Più passa il tempo, meno ho voglia e meno ho voglia, meno mi passa il tempo

Se tu mi guardassi da lontano, o caro lettore, dubito che riusciresti a distinguermi dalla massa.
Tra tremila anni gli archeologi che esporranno i miei resti nel museo del 21° secolo scriveranno sulla targhetta:
“Impiegato dell’era berlusconi ha un tenore di vita paragonabile a un operaio degli anni ’70 del secolo precedente ma la precarietà di una puttana nigeriana appena sbattuta sul marciapiede. Il poveraccio pensava di essere vicino alla felicità perché in realtà non capiva un cazzo. Del resto l'orribile vita che conduceva se la meritava in pieno, appartenendo egli al ceto sociale con il minor spirito di classe della storia della civiltà umana. Persino gli avvocati, persino gli industriali, i commercianti, coloro che insomma vivevano della rovina dei concorrenti erano riuniti in associazioni, corporazioni, sindacati: l'impiegato a cavallo tra 20° e 21° secolo invece, era completamente abbandonato al suo destino. I sindacati dei lavoratori che avrebbero dovuto vegliare su di lui, avevano infatti preferito dedicarsi alla difesa di operai e pensionati, che avevano un livello di reddito al limite della sopportazione umana e che soprattutto compravano le tessere e scendevano in piazza quand’era ora di manifestare. L’impiegato invece era un individualista diffidente e cattivo e così si prendeva per intero il carico di merda destinato alla massa dei lavoratori dipendenti in cambio di uno stipendio solo nominalmente più consistente di quello degli operai. Come molti suoi contemporanei, l’esemplare che vedete qui esposto aveva così cercato una via di fuga mentale aprendo un blog su internet, quella rozza prima esperienza di rete in cui poi ci siamo trasferiti -una volta divenuti puro spirito- duemila anni fa”
Così, abbastanza vicino a quella che dante definì la metà del cammin di nostra vita traggo un bilancio di metà esercizio e ammetto quanto segue
1) faccio un lavoro di merda; 2) frequento in larga maggioranza delle teste di cazzo a partire dai colleghi; 3) ho uno stipendio che se io e la mia auto non facciamo puttanate, mi permette di chiudere il mese leggermente sopra il pareggio;
4) una volta ogni sette minuti immagino la scena delle mie dimissioni ultima versione io che incido con un saldatore la mia lettera di dimissioni sul cuoio capelluto del mio titolare
5) racconto in giro di aver scopato una quantità di donne pari o forse persino superiore al numero di donne in età fertile che ho effettivamente conosciuto in tutta la mia vita;
6) al di fuori di mtv, qualche sporadico programma comico, il calcio, blob, e i telegiornali praticamente non guardo più la televisione; 7) credo che i pink floyd siano stati il secondo più grande gruppo della storia, perlomeno finché il cervello di waters ha retto;
8) vorrei vedere berlusconi costretto a presentarsi alle elezioni senza fondo tinta in faccia e con i capelli del loro colore naturale;
9) non so i nomi delle veline e me ne vanto apertamente; 10) una volta ogni sette minuti penso “chi cazzo me lo fa fare”; 12) non ho più voglia; firmato:
boinz, 12/01/2004
CALCIO VERO
Erano partiti tutti per le ferie, tranne me, mio fratello Ezio detto Petardo e i più segati fuori del condominio. In fondo al parcheggio c’era un muretto che divideva casa nostra dai campi e lì passavamo le giornate. C’eravamo io ed Ezio, poi c’era Civetta coi suoi occhiali da topo, Giulio detto Padella per le risibili doti di attaccante e Macramé così soprannominato perché a furia di cadere dalla bici aveva le ginocchia ridotte come la coperta dei miei genitori.
Coi miei dodici anni e mezzo ero il più piccolo del gruppo. Gli altri infatti avevano tutti superato i quattordici, per non parlare di mio fratello che ne aveva quasi quindici: può sembrare una differenza da poco ma quel piccolo arco di un anno e mezzo che ci divideva segnava il limite tra chi poteva guidare i motocicli fino a 50 cc di cilindrata e chi no. Così io restavo il bambino del gruppo anche se poi non avendo una lira, giravamo in bicicletta tutti nella stessa maniera e già grazie. Del resto eravamo tutti spiantati, noi e le nostre famiglie. Il nostro sogno era fare come Gianni, il fratello di Civetta che lavorava già in fabbrica e quell’anno era andato a Rimini a “scopare le tedesche”. Lui però di anni ne aveva diciannove, un abisso.
Dunque noi stavamo lì al muretto a cuocere sull’asfalto caldo per poi farci divorare dalle zanzare. L’Italia era campione del mondo e alla radio davano “Da Da Da” di tre stronzi tedeschi. Quel giorno si parlava di calcio: Civetta aveva dato dello stronzo a Bearzot perché nella finale non aveva fatto giocare Dossena, l’idolo dei tifosi del Toro, al posto di Antognoni infortunato ma era stato zittito subito. Poi più nulla, tacemmo, anche perché non avevamo più nulla da dire.
Dall’altra parte dell'enorme campo lasciato a maggese di fronte al nostro condominio si apriva una serie di villini a schiera che addirittura avevano la piscina. Una zaffata di vento ci portò l’odore del cloro e il rumore degli schizzi e dei tuffi e le risate delle ragazze.
“Vi si potesse trasformare in piscio di cane all’istante!”
“Ci sarà anche Francesca Stellone lì in mezzo?”
“E la sua amica coi capelli neri.”
“La sua schiava vorrai dire.”
“A me piace più l’amica che Francesca.”
“Non capisci un cazzo..”
“Francesca se la tira troppo.”
Guardai in direzione delle villette attraverso i rombi della rete: “Secondo me c’è anche Gianandrea.”
Mio fratello, duro, senza voltarsi: “Tu sta' zitto parla quando sei interrogato piciu.”
Feci una risatina: “C’è Gianandrea che limona con tutte le ragazze del quartiere.”
Mi diede un cazzotto sulla spalla da farmi vedere le stelle.
“Perché non ti fai i cazzi tuoi?”
Anche Civetta si voltò verso la villetta con gli occhi stretti stretti: “Comunque Bearzot è un gobbo bastardo!”
“Ma se ha giocato nel Toro!”
“E’ un venduto.”
Una scampanellata di bicicletta ci riportò al presente indicativo. Ci voltammo e dall'altro lato del cancelletto c'era Gianandrea.
“Toh, e tu che ci fai da queste parti?”
Gianandrea Russo aveva tutto per stare sui coglioni: era bello, una specie di Terence Hill di quattordici anni perennemente abbronzato, con un bellissimo sorriso regolare e una voce tranquilla e gentile. Le donne lo adoravano, noi gli avremmo fatto fare volentieri la fine del gatto di Macramé, schiantato da un camioncino. Si dondolava sulla bici tenendosi con una mano a un palo senza mettere i piedi per terra.
“Ciao ragazzi, vi andrebbe una partita a pallone?”
Macramé fece un passo in avanti ma mio fratello lo inchiodò con lo sguardo. Tirò su le braccia conserte e sfoderò uno dei suoi sorrisi pericolosi: “Come mai questo onore?”
“Avevamo voglia di giocare ma siamo rimasti solo in cinque, così abbiamo pensato che magari vi andava di fare due tiri.”
“Tu non vai in ferie Gianandrea?”
“A settembre andiamo negli Stati Uniti. Adesso però mio padre lavora. Insomma, vi va o cosa?”
“No, non abbiamo voglia. E poi siamo solo in quattro.”
“Io ne conto cinque.”
“Mio fratello non lo considerare.”
“Dai, c’è anche mio fratello minore. Fa pari.”
“Mmm. E cosa ci giochiamo?”
“Niente. Una partita così, tanto per fare.”
“Manco per sogno. Se vinciamo noi vogliamo l’ingresso libero alla vostra piscina fino all’inizio della scuola.”
“E se vinciamo noi?”
“Me lo devi dire tu.”
“Beh, non so. Se vinciamo noi voi ci consegnate le biciclette e andate in giro a piedi fino a fine estate. “
Ezio non ci guardò neanche in faccia per chiedere il nostro parere e disse: “D’accordo.” Quindi porse la mano attraverso le grate del cancelletto piccolo. Marcandrea gliela strinse con un tocco molle e ripartì in direzione di casa sua.
“Vi aspetto tra dieci minuti.”
Finalmente mio fratello si voltò verso di noi.
“Beh? Vuoi che non glielo rompiamo il culo a ‘sti quattro cagasotto riccastri di merda?”
“Ma sei scemo? Non sai manco loro chi sono e impegni le bici di tutti quanti?”
Mi diede l’ennesimo cazzotto sulla spalla: “Chi ti ha detto che dobbiamo mollargli le bici. Appena finisce la partita saltiamo in sella e scappiamo. Ma che te lo dico a fare, tanto vinciamo noi!”
Dieci minuti dopo eravamo davanti al cancelletto delle villette.
“Venite, è aperto.”
Il campo era in fondo a un vialetto in ghiaia sottile subito dietro la prima serie di case: un bellissimo impiantino completamente recintato dove i genitori si trovavano la sera per scambiare due palle a tennis, le ragazze giocavano a pallavolo e tutti insieme grandi e piccoli organizzavano tornei di calcetto mentre le madri giravano le braciole sui barbecue. Certe sere quando il vento tirava nella nostra direzione sentivamo arrivare certi profumi di salsicce alla brace da far venire fame a un vegetariano! E risate, musica esotica e tanta figa, anche tra le madri. Poi ci giravamo dal nostro lato e c’erano i ragazzini che si facevano le canne nascosti tra le macchine, ed ogni tanto un’esplosione di bestemmie e insulti se non di mazzate in faccia, oltre a un inconfondibile odore di pasta e cavoli.
Quando arrivammo al campetto la squadra di Gianandrea si stava già scaldando in una metà campo, facendo due tiri. C’erano Ricky di quelli di Via Roma, Ivan detto Marisa, Paolo Michele, il fratello piccolo di Gianandrea, e uno che non conoscevamo. La prima cosa che notammo è che loro indossavano tutti una divisa di raso color giallo tenue molto bella mentre noi avevamo la t-shirt bianca d’ordinanza e pantaloncini di vari colori. Mio fratello addirittura aveva su i jeans perché diceva che i pantaloncini corti li mettono i finocchi e i bambini.
La seconda cosa che notammo fu che erano solo in quattro:
“Ciao. Dov’è Gianandrea?”
“Arriva subito.” E ripresero a giocare come se non fossimo stati lì.
Boh? Entrammo e ci mettemmo nell’altra metà campo ma senza un pallone per scaldarci sembravamo quattro deficienti, anzi, cinque.
“Ce l’avete un pallone in più?”
“Perché, voi non ce l’avete?”
“E no, è che pensavamo che siccome che siamo stati invitati, no?”
“No.”
E ripresero a giocare. E noi lì guardarli.
Finalmente arrivò Gianandrea.
“Bene. Allora siamo d’accordo? Se vincete voi avrete accesso alla piscina e se perdete niente biciclette.”
Si fece avanti mio fratello: “Era ben quello che abbiamo detto, no?”
“Qui funziona così: gara secca da un'ora, non vale la sponda, non vale il gol del portiere dietro la metà campo, rimesse laterali coi piedi.”
“Se finisce pari, rigori o supplementari?”
“No niente, rimane tutto come prima.”
“Bah... Vabbè, facciamo solo una cosa veloce che ho voglia di farmi un bel bagno in piscina! Guarda ho anche il costume” E nel dirlo tirò fuori dalla patta dei pantaloni un lembo di un tessuto quasi hawaiano. Noi scoppiammo a ridere come dei deficienti.
“Se vincete senz’altro. A proposito ho incatenato le vostre biciclette. Questa è la chiave.”
La fece brillare al sole poi se la mise in una taschina interna dei pantaloncini, vicino alla coscia. Mio fratello perse subito baldanza mentre noi ci scambiammo uno sguardo allarmato:
“No calma, ehi, ehi, no, così non va bene, nononono! Se fai così non si gioca e stop.”
“Ti ritiri? Bene. Partita persa però.”
“No manco il cazzo, tu adesso mi dai quella chiave.”
I ragazzi nell’altra metà campo smisero di colpo di giocare e si avvicinarono a Gianandrea.
“Te la darò alla fine della partita. Se vincete.”
Mio fratello rimase un attimo bloccato a riflettere. Tolto il bambinetto gli altri erano piuttosto grossi, specie quello sconosciuto, mentre noi eravamo davvero quattro pirla. Ci fossero stati i suoi amici son sicuro che sarebbe finita a botte ma con noi quattro avrebbe finito per prenderle anche lui, così si strinse nelle spalle:
“Mah, se proprio ci tieni a farti spaccare il culo...
Tirò un calcio a una pietra inesistente e si voltò verso di noi. “Allora Padellone tu vai in porta così non fai danni davanti. Ciccio, tu vai a destra e Civettone a sinistra. Io sto dietro in mezzo. Boinz tu vai davanti. Mi raccomando: devi solo tenere palla per darci il tempo di salire, ok?”
“Ezio, hai fatto una cazzata enorme!”
“Sta tranquillo che ce li mangiamo come patatine.” Non mi diede il solito cazzotto però, segno che era preoccupato anche lui.
Gianandrea fece partire il cronometro al quarzo che aveva al polso quindi mise la palla al centro e la passò a Marisa che la girò allo sconosciuto che fece partire un destro al fulmicotone da venti metri: PAM, palla all’incrocio dei pali, 1-0 per loro. Noi fermi a guardare.
Mio fratello: “CAZZO! PENSATE ALLE FIGHE!”
Toccò a noi a battere. Io l'appoggiai corta al Civettone che però completamente panicato rimase immobile come una statua di gesso. Lo sconosciuto si infilò di gran carrieratra noi due e mise un piattone direttamente da centrocampo a fil di palo: 2-0 per loro. Mio fratello: “CAZZO! PENSATE ALLE BICI!”
Tocca di nuovo a me battere, decido di passare direttamente al Padellone che però per la tensione cicca completamente la palla e la svirgola in porta. 3-0.
Mio fratello: “Tempo, tempo! Ok, cambiamo tutto. Boinz, tu vai a destra e stai dietro al bambino, Macramé in porta.... CAMBIO PORTIERE! Padella su Marisa, Civettone dal lato di Gianandrea e io sullo sconosciuto. Civetta, dammela come sai tu.”
Civettone posò la palla in mezzo al campo, la passò indietro a mio fratello e poi partì a pallettone di taglio a sinistra. Marisa abboccò e gli partì dietro lasciando lo spazio a mio fratello che ci diede con tutta la forza direttamente addosso a Gianandrea. Gianandrea ebbe appena in tempo di spostarsi ma lo stesso sfiorò il tiraccio col culo: la palla si impennò in una parabola diretta nel sette della sua porta prendedo il portiere fuori dai pali. Sembrava fatta ma con un balzo da gatto il fighettino dalla divisa figa e i guanti di Harald Schumacher con un balzo la tirò via. Porco Dighel, manco Dino Zoff sarebbe riuscito a fare una cosa del genere: iniziai a sentire che a casa ci saremmo tornati a piedi.
Calcio d’angolo, Padella la toccò indietro a mio fratello che sparò un’altra cannonata delle sue di nuovo addosso a Gianandrea, prendendolo in pieno stavolta: Gianandrea andò giù per terra come un goldone usato, io mi avventai sul rimbalzo e la buttai dentro!
“GOOL!”
“Non vale. C’era lui per terra.”
“Puoi sucarmelo! 3-1!”
“Ezio, non potresti parlare un po’ meglio? Ci sono delle ragazze e dei bambini qui dentro.”
“MA VAFFANCULO!!! ME LO PUOI SUCARE, HAI CAPITO???!!!! Dì, ci pensi quando verremo qui tutti i giorni in piscina ubriachi a toccare il culo alle ragazze e a bestemmiare? Ti consiglio di darci dentro!”
Faceva un caldo assassino: il cemento sotto lo strato di erba sintetica emanava vampate del calore che aveva accumulato nell'arco della giornata, in più il sole che ci picchiava sulla schiena bruciava come l'inferno. Avrei dato qualunque cosa per una bottiglia d'acqua frizzante appena tirata fuori dal frigo o anche solo per un cicles o una caramella alla menta e davanti avevamo ancora 58 minuti di partita.
La partita piano piano divenne un’autentica bolgia. Mio fratello si prese cura dello sconosciuto, che sarà stato anche bravo ma era un fior di coniglio e al secondo calcio un po’ cattivo sul ginocchio e sugli stinchi praticamente non si vide più. Padella e Marisa iniziarono una partita tutta loro fatta di niente mentre Civettone si incollò a Gianandrea come uno sputo a un francobollo. Ovviamente chi marca è a sua volta rimarcato, così presto finirono per annullarsi l’un l’altro ed il ruolo di ago della bilancia ricadde su di me. Per Paolo Michele, il bambino del gruppo, candidato 1982-83 al titolo under 16 di scemo del paese, questa doveva essere la prima volta che giocava sul serio a pallone, mentre io già da quando avevo sei anni me la battevo a gomitate e calci con i ragazzi più grandi, così ne feci un boccone. Dopo dieci minuti di grandi calcioni riuscii a recuperare un rimpallo a metà campo feci un “sombrero” al bimbetto, o insomma una cosa del genere e poi svirgolai al volo il pallone così male che il portiere lo mancò cadendo seduto per terra come se fosse scivolato su una buccia di banana. 3-2
“E VAIIII FRATELLINO VAIIII!!!!!”
Oramai era un recital a senso unico: mi sentivo Bruno Conti contro la difesa della Polonia ma cazzeggiavo un po’ troppo mentre il loro portiere era davvero bravo. Me ne mangiai una e poi un’altra. Una la sbagliò mio fratello poi tirammo un attimo il fiato e loro vennero avanti. Gianandrea segnò un gol di mano e Ezio quasi se lo inculava a crudo sul posto, poi ne segnò un altro buono e malgrado le proteste di mio fratello andammo sul 4-2.
La partita si fece dura, segnarono ancora Gianandrea e poi Ricky e per i nostri Civetta e mio fratello con una gran spaccata.
Piano piano però la stanchezza cominciò a prendere il sopravvento. Lo sconosciuto allora tentò un tiraccio dei suoi ma prese in faccia Civettone spaccandogli gli occhiali.
“Ferma, ferma, siamo uno in meno.”
Gianandrea gli lanciò uno sguardo di sfida pieno di disgusto padronale:“Secondo me può continuare.”
“Ma se non ci vede niente! Senza occhiali non ci vede niente!”
“Mettilo in porta.”
Il povero Civettone piangeva come un bambino e le lacrime si mischiavano al sangue che gli usciva da un taglio sul setto. Doveva fargli un male cane col sudore sul taglio e l’osso che si gonfiava ma credo che piangesse soprattutto pensando al culo che gli avrebbe fatto la madre quando sarebbe tornato a casa con gli occhiali rotti e per via delle umiliazioni che doveva sopportare a causa del suo handicap.
“Ok, Civetta, va’ sul bambino. Boinz tu ti occupi di Gianandrea e mi raccomando: dagli sulle gambe. Lo vedi quel livido sotto al ginocchio? Là.”
Riprendemmo a giocare con un tiro dal fondo. Gianandrea non correva, volava su una nuvola e io ero sempre indietro di un passo. Sfiorò un gol e poi un altro e io dietro con la lingua sotto ai piedi. Poi a sorpresa Ezio rubò palla a Ricky, mise a sedere il portiere e fece il 6-5.
“Mancano cinque minuti.”
Dovevamo giocarci il tutto per tutto. C’erano in ballo le biciclette, la piscina e le fighe. Così Ezio decise di invertire le marcature, rimise Civetta su Gianandrea “Stagli incollato come due pagine di un giornalino porno!” mentre io tornai sul bambino per cercare il pareggio. Ezio randellava come un assassino ma ne aveva anche prese tante: i jeans erano strappati sulle ginocchia e intrisi di sangue attorno ai tagli ma non se ne dava per inteso. Soprattutto però iniziava ad essere stanco: tentò un tiro in diagonale fiacco e molle, la classica soluzione pigra. Io però vidi partire il pallone in tempo, lasciai il bimbo sul posto a pensare ai Lego e mi lanciai con le ultime gocce di benzina: sull’uscita del portiere toccai qualcosa con la punta del piede, poi saltai e chiusi gli occhi. Con mia sorpresa non ritoccai terra: mio fratello mi aveva abbracciato al volo. “GOOOOOOOL!!!! 6-6!!!”
Avevo tutti i miei amici addosso, avevo pareggiato!
Ora mancavano tre minuti, poi due. Nessuno ne aveva più. Ezio non riusciva neanche più a legnare ma del resto gli altri non riuscivano manco più a creare un’occasione per buscarle. Era quasi finita. Facevamo melina nella nostra metà campo mentre gli altri ci aspettavano nella loro. Macramé mi passò un pallone molle, io feci per controllarlo di esterno ma il bambino arrivò di corsa di dietro, e sul contrasto la palla partì in diagonale dritta sul secondo palo. 7-6. Neanche il tempo di mettere la palla in mezzo e l'orologio al quarzo di Gianandrea si mise a squillare: partita finita, ciao bici.
Mi lasciai cadere per terra morto. L’ultima cosa che vidi fu lo sguardo sconvolto e incredulo di mio fratello mentre Gianandrea e gli altri portavano in trionfo PierMatteo o come cazzo si chiamava.
Tornammo a casa a piedi in silenzio. Io piagnucolavo in silenzio, mio fratello bestemmiava a fior di labbra, gli altri tacevano. Poi di colpo Padella saltò su:
“E la rivincita?”
Per tutta risposta mio fratello gli tirò un cazzotto sulla spalla. Non se ne parlò più.
BASSA RELIGIONE
Nazareth, Palestina.
Anno zero meno venti.
Bottega di un falegname.
Lei: Beppe, ti devo parlare. Amo un altro.
Lui: Ah. Chi è, lo conosco?
Lei: Sì e no, nel senso che lui conosce tutti ma nessuno conosce lui.
Lui: No Maria, per favore: non iniziamo coi giochetti gnegnegne gnegnegne, fuocherello fuocherello. Dimmi chi cazzo è st'infamone!
Lei: Ecco, lo sapevo. Subito inizi ad offendere e a insultare!
Lui: : OH! Ma lo sai chi è il tuo amico? E' uno che va in giro a trombare le donne degli altri, hai capito? La feccia della feccia dell'umanità! Con tutte le donne libere che ci sono, cazzo, proprio le donne degli altri! Allora, chi cazzo è?
Lei: E' Dio.
Lui: Dio chi?
Lei: Dio! Uno ce n'è, l'altissimo, l'onnipotente, l'eterno: Dio!
Lui: Ma stiamo parlando dello stesso Dio? Quello che ha detto: "Non desiderare la donna altrui"?
Lei: Proprio quello!
Lui: Bravo, complimenti! Beh, e cos'ha più di me?
Lei: Allora, tanto per iniziare è uno con una posizione, lui! Uno con un futuro!
Lui: Puoi capire che posizione! Tsk!
Lei: E' il leader del suo settore, va bene!? Mica è un falegname morto di fame...
Lui: Ma quale leader del...! No senti, cioè, te lo devo dire: ma lo sai chi è questo qua? Questo è uno che ogni due e tre cambia nome, va bene? Una volta Elohim, una volta Jahvé, poi Jehova, adesso si fa chiamare Dio, tra un po' chissà come si farà chiamare... questo è uno che ha debiti da tutte le parti, altroché!
Lei: A me ha detto che abita in paradiso.
Lui: Certo, perché adesso il suo settore tira! Ma questa storia della religione è destinata a durare poco, e te lo dice un imprenditore! Qui tra due o tre anni lui e quelli come lui si trovano sotto a un ponte, hai capito? La gente cambia, si fa furba! Sapessi quanti ne ho visti come lui! La bolla speculativa sul monte Nasdaq te la sei scordata? Queste sono fesserie! I mobili invece sono cose serie di cui la gente avrà sempre bisogno! Un tavolo, una sedia: roba solida! Altro che 'sti guru del terziario avanzato che poi tsk...
Lei: Sì, lo sa anche lui e infatti vuole investire tutto in immobili, realizzare una catena di Chiese tipo McDonalds della religione. E sai cosa ha detto? Ha detto che a capo ci metterà nostro figlio!
Lui: Ecco, a proposito: son contento che entri tu in argomento. Io adesso non voglio sentire più storie eh? Te lo dico già: gnegne gnegne bom, finito!
Lei: Scordatelo! Io posso solo migliorare mai peggiorare e dopo Dio c'è ben poco! A proposito, l'hai prenotato l'albergo a Betlemme?
Lui: Adesso non cambiare argomento!
Lei: Perché io lo so che va a finire come l'altra volta, che alla fine andiamo senza prenotazione! Ma sotto Natale te lo dico non troviamo posto!
Lui: Ma sta tranquilla! Ci sono ancora nove mesi, sta tranquillina un attimo!
Lei: Allora ci pensi tu? Sto tranquilla!
Lui: Sta tranquilla. Se non ci penso io ci pensa il tuo amico.
Ok, sono io che sono storto dentro, lo riconosco, ma a me 'sti papaboys mi fanno paura solo a guardarli in faccia!
IL SEGRETO DELLA FELICITA'
DECALOGO
1) Star bene nel fisico, nella mente, nello spirito e nella combinazione tra i tre;
2) Avere qualcuno a fianco che ci apprezza per quello che siamo;
3) Avere qualcuno a fianco che ci legge nel pensiero e non ne approfitta per danneggiarci ma per aiutarci;
4) Essere pagati per un lavoro che faremmo anche gratis;
5) Sapere con esattezza cosa vogliamo e poterci arrivare a costo di qualche sacrificio;
6) Frequentare persone stimolanti;
7) Avere sempre un progetto ambizioso;
8) Avere piena coscienza dei propri limiti ed accettarsi per quello che si è;
9) Essere sempre disposti ad imparare e vedere sempre il lato positivo e divertente delle cose;
10) (soprattutto) Tifare per una squadra che non può fallire.
”
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lo sai benissimo, non fare il deficiente! Stai parlando di Tatta, vero? quella TROIA!!!
”
”utente anonimo in "Eccolo, &egrav...
tolly in E' NATO BOINZINO!!!!...
principessafelice in E' NATO BOINZINO!!!!...
mafaldablue in "Eccolo, &egrav...
oggi
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