di reddito al limite della sopportazione umana e che soprattutto compravano le tessere e scendevano in piazza quand’era ora di manifestare. L’impiegato invece era un individualista diffidente e cattivo e così si prendeva per intero il carico di merda destinato alla massa dei lavoratori dipendenti in cambio di uno stipendio solo nominalmente più consistente di quello degli operai. Come molti suoi contemporanei, l’esemplare che vedete qui esposto aveva così cercato una via di fuga mentale aprendo un blog su internet, quella rozza prima esperienza di rete in cui poi ci siamo trasferiti -una volta divenuti puro spirito- duemila anni fa” Così, abbastanza vicino a quella che dante definì la metà del cammin di nostra vita traggo un bilancio di metà esercizio e ammetto quanto segue 1) faccio un lavoro di merda; 2) frequento in larga maggioranza delle teste di cazzo a partire dai colleghi; 3) ho uno stipendio che se io e la mia auto non facciamo puttanate, mi permette di chiudere il mese leggermente sopra il pareggio; 4) una volta ogni sette minuti immagino la scena delle mie dimissioni ultima versione io che incido con un saldatore la mia lettera di dimissioni sul cuoio capelluto del mio titolare 5) racconto in giro di aver scopato una quantità di donne pari o forse persino superiore al numero di donne in età fertile che ho effettivamente conosciuto in tutta la mia vita; 6) al di fuori di mtv, qualche sporadico programma comico, il calcio, blob, e i telegiornali praticamente non guardo più la televisione; 7) credo che i pink floyd siano stati il secondo più grande gruppo della storia, perlomeno finché il cervello di waters ha retto; 8) vorrei vedere berlusconi costretto a presentarsi alle elezioni senza fondo tinta in faccia e con i capelli del loro colore naturale; 9) non so i nomi delle veline e me ne vanto apertamente; 10) una volta ogni sette minuti penso “chi cazzo me lo fa fare”; 12) non ho più voglia; firmato: boinz, 12/01/2004

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venerdì, settembre 28, 2007

Il provvedimento di attribuzione degli alloggi popolari rimase affisso all'albo pretorio giusto una settimana, il tempo che gli interessati ne prendessero conoscenza. Non c'era scritto granché: il provvedimento in alto, la lista dei beneficiari in mezzo, la data della consegna in basso. Fu tirato via rapidamente per essere sostituito da nuove norme di igiene pubblica, il concorso da vigile urbano o altre cazzate del genere.

Per la memoria collettiva del paese però fu come se l'elenco degli assegnatari fosse stato scolpito nel marmo e appeso nella piazza centrale al posto del monumento ai caduti. Divenne una specie di lista di proscrizione, l'elenco della vergogna e dell'infamia. Da lì in avanti lo sguardo che ci mandavano i nostri concittadini cambiò. Gli spazi tra i corpi aumentarono. La quantità di gente che tirava dritto senza salutare crebbe a dismisura mentre nuovi vicini di estrazione più umile e modesta iniziarono a cercare nella folla scambi di occhiate di disorientata solidarietà.

Questo almeno era quello che mi raccontava mia madre. In realtà all'epoca dei fatti io ero troppo piccolo per ricordarmi qualche differenza a livello sociale. Ero troppo piccolo per ricordarmene e basta. Ho giusto qualche immagine vaga del 128 di mio padre carico in maniera assassina, io che spingo un comodino e robe del genere. Mio fratello Ezio invece nella nuova casa trovò una specie di collocazione nella giusta dimensione. Del resto le famiglie di molti dei suoi amici fecero il nostro stesso percorso.

In effetti io mi accorsi di cosa significasse abitare nelle case popolari del nostro ricco paesotto solo quando qualche anno più tardi, iniziai a baccagliarmi le mie concittadine. Una in particolare mi è rimasta impressa... me ne sono rimaste impresse tante ma questa in particolare, forse perché tra le altre cose era veramente figa. Si chiamava Sara.

Andava al liceo che c'era di fianco a ragioneria, così una volta incrociandola per strada attaccai bottone: "Ehi, ma noi siamo concittadini! Potremmo fare la strada assieme!"
"Io abito in Via Pomba, tu dove abiti."
Lì iniziai ad annaspare. "Ehm, hai presente dove c'è l'incrocio con la madonnina..."
"Ah, nelle case popolari!"
"No, intendevo, sai dove c'è quella via..."
"Ah, nelle case popolari!"
"Tipo ci hai presente per andare giù..."
"Ah, nelle case popolari!"
"Eh, da quelle parti." Bom, segato in due.

Poi un'altra volta, parecchio tempo dopo, mi capitò di fare lo scrutatore ad un qualche referendum... ti parlo di parecchi anni dopo ovviamente, ma l'effetto non era ancora scemato, anzi.
Fatto sta che conobbi una tipa nuova
"Ehi, com'è che non ti ho mai vista prima? Eppure io conosco praticamente tutti in paese."
"Eh, sai, mi sono trasferita da poco. Prima abitavo a Torino."
Bene.

Insomma, ce la raccontammo un po'. Era uno di quei referendum tipo sull'abolizione della nutella di cui a nessuno fregava niente così passammo la mattina a chiaccherarcela senza che nessuno venisse a scocciarci.
Uscimmo addirittura assieme per andare a pranzo. Io avevo clamorosamente la macchina di mio fratello in prestito d'uso: "Senti, hai bisogno di uno strappo? Magari sono sulla strada. Dov'è che abiti?"
"Hai presente dove c'è l'incrocio con la madonnina..."
Mi sentii morire, abitava praticamente di fronte a me.

La portai a casa. Quando dopo mangiato andai a suonare per tornare ai seggi mi rispose che l'avrebbe portata su suo padre.
"Ma come credi. Io comunque devo andare su."
"Non ti preoccupare. Mi porta su mio padre."
Da quella volta lì in poi non mi cagò più.

Bom, torniamo indietro agli anni delle superiori. Insomma, le mie compaesane erano off limits, però cazzo, anche con le altre non combinavo niente.
E porca puttana.
Eppure non ero così ripugnante! Ok, non avevo il motorino e tutto il resto però c'erano dei fenomeni ben più fenomenali di me, che pure ero abbastanza fenomenale che la ragazza ce l'avevano. Io invece solo porte sul naso, tranne qualche rarissimo e comunque effimero successo. Sai com'è in quei casi no? Ci si intristisce e tra un disco di Baglioni o -per i più sofisticati- una roba di Tenco e De André, in qualche modo ci si abbandonava alla malinconia giovanile.

La mia situazione era troppo grave per il cantautorame nostrano così mi buttai su Chopin. Andai nel negozio più sfigato di Torino, quello nel sottopasso di Corso Vittorio e mi comprai un doppio album con i notturni suonati da qualche studente di arti bianche slovacco, al prezzo di lire ottomila.

Tornai a casa in pullman. Mentre aspettavo alla femata mi misi a leggere le note di copertina sulla sfigatissima vita del nostro così non mi accorsi che da dietro mi era arrivata Sara.
"Cosa leggi?"
"Ah ciao. Niente. Un disco di Chopin." Glielo feci vedere.
"Che?! Tu ascolti Chopin?!"
"No, l'ho appena comprato, conto di ascoltarlo a casa."
Mi guardò come si guarda un deforme, un mutilato di guerra, una roba brutta cioè.
"Tu sei l'ultima persona al mondo che mi sarei aspettata di vedere con un disco di Chopin in mano. Giuro. L'ultima persona." E poi si mise a ridere.
"Grazie, eh? No ma grazie mille. Ma poi, dio bono, che cazzo ne vuoi sapere tu? Manco mi conosci, cosa parli? Ma pensa te!"
"Ma... scusa eh? Ma ti sei visto come vai vestito in giro?"

In verità no. Cioè, sì. Mettevo gli abiti smessi da mio fratello. Mio fratello era un tamarro ergo: io andavo in giro conciato come un tamarro. Con abiti in più sputtanatissimi.
"Ah, ok. Meno male che l'abito non fa il monaco, che un libro non bisogna giudicarlo dalla copertina eccetera."
"Beh, mi spiace. Comunque dammi retta: è sempre meglio che copertina e interno corrispondano."
Rimasi schiantato al suolo. Di colpo capii le ragazze che mi respingevano, le mie compagne, le mie vicine di casa, quelle che incontravo in pullman.
La verità è che io ero troppo tamarro per le fighette e troppo fighetto per le tamarre.
Aveva ragione Sara.
"Gesù, mi sa che hai ragione tu. Facciamo pace?"
"Ma fatti furbo!"

Non mi ha mai più cagato. A quanto ne so dopo la laurea in psicologia è entrata in Armando Testa come creativa ed ha fatto carriera nella pubblicità.
Peggio per lei.

Ma perché poi ho tirato fuori 'sta storia?


Un cazzeggio di: boinz a 19:32 | link | commenti (5)


Commenti
#1   29 Settembre 2007 - 12:49
 
Boinz ma come mai quando leggo le tue storie, riesco ad immaginarmi tutto? davvero un bel racconto...!
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#2   02 Ottobre 2007 - 13:41
 
Pensa quel povero Boinzino che dovra' ascoltarsi le tue pippe sui soldi che non fanno la felicita',sulla sostanza vs l'apparenza,su chopin vs baglioni,sulle fighe vs le tamarre...e alzera' gli occhi al cielo e dira' "Papa',senza MICROCAR non sono NESSUNO!"
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#3   07 Ottobre 2007 - 12:35
 
Ciao Boinz, volevo chiederti se vuoi ancora partecipare a net10biblio. Mi spiace non vederti più, ma se non hai tempo o voglia basta che mi avvisi! Grazie, pf
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#4   12 Ottobre 2007 - 17:46
 
La gravidanza non ha certofiaccato il tuo stile, anzi sei addirittura piu' introspettivo del solito.

Talvolta i tuoi panni da duedipiccaro malvestito, non di tamarro, mi calzano a pennello.

Paka Rago
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#5   15 Ottobre 2007 - 22:45
 
Salute a tutti! Periodo veramente intenso, poi vi racconterò!
@cristar: he! perché probabilmente tutti siamo passati dalle stesse forche caudine!
@tolly: niente di più facile, anche se qui non son certo i trasporti in comune che mancano. Comunque in confronto ai cantanti francesi che ascoltano le ragazzine la distanza tra Baglioni e Chopin è infinitesimale!
@pf: sono incasinatissimo, una volta butto giù due righe degli ultimi libri letti e aggiorno il mio contributo;
@rago: è vero, sono molto introspettivo. L'idea di avere un figlio mi porta a fare certe riflessioni, a ripensare a cose a cui non pensavo da un sacco di tempo. E' davvero una sensazione strana!
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