Più passa il tempo, meno ho voglia e meno ho voglia, meno mi passa il tempo

Tempi sprecati

Blogger: boinz
Se tu mi guardassi da lontano, o caro lettore, dubito che riusciresti a distinguermi dalla massa. Tra tremila anni gli archeologi che esporranno i miei resti nel museo del 21° secolo scriveranno sulla targhetta: “Impiegato dell’era berlusconi ha un tenore di vita paragonabile a un operaio degli anni ’70 del secolo precedente ma la precarietà di una puttana nigeriana appena sbattuta sul marciapiede. Il poveraccio pensava di essere vicino alla felicità perché in realtà non capiva un cazzo. Del resto l'orribile vita che conduceva se la meritava in pieno, appartenendo egli al ceto sociale con il minor spirito di classe della storia della civiltà umana. Persino gli avvocati, persino gli industriali, i commercianti, coloro che insomma vivevano della rovina dei concorrenti erano riuniti in associazioni, corporazioni, sindacati: l'impiegato a cavallo tra 20° e 21° secolo invece, era completamente abbandonato al suo destino. I sindacati dei lavoratori che avrebbero dovuto vegliare su di lui, avevano infatti preferito dedicarsi alla difesa di operai e pensionati, che avevano un livello di reddito al limite della sopportazione umana e che soprattutto compravano le tessere e scendevano in piazza quand’era ora di manifestare. L’impiegato invece era un individualista diffidente e cattivo e così si prendeva per intero il carico di merda destinato alla massa dei lavoratori dipendenti in cambio di uno stipendio solo nominalmente più consistente di quello degli operai. Come molti suoi contemporanei, l’esemplare che vedete qui esposto aveva così cercato una via di fuga mentale aprendo un blog su internet, quella rozza prima esperienza di rete in cui poi ci siamo trasferiti -una volta divenuti puro spirito- duemila anni fa” Così, abbastanza vicino a quella che dante definì la metà del cammin di nostra vita traggo un bilancio di metà esercizio e ammetto quanto segue 1) faccio un lavoro di merda; 2) frequento in larga maggioranza delle teste di cazzo a partire dai colleghi; 3) ho uno stipendio che se io e la mia auto non facciamo puttanate, mi permette di chiudere il mese leggermente sopra il pareggio; 4) una volta ogni sette minuti immagino la scena delle mie dimissioni ultima versione io che incido con un saldatore la mia lettera di dimissioni sul cuoio capelluto del mio titolare 5) racconto in giro di aver scopato una quantità di donne pari o forse persino superiore al numero di donne in età fertile che ho effettivamente conosciuto in tutta la mia vita; 6) al di fuori di mtv, qualche sporadico programma comico, il calcio, blob, e i telegiornali praticamente non guardo più la televisione; 7) credo che i pink floyd siano stati il secondo più grande gruppo della storia, perlomeno finché il cervello di waters ha retto; 8) vorrei vedere berlusconi costretto a presentarsi alle elezioni senza fondo tinta in faccia e con i capelli del loro colore naturale; 9) non so i nomi delle veline e me ne vanto apertamente; 10) una volta ogni sette minuti penso “chi cazzo me lo fa fare”; 12) non ho più voglia; firmato: boinz, 12/01/2004

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mercoledì, luglio 27, 2005

CUORE AMORE ASCENSORE
 
Era una serata esattamente come tutte le altre, a bere birra al Califfone. A farmi compagnia stavolta c'era il Geom. Ravitta. Il Geom. era giù di morale perché Elsa, la sua fidanzata, lo aveva lasciato e l’amministratore del condominio si rifiutava di toglierla dai consumi dell'acqua.
“Robe da non crederci! Cioè ma leggi cosa c’è scritto su ‘sta lettera!”
“Aaaah: ’Roberto, tu sei l’ultimo dei pezzi di me....’”
“No, non quello: guarda cosa c’è scritto in fondo.”
“Aspetta, mmmmm ecco: ‘...per me puoi pure crepare, hai capito? CREPARE! CREPA BASTARDO!! Firmato: Elsa. Pignasco, 25.05.05.’”
“Vedi? E' due mesi che son da solo e continuo a pagare per due. Due mesi che pago! Non so come farò ad andare avanti...”
“Ma perché hai aspettato tutto questo tempo per andare dall’amministratore? Perché non sei andato prima?”
“Beh, in verità Elsa mi ha lasciato ieri pomeriggio. Ho ritoccato la data col bianchetto giusto per recuperare un po’ di quattrini.”
“Vabè ma perché l'acqua e non le altre spese condominiali.”
“No, lì si va a millesimi, non si scappa.”
Alzai un metro e mezzo di sopracciglio e appoggiai il mento sui pugni incrociati.
“Avanti, sputa il rospo. Cosa vuoi che faccia?”
“Devi metterti in contatto con Elsa e dirle di tornare. Tanto l'acqua la pago lo stesso.”
“Aaaah, no, fuori discussione.”
“Boinz, se non mi aiuti tu non so a chi chiedere. Sul serio!”
“Non puoi chiedere a Bingo?”
“Bingo bastardo com’è, prima se la tromba e poi mi piglia per il culo. E se appena apro la bocca mi gonfia di botte!”
“E Geko e Monoscopio?”
“Quelli li mando dall’amministratore.”
“Mmm. Vabè. Ma ammesso e non concesso, cosa dovrei dirle?”
“Ma dille le solite cose... che senza di lei sono disperato, che non dormo più, non rido più.”
“E quando mai hai riso?!”
“E poi dille che ho cambiato idea sull’ascensore: che quando torna può prenderlo, che pagherò le spese condominiali.”
“Paghi le spese condominiali?”
“Sì... cioè il mio 50%, ecco.”
“Mah.”
“Senti, se la fai tornare ti faccio avere qualsiasi permesso di ristrutturazione in ventiquattr’ore. Sul serio: fosse anche per il Colosseo!”
Mi alzai pesante come un ferro da stiro pieghevole.
"Non ti prometto niente." ed uscii
 
L’appartamento di Elsa era in una mansarda di un palazzo all’ultimo piano nella zona del Quadrilatero Romano, che odorava di fiori e fumo di sigarette di marca. Man mano che salivo le scale sentivo crescere l'eco di passi di danza, di risate e di musica latina a tutto volume: arrivava da casa sua. Il volume era talmente forte che dal pianerottolo si vedeva la porta pulsare a ritmo di salsa. Bussai discretamente, non venne nessuno. Provai allora un po' più forte, poi di nuovo un po' più forte e poi più forte ancora, in un crescendo rossininano di cazzotti. Finalmente Elsa venne ad aprire ma non mi diede manco il tempo di aprire bocca.
“Digli che può andare a fanculo.”
“Va bene.”

Lei richiuse la porta, io girai sui tacchi e me ne andai.


Un cazzeggio di: boinz a 22:46 | link | commenti (11)

lunedì, luglio 25, 2005

CAPIFONIA
Capo: "Io non fumo, non bevo caffè, uso solo prodotti biologici, il telefonino solo con l'auricolare... Adesso ho iniziato a usare il miele al posto dello zucchero."
Io: "Ah sï? E perché?"
Capo: "Ma come perché? Perché lo zucchero raffinato non esiste in natura, lo ha creato l'uomo!"
Io: "Vabbè, manco la ruota esiste in natura ma non è che per questo dobbiamo andare tutti a piedi!"
(NB: è con risposte come queste che mi faccio voler bene dai superiori gerarchici!)


Un cazzeggio di: boinz a 14:24 | link | commenti (12)
il lavoro

mercoledì, luglio 20, 2005

PROVOLONIO
 
Provolonio era il latin lover del nostro gruppo. Alto un metro e un cavatappi, smilzo con la pancetta, portava i radi capelli tirati all’indietro con la sputazza che ogni due minuti si spalmava prima sulle mani aperte e poi in testa. Effettivamente per essere un vero latin lover gli mancavano un paio di cose: un dopobarba che non avesse lo stesso fragore dello spray anti sudore dei piedi e un'educazione che superasse la soglia minima che divide l'onitorinco dal cialtrone. Diciamo la verità: a guardarlo era peggio del peggior sfigato del clamoroso gruppo di sfigati a cui mi onoravo di appartenere! Solo che in un’epoca in cui tutti noi trovavamo serie difficoltà già solo a reperire dei giornalini porno, Provolonio aveva la ragazza!
“Donne di carta!” Urlava mia madre dandomi sulla schiena i Playboy-fantoccio che tenevo semi nascosti sotto al comodino per sviare l’attenzione dai pornazzi ultimo grado nel vano della scrivania.
"Credimi, c'è carta e carta... ahia!"
 
Invece Provolonio aveva una donna vera... che a scanso di equivoci non sempre corrisponde a una vera donna! Lili non aveva il pisello e questo era quanto. Eppure al buon Prov tanto bastava per ricamare infinite storie di amplessi in tutte le posizioni e situazioni onde allietarci le lunghe serate estive tra una zanzara e due tiri, ora a un pallone, ora a una sigaretta: e quella volta che allo stadio, mentre tutti esultavano per un gol lui e Lili si facevano una trombata. E quella volta che al matrimonio del cugino mentre tutti guardavano lo scambio degli anelli loro si facevano una trombata. E quella volta gnegnegnegne.... E quell’altra volta gnegnegnegne...  Due palle che non finivano più, oltre a un’invidia che toccava terra! Ma erano sere d’estate in città che non passavano mai e anche due cazzate raccontate di malavoglia ci sembravano pezzi di spiagge tropicali.
 
Provolonio l’ho perso di vista da un pezzo. Invece una volta ho incontrato Lili, al supermercato.
“Senti, ma Paolo era davvero quel gran trombatore che diceva di essere?”
“Non era male, solo che durante l'amplesso non smetteva di dire: ‘Tiè! Tiè! Tiè!’ il che rovinava un po' l’atmosfera.”
 
A quanto pare ora fa l’attore: in particolare è specializzato nella parte dell’amico bello ma un po’ sfigato di Stefano Accorsi. Se guardi con attenzione lo noti subito perché anche al cinema non ha perso l’abitudine di sputarsi nelle mani per poi riassettarsi i capelli.


Un cazzeggio di: boinz a 23:03 | link | commenti (9)
gente strana

lunedì, luglio 18, 2005

Una cosa ho capito della mia vita: puoi andare lontano fin che vuoi, il destino ti precederà di almeno una settimana per organizzare il tuo arrivo.
 
Grande verità.


Un cazzeggio di: boinz a 12:36 | link | commenti (11)
bollettino dei naviganti

mercoledì, luglio 13, 2005

GRANATA IN BILICO

I tifosi del Toro hanno un loro forum, www.toronews.net. L’ho scoperto qualche giorno fa quando è balzato agli onori della cronaca per via di un’iniziativa unica al mondo: i suoi utenti infatti, si sono autotassati per pagare una pagina del “Sole 24Ore” con cui cercare un nuovo presidente al posto dell’inqualificabile Cimminelli. 

utente INTENTOA questo punto occorre fare un piccolo riassunto delle puntate precedenti: nel 1976 il Toro era una società che metteva in fila tutte le altre grandi del campionato, a partire dalla Juve. Solidità economica alle spalle, squadra fortissima in campo, un allenatore giovane e all’avanguardia in panchina, grandi dirigenti dietro le scrivanie. Presidente di questo Toro dei miracoli era il mitico Orfeo Pianelli che in un calcio ancora da inquinare era riuscito a costruire pezzo pezzo una società gioiello.

Nel 1981 questa società gioiello non esisteva più: travolto dai debiti contratti sui tavoli da gioco, Pianelli è praticamente sul lastrico. Della squadra campione d’Italia, 5 anni dopo rimangono solo Pulici e Zaccarelli. Anche l’allenatore era cambiato, in tutti i sensi. Radice infatti era stato esonerato due anni prima ma già nel 1979 dopo un gravissimo incidente d’auto che lo aveva segnato profondamente (anche perché causa della morte del suo carissimo amico Barison) non era stato più lo stesso.

Nel 1982 il Toro viene rilevato da Sergio Rossi, presidente della Comau, uno di quelli ricchi, un vecchio signore piemontese dai modi anglosassoni ma dalla vista lunga: basti pensare che affida la direzione generale al fino ad allora sconosciuto Luciano Moggi. Nel 1985 il Toro arriva secondo e torna a disputare le coppe europee. C'è di nuovo Radice in panchina e Moggi, Nizzola e Rossi assicurano un progetto a lungo termine. C’è però chi rimesta nel fango e nel 1987 Rossi viene costretto a dimettersi da una furibonda quanto assurda contestazione dei tifosi, tanto assurda che non sono pochi a pensare che sia stata debitamente orchestrata dai nuovi proprietari, Gerbi-De Finis. Questi, assolutamente inadeguati al ruolo, reggono appena un anno e mezzo, giusto il tempo di preparare la retrocessione in serie B, per poi passare la mano a Gianmauro Borsano, un arrampicatore industriale con pochi scrupoli, ancora meno soldi, molti debiti, tanta fantasia e potenti appoggi politici. Dopo essersi affidato al solito Moggi, Borsano mette su una signora squadra che arriverà in finale di Coppa Uefa, sfuggita solo per colpa di tre pali. La sua situazione debitoria però diventa insostenibile. Per sfuggire ai suoi creditori Borsano prima si fa eleggere alla Camera, poi vende una marea di giocatori e infine finge di cedere il pacchetto azionario al suo notaio. Un notaio presidente di una squadra di calcio: non ci crede nessuno e infatti il salasso continua inarrestabile. Nel 1995 il Toro è virtualmente fallito. Lo rileva Gianmarco Calleri, ex-presidente della Lazio, che taglia tutto, svende tutto, risana per modo di dire e poi rivende a un trio di sconosciuti genovesi in cerca di visibilità. Tempo due anni e il Toro è punto e a capo, di nuovo sull’orlo del fallimento. utente BIUSSi fa così sotto Franco Cimminelli, proprietario della Ergom, uno con i quattrini ma che arriva controvoglia, sullo slancio di una campagna giornalistica e con l’obiettivo di fare speculazione edilizia, uno che non si pone problemi a dire che tifa juve, che considera i tifosi che vanno a Superga il 4 Maggio “quattro coglioni” e che soprattutto non ne azzecca una che è una. Si circonda infatti di incapaci, a partire dallo spettinatissimo presidente Romero, uno che era già entrato nella storia granata per aver falciato in auto, uccidendolo, niente meno che Gigi Meroni, il più grande talento che il Toro abbia mai avuto al di fuori delle squadre campioni di Italia.

Cinque anni di sofferenza, conditi dai peggiori risultati sportivi della sua storia. Poi finalmente una gioia. Effimera. A quindici giorni dalle feste per una sudatissima conquista della serie A, infatti, il Toro sta per essere cancellato dai campionati per tutta una serie di irregolarità al momento dell'iscrizione: una fidejussione falsa (ma qui non sarebbe colpa della società); il bilancio non approvato; un grave ritardo nella presentazione dei documenti. Ieri Cimminelli ha finalmente messo mano al portafoglio per regolarizzare la situazione ma a quanto pare è troppo tardi. C’è aria di stretta di vite. Sarebbe una beffa del destino fallire con un bilancio in regola, ma questa è la prospettiva più attuale. Lo sapremo venerdì.

Per il momento dobbiamo accontentarci delle voci che vedono il Toro in serie A ma con una multa faraonica; oppure fallito e retrocesso in B, dove verrebbe acquistato da qualche palazzinaro; in A con una penalizzazione; in B con la stessa dirigenza fino ai professionisti del panico che paventano addirittura il rischio C2.

Qui entra in gioco il forum. I tifosi com'è facile immaginare, sono infatti nel pallone più assoluto: oggi addirittura si dava per praticamente certo l’acquisto del Toro da parte di Antonio Giraudo, il vice presidente della Juve! La cosa è assolutamente sintomatica perché esclusivamente basata su una frase detta a commento della situazione del Toro a margine di una festicciola tra amici: “A volte è meglio fare un passo indietro per farne poi due in avanti.” utente TORRISITutto qua. Eppure basta per far partire la sagra del castello in aria! Compra da solo. Compra con Coppola. Compra perché odia Moggi. Compra perché odia Lapo. Compra perché sotto sotto è del Toro. Compra per farci fallire. Ma no, se vuole farci fallire basta che non faccia niente. Compra perché la juve (anzi, la j**e, come si scrive sul forum) è finita. Andremo in C2. Andremo in Champions League. Preferisco Cimminelli. Preferisco Ferrero. 

Devo dire la verità: mi piace un sacco questo forum. Ci sono un sacco di deficienti ma c’è anche tanta ironia a partire dagli avatar (ve ne posto qualcuno per darvi qualche esempio). La vittima predestinata è il presidente (?) Tilli Romero, uno che è già di per sé un avatar vivente e che qui è letteralmente massacrato.

utente FEUDOGRANATA

Intanto mi piacciono i nick, che rivelano tantissimo della storia della squadra. Per fare un esempio ci sono un sacco di utenti che si chiamano Torrisi o fortunatorrisi o Ftorrisi ecc.: Fortunato Torrisi per chi non lo sapesse è il giocatore che 22 anni fa segnò il gol della vittoria in uno dei derby più entusiasmanti della storia del calcio. Nel Toro ha giocato una stagione come esterno e se non fosse stato per quel gol non avrebbe lasciato traccia. Invece dopo 22 anni ancora un sacco di forumisti lo ricordano nel loro nick assieme ai ben più titolati Dossena, Junior, paolinopulici, policano, fino a Salvatore Vullo: tutti a ricordare un’epoca felice che ahinoi! non c’è più. Un altro si chiama Pileggi_coniglio, a ricordare una partita di Coppa Uefa del 1985 in cui Pileggi appunto scappò negli spogliatoi durante una rissa.

utente GIULIO 1980

In questo forum ho scoperto un sacco di cose interessanti, come per esempio che Carlo Nesti è davvero un uomo piccolo piccolo e la storia della congiura del silenzio sulla vicenda stadi. Soprattutto ho potuto verificare dalle parole di uno dei suoi giornalisti più rappresentativi (l’unico italiano che voti per il pallone d’oro), come “La Stampa”, tra tiratura limitata e veline più o meno esplicite, sia ridotta male. Prossimamente voglio scriverne qualcosa. Ora siamo tutti lì ad aspettare la decisione della FIGC. In linea di massima sarei ottimista ma non sarebbe la prima volta che il Toro viene usato come capro espiatorio dopo aver chiuso uno o due occhi su situazioni ben peggiori, tanto più che gli incroci col destino rivelerebbero la solita ironia agghiacciante che ne contraddistingue la storia.  Un fallimento adesso  infatti sarebbe un dramma che le circostanze centuplicherebbero: il Torino fu  fondato nel 1906. Fallire oggi vorrebbe dire chiudere una storia gloriosa e ricca di 99 anni. Certo, si potrebbe fare come la fiorentina: un anno da Augusta Taurinorum e poi ricomprare il titolo sportivo. Peccato che l'anno da Augusta Taurinorum sarebbe proprio quello del centenario!


Un cazzeggio di: boinz a 22:45 | link | commenti (7)
attualita

martedì, luglio 12, 2005

Scusate l'inerzia degli ultimi giorni, ma a causa della gravissima crisi del Toro mi sono momentaneamente trasferito sul forum dei tifosi granata per seguire in diretta gli sviluppi della situazione. In questo momento non riesco a pensare ad altro (vabbè, oltre alla figa, va da sé!)

Boinz 


Un cazzeggio di: boinz a 22:29 | link | commenti (5)
bollettino dei naviganti

giovedì, luglio 07, 2005

Questa l'ho postata da achillepetulante
 
Ciao Achille, bel blog, lieto di esserci precipitato. Io è una vita che predico che non avremo una società più giusta finché la pippa non sarà considerata un'alternativa socialmente accettabile del sesso.
"Ah mio figlio è tanto un bravo ragazzo! Casa e lavoro, lavoro e casa. La sera un bel pippone prima di andare a dormire ed è contento così!"
"Oh ma che bravo ragazzo! Il mio invece con tutte quelle ragazze mi preoccupa proprio!"

Prima di tutto risolverebbe il problema delle donne che se la tirano:
"Non me la dai? Ah, vabbè. Cia'."

E le donne diventerebbero molto più malleabili:
"IO??? Ma non ci tengo assolutamente ad avere un orgasmo, figurati!"

E più intelligenti:
"Il Toro ha vinto lo scudetto nel 1976, va bene?! Adesso trombiamo o no!?"

E tutto questo a vantaggio della popolazione mondiale: meno violenza sessuale (troppa fatica), meno furti (mettersi a rubare per cosa?!), meno incidenti in auto (la gente se la prenderebbe più comoda), meno infarti (la gente si stresserebbe di meno). Forse si potrebbe vivere fino a quattrocento anni. 
Magari rompendosi i coglioni ma ci si arriverebbe.


Un cazzeggio di: boinz a 19:14 | link | commenti (15)
scleri vari

martedì, luglio 05, 2005

Apre una nuova rubrica:

"Parigi: istruzioni per l'uso"

1."Steak Frites"

La carne alla griglia in Francia è una delle poche cose da mangiare su cui ci si può fiondare praticamente a colpo sicuro perché quasi dappertutto di ottima qualità. Un buon motivo è che la "steak" fa parte integrante delle abitudini culinarie francesi: basti pensare che ci sono diverse catene di fast food che praticamente non servono altro (le principali sono "Courtepaille" e "Buffalo Grill", la prima decisamente migliore della seconda) m
a soprattutto perché la Francia è un enorme pascolo: stiamo infatti parlando di una nazione grossa quattro volte l'Italia e molto meno popolata: i francesi infatti sono di meno proprio come numero e comunque uno su 5 vive attorno a Parigi lasciando la maggior parte del territorio pressocché disabitato. Chiunque ci sia andato in auto sa a cosa mi riferisco: per chilometri e chilometri non si vedono che prati a perdita d'occhio in tutte le direzioni, come da noi non esistono più da almeno cinquant'anni. Anche il clima è favorevole poiché non è certo la pioggia che manca, specie sulla costa atlantica, così questi prati sono sempre verdi e rigogliosi. Ciò detto a quanto pare la carne migliore si trova in Borgogna, tra Parigi e Lione nella zona detta dello "Charolais": beh, non so sia vero ma quella che ci ho mangiato era davvero ottima.

Nei ristoranti la bistecca di solito viene servita con contorno di "legumes", pasta, insalata o "frites" che poi sarebbero le nostre patatine. A scanso di equivoci c'è da dire che per "legumes" i francesi non intendono i nostri ceci ma la verdura in generale ed in particolare i fagiolini bolliti con la cipolla che ti propongono nel 99% dei casi e che a me fanno cagare.

Peggio ancora il riso e la pasta in bianco conditi col sugo della carne: la prima volta che mi sono trovato una bistecca con un mucchio di tagliatelle scotte di fianco quasi mi mettevo a piangere!

In alternativa molti (ma non tutti) propongono l'insalata e qui si apre un dibattito sulla "vinaigrette", quell'orribile emulsione di olio, sale, aceto e "moutarde" -che non è la mostarda ma la senape- o formaggio o scalogno che usano per condire la lattuga. A me fa veramente cagare, altri ne vanno pazzi. Fatto sta che quando provo timidamente a chiedere "olio e aceto" mi guardano come un bantù in un ristorante giapponese con le bacchette che gli pendono dalle narici.

Pertanto le patatine fritte restano l'unica opzione percorribile senza patemi. Ora, alla richiesta di "steak frites" (contrazione di "steak et frites": vale anche per le famose "moules frites" e non fate come quel mio amico che convinto che friggessero le cozze poi ci è rimasto male!) il cameriere implacabilmente domanderà: "Cuisson?" che vuol dire "Cottura?". In Francia infatti i gradi di cottura sono quattro:
1) "bien cuite"
2) "à point"
3)
"saignante"
4) "bleu"

Teoricamente "bien cuite" dovrebbe essere "ben cotta" cioè senza tracce di sangue ma il più delle volte quello che ti presentano è un pezzo di carbonella informe e duro come un albero preistorico. Buona per gli amanti del cartone pressato.
"A point" è la cottura più ambigua perché davvero non saprei spiegare quale sia la differenza con "bien cuite". Così a naso direi che ci si rimette ai gusti del cuoco, come dire: buona per gli amanti del rischio.
"Saignante" vuol dire che è come in un film con Bruce Willis, che cioè nonostante l'apparenza esterna faccia credere che sia cotta, appena la buchi con la forchetta il sangue inizia che scorrere a fiotti. E' la mia preferita.
"Bleu" credo che non rientri neanche nel rango dei gradi di cottura ma in quello delle scottature; in pratica, quello che mia nonna chiamava "una girata e una voltata": parti rosse in evidenza, interno freddo di frigo e il piatto ridotto a una pozzanghera di liquido coagulato. Insomma, buona giusto per gli emuli di Hannibal Lecter mentre è decisamente sconsigliata a quelli che come me si voltano durante le prese di sangue. 

Chiudo dicendo che alla fine dell'ordinazione spesso ti chiedono se ci vuoi una salsa assieme. Anzi, ti chiedono direttamente
che salsa ci vuoi assieme: i
francesi infatti non sono capaci di mangiare una cosa così come è stata cucinata e pretendono sistematicamente di aggiungerci qualche porcheria per personalizzarne il gusto, alla faccia del cuoco. Per la bistecca in genere propongono o l'onnipresente senape o una salsa al pepe che dove vai vai ha sempre un sapore diverso e che, inutile a dirsi, fa sempre cagare.


Un cazzeggio di: boinz a 14:16 | link | commenti (13)
parigi istruzioni per l uso

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