Più passa il tempo, meno ho voglia e meno ho voglia, meno mi passa il tempo

Tempi sprecati

Blogger: boinz
Se tu mi guardassi da lontano, o caro lettore, dubito che riusciresti a distinguermi dalla massa. Tra tremila anni gli archeologi che esporranno i miei resti nel museo del 21° secolo scriveranno sulla targhetta: “Impiegato dell’era berlusconi ha un tenore di vita paragonabile a un operaio degli anni ’70 del secolo precedente ma la precarietà di una puttana nigeriana appena sbattuta sul marciapiede. Il poveraccio pensava di essere vicino alla felicità perché in realtà non capiva un cazzo. Del resto l'orribile vita che conduceva se la meritava in pieno, appartenendo egli al ceto sociale con il minor spirito di classe della storia della civiltà umana. Persino gli avvocati, persino gli industriali, i commercianti, coloro che insomma vivevano della rovina dei concorrenti erano riuniti in associazioni, corporazioni, sindacati: l'impiegato a cavallo tra 20° e 21° secolo invece, era completamente abbandonato al suo destino. I sindacati dei lavoratori che avrebbero dovuto vegliare su di lui, avevano infatti preferito dedicarsi alla difesa di operai e pensionati, che avevano un livello di reddito al limite della sopportazione umana e che soprattutto compravano le tessere e scendevano in piazza quand’era ora di manifestare. L’impiegato invece era un individualista diffidente e cattivo e così si prendeva per intero il carico di merda destinato alla massa dei lavoratori dipendenti in cambio di uno stipendio solo nominalmente più consistente di quello degli operai. Come molti suoi contemporanei, l’esemplare che vedete qui esposto aveva così cercato una via di fuga mentale aprendo un blog su internet, quella rozza prima esperienza di rete in cui poi ci siamo trasferiti -una volta divenuti puro spirito- duemila anni fa” Così, abbastanza vicino a quella che dante definì la metà del cammin di nostra vita traggo un bilancio di metà esercizio e ammetto quanto segue 1) faccio un lavoro di merda; 2) frequento in larga maggioranza delle teste di cazzo a partire dai colleghi; 3) ho uno stipendio che se io e la mia auto non facciamo puttanate, mi permette di chiudere il mese leggermente sopra il pareggio; 4) una volta ogni sette minuti immagino la scena delle mie dimissioni ultima versione io che incido con un saldatore la mia lettera di dimissioni sul cuoio capelluto del mio titolare 5) racconto in giro di aver scopato una quantità di donne pari o forse persino superiore al numero di donne in età fertile che ho effettivamente conosciuto in tutta la mia vita; 6) al di fuori di mtv, qualche sporadico programma comico, il calcio, blob, e i telegiornali praticamente non guardo più la televisione; 7) credo che i pink floyd siano stati il secondo più grande gruppo della storia, perlomeno finché il cervello di waters ha retto; 8) vorrei vedere berlusconi costretto a presentarsi alle elezioni senza fondo tinta in faccia e con i capelli del loro colore naturale; 9) non so i nomi delle veline e me ne vanto apertamente; 10) una volta ogni sette minuti penso “chi cazzo me lo fa fare”; 12) non ho più voglia; firmato: boinz, 12/01/2004

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giovedì, settembre 29, 2005

MISS ITALIA

E’ vero, mi mancano un casino di cose. Me ne sono reso conto lo scorso week end, quando sono andato a Torino per recuperare le ultime cose che avevo sparpagliato tra cantine e garage di amici e parenti disponibili e sono stato bene in mezzo alle persone come non mi capitava da tempo.

Il problema è che a parte gli amici, a parte i parenti mi manca la mia lingua, che è un po’ come dire che mi manca una parte di me stesso. Mi manca il piacere di articolare un discorso complesso, senza la paura di perdermi nelle coniugazioni dei verbi, rendendo i colori esatti che voglio rendere, e non accontentarmi di vaghe approssimazioni.
Mi manca la possibilità di entrare in una libreria e capire se quello che ho in mano è un buon libro o una porcheria solo aprendolo a caso in mezzo e mi manca la possibilità di gustarmelo quel libro, perché leggere in una lingua diversa dalla tua, fosse anche quella originale, è un po’ come mangiare un piatto prelibato con una molletta sul naso.
Mi manca il cinema doppiato in italiano, proprio io che avrei sempre voluto vedere i film stranieri solo sottotitolati.
Mi mancano i nostri giornali, mi manca la Repubblica (che non trovo sempre) e Film TV (che non trovo mai) anche perché i giornali francesi sono una palla assurda!

Poi vabbè, ho scoperto che mi manca Torino, mi mancano i miei posti al punto che sono andato da Ascot in via Garibaldi a comprare le camicie Pierre Balmain che trovi a Parigi!
Mi manca l’understatement torinese, che fa sì che la Mole Antonelliana sia imboscata tra i palazzi e non in cima a un giardino enorme a bordo del fiume, come la Tour Eiffel.
Mi manca la vasca Via Po - Via Roma del sabato pomeriggio e non importa che il giro Les Halles, Notre Dame, Quartiere Latino sia molto più affascinante, così come mi manca il panino salamino e crauti di Castagno, anche se la choucroute è un’invenzione franco-tedesca. Figuratevi allora quanto mi manchino gli ottimi gelati di Mattia a 1€50 invece dei modesti prodotti in serie di “Amorino” a 3€20 o la pizza margherita di “Al primo piano” invece di quel misero succedaneo che “Amici miei” alla Bastiglia vende a 9€00!

Mi mancano un casino di altre cose che non sto a raccontare, anche se porco giuda, mi manca la chiarezza dei rapporti che ci sono in Italia per cui ci si bacia sulla guancia quando si parte in ferie e ci si stringe la mano quando si viene presentati mentre qui ci si bacia e ci si stringe la mano tutte le mattine mentre si parte in ferie salutandosi con un cenno del mento!

Insomma, sarò sempre italiano e non potrò mai essere altro che italiano. Come dicevo a una mia collega io non ho nulla contro i francesi ma che non chiederò mai la cittadinanza: “perché sarebbe come se domandassi l’iscrizione al club dei biondi. Non avrebbe senso.”


Un cazzeggio di: boinz a 23:30 | link | commenti (24)
bollettino dei naviganti

mercoledì, settembre 21, 2005

ME AND JULIO DOWN BY THE SCHOOLYARD

- Ecco, questa è la scuola dove mi sono diplomato!
- Non è male... sembra di essere in campagna!
- All'epoca lo era. Oggi qui hanno costruito dappertutto.
- Perché, in che anno siamo?
- Primavera 1985. Bom, fammi vedere un po' dentro com'è.
- Ma non hai paura che qualcuno ti riconosca?
- Ma no, noi siamo Spettatori del Tempo: loro non possono vedermi e io non posso interagire. Non che all'epoca potessero vedermi granché ma questa è un'altra storia. Teh, guarda quanti piumini Moncler.
- Ce l'avevi anche tu?
- No. Tra parentesi su sto scalone ci ho passato alcuni dei peggiori momenti sentimentali della mia vita.
- Poi mi racconti.
- Bom, questo è l'atrio. Hai visto quanta figa?
- 'Nzomma.
- Dici così perché sei gelosa, ma quando sono entrato qui dentro a quattordici anni la testa mi girava come la sirena dei carabinieri. Guarda la profia di diritto!!! Dio che brutta!
- Diritto ed Economia?
- Già, mi ha provocato più incubi lei che "Suspiria"! Qui a sinistra se non ricordo male ci sono le macchinette del caffè. E infatti ecco un po' di gente che frequentavo ai bei tempi. Petisso, Jeje, Man... teh, c'è anche Bingo!
- Che giovane!
- Beh, tremila capelli fa... E se c'è Bingo io non dovrei mancare. E infatti eccomi qua! Guardami, sono quello lì a destra!
- Dio che magro! Ma i tuoi ti davano da mangiare?
- Sì effettivamente facevo abbastanza cagare. Poi coi vestiti smessi di mio fratello, tsk...
- Chi è quella ragazza che ti si avvicina?
- Una mia compagna di classe.
- Era di quelle brutte o di quelle carine?
- Era la più figa di tutte e già il fatto che tu me lo chieda mi fa incazzare. Io ne ero cotto perso.
- Basta vedere come gesticoli. Sembri un vigile urbano!
- Quanto ho sofferto per 'sta ragazza. LASCIALA PERDERE BOINZ, TI PRENDE SOLO PER IL CULO!!!!
- Tanto non ti puoi sentire.
- Non ho potuto farne a meno.

- Ma perché, ci hai combinato qualcosa?
- No, niente. Mi veniva sotto tiro solo a ridosso dei temi e delle interrogazioni di italiano ed io ci cadevo come un allocco. Come in questa circostanza.
- Certo che ci avevi su una fame... Hai proprio l'aria di quello che per una ragazza venderebbe la nonna agli arabi.
- Massì schiantami, tanto ho già l'amor proprio sotto i tacchi...
- Ma tu te le tiravi le pippe da ragazzo? Coi giornalini porno e tutto...
- Ma che domanda è???
- Così, giusto per sapere. Non c'è bisogno di offendersi...
- No, ma non è quello. Certo che me le tiravo! Insomma, tutti i ragazzi sani di corpo lo fanno e tutti i ragazzi sani di mente negano di averlo fatto.
- Tu non stai negando.
- Infatti sono completamente pazzo.


Un cazzeggio di: boinz a 22:20 | link | commenti (19)
scleri vari

mercoledì, settembre 07, 2005

IL TRASLOCO DEL CUGINO MASSI

C'è da dire che a me Massi non
era mai piaciuto particolarmente però era un cugino di Bingo e allora spesso e volentieri mi toccava sopportarlo. Quando si sposò e prese baldracca e burattini per andarsene a Pavia io certo non l'ho rimpianto: troppo picio, se capite cosa voglio dire. Nel senso che il più delle volte non ci si poteva fare affidamento. Andavi a giocare a calcetto e dovevi contarne undici perché lui sicuro come il sole che avrebbe tirato il pacco e se ne chiamavi undici lui si presentava e così uno doveva smarronarsi in panca. Se si andava a donne lui si ubriacava come una cozza e ci faceva fare solo delle figure di merda assurde. Insomma, un picio, uno a cui non avresti prestato neanche una corda per impiccarsi per paura che poi se ne dimenticava.

Così quando Bingo mi ha chiesto di andare a dargli una mano per il trasloco la prima risposta è stata: "Manco per il cazzo!"
"Ma perché, cos'hai da fare?"
"Non sono affari tuoi e se lo fossero non lo sarebbero lo stesso!"
"Senti, noi andiamo lì... tanto ci sono gli amici di Massi che ci aiutano non ti preoccupare... andiamo lì, diamo una mano, ci facciamo una mangiata e poi andiamo a vedere un po' di figa. A che ora passi?"
"Ah, perché andiamo con la mia?" 
"E sì perché la mia è dal meccanico. Senti passa presto che dobbiamo essere lì per le otto che deve andare a prendere il camioncino."

Così eccomi impelagato nel trasloco del cugino Massi. Partenza alle sei del mattino per evitare di trovare casino sulla tangenziale. Dovete sapere che io vivo con il fuso orario di Lisbona, nel senso che per avere degli orari decenti di sonno dovrei vivere in un posto con una differenza oraria di due-tre ore.  La sera infatti non riesco a prender sonno prima di mezzanotte-l'una mentre al mattino tirerei tranquillamente fino alle dieci. Così la sveglia alle quattro la vivo malissimo e Bingo a giudicare la faccia che fa quando gli suono al campanello, anche peggio di me. Dopo due grugniti e un caffè ci lanciamo nel traffico: alle sei e mezza è già un bordello cosmico ma niente in confronto a quello che troviamo in quel mucchio di macerie che chiamano autostrada! Così a Milano arriviamo che la tangenziale è già piena e per rispetto se non degli orari della decenza, Bingo mi costringe a fare la statale per Pavia a pallettone
, scatenandomi contro i feroci autovelox che da queste parti spuntano dappertutto come margherite. 

Alla fine arriviamo con tre quarti d'ora di ritardo ed ovviamente Massi dorme alla stragrande. "Ah, sì, tanto sapevo che sareste arrivati in ritardo."
Qui mi viene un flash: "Senti, ma non potevi farti venire a prendere da uno dei tuoi amici qui di Pavia per recuperare il camioncino?"
"Ah, ma tanto ho deciso di non prenderlo più: un po' la mia macchina, un po' la tua e ce la caviamo in fretta."
Bingo guarda altrove e fa bene perché lo sguardo che gli lancio è del tipo che trasforma in merda tutti quelli che lo incrociano.

Finalmente saliamo su. Marcella, la moglie di Massi, è quello che si definisce una gran femmina. Davvero, precisa identica a quelle che trovi sui siti porno. L'unica cosa è che è insopportabile, casinista e rompipalle come un bambino con un tamburo di latta. Entro in casa e mi prende male: non hanno imballato una beata sega di niente, è ancora tutto nei mobili, nel frigo ecc.! Mi prende male.
"Senti, ma i tuoi amici a che ora arrivano?"
"Ah, di là c'è Carlo, gli altri non so."

Andiamo "di là" e mi trovo Marcella con un vestitino da mangiarsela e poi iniettarsela in vena; Nicolino il figlio seienne dei padroni di casa e 'sto Carlo, uno con una faccia da deficiente, specie per il metro di lingua che gli penzola fuori guardando il culo di Marcella.
"Nicolino, ti ricordi di zio Bingo e Boinz?"
"Ciao zio Bingo, ciao zio Boinz."
"Ehm, non sono tuo zio, caro."
"E perché?"
"Perché.... te lo spiego poi. Senti Massi, che macchina hai?"
"Una punto."
"Ma tu sei fuori se pensi che carichiamo sto bordello di roba tra la tua e la mia!"
"Vabbè, forse hai ragione. Vado a prendere un camioncino. Voi intanto scendete la roba nell'androne." e sparisce.

Sta casa è un bordello. Tutto sporco, tutto coperto di peli di gatto ed io odio i gatti e sono allergico al pelo così tempo sedici secondi inizio a starnutire: ETCIAH!
Marcella si raddrizza dal bordo della poltrona su cui è seduta e inizia a dare ordini: "Bene, iniziate dal divano: mi raccomando fate attenzione. Poi ci sono i due mobili là, il tavolo qua, le sedie, queste poltrone..."
"E tu cosa fai nel frattempo?"
"Finisco di raccontare una cosa a Carlo e poi inizio a inscatolare."

Qui sento le palle che mi diventano un vortice. Guardo ferocemente Bingo che alza le sopraciglia alla Stanlio e dice: "Iniziamo dal divano, allora?"
Non gli rispondo neanche. Per prima cosa togliamo i cuscini: il gatto salta fuori con un urlo terrorizzandomi e soprattutto alzando una nuvola di peli che mi entrano dritti nel profondo delle narici. Esplodo uno starnuto a spruzzo di ampiezza 180°, inondando Bingo.
"Ehi, che c..."
Gli punto l'indice: "Non... non ti azzardare a dire una sola paro...ETCIAH!!!!"

Tiriamo su il divano, la troia si affaccia e fa: "E fate un po' diattenzione!"
Io lascio cadere il divano per terra: "Ehi, va...ETCIAH!!!...nculo, ok?"
Marcella si mette a piagnucolare.
"Adesso spiegami perché cazzo piangi!"
"Non sto piangendo, mi è entrato uno sputo in un occhio!"

Ritiro su il divano e scendiamo giù per le scale senza parlare perché lo stronzo abita al quarto piano senza ascensore!!! Qui salta fuori Nicolino: "Senti ma perché non sei mio zio?"
Ho il fiatone, ho voglia di starnutire, sono già stanco e mi girano le palle.
"Caro, te lo spiego dopo ETCIAH! Adesso lasciami lavorare!" 
"Zio Boooinz, hai i peli sulle gambe!" E approfittando dei miei pantaloncini corti mi accarezza il dietro della coscia: "Sembra di toccare un cane!"
Ecco, io ho un tallone d'achille che va dal perone al culo: soffro il solletico sul retro delle gambe, così mollo il divano e pianto un balzo! Il divano rimbalza bloccando Nicolino contro il muro e soprattutto facendo partire una nuvola di peli di gatto! Non riesco a trattenermi e ETCIAH! gli starnutisco addosso! Con uno strappo degno di Hulk libero il bambinetto (abbastanza sputazzato in verità) dalla trappola e gli dico in un soffio:
"Nicolino, guai a te se ci riprovi!"

Per tutta risposta Nicolino mi guarda cattivo, poi si mette a piangere e senza togliermi gli occhi maligni di dosso, torna su urlando. Esce la madre: "Cosa c'è tesoro?"
"Lo zio Boinz mi ha bloccato contro il divano e poi mi ha sputato addosso!!!"
"E' vero?"
"Sì, tolto il fatto che non sono suo zio!"
E Marcella PAAAAM! gli ha tirato una sberla da appiccicarlo al muro lasciandomi a bocca aperta!
"AAAAAAAAAH! Perchééééééé???!!!!"
"Perché non posso darla a lui!"
"Puoi sempre provarci." Dico io posando il divano e mettendomi in posa di sfida.
"Ti piacerebbe, eh?"
"Tu fatti sotto che poi ti faccio vedere."

Bingo salta su esasperato: "MA LO PORTIAMO GIU' STO CAZZO DI DIVANO O COSA!!!???"

Andiamo giù, posiamo il divano. Poi torniamo su e prendiamo il tavolo con le sedie, poi le poltrone. Di quello stronzo di Massi nessuna traccia mentre l'amico Carlo continua a raccontarsela amabilmente.
Arrivati a metà scala con le poltrone, io mi fermo e dico a Bingo: "Senti, io torno a casa."
"Aspettiamo almeno che torni Massi, non ti pare?"
"Perché sei tu. E per il culo di Marcella."

Finalmente scendiamo le poltrone e le posiamo nell'androne del palazzo che adesso sembra un salotto anche se arredato un po' a cazzo di cane. Ci sediamo sulle poltrone e ci mettiamo ad aspettare. Massi arriva dopo un minuto secco con un sacchetto tintinnante in mano e dopo un secondo esatto si presenta Carlo con un vaso. 
"Eh, si vede chi lavora e chi non fa un cazzo!" E guarda me e bingo seduti in poltrona.
"Si può sapere dove cazzo sei stato finora?"
"Ah, sono andato a prendere due birre per prendere un attimo di pausa."
Ha l'alito che puzza d'alcol, evidentemente lui la pausa l'ha presa anticipata.

Torniamo su. Marcella sta cucinando.
"Cara, forse sarebbe ora di iniziare a inscatolare qualcosa, non credi?"
"Vaffanculo non mi rompere le palle adesso ho da fare."

Torniamo in sala: "Massi, senti, noi ci siamo scocciati e ce ne torniamo a casa."
"No dai, ho chiamato un po' di amici, adesso arrivano, intanto ci beviamo due birre."
"E il camioncino?"
"No, ho cambiato idea: secondo me tra la mia e la tua ce la facciamo."
Qui mi incazzo davvero: "LA MIA MACCHINA SCORDATELA, VA BENE? NON LA SPUTTANO CERTO PER CARICARE IL TUO FRIGO DEL CAZZO VA BENE? ETCIAH! E VAFFANCULO PURE AL GATTO!"
"Va bene, non c'è bisogno di incazzarsi."
"Andiamo a mettere sto porco divano sulla Punto!"

Scendiamo giù. Massi tira giù i sedili della Punto: non ci vanno manco le sedie e qui mi prende lo sconforto e faccio:
"Vabbè, ho capito, riportiamo tutto su." Quando arriva una massa di abbruttiti frequentatori da bar che si parcheggiano proprio davanti alla casa di Massi.
Scende uno che avrà settanta chili solo di polsiera borchiata. "Eccoci qua!"
"Bene, grazie di essere venuti ragazzi! Ah, senti c'è un problema: non ho potuto prendere il camioncino!"
"E che problema è? Ci dividiamo i pesi, un po' sull'auto di ciascuno, due giri ed è fatta."

Con la banda di fenomeni le cose procedono più velocemente e svuotiamo in fretta il resto della casa: camera da letto, bagno ecc. finché tocca alla cucina. Scendono prima la piccola piastra da campeggio, poi i mobili finché non rimane che il frigo monolitico. Subito gli amici del bar si fanno di lato così senza che me ne renda conto, finisce che me lo trovo io sulla schiena. Pesa da spavento, nonostante il vago aiuto laterale di Bingo e Massi. Pesa da matti, è incredibile quanto pesa. Non avrei mai immaginato che un frigo pesasse tanto. E' come se sulla schiena portassi tutta la casa, di colpo capisco che lavoro di merda avesse Atlante! Ci metto un'ora ma finalmente arrivo alla porta, poi al pianerottolo e alla scala, ma quando scendo il primo gradino da dentro sento un inconfondibile tintinnio di bottiglie. Subito poso il frigo, lo apro e scopro che è pieno! Pieno di tutte le cose che si possono immaginare, formaggio e bottiglie d'acqua e birre e fette di carne e limoni usati e barattoli di marmellata e prosciutto in scatola e pesche e pomodori e ccetera.
"E... svuotarlo... prima... porc..." Rantolo.
"Ma poi la roba si rovina..."
"Frega... ncazzo... così giù... non lo porto..." E mi metto a braccia conserte in un angolo più che altro a recuperare il fiato. Subito si fa sotto Mr Polsiera: "Vabbè, e che ci vuole!? Ci mettiamo in quattro e lo portiamo giù in un attimo!"

Arrivati nell'androne facciamo un attimo il conto delle macchine e rimane solo più la mia Punto.
Marcella allora si affaccia dalla finestra: "MI RACCOMANDO, IL FRIGO METTETELO IN PIEDI, NON RIBALTATELO!"
Massi si gira verso di noi e dice: "Ok, cerchiamo di metterlo in piedi."
Io: "Ma sei scemo? E come cazzo pensi di fare?!"
"Ma non so, sul tetto o lasciando il portellone aperto."
"Se va bene fai cinquecento metri e ti ribalti."
"E allora dobbiamo ribaltarlo e bloccarlo con un ragno."
Mentre viene introdotto nella mia povera automobilina sento i rumori di stoviglie che si ribaltano, piatti che si rompono, bottiglie che esplodono e poi un sinistro rumore di grassi e liquidi spessi che colano e sgocciolano in pozzanghere.

Vabbè, la cosa importante è che finalmente ci troviamo con le macchine cariche pronti a partire. Siamo tutti strapieni di porcherie, sporche di grasso e piene di peli di gatto tranne -ovviamente- Massi che con sé ha giusto la troia, il figlio di v.sopra e il gatto, che va avanti per far strada.

Il viaggio sembra infinito soprattutto perché inizio a sentire l'odore delle cose che colano nell'abitacolo, in particolare del ketchup mischiato al Martini, mischiato alla mamellata di fragole, mischiato a qualche arrosto canino.mischiato a ogni tipo di sottaceti.

Dopo una ventina di minuti arriviamo alla casa nuova, un palazzo ancora più sghembo del precedente. Massi parcheggia veloce poi sparisce nel portone. Noi non gli diamo tanto peso ed iniziamo a scaricare le nostre auto.
Io mi precipito ad aprire il portellone ma gli amici mi dicono: "La tua per ultima."
"Ma sgocciola!"
"La tua per ultima!" E qui capisco che la polsiera da settanta kg non è solo un vezzo.

Finalmente Massi riemerge dal portone, prende un paio di ceste e fa: "Venitemi dietro!"
Io e Bingo prendiamo il divano di ferro e lo seguiamo. primo piano, secondo, terzo, quarto.... 
"Massi -pant pant!- ma dov'è casa tua?"
"Ancora tre piani, credo.... ah no, quattro."
Quinto piano, sesto piano. Roba da avere le visioni.
Al settimo piano mi si rifà sotto Nicolino: "Senti zio Boinz..."
Non ho il fiato per rispondere, fosse anche per mandarlo a fanculo: non ho il fiato neanche per vivere. Gli faccio un mezzo cenno con la testa e lui: "Ma è vero che sei allergico ai gatti?" E tira fuori da dietro la schiena il suo felino maledetto.
Gli rantolo in faccia la colazione ormai rancida: "Se lo fai... ti ammazzo..."
Poi sempre dondolando come un deficiente: "Senti zio boinz.... MA E' VERO CHE SOFFRI IL SOLLETICO DIETRO LE GAMBE?"

E ciò detto in un lampo mi strofina il gatto sul retro della coscia! Io allo stesso tempo pianto un salto e gli starnutisco un minestrone addosso: il divano mi scivola di mano e travolge Bingo per scivolare giù inarrestabile fino al terzo piano, dove si schianta sul gruppo di fenomeni che arriva con gli altri mobili! Nicolino si pulisce gli occhi col polso, mi tira il gatto addosso e si precipita giù per le scale! Io rinvio il gatto con un drop di destro fuori dalla finesra, recupero quel che rimane di Bingo e mi scaravento sulle sue tracce. Sesto piano, quinto quarto terzo, passo in mezzo agli amici morti di Massi e sono sul parcheggio del condominio. Vedo Nicolino che corre in fondo all'orizzonte. Allora ficco Bingo in macchina, metto in moto e parto. Cerco di prendere il bimbetto sotto ma è velocissimo. Lo stringo contro un muro ma con una finta di corpo mi evita,  allora cerco di schiacciarlo sganciando il frigo. Tclank! Mancato, cazzo.
 


Un cazzeggio di: boinz a 13:30 | link | commenti (18)

giovedì, settembre 01, 2005

LA LUNGA ESTATE GRANATA
Cronaca del pazzesco passaggio di proprietà del Torino: da Maggio ad oggi, cinque allenatori e quattro presidenti.

L´estate più lunga nella storia del Toro ha inizio nella notte tra il 2 e il 3 luglio, a pochi giorni dalla promozione in serie A. Gli agenti della Guardia di Finanza perquisiscono la sede del Torino Calcio 1906 e scoprono che la fidejussione presentata da Cimminelli a copertura dei debiti con il fisco è falsa. A fornire il documento «taroccato» era stato il presidente del Venezia Luigi Gallo, che finirà addirittura in manette, arrestato l´8 luglio su ordine della procura di Torino.

Per salvare il Toro "basterebbe" presentare una nuova fidejussione da 36 milioni di Euro a copertura dei debiti col fisco entro il 9 Agosto, data dell'eventuale quarto e ultimo ricorso possibile, al Consiglio di Stato. Inizia lo stillicidio di notizie: Cimminelli mette a disposizione 160 milioni di proprietà e la fidejussione verrà emessa da un pool di banche facenti capo al San Paolo; no, sarà emessa dalla SAI; no, arriverà dalla Svizzera poi dall'Inghilterra. Il Toro sarà comprato da Giraudo; dall'immobiliarista Coppola; si cercano compratori russi. Tutto inutile, tutte chiacchiere perché nonostante i 40 giorni di tempo per risolvere la situazione Cimminelli lascia scadere ogni termine e il Toro, arrivato al 99° anno di vita fallisce: si consuma il dramma per i tifosi che nel giro di poco più di un mese passano dal ritrovato derby contro la Juventus, al timore di vedere per sempre cancellata la squadra.

Il 10 agosto ad Acqui il Torino gioca la sua ultima gara ufficiale contro la locale squadra di calcio che milita in Eccellenza: è il canto del cigno per la banda del Cimmi & Tilli. È in questo scenario che iniziano le manovre di salvataggio dei «lodisti» (dal cd. "Lodo Petrucci", un 'paracadute' che permette alle squadre che falliscono di non ricominciare dalla serie dilettanti ma di retrocedere di una categoria mantenendo il titolo sportivo con una nuova società) Rodda e Marengo, che sfoceranno di lì a pochi giorni nell´intrigo Cairo-Giovannone.

Mentre si consumava la fine del Torino Calcio, il 19 luglio Gianni Bellino per conto dei «lodisti», finanziato dallo sconosciuto imprenditore ciociaro Luca Giovannone, presenta la fidjussione necessaria per ottenere il lodo Petrucci. Con il Toro di Cimminelli in «coma vigile», ma ormai affossato da quasi 100 milioni di debiti, si anima un dibattito tra chi vuole salvare la serie A ottenuta con enormi sacrifici e chi vuole ripartire dalla serie B con una nuova società ripulita dai debiti.
Il 3 agosto entrano in scena le istituzioni: il Comune, attraverso la Smat, garantisce una sponsorizzazione da 1,2 milioni di euro per far partire la nuova creatura. Rodda (presidente dell'Associazione Piccole Imprese) e Marengo (noto avvocato ed, esponente locale di Forza Italia) cominciano a costruire il nuovo Torino partendo dal tecnico Paolo Stringara e dal direttore sportivo Michele Padovano, vicino alla Gea, recuperando una serie di giocatori fuori rosa, svincolati o a fine carriera. A cavallo di ferragosto inizia il ritiro di Giaveno, mentre in città iniziano le trattative sotterranee per trovare un «cavaliere bianco» in grado di portare in alto il Toro dei «lodisti». Il 16 agosto, quando ormai al vecchio Toro hanno già staccato la spina, la Federazione accetta ufficialmente il «lodo» granata: nasce il Torino Football Club.

Per i tifosi del Toro i bocconi amari sono appena cominciati perché uno dei risvolti del Lodo Petrucci è che i giocatori sotto contratto risultano automaticamente svincolati e quindi liberi di accasarsi altrove. Per i tifosi è un autentico supplizio: tutti i principali artefici della promozione di un mese prima fanno le valigie e se ne vanno senza aspettare di vedere cosa succede. In particolare fa male l'addio di Federico Balzaretti, il capitano in pectore, idolo della Maratona, prodotto del vivaio di cui ha percorso tutta la trafila dai 6 anni fino alla prima squadra, che si affretta a firmare per la Juventus assieme a Mantovani, altro talentino di casa.

I lodisti però chiariscono subito: hanno fondi per arrivare al massimo a Gennaio e quindi si dichiarano "traghettatori" in attesa di un personaggio forte che possa garantire continuità e solidità al Toro.

Il giorno successivo ecco il primo colpo di scena. L´editore alessandrino Urbano Cairo, con i buoni uffici del sindaco Sergio Chiamparino, si dichiara disposto a rilevare il 100 per cento delle quote societarie e diventare il nuovo presidente. Per i tifosi è come la manna caduta dal cielo: «Finalmente uno coi soldi». Chiamparino addirittura dichiara: "Uno così al Toro non capiterà di nuovo per altri vent'anni." Due giorni dopo, alla presentazione della squadra al caffè Norman, Rodda e Marengo si dichiarano disposti a farsi da parte e a cedere gratuitamente il 100% delle quote. Partono le trattative e subito sorgono problemi: ci sono 46 contratti fatti firmare dai «lodisti» sui quali Cairo vuole vederci chiaro. Il sindaco prova una mediazione e organizza un summit tra le parti il 22 agosto a Palazzo Civico. Quando si aspetta solo la fumata bianca, ecco il secondo colpo di scena. Luca Giovannone, fino a quel momento rimasto nell´ombra, irrompe nello studio dell´assessore Peveraro sventolando una scrittura privata con la quale i «lodisti» gli cedono il 51 per cento della società. A un esterrefatto Cairo, lo psicologo di Ceccano dice: «Io non vendo».

In città scoppia la rivolta del popolo granata. Il municipio è assediato dai tifosi che urlano e inveiscono contro Giovannone, che solo a tarda notte riuscirà ad andarsene. Il giorno successivo prima trattativa fiume con il sindaco, alla presenza dei leader della tifoseria: l´imprenditore di Ceccano si impegna, di suo pugno, ad accontentarsi di una quota di minoranza. La notte è foriera di cattivi consigli e il giorno dopo Giovannone, rappresentato dai suoi legali, fa di nuovo marcia indietro. Cairo, presente alla riunione, per la seconda volta rimane con un pugno di mosche in mano. Il 25 agosto è il giorno della «caccia a Giovannone»: il titolare di Vita Serena non si presenta all´assemblea dei soci che deve deliberare l´aumento di capitale. Lui però è in città e, quando la voce si sparge tra i tifosi, viene letteralmente assediato nell´hotel Campanile a Moncalieri. Gli ultras tentano di irrompere nell´albergo ma Giovannone, scortato dalla Digos, riesce a fuggire, confermando le intenzioni di non voler vendere. In serata davanti al Comune altri scontri tra tifosi e polizia, con sei agenti feriti e le zone attigue (tra cui lo store della gi*ve) devastati. Siamo all´epilogo: il 26 viene deliberato l´aumento di capitale e Giovannone, tornato in Ciociaria, da un letto d´ospedale a causa di un principio di infarto dichiara: «Arriverò con l´assegno tra i denti».

Finalmente arriviamo alla giornata di ieri. Giovannone ha tempo fino alla mezzanotte per far valere la sua opzione e presentare l'assegno da 5,1 milioni di Euro per rilevare il Toro. A mezzogiorno e mezzo il suo commercialista parte da Fiumicino con il fantomatico assegno in tasca ma si ferma in attesa di istruzioni. Nel pomeriggio inizia una trattativa tra i legali di Cairo e Giovannone ma è a Fiumicino che i due pretendenti al Toro si danno appuntamento, spiazzando tutti quelli -giornalisti e tifosi- che li aspettavano in Comune. I tifosi comunque continuano ad accorrere e fino a notte fonda aspetteranno notizie e finalmente alle 1 e 20 del mattino del primo settembre arriva l'annuncio: Giovannone cede, Cairo è il nuovo presidente.

(da "La Repubblica" del 1° Settembre con qualche aggiunta qui e lì da parte mia)


Un cazzeggio di: boinz a 09:57 | link | commenti (7)

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