Più passa il tempo, meno ho voglia e meno ho voglia, meno mi passa il tempo

Se tu mi guardassi da lontano, o caro lettore, dubito che riusciresti a distinguermi dalla massa.
Tra tremila anni gli archeologi che esporranno i miei resti nel museo del 21° secolo scriveranno sulla targhetta:
“Impiegato dell’era berlusconi ha un tenore di vita paragonabile a un operaio degli anni ’70 del secolo precedente ma la precarietà di una puttana nigeriana appena sbattuta sul marciapiede. Il poveraccio pensava di essere vicino alla felicità perché in realtà non capiva un cazzo. Del resto l'orribile vita che conduceva se la meritava in pieno, appartenendo egli al ceto sociale con il minor spirito di classe della storia della civiltà umana. Persino gli avvocati, persino gli industriali, i commercianti, coloro che insomma vivevano della rovina dei concorrenti erano riuniti in associazioni, corporazioni, sindacati: l'impiegato a cavallo tra 20° e 21° secolo invece, era completamente abbandonato al suo destino. I sindacati dei lavoratori che avrebbero dovuto vegliare su di lui, avevano infatti preferito dedicarsi alla difesa di operai e pensionati, che avevano un livello di reddito al limite della sopportazione umana e che soprattutto compravano le tessere e scendevano in piazza quand’era ora di manifestare. L’impiegato invece era un individualista diffidente e cattivo e così si prendeva per intero il carico di merda destinato alla massa dei lavoratori dipendenti in cambio di uno stipendio solo nominalmente più consistente di quello degli operai. Come molti suoi contemporanei, l’esemplare che vedete qui esposto aveva così cercato una via di fuga mentale aprendo un blog su internet, quella rozza prima esperienza di rete in cui poi ci siamo trasferiti -una volta divenuti puro spirito- duemila anni fa”
Così, abbastanza vicino a quella che dante definì la metà del cammin di nostra vita traggo un bilancio di metà esercizio e ammetto quanto segue
1) faccio un lavoro di merda; 2) frequento in larga maggioranza delle teste di cazzo a partire dai colleghi; 3) ho uno stipendio che se io e la mia auto non facciamo puttanate, mi permette di chiudere il mese leggermente sopra il pareggio;
4) una volta ogni sette minuti immagino la scena delle mie dimissioni ultima versione io che incido con un saldatore la mia lettera di dimissioni sul cuoio capelluto del mio titolare
5) racconto in giro di aver scopato una quantità di donne pari o forse persino superiore al numero di donne in età fertile che ho effettivamente conosciuto in tutta la mia vita;
6) al di fuori di mtv, qualche sporadico programma comico, il calcio, blob, e i telegiornali praticamente non guardo più la televisione; 7) credo che i pink floyd siano stati il secondo più grande gruppo della storia, perlomeno finché il cervello di waters ha retto;
8) vorrei vedere berlusconi costretto a presentarsi alle elezioni senza fondo tinta in faccia e con i capelli del loro colore naturale;
9) non so i nomi delle veline e me ne vanto apertamente; 10) una volta ogni sette minuti penso “chi cazzo me lo fa fare”; 12) non ho più voglia; firmato:
boinz, 12/01/2004
PROFUMO DI VANIGLIA
Era un ufficio a quattro, quattro maschi tutti sfigati: Gigio che si era appena diplomato, Paolino che girava attorno alla trentina come me, e poi Ernesto a ridosso dei cinquanta. Ci occupavamo dell'export in un'azienda che faceva il 95% del fatturato in Italia. Inutile dire che eravamo il servizio più sfigato dell'azienda. Nessuno ci prendeva sul serio, anzi, stavamo sul culo a tutti. Avevamo l'ufficio più piccolo, i computer più vecchi, le scrivanie più scalcagnate dell'azienda. I nostri ordini venivano evasi di malavoglia: c'era sempre un errore di carico o nei documenti, materiale che arrivava rotto o in ritardo, problemi coi trasportatori. Per qualche strana combinazione poi, tutti gli errori di produzione riguardavano gli ordini export: centomila pezzi prodotti, novantamila buoni, i diecimila sgarrati facevano parte del lotto previsto per il tale cliente straniero. Sempre. Sistematicamente.
Di fianco a noi c'era il servizio Italia. Erano tutte donne. Otto per l'esattezza. Sei cessi clamorosi di cui: tre vecchie, due che avevano la corporatura delle campane per il recupero del vetro e un mostro. Delle altre due una aveva la sensualità di una sedia di legno e l'altra era Orianna.
Orianna era bellissima. Certo aveva il culo leggermente grosso e una misura in più di reggiseno non avrebbe guastato ma per il resto era una delizia. Avrei dato l'anima per poterle sfiorare il collo di cigno ed i morbidi capelli biondi. O solo per poterla guardare tutto il tempo, perdendomi nel suo profumo alla vaniglia. Quando passava davanti alla nostra porta per andare in bagno o al servizio tecnico il tempo si fermava per qualche magico istante. Poi ci guardavamo e abbassavamo la testa in preda alla malinconia oppure ci lanciavamo in ardite discussioni: Gigio la immaginava a pecorina; io e Paolino pianificavamo cene a lume di candela e deliri di biancheria intima mentre Ernesto non diceva niente: ridacchiava dei nostri commenti e fiutava l'aria alla ricerca di qualche particella del suo profumo.
Orianna sapeva di essere bellissima e ne approfittava. Ogni tanto veniva nel nostro ufficio a miracol mostrare e distribuiva la sua attenzione con sapiente malizia: 2/3 degli sguardi a Paolino, 1/4 a me e il resto (ritagli) a Gigio. Ernesto non lo cagava di pezza ma lui non ne faceva un dramma: chiudeva gli occhi e si riempiva le narici del suo profumo che restava in sospensione nell'aria ancora per parecchi minuti.
Poi Orianna e Paolino iniziarono ad andare a prendere il caffè assieme. Fu un colpo basso. Gigio addirittura ne fece una mezza depressione. Paolino tornava su con un sorriso da orecchio a orecchio e non diceva niente. Si faceva pregare per raccontarci qualche chicca lo stronzo, mentre noi ci rotolavamo nella nostra gelosia. Poi un giorno Orianna smise di scendere con Paolino e chiese a me di prendere il caffè con lei. Abbandonai senza rimpianti la consueta discussione sui gruppi Britpop con Gigio e tirai fuori l'eterna camicia Fred Perry.
La conversazione con Orianna era disperante ma l'idea di avere gli sguardi degli operai e dei colleghi degli altri servizi addosso mi faceva sorridere. Quando tornavo in ufficio tuttavia, facevo veramente fatica a trovare qualcosa degna di essere raccontata in quel mare di banalità e così fingevo di voler mantenere una certa discrezione. Paolino era livido di rabbia ma non diceva niente. Gigio rassegnato, Ernesto boh? Era sempre il solito. Fiutava. Poi un giorno Orianna smise di prendere il caffè con me per andare con un tizio del servizio tecnico. In ufficio calò una cappa di disperazione.
Passò la primavera e all'inizio dell'estate una delle tre vecchie dell'ufficio Italia andò in pensione. Al suo posto assunsero una ragazza di nome Monica. Fu un salto in avanti di un miliardo di anni luce. Monica era incredibile, una modella, una roba di una bellezza mai vista. Bruna, slanciata, gli occhi di fuoco. Aveva un profumo di legno e di spezie che mandava in orbita Ernesto e un corpo da spaccarsi in due dalle seghe.
Adesso era Orianna che faceva la gelosa. Lei e il suo cazzo di profumo alla vaniglia. Entrava e sembrava che qualcuno avesse aperto un container pieno di Ringo. Ma puttaneva, non la sopportavo più sta maledetta giraffa. Arrivava agitando quel culo molle di cellulite e poi faceva girare lo sguardo da bambina ritardata per l'ufficio. Non se la cagava nessuno, manco Ernesto che oramai era partito per gli aromi speziati e che tutto sommato non aveva granché da dirle a questo punto.
Paolino fu il più sveglio e approfittò dell'occasione per invitarla a cena e trombarsela. La cosa ci lasciò indifferenti. Anche con Gigio oramai non si discuteva più se fossero migliori i Blur o gli Oasis ma che spettacolo dovesse essere Monica con i bustini della Perla o direttamente nuda.
Monica rimase tre mesi poi se ne andò, lasciandoci un gran vuoto. Figurarsi se una figa del genere poteva restare in un cesso di posto come quello. Orianna riprese vigore, tornò ad aggirarsi dalle nostre parti con un sorriso sardonico che mi faceva svenire. Tutto sommato era bella e diventava sempre più bella man mano che il ricordo di Monica svaniva. E quel profumo alla vaniglia... del resto avevo sempre amato i Ringo!
E Paolino se l'era trombata, l'infame!
BATTUTE SPARSE
Riunione all'ufficio finanze con i responsabili della banca su cui ci appoggiamo.
Io: "Senta, ma non mi venga a dire che voi leggendo il testo di un credito documentario, non vi accorgete quando un cliente è in cattiva fede e cerca di non pagare!"
Responsabile banca: "Ma guardi che per noi il cliente è sempre in buona fede."
Io: "Ah certo, è per quello che poi mettete una catenella alle biro!"
Sabato sono andato a un barbecue. Ero lì che giocavo a dare due calci alla palla con il cane del padrone di casa, quando arriva il furbino che mi fa:
"Vedo che ti stai allenando per domani." [finale della coppa del mondo]
"Già, italiani contro cani."
(questa era un po' forte ma se l'è cercata)
Collega francese.
"Tu sei italiano."
"Già."
"Siete dei ladri."
"Può essere."
"Ma come si fa a godere di una vittoria così?"
"Guarda, ci sono due cose che adoro: quando l'Italia vince e quando la Francia perde. Ti lascio immaginare."
Al telefono con un collega:
"Zidane l'ho visto depresso."
"E' pieno di quattrini da far schifo. Sta tranquillo che gli passa."
"No ma è veramente depresso, ma grave!"
"Aveva solo da pensarci prima."
"Secondo me finisce per buttarsi giù dal tetto. Come il suo ex-coéquipier."
"Bah, basta che me lo dica prima che vado a spostare la macchina."
LES CHAMPIONS C'EST NOUS!

Lo so, dovrei scrivere qualcosa sulla faccia dei miei colleghi e degli amici francesi di questi giorni, quando entrano in ufficio e vedono la mia self-made bandiera, fatta con due cartelline di cartoncino verde e rossa e un foglio di carta A4, con le quattro stelle a semicerchio ritagliate da una pagina del catalogo, ma in realtà ho poco da raccontare.
La sensazione è che la delusione sia tanta, che cadere dal pero faccia male al culo e che il mondiale abbia offerto una buona occasione per incazzarsi, cosa che ai francesi non dispiace mai. Sotto sotto però sono consapevoli del fatto che con la traversa di Trezeguet, il destino crudele sia semplicemente passato a riscuotere quanto aveva prestato due ore prima col rigore inesistentissimo di Zidane, un credito di cui non sono stati capaci di approfittare.
Tutti infatti sono d'accordo sul dire che Domenech avrebbe dovuto osare di più mettendo dentro una seconda punta al 60' e non al 105', visto che l'Italia era alle corde perché a ben vedere, nonostante un'incredibile superiorità territoriale, non è che la Francia abbia collezionato chissà quale serie di occasioni. Insomma chi è causa del suo mal pianga se stesso. I primi a dirlo sono proprio loro.
No, in realtà tutte le discussioni, le recriminazioni, tutti i se e tutti i ma girano attorno all'espulsione di Zidane. Si organizzano tavole rotonde, si mandano giornalisti nei camp estivi a spiegare ai bambini che quello che ha fatto è sbagliato, si mandano troupe nel quartiere di Marsiglia dove è cresciuto per dire che in fondo non è cambiato, che rimane un ragazzo delicato o uno dei tanti arabi violenti, a seconda del commentatore. Nessuno pensa di chiedere ai giocatori come abbiano fatto a sbagliare certe occasioni favorevoli, nessuno chiede all'allenatore perché abbia aspettato così tanto a fare le sostituzioni mentre giocatori e tecnico hanno trovato in Materazzi il capro espiatorio perfetto, uno scudo dietro il quale proteggersi dalle critiche.
Pochi commentatori parlano della partita e molti si affannano a cercar di scoprire cosa mai Materazzi avrà detto a Zidane per farlo saltare su in quel modo. Ovvio che in questo momento il nostro stopper non è certo l'italiano più popolare di Francia ma lo stesso più che la rabbia contro un'ingiustizia, il furore contro un vile simulatore mi pare di scorgere il dolore di una nazione che vede cadere il suo dio. L'urlo disperato del telecronista mentre scorrevano le immagini della capocciata: "No Zizou, pas ça! Pas ça!" esprime bene il sentimento di tutto un popolo. Zidane è più che il capitano della squadra e il suo portabandiera. Zidane è la squadra stessa, è la bandiera stessa. Gli inni che cantano i tifosi sono rivolti in gran parte a lui, da "Zi-zou! Zi-zou!" a "Et Zidane il marque un but!"
Domenica il mito è caduto e ha preso sotto tutta la gente che lo stava adorando, lo sanno anche quelli che si rifiutano di ammetterlo e continuano a difenderlo a spada tratta contro ogni evidenza. I bambini piangono non per la Francia sconfitta in finale, nazione che molti non sentono manco loro, quanto per l'immagine di Zizou (che a scanso di equivoci, per me resta un coglione incredibile) che esce dal campo a testa bassa.
Ed ecco appunto il florilegio di tavole rotonde che dibattono su chi condannare a morte, Zidane o Materazzi; i soliti furbini che dicono che 9 giocatori su undici di origine africana più o meno del nord, non possono rappresentare la Francia e chi accusa l'ipocrisia di chi chiama i figli della banlieue "spazzatura" per tre anni e 350 giorni, salvo riscoprirli di colpo durante i mondiali.
Ecco, in mezzo a 'sto bailamme ci sto io, con la mia bandiera self made che guardo i colleghi litigare su tutto e penso: Madonna che culo che ci ho! 36 anni e ho già visto l'Italia vincere due mondiali mentre la maggior parte delle nazioni non riesce manco a qualificarsi per le fasi finali! Alla faccia dei francesi!
1978 - Argentina

Nell'estate del 1978 avevo otto anni e mezzo. Non ricordo che tipo di bambino fossi e purtroppo i miei genitori non ci sono più per ricordarmelo. Immagino che da bambino uno abbia lo stesso carattere che avrà da grande, tolti i freni inibitori e l'autocontrollo, quindi immagino che fossi o esplosivo o musone senza preavviso. Mi spiace di aver rimosso tutta la mia infanzia, probabilmente ci avrei trovato un sacco di risposte alle domande che ancora mi pongo su me stesso. Quello in Argentina comunque è il primo mondiale di cui ho un ricordo e curiosamente è legato ai primi trenta secondi della prima partita, Italia - Francia. Mio fratello mi chiamò per dirmi che stava iniziando. Dovevano essere le cinque del pomeriggio o una cosa così e io stavo giocando tranquillo in giardino. Il tempo di posare quello che stavo facendo e di andare in sala e paf! la Francia era già in vantaggio. Oltretutto mi ero perso il gol.
Giocatore simbolo di quella nazionale: tanti, tutti. Metto la foto di Bettega solo per non perdere l'occasione di dire quanto mi stia sulle palle!
1982 - Spagna

Ventiquattro anni fa avevo dodici anni. Ero stato promosso in terza media ma uscivo da un'annata che ancora oggi ricordo con orrore. I miei professori erano tutti vecchi, depressi e repressi, si odiavano tra di loro e odiavano il mondo. Col senno di poi capisco che insegnavano le loro materie con noia, senza emozione, senza trasporto e di pedagogia non capivano un cazzo. I miei compagni di classe poi erano dei fighetti insopportabili, finiti in larghissima maggioranza al liceo e con i quali ho perso i contatti subito dopo con somma gioia. Insomma, rifiutavo quell'ambiente e rifiutavo quella gente e come faccio sempre quando mi trovo in queste situazioni, reagisco facendo muro contro muro.
In più quell'anno ci trasferimmo in una zona periferica e tutti i miei vecchi punti di riferimento e gli amici di colpo sparirono.
L'unica nota positiva di quell'anno fu la vittoria ai mondiali di calcio. Guardavo le partite assieme ai miei fratelli e mio padre ed erano sempre litigi e discussioni, specie perché di calcio non ne capivamo un accidente di niente. Ancora oggi credo che sia stata la più grande soddisfazione calcistica della mia vita. Per anni il mio idolo rimase Bruno Conti e fu anche a causa sua se quando nel settembre successivo iniziai a giocare a pallone, scelsi la fascia destra e il ruolo di ala.
Ma furono i mondiali di Rossi. Stranamente il gol che mi fece godere di più non fu uno dei tre contro il brasile o quello della finale ma il secondo alla Polonia, in ginocchio su cross al bacio di Conti. Un delirio.
PS: nella foto, quello che arranca dietro Paolo Rossi è Leo Junior, futuro centrocampista del Toro. Un grande, un grandissimo, il più grande.
1986 - Messico

Nel 1986 avevo 16 anni e mezzo e finivo la terza superiore. Era stata una bella annata: avevo conosciuto un sacco di ragazze (senza combinare niente, ma io sono sempre stato un po' decoubertiniano!), ero stato promosso con largo anticipo e giravo con un gruppo di pazzi che probabilmente resterà il nucleo centrale delle mie amicizie finché campo. Nella partita di fine anno con i compagni di classe mi ero rotto il piede, così mi sparai tutto il campionato del mondo dal divano di casa. L'Italia però fece davvero pettare ed uscì agli ottavi contro la Francia.
Giocatore simbolo di quella nazionale: Antonio Di Gennaro, uno che certo non ha lasciato il segno.
Durante questo campionato tra l'altro fu segnato il gol più bello di tutti i tempi: Maradona prese palla a centrocampo, si voltò e iniziò a volare attraverso la difesa inglese diretto verso la porta. Correva e volava e nessuno che mostrasse di sapere cosa fare per fermarlo. Io e mio fratello (che non lo potevamo vedere) ci alzammo in piedi (io sulle stampelle) increduli, aspettandoci che prima o poi un difensore inglese lo buttasse giù ma non successe niente del genere. Maradona entrò in area, scartò il portiere e fece gol. Tirammo giù un moccolo tornammo a sederci senza dire niente, anche perché non c'era niente da dire.
Odiavamo Maradona perché era arrogante e insopportabile. Solo oggi capisco che il suo Napoli era la fantasia al potere, era l'anarchia dei poveri contro il berlusconismo avanzante e francamente me ne pento. Avrei voluto gioire con lui.
1990 - Italia

1990, vent'anni e mezzo. I mondiali cascarono proprio in mezzo agli esami del secondo anno di università. Tutto sommato a me le cose andarono meglio che all'Italia uscita ai calci di rigore contro l'Argentina dopo un mondiale disputato tutto sommato mediocremente.
Studiavo il mattino poi io e mio fratello guardavamo le partite alla tele. Non ne perdemmo una.
Il giocatore simbolo di quell'anno fu Schillaci. All'epoca giocava nella juve e io lo odiavo neanche tanto cordialmente. Contro l'Austria, nel primo incontro dei mondiali, entrò a metà del secondo tempo. L'Italia stava giocando veramente male e i giornalisti erano già pronti con catrame e piume di gallina quando Vialli (un altro che non ho mai potuto vedere) scese sulla fascia e mise un pallone in mezzo per un non meglio identificato giocatore italiano che saltò tra due marcantoni austriaci e la mise dentro di testa. Io e mio fratello saltammo su come grilli urlando: " GOOOO...." ma quando ci rendemmo conto che aveva segnato Schillaci ci bloccammo a mezz'aria. Mavaff...
Alla fine uscimmo in semifinale ai rigori contro l'Argentina che disputò con la Germania la più brutta finale del campionato del mondo che mente umana ricordi.
Ultima cosa: l'anno scorso in metropolitana salì un mendicante con la chitarra che iniziò a cantare una nenia che mi sembrava di aver già sentito da qualche parte ma che non riuscii a inquadrare al primo colpo. Era: "Notti magiche/inseguendo un gooool!". Gli diedi un euro, più che altro per farlo smettere.
1994 - USA

Nel 1994 avevo 24 anni. Avevo perso il lavoro e la ragazza nel giro di quindici giorni. Ci sarebbero voluti ancora 5 mesi prima che trovassi un altro lavoro e un anno prima che trovassi un'altra ragazza ma intanto mi giravano le palle a giostra.
Il campionato del mondo iniziò male, per l'Italia e per me. Andai a casa di un amico che aveva invitato per l'occasione anche un suo cugino che ebbe il buon gusto di presentarsi con un dobermann. "Eh, sai mia moglie è uscita!"
Io già non vado pazzo per i cani poi giusto un attimo prima che iniziasse la partita, Cugino ci disse: "Ah, casomai segnasse l'Italia non esultate troppo forte perché Fuffy non sopporta i rumori violenti. Si spaventa." e ci spiegò che il suo antico padrone lo picchiava, non lo faceva trombare mai e lo maltrattava. E così eccomi lì a ballare contro l'Irlanda mentre un cane già di per sé pericoloso, figurarsi in versione psicopatico - tarantiniana, girava tra le sedie annusandoci le gambe. Perdemmo la partita ma credo di essere stato uno dei pochi italiani a non vedere l'ora che la partita finisse per tornarsene a casa il più velocemente possibile.
Giocatore simbolo di quella nazionale: Roberto Baggio, che per l'occasione Giuanin Lamiera soprannominò "coniglio bagnato". Baggio rispose da campione segnando 4 gol tra i quali, quello alla Nigeria in pieno recupero e quello in contropiede alla Spagna nei quarti, furono veramente indimenticabili. Gli spagnoli non ce l'hanno ancora perdonato.
1998 - Francia

Era da poco tempo che stavo con la morosa e subito finimmo per trovarci divisi dal calcio: Italia - Francia, gara secca senza remissione dei peccati. Il 1998 fu un anno positivo in tutto tranne che per il calcio. Lavoravo a cinquanta metri da casa e la sera andavo alla scuola Holden a seguire i corsi di scrittura creativa. Dopo tre anni a spasso per la provincia di Cuneo ero tornato a vivere a Torino ed avevo conosciuto gente nuova. In compenso il Toro prima e la nazionale poi persero le gare decisive della stagione ai calci di rigore.
Giocatore simbolo: mi verrebbe da dire Del Piero che fece veramente pettare e relegò in panchina un Roberto Baggio in formissima, ma l'immagine che mi resta negli occhi è Di Biagio che guarda il pallone dell'ultimo rigore schizzare sulla traversa, ne osserva la traiettoria e poi si lascia cadere per terra.
2002 - Corea - Giappone

Nel 2002 all'inizio della coppa del mondo mi trovavo a Barcellona per lavoro. A mezzogiorno lasciai l'agente spagnolo da solo nel nostro stand della fiera al Montjuic e partii per l'albergo per vedere Italia - Ecuador.
Accesi la tele e con mia somma sorpresa non trovai la partita da nessuna parte. Allora chiamai l'accettazione per chiedere se sapessero su quale canale veniva trasmessa ed ebbi la brutta sorpresa di scoprire che le uniche partite trasmesse dai canali pubblici erano quelle della Spagna mentre le altre erano tutte sulla pay tv, di cui la mia camera non era dotata. Senza stare a pensarci troppo su partii alla ricerca di un bar dotato di decoder. Girai girai e alla fine ne trovai uno solo: un buco sporco, buio, col pavimento coperto di bucce di noccioline, cicche di sigarette, lische di pesce e carte di caramelle. E pieno di biffi da paura. Tutti i tavoli erano occupati così mangiai le peggiori tapas del mondo al banco. Ovviamente i bellissimi astanti degni del cast di un film di Alex de la Iglesia tifavano per l'Ecuador e chiamavano con tutti i nomi Vieri, probabilmente perché aveva giocato nell'Atletico qualche anno prima. Alla fine segnò proprio Vieri e io mi girai dall'altra parte per non far vedere il sorrisone a centodue denti che mi ornava la faccia, onde non ritrovarmeli per terra. Comunque quel mondiale per noi durò poco: arrivammo agli ottavi esprimendo un gioco mediocre finché non ci facemmo buttare fuori dalla mediocre (ma un filino in meno di noi) Corea. L'ultima partita la vidi in ufficio con i colleghi e capii che alcune persone che fino ad allora avevo considerato normali in realtà erano dei pazzi furiosi. Comunque essere buttati fuori dai mondiali e poi riprendere a lavorare come se nulla fosse fu un'esperienza veramente bizzarra.
2006 - Germania

La Francia torna spesso in questo racconto e così eccomi qui a trentasei anni ad aspettare in Francia la finale contro la Francia, circondato da francesi sentendomi come Fort Apache quella volta che Sitting Bull e i suoi scagnozzi decisero di fargli una visitina.
In Francia sto bene, ho lasciato molte ansie alle spalle e sto attraversando un periodo particolarmente sereno. Ovviamente mi piacerebbe poter vedere le partite con un commentatore italiano, in compagnia di mio fratello come quando eravamo ragazzi o con gli amici (possibilmente però senza il cane).
Ieri ho visto la Francia arrabattare gioco contro il Portogallo. Se ci fosse un dio del calcio per domenica sarei tranquillissimo, ma il dio del calcio non esiste e la palla è rotonda solo a fasi alterne, così sono in piena ansia calcistica. Vedremo, ma sono ottimista: sinceramente non vedevo l'Italia giocare con questa convinzione, questa concentrazione, questo rigore, questa reattività da ventiquattro anni precisi. Il Cannavaro di 'sti giorni è il miglior difensore che abbia mai visto in vita mia: anticipo, colpo di testa, senso della posizione, scatto... paura, un delirio! E quel pochino che scappa a lui, Materazzi e Gattuso finisce dritto sui guanti di Buffon, che resta il miglior portiere del mondo.
Davanti non mordiamo anche se siamo spietati e pieni di risorse mentre in mezzo Gattuso è un giocatore da Toro, che per quanto mi riguarda è il miglior riconoscimento che si possa attribuire a un calciatore.
Presi uno per uno siamo più forti dei francesi, salvo Zidane che in questo momento è più determinante di Totti, e Ribery in confronto a Perrotta, che sta un po' faticando.
Tra i due allenatori in compenso non c'è storia. Non ho mai potuto vedere Lippi ma quest'anno mi sta sorprendendo. Novantanove allenatori su 100 a dieci minuti dal termine contro la Germania in casa loro avrebbero messo un difensore. Lui invece ha messo due punte, finendo la partita con quattro attaccanti ed ha vinto! Pazzesco!
Ieri insomma vedevo la Francia e pensavo che non è possibile perdere contro una banda di sciamannati simile. Sì, hanno battuto spagna, brasile e portogallo ma sinceramente più per demeriti degli avversari che per meriti loro! Eppure qui son tutti straconvinti di vincere. Vengono da me e mi dicono: "Eh, devi capire, qui c'è tutto un popolo che spinge la nazionale [come se noi fossimo il Real Borgaretto], noi la vogliamo di più. Siamo più convinti ed è per questo che vinciamo!" Cioè, siamo già ai discorsi del dopo gara!!!!
Uno alla tele ieri diceva: "Abbiamo buttato fuori il brasile, siamo i più forti, l'italia è poca cosa (l'italie n'est pas grand chose), siamo già campioni!" E tutti a saltargli attorno come cani attorno al carrettino degli Hot Dog! Ultimamente poi hanno iniziato a rompere le palle con un motivetto che dice circa settecentomila volte "Zidane il va marquer", Zidane segnerà. Pensate che lo usano anche come sigla della pubblicità su TF1. Un orrore, una persecuzione ma è un buon inizio perché loro non lo sanno ma son tutte cose che portano una sfiga clamorosa! Sono fiducioso dai.
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