Più passa il tempo, meno ho voglia e meno ho voglia, meno mi passa il tempo

Tempi sprecati

Blogger: boinz
Se tu mi guardassi da lontano, o caro lettore, dubito che riusciresti a distinguermi dalla massa. Tra tremila anni gli archeologi che esporranno i miei resti nel museo del 21° secolo scriveranno sulla targhetta: “Impiegato dell’era berlusconi ha un tenore di vita paragonabile a un operaio degli anni ’70 del secolo precedente ma la precarietà di una puttana nigeriana appena sbattuta sul marciapiede. Il poveraccio pensava di essere vicino alla felicità perché in realtà non capiva un cazzo. Del resto l'orribile vita che conduceva se la meritava in pieno, appartenendo egli al ceto sociale con il minor spirito di classe della storia della civiltà umana. Persino gli avvocati, persino gli industriali, i commercianti, coloro che insomma vivevano della rovina dei concorrenti erano riuniti in associazioni, corporazioni, sindacati: l'impiegato a cavallo tra 20° e 21° secolo invece, era completamente abbandonato al suo destino. I sindacati dei lavoratori che avrebbero dovuto vegliare su di lui, avevano infatti preferito dedicarsi alla difesa di operai e pensionati, che avevano un livello di reddito al limite della sopportazione umana e che soprattutto compravano le tessere e scendevano in piazza quand’era ora di manifestare. L’impiegato invece era un individualista diffidente e cattivo e così si prendeva per intero il carico di merda destinato alla massa dei lavoratori dipendenti in cambio di uno stipendio solo nominalmente più consistente di quello degli operai. Come molti suoi contemporanei, l’esemplare che vedete qui esposto aveva così cercato una via di fuga mentale aprendo un blog su internet, quella rozza prima esperienza di rete in cui poi ci siamo trasferiti -una volta divenuti puro spirito- duemila anni fa” Così, abbastanza vicino a quella che dante definì la metà del cammin di nostra vita traggo un bilancio di metà esercizio e ammetto quanto segue 1) faccio un lavoro di merda; 2) frequento in larga maggioranza delle teste di cazzo a partire dai colleghi; 3) ho uno stipendio che se io e la mia auto non facciamo puttanate, mi permette di chiudere il mese leggermente sopra il pareggio; 4) una volta ogni sette minuti immagino la scena delle mie dimissioni ultima versione io che incido con un saldatore la mia lettera di dimissioni sul cuoio capelluto del mio titolare 5) racconto in giro di aver scopato una quantità di donne pari o forse persino superiore al numero di donne in età fertile che ho effettivamente conosciuto in tutta la mia vita; 6) al di fuori di mtv, qualche sporadico programma comico, il calcio, blob, e i telegiornali praticamente non guardo più la televisione; 7) credo che i pink floyd siano stati il secondo più grande gruppo della storia, perlomeno finché il cervello di waters ha retto; 8) vorrei vedere berlusconi costretto a presentarsi alle elezioni senza fondo tinta in faccia e con i capelli del loro colore naturale; 9) non so i nomi delle veline e me ne vanto apertamente; 10) una volta ogni sette minuti penso “chi cazzo me lo fa fare”; 12) non ho più voglia; firmato: boinz, 12/01/2004

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giovedì, giugno 30, 2005

DIO HA RAGIONE 

La colpa è nostra. La prima volta gli abbiamo ciulato la frutta. Ci aveva 'sto bel giardino curato e tutto che si faceva un culo così a potare le piante e a tenerlo come si deve: tutto bello, tutto bene poi arriva il primo stronzo che passa (e quando dico primo so di cosa parlo) e gli puppa via una mela. E ci credo che è saltato su: "Ma che cazzo, non ho neanche quasi finito e già cercate di buttarmela al culo?"

Già quella volta lì voleva chiudere e ci abbiamo messo tremila anni a menargliela: ma no, ma dai, ma su, ma giù, che quel povero pirla di Abramo si è pure dovuto sparare la scarpinata su per il monte col figlio (che quasi ci rimetteva la ghirba per far piacere all'altro) e Mosé uguale, che anzi poi dopo in discesa ci aveva su anche le tavole di pietra e due cassette dell'acqua San Vito.

Tremila anni così a menargliela: ma no ma dai ma su ma giù, finalmente lui manda giù il figlio a far da ambasciatore e noi cosa facciamo? Glielo rimandiamo su a tocchi! Cioè, che cazzo, ma ti rendi conto?! Fatto sta che com'è come non è, da allora non ci parla più. E forse con qualche ragione, pure.

E allora io volevo approfittare un po' di questa tribunetta -tipo the speaker's corner di Hyde Park- per dirgli: senti, abbiamo capito che sei incazzato. Per carità, hai tutte le ragioni ma ora è arrivato il momento che metti da parte il broncio. D'altra parte duemila anni di palle girate per un figlio in tocchi bastano (che cazzo, è immortale! Io capisco la mela che una mangiata e una cacata e non c'è più ma tuo figlio dopo tre giorni era tale e quale!), ed è vero che per te mille anni sono un attimo e un attimo sono mille anni, ma per noi mille anni sono un sacco di tempo specie visto quello che passa in televisione.

Allora senti, fa un po' che cazzo vuoi ma fattela passare e vieni giù che qua siamo nella merda.

Tuo

Boinz


Un cazzeggio di: boinz a 12:40 | link | commenti (14)
dio , the best of boinz

martedì, giugno 28, 2005

Periodo balordo. Troppa confusione in testa per riuscire a distinguere le storie dal rumore di fondo.
Così niente, per il momento taccio.

Boinz


Un cazzeggio di: boinz a 14:44 | link | commenti (5)
bollettino dei naviganti

sabato, giugno 18, 2005

Il TGV attraversa a 300 kmh le leggere anse della valle del Rodano piegando incessantemente a destra e a sinistra, a destra e a sinistra. Io, avvitato nel mio seggiolino foderato di amianto, lo seguo nelle sue oscillazioni come uno di quei pupazzetti di plastica con un soldo di piombo incastonato alla base, sentendo crescere nello stomaco una nausea molle alimentata dalla colazione di carta offerta dalla SNCF, dall’atroce mix sole rovente/aria condizionata a palla e dal panorama che scorre senza variazioni di sorta da almeno due ore e mezza. Anche la gioia di aver trovato la Settimana Enigmistica alla Gare de Lyon è defunta dopo cinque minuti a causa della solita invincibile monotonia delle sue pagine. Insomma, mi sto rompendo il cazzo e per far passare il tempo sbircio la ragazza seduta di fronte a me. Mi piacerebbe attaccarci bottone ma da quando siamo partiti non ha smesso un attimo di smanettare su uno di quei computerini wireless. E’ anzi così concentrata che quasi non riesco a vederla in faccia: comunque ha più o meno la mia età, un ciuffone ribelle di capelli castani ricci che non smette di annodare all’indice della mano destra, occhi chiari forse verdi e un paio di tette da urlo. E’ evidente insomma come la scelta tra lei e “Spigolature” non ponga dubbi di sorta così finisco per non perderla d’occhio un attimo, aspettando con ansia che il torcicollo prenda il sopravvento costringendola ad alzare lo sguardo.
Non finisco di formulare il pensiero che i miei sforzi di pazienza vengono premiati: premuto un’ultima volta "Enter" o quel che è, la ragazza si tira su inarcandosi nella schiena mentre con la testa compie un arco a 360°, come i pugili prima di un incontro. E' un attimo, poi si tuffa nella voluminosa borsa che ha al suo fianco per emergerne con un paio di occhiali da sole. Mentre continua a scavare alla ricerca di chissà che riesco a scorgere il clamoroso inconfondibile dorso di un volume della Feltrinelli: Ohibò, penso, una connazionale! Decido di lanciarmi:
“Certo che con la tecnologia di oggi si finisce per essere produttivi persino durante quelli che dovrebbero essere i tempi morti per antonomasia, i viaggi.”
“Ah, lei è italiano?” Mi fa senza voltarsi.
“Sì ma vivo a Parigi da un sacco di anni, come avrà capito dall’accento.”
“Il suo italiano è impeccabile.”
“Grazie mille, è molto gentile ma... Oddio, ma lei magari sta lavorando e io la disturbo...”
“No, non stavo lavorando, ci mancherebbe ancora! Scrivevo a un amico. A degli amici, anzi. E comunque ho finito.”
Ripone il trabiccolo nel borsone e finalmente si volta a guardarmi ma come se non mi vedesse. Di fatto però mi trapana il cranio da lato a lato.
“Caspita, fortunati.” Dico.
“Perché?”
“Beh, perché non smette di pensarli nemmeno quando è in viaggio. Magari le pesa staccarsi da loro e li vorrebbe sempre con sé ed è una cosa bellissima.”
La ragazza sorride “Soprattutto è una cosa impossibile! Stiamo parlando di parecchie decine di persone, forse un centinaio!”
“Accidenti, ha mandato una mail che è un autentico spam, allora!”
“Non ho mai detto che stavo scrivendo una mail. In realtà stavo postando sul mio blog.”
“Sul serio? Lei ha un blog? E su che piattaforma?”
“Se ne intende?”
“Ne ho uno anch’io su Splinder. Una cosa piccola però, solo per intimi. Il suo come si chiama?”
“Ah, non le direbbe niente. Più che un blog è una specie di... ritrovo tra amici.”
“Questo s’era capito.”
Stavolta ride apertamente: “Mah, se proprio ci tiene... Vabbè tanto non le dirà niente-  si chiama: ’in-cuor-mio.splinder.com’ E il suo?”
Il cuore mi precipita in fondo alla cassa toracica per poi andare a sbattere contro la volta cranica. E’ come se il TGV sul quale viaggiamo a velocità pazzesca si fosse bloccato di colpo per far passare un lombrico, come se avessi preso la pillola rossa di Matrix: quella che ho di fronte –non so se mi spiego- è niente meno che LadyK! Sbianco, strido, sprofondo e schianto ma di fuori non batto ciglio. Mi raddrizzo solo leggermente sulla poltroncina:
“No, mi spiace. Non mi dice niente, mi dispiace.”
“Ah, vabbè. E il suo come si chiama.”
“Il mio?  Aaaah... il mio? Eeeeh... ehm ehm... mmmm... ‘www.bono-palahniuk.splinder.com’. Come il cantante + lo scrittore americano, non so se li conosce...”
Ruoto la testa all'indietro di 45° come se mi aspettassi una stecca sulle orecchie. Invece lei pare bersela:
“Scherzi? Ma io ADORO sia gli U2 sia Palahniuk! E’ il mio scrittore preferito! Gli U2 poi!”
“Beh certo, Bono non ha più la voce che aveva ai tempi di... ehm, ehm... ‘Night and Day’ per fare un esempio...”
“No ma io devo ASSOLUTAMENTE venire a visitare il tuo blog!”
“L’ho chiuso.”
“No! Perché?”
“Senti. Ero vicino al mezzo milione di contatti, andava tutto benissimo. Parlavamo di ehm... Sharm e del Mar Rosso e di queste cose così e... cioè, non che io sia il tipo che dice: ‘Sai, io vado a Sharm’. In realtà mi ci sono trovato per una serie di combinazioni, capisci no?”
“Non immagini quanto.”
“...quando insomma trovo questo blog meraviglioso, gestito da un genio. Un ragazzo di Torino veramente straordinario.”
“Effe! Tu hai letto Herzog! E’ vero, Effe è davvero...”
“No, non è Effe... trovo questo blog meraviglioso scritto divinamente... si chiama equivocabolario.splinder.”
“Aspetta, fammi capire: tu trovi Boinz un genio?”
“Sì, esatto, Boinz.”
“E decidi di chiudere il tuo blog bono+palahniuk a causa sua?”
“Sì.”
“Ma stiamo parlando dello stesso Boinz?!”
“Sì, è fenomenale, non trovi?”
“Mah.”
“Io non potevo competere, niente da fare. Sono caduto in depressione ed eccomi qua. Lui però rimane un grande della narrativa italiana. Ma parlami un po’ del tuo blog.”
“Beh, c’è poco da dire. E’ un posto dove mi sfogo e mi racconto e... no, ma sei sicuro che parliamo dello stesso Boinz?”
“Penso di sì. Ma senti, tu preferisci che ti chiamino ‘Ledichéi’, ‘Ledicà’ alla francese o “ledicappa’?”
La ragazza rimane un attimo come bloccata, a bocca semiaperta.
"Non ricordo di averti detto il mio nick."
"Eh? Ah ora che ci penso forse mi è capitato di leggere il tuo blog una volta. E' quello tutto rosa, vero?"
Lady inizia a battere leggermente il palmo della mano sulla gamba mentre mi pianta uno sguardo duro che mi attraversa il cranio e poi tutto il treno dritto fino al coppino del macchinista:
“Tu sei Boinz, vero?”
“Come dici?”
“Sei Boinz, eh? deficientone.”
“Aaaah... ecco una domanda interessante. E’ senz’altro una domanda alla quale non si può rispondere con un’altra domanda. Quel che è certo è che...”
“Sei veramente pirla.”
“E’ vero.” Abbasso la testa.
Dalla borsa tira fuori un paio di auricolari e se li infila.
Mi stringo nelle spalle mentre sento gracchiare le prime note di “Square One”.
“Pirla d’un pirla.”
Mette su gli occhiali da sole e di fatto non mi considera più.
Io sprofondo nella lettura della pagina della Sfinge ma non ci capisco niente. Come della vita, del resto.


Un cazzeggio di: boinz a 01:14 | link | commenti (22)
pura narrativa, the best of boinz, blog raduno

lunedì, giugno 13, 2005

Devo dire la verità, questa volta sono davvero senza parole. Non si può spiegare l'astensione di tre italiani su quattro con un semplice: "Banda di stronzi!" Insomma, non hanno votato tre italiani su quattro, come dire che nell'onda dell'astensione c'è una parte della sinistra, gente che credicchia appena appena in dio ma che sicuramente non va a messa e che non può vedere berlusconi; ci sono le donne che pure sono le più colpite da questa legge barbara; ci sono le grandi città dove sicuramente il rischio di preti che preparano liste di coscrizione per chi si fosse presentato ai seggi non doveva essere particolarmente sentito; ha coinvolto i giovani, sempre più incapaci di assumere un ruolo in una battaglia, immedesimarsi in un ideale, formarsi un'opinione, essere partecipi nella società, dimostrare di essere in grado di ragionare con la propria testa: occhio, questo vale per tutte le categorie, tutte le generazioni ma sui giovani si basa il futuro e sono i giovani in genere che assumono un ruolo attivo nelle battaglie ideali, i meno disillusi, quelli che ancora ci credono.

Il quorum era difficile da raggiungere ma non in maniera così fracassante. Perché? Ci dev'essere dell'altro e mi piacerebbe capire cosa.

Senz'altro c'è il fallimento del referendum come strumento di partecipazione. La gente non si fida più e non lo manda a dire: l'idea è che comunque alla fine i politici fanno cosa vogliono e quindi non ha senso. Adesso verranno a raccontare che la colpa è dei referendum pannelliani degli anni '90, con i quesiti da barzelletta, ma io credo che la causa principale vada ricercata nello sfilacciarsi del tessuto sociale.

C'è ignoranza, ignavia, sfiducia, protesta (contro chi, visto che la maggioranza era per l'astensione?) ma c'è anche egoismo, sfascismo, pigrizia mentale, rassegnazione. C'è un'Italia che vive alla giornata e si sente "altro" rispetto allo Stato ma anche rispetto ai propri concittadini e ai parenti, ed è questo l'elemento di maggior novità rispetto al passato, allorquando a tutte le crisi dello Stato-sistema faceva da contraltare un ripiegamento in difesa della famiglia.

Sono segnali bruttissimi e ci (vi, dal momento che io sono a Parigi) aspettano tempi ancora più brutti.

 


Un cazzeggio di: boinz a 22:43 | link | commenti (10)
attualita

domenica, giugno 12, 2005

REFERENDUM REFERENDUM

Come ho già detto altrove, io credo che accanto ai quattro quesiti espliciti posti nel referendum che si sta svolgendo in queste ore, ve ne sia un quinto implicito che ci dirà che cos'è l'Italia del 2005: se un popolo di pecore rincoglionite dalla Chiesa e dalla TV o una nazione che sa ancora ragionare con la propria testa; un popolo ripiegato sull'egoismo dell'ignavia o ancora in grado di guardare al di là del proprio giardinetto.

La domanda sottintesa che unisce i quattro quesiti espliciti infatti è: sapete ancora voi provare uno slancio di solidarietà verso chi è più sfortunato di voi, malato o sterile che sia, sapendo che le cure che negate oggi ai vostri concittadini, domani potrebbero salvare voi o qualcuno dei vostri cari?

Insomma, è il nostro un paese che pensa e programma il domani nella buona (la famiglia) e nella cattiva sorte (la malattia) o un paese che vive alla giornata? Da questa risposta dipende il futuro dell'Italia poiché una volta stabilito che la classe politica, quella imprenditoriale e quella intellettuale, in sintesi la borghesia dirigente italiana è morta o moribonda, non resta che il tessuto sociale a tenere in piedi il paese: se anche questo viene a mancare viene a mancare l'idea stessa di nazione, con quel che segue.

Ancora una volta risulterà decisiva la lucidità di pensiero delle donne italiane, come fu nel 1946, nel 1974 e nel 1978.

A domani per le risposte.


Un cazzeggio di: boinz a 10:59 | link | commenti (6)
attualita

giovedì, giugno 09, 2005

La mia prima gaffe

Ho sempre avuto la lingua piuttosto lunga e solo di recente ho imparato a tenerla a freno.

Questa è la prima battutaccia della mia vita passata alla storia.

Avevo circa quattro anni. Un giorno che ero a spasso con mia madre incontrammo per caso un'amica di famiglia, una di quelle vecchiazze orribili che si vestono da giovani per sembrare giovani e invece sembrano ancora più vecchie. Questa in particolare era veramente una donna di rara bruttezza oltre che insopportabilmente antipatica.

Insomma, la incontriamo per strada e lei comincia la solita manfrina:

"Aaaaah ma questo è Boinz? Ooooooh ma quanto è cresciuto! Aaaah ma com'è cambiato!" E mia madre: "E già... e sì... e beh...."

Poi di colpo si rivolge a me:"Boinz! Ma... ti ricordi di me, vero?"

A quanto pare io mi portai una mano sul fianco e agitando l'altra a carciofo dissi:
"E come si fa a dimenticare una faccia come la tua?!"

Gelo.

Avevo quattro anni. Mia madre anni dopo ammise che non sapeva se baciarmi o seppellirmi.


Un cazzeggio di: boinz a 14:30 | link | commenti (4)
il cielo sopra torino

martedì, giugno 07, 2005

Ehi! E' uscito il quarto numero di Sacripante! E anche stavolta -non chiedetemi perché- c'è un pezzo mio!!!


Un cazzeggio di: boinz a 13:20 | link | commenti (6)
bollettino dei naviganti

domenica, giugno 05, 2005

LA FIERA DI PRIMAVERA
 
Doveva essere grosso modo la quarta ora di un giorno scolastico qualunque. Avevo sedici anni ed ero in preda ai postumi di una sbronza ormonale triste. Guardavo fuori dalla finestra gli alberi che stavano lentamente tirando fuori le foglie ma il rinascere della vita nel tempo grigio quasi autunnale che faceva quel giorno finiva per rendermi ancora più malinconico e taciturno. La profia di matematica stava spiegando qualcosa a proposito del calcolo delle variabili quando Lucilla,  la compagna del banco davanti mi fece scivolare un bigliettino sul quaderno dove scarabocchiavo i miei stracchi appunti. Strano: versione scolastica del colonnello di Garcia Marquez, a me di solito nessuno scriveva bigliettini.
Lo aprii in preda all’ansia:  “Boinz, ti andrebbe se ci vediamo oggi pomeriggio alle 2 davanti al banco del tiro al bersaglio della Fiera di Primavera? Non mancare per niente al mondo! Un bacio.” Malgrado l’evidente errore di sintassi il cuore iniziò a sbatacchiare tra gli organi interni tipo pallina del flipper.
 
Per festeggiare l’arrivo della primavera, la Pro Loco della cittadina dove andavo a scuola organizzava una fiera enorme che finiva per coinvolgere mezzo paese, con le giostre serie, i banchi delle caramelle ed una specie di padiglione con un’esposizione di prodotti tipici. Noi ragazzi l’aspettavamo con ansia perché le ragazze si mettevano in tiro ed accorrevano a sciami da tutti i paesi vicini. Alla fine non combinavamo nulla che non combinavamo nulla ma era questa l’esposizione di prodotti tipici che ci interessava di più. I più arditi riuscivano addirittura a imbastire qualche storiella o perlomeno a conoscere ragazze nuove che magari ci stavano giusto per farsi offrire quel bastoncino di zucchero filato o il giro sull’autoscontro, ma lo stesso a noi sembravano dei seduttori strepitosi.
 
Bene, la calligrafia era inequivocabilmente femminile ed il bigliettino era inequivocabilmente indirizzato a me. Non avevo nemici, quindi era escluso che fosse qualcuno che volesse spaccarmi la faccia. Del resto non avevo neanche troppi amici. Ero uno che non si notava troppo, diciamo, anche fisicamente. Soprattutto fisicamente. Anonimo, ecco cosa. Ma sai, gli occhi scuri, il capello nero, l’occhialino intellettuale alla fine fanno... hai visto mai... lo dicevo io che prima o poi...
Mi raddrizzai e mi guardai nel riflesso della finestra. Subito mi afflosciai.
Ok, è uno scherzo. Non può essere che uno scherzo. Cioè, aspetta un attimo: ammettiamo che sia uno scherzo, va bene? Va bene. Arrivo lì e poi che fanno? Saltano tutti fuori da dietro un cespuglio: “Gnagnagnà!! Gnagnagnà!! Testa di struzzo e baccalà!”
Non può essere.
Ci fosse stato un nome ma non c’era. Fosse stato firmato Giada, la figa della classe, dell’istituto, della provincia di Torino e di questa parte di universo poteva essere uno scherzo ma la firma di Giada non c’era e quindi non era uno scherzo. Non poteva essere uno scherzo.
Ma allora chi poteva mandarmi un bigliettino serio? Gettai un’occhiata panoramica scrutando le compagne. Inutile, non era una calligrafia conosciuta. Doveva essere un’amica di Lucy o magari qualcuna del suo paesello che sapeva che eravamo compagni di classe. Decisi di chiamarla:
“Lucy! Lucy! Ehi Lucy!”
Lucy finì di scribacchiare una cosa e poi senza neanche voltarsi mi lanciò un secondo foglietto piegato in quattro.
“Non mi chiedere niente, non posso dirti niente, non è uno scherzo.” Ah ecco.
 
Passai l’ultima ora e mezza in piena paranoia, con la soglia dell'attenzione schiantata sullo zero assoluto. All’uscita cercai di agganciare Lucy che però era stata velocissima a scivolare fuori e a dileguarsi nella folla di studenti prima che riuscissi a beccarla, così decisi di precipitarmi a casa e di rinviare ogni questione alle due del pomeriggio.  
Mangiai in fretta quasi senza parlare. Mi alzai con l’ultimo boccone ancora in bocca, incurante delle proteste di mia madre.
“Dove vai?”
“Ho un appuntamento con una ragazza non mi stressare sono già in ritardo dammi diecimila lire.”
“Dove vai??”
“Lascia perdere.”
Tirai fuori una camicia pulita, il paio di jeans della Roy Rogers, prosciugai il salvadanaio “Fondo Figa” e mi precipitai alla Fiera. Ero già in ritardo prima ancora di partire.
“Non ho capito dove vai?”
“Te lo spiego dopo non ho tempo una ragazza non mi chiedere altro non lo so.”
Sbam! E giù per le scale.
Eravamo in ritardo sparato ed il pullman arrancava nel traffico in maniera tremenda mentre io avrei voluto muovermi volando, sorpassando in curva, prendendo sotto le vecchie col loro porco carrettino. Chi diavolo voleva passare con me i quattro giorni della Fiera di Primavera? Avrei dovuto chiamare un’ambulanza per fare prima, caspita. Intanto la vescica mi si gonfiava dalla tensione. Chi diavolo poteva essere?
Finalmente arrivai alla fermata, scesi con un salto ed iniziai a correre. A quell’ora la fiera era ancora vuota e così in un attimo la attraversai da cima a fondo. Al mio fianco scorrevano indistinti i banchi con i pelouche, i pesciolini rossi, le caramelle, le scatole misteriose.
 
Finalmente arrivai al banco del tiro a bersaglio e –sorpresa sorpresa- c’erano già tutti i miei compagni! Dovetti fare una faccia talmente delusa che tutti si misero a ridere:
“Hahahaha! Poveretto!”
"Ma povero!"
“C’è rimasto male, guardalo!”
"E voi cosa cazzo ci fate qua?”
Max Speranza mi allungò un bigliettino:“Stessa ragione tua: guarda.”
“Fa’ vedere. Haha! A te ‘un bacio’ non te l’hanno scritto!”
Mi tolse il bigliettino di mano con uno strappo: “Cazzo c’entra?”
 
Fu Annamaria a prendere la parola: “Ci siamo tutti adesso, vero? Bene, quest’anno per l’elezione di Mister IIIa A abbiamo deciso di sottoporvi a varie prove di abilità, forza e resistenza.”
“Quali prove?”
“Quelle delle giostre.”
Lanciai lo sguardo nel largo corridoio tra le due file di banchi: autoscontro, tiro al bersaglio, montagne russe: ce n’era di ogni sorta e per tutto il pomeriggio.
“E cosa si vince?”
“Il vincitore passerà il week end della Fiera con Miss IIIa A.”
“E chi è Miss IIIa A?”
“Lo decide Mister IIIa A.”
"Giada compresa?"
"Tu la vedi?"
"No."
"Ecco, ti sei risposto da solo."
Con Giada fuori gioco si aprivano scenari inimmaginabili! Infatti anche Daniela era carina e così Federica e Irene. Tutto sommato anche Annamaria non era male, se non si considerava la sua aria saputella e precisina. Quella però che mi piaceva di più era Alessandra. Non so, non aveva niente di speciale ma bastava solo che mi si avvicinasse che di colpo perdevo il controllo degli arti, le cose mi cadevano dalle mani, mi si rovesciavano le cose. Probabilmente era convinta che fossi esattamente sulla linea che separa gli handicappati da quelli normali e ne soffrivo da morire e così in sua presenza diventavo ancora più maldestro. Avessi vinto io avrei scelto lei, alla faccia di Giada e di tutte le altre. Tuttavia non mi facevo illusioni, non avevo una chance che fosse una. Non ce l’avrei fatta manco scegliendo io le prove.
Alla fine se la sarebbero giocata Filippo, l’isterico campioncino di tennis, e Dante, la stella della under 16 locale. Anche Bingo era messo bene ma aveva la mentalità agonistica di un monaco buddista. Ancora ancora Gigi, il secchione del gruppo, aveva qualche chance in quelle cose che richiedevano concentrazione ma io, Cicciopotamo, Max Speranza e Cecco potevamo solo scannarci per evitare di arrivare ultimi.
Andai da Bingo, all’epoca ancora sprovvisto di pappagallo.
“Sono fottuto.”
“Ma che te ne frega.”
“E’ che mi rompe l'anima l'idea di esibirmi per far divertire le ragazze.”
“Non è nessuna esibizione. Ti fai il tuo giro sull’ottovolante, tiri le tue palline da tennis e bon. Il resto è solo sfondo.”
“Sarà.”
 Fummo interrotti da Annamaria.
“Bene, cominciamo con la prima prova. Gara di abilità: l’autoscontro. Chi viene colpito sulla fiancata perde un punto. Chi colpisce sulla fiancata un avversario guadagna cinque punti.”
Un po' goffamente prendemmo posto sulle automobiline elettriche. Come detto a quell’ora non c’era nessuno così avemmo la pista tutta per noi. Inserimmo il gettone e di colpo le macchine si misero in moto. Lì per lì iniziammo a girare prudentemente in tondo come squali, poi di colpo Cecco tagliò una curva in diagonale centrando Max Speranza sulla fiancata. Bingo a sua volta cilindrò Cecco e poi si rifugiò lungo il cordolo.
Le ragazze sparse lungo tutto il perimetro tenevano il punteggio:
"Bingo più cinque, Cecco più quattro, Max meno uno!"
Subito si scatenò la bagarre: presi Filippo sullo spigolo ma non me la passarono buona. Filippo mi lanciò un’occhiataccia, io feci finta di far manovra a destra, invece rigirai subito il volante e questa volta lo presi in pieno: yeeeah!
“Boinz più cinque, Filippo meno uno!”
 
Feci il giro largo: Filippo mi teneva d'occhio in cerca di vendetta. All'improvviso approfittando di un ingorgo improvviso tagliò la pista e mi si lanciò contro: io svoltai sulla destra per tagliargli la strada ma all’ultimo alzai il piede dall’acceleratore. Filippo arrivò lungo, io ripartii di colpo e lo toccai sulla fiancata: altri cinque punti per me!
Ero lì che festeggiavo quando mi arrivò una mazzata terrificante che mi buttò sul cordolo: era Ciccio che mi aveva caricato con tutto il peso del corpo. Per tornare in pista ci volle l’aiuto dell’inserviente e così persi un sacco di tempo. Entrai con l’occhio famelico e riuscii ancora a dare un colpo a Max Speranza prima che le macchinette si affievolissero. Ero stato grande!
Classifica: primo Dante, secondo io, terzo Ciccio, quarto Filippo. Ueee! meglio delle migliori previsioni!
 
 “Seconda prova, gara di forza: il pugno. Comincia Boinz.”
Urla, fischi, pernacchie.
“Ehm... qualcuno ha da cambiare mille lire?”
“Ecco, il solito rompicazzo.”
Fortunatamente Federica aveva pensato bene di portare un sacchettone di monete.
Mi avvicinai alla macchinetta ed inserii le centocinquanta lire. La pera scese giù lentamente mentre il baraccone si illuminava come un albero di natale. Presi un respiro profondo e poi tirai un pugno con tutta la forza.
La macchina fece: “Peeeeeh! Signorina!”
HAHAHAHAHAHA!
Schiacciai di nuovo il pulsante rosso, la pera scese giù e feci di nuovo fiasco.
Mi ritirai in secondo piano avvilito.
Toccò a Bingo che diede un discreto cazzotto, poi via via tirarono tutti quanti. Come volevasi dimostrare Filippo e Dante scavarono subito un abisso con gli altri, ma quale differenza di approccio! Dante non smise di sorridere neanche quando colpiva mentre Filippo aveva la stessa espressione penata di San Giorgio che combatte il dragone. Quanto mi stava in culo! Per ultimo toccò a Ciccio e quello che tirò non fu un cazzotto ma un colpo di maglio. Dentro dovevano esserci tutte le frustrazioni di una vita da recluso in un corpo che detesti e che non senti tuo, le prese per il culo, i risolini delle ragazze. La lancetta non smetteva più di girare e la macchinetta di lanciare trilli e sirene. Tirammo tutti il fiato mentre Ciccio guardava altrove inespressivo. Alla fine la lancetta si fermò e squillarono le trombe: “Peeeeeh! Superdotato!”
Gli diedi una malinconica pacca sulla spalla: “Bravo Gus!”
Il guanto di sfida era lanciato.
Classifica: Primo Ciccio, secondo Dante, Terzo Filippo. Io ero scivolato in settima posizione. Le ragazze si guardarono preoccupate: Ciccio in testa sparigliava non poco i giochi.
Venne Alessandra a consolarmi: “Mi spiace Boinz.”
Sospirai “Anche a me, da matti. Io... beh, se avessi vinto avrei invitato te.”
“Sul serio?”
“Sul serissimo.”
“Ma guarda che mi puoi invitare comunque.”
“Sul serio?”
“Sul serissimo!”
“Vieni con me, allora? Sabato e Domenica, dico.”
“Vediamo!” E si allontanò. 
Di colpo mi sentii come se avessi inghiottito cinquecento caramelle frizzanti e smisi di preoccuparmi della gara.
“Terza prova. Gara di precisione: tiro al bersaglio! Comincia Gigi!”
Applausi e qualche battutaccia.
Gigi fece una buona serie e risalì la china in classifica. Vinse anche un orso di pelouche che inutilmente provò a regalare a Federica. Poi toccò a me che feci un discreto risultato e ci guadagnai un pupazzo di stoffa che porsi ad Alessandra. Lei sapeva che era un regalo ma feci in modo che gli altri pensassero che le stavo solo chiedendo di tenermelo. Dante e Filippo fecero en plein ma Ciccio si difese bene e mantenne il primato. Subito dietro di lui Filippo, poi Dante e poi tutti gli altri a partire da Gigi.
"Quarta prova! La torre dell'orologio, gara di resistenza! Chi fa più giri consecutivi vince!"
La Torre dell'orologio era un pilone alto una decina di metri che si stagliava al fondo della piazza. A un'estremità era fissato un braccio che ruotava attorno all'asse tipo lancetta ed al cui fondo era fissata una cabina che oltre a ruotare su se stessa, saliva e scendeva lungo il braccio. Un mostro che avrebbe fatto paura anche a un astronauta della Nasa.  
Ero già pronto a tirarmene fuori con una balla quando mi venne sotto Alessandra: "Lo farai per me?"
Gesù, ci mancava questa! Proprio io che non potevo leggere in pullman, che non mi sedevo mai dietro in automobile, che soffrivo persino l'ascensore nervosetto di casa mia, salire su un affare del genere!
"Verrai con me sabato e domenica?"
"Sì."
"Sul serio?"
"Sul serissimo."
"Ok allora."
Man mano che mi avvicinavo però iniziai a sentire la nausea montare. Salii per ultimo e mi sedetti di fianco a Ciccio che guardava di fronte a sé con lo sguardo del samurai che sta per fare harakiri. Il tizio della giostra passò con un sacchetto a raccogliere tutti gli oggetti che potevano volare via. Gli diedi gli occhiali e le monetine di Federica, quindi mi montò l'imbracatura. Poi la montò a Ciccio, poi a Cecco. A questo punto Filippo si alzò di colpo e corse fuori: "Ma vaffanculo!"
Il tecnico finì di immobilizzarci e mentre usciva dalla cabina ci disse:
"Tenete lo sguardo fisso sul cilindro di fronte a voi."
Io dovevo essere più bianco del bianco. Per mantenere la calma iniziai a recitare la mia personale litania, vale a dire le formazioni del Toro dal campionato in corso via via fino alla stagione dell'ultimo scudetto: "Copparoni, Corradini, Francini, Zaccarelli Junior, Ferri..."
Di colpo la cabina prese a ruotare, il braccio si mise a ruotare, tutto il mondo si mise a ruotare prima pian piano poi sempre più veloce, sempre più veloce. Fui scosso come un termometro, il cervello che mi sbatteva nella scatola cranica, il polmone nel petto. Lo stomaco mi arrivò in gola, poi mi scese nei piedi, poi mi tornò in gola. "Terraneo, Cuttone e Beruatto... Terraneo, Cuttone e Beruatto."  Tutto il mondo ruotava attorno ai miei organi interni e non riuscivo a pensare che al nome del mediano del Toro nel campionato 1981-82! "Terraneo, Cuttone e Beruatto" Alla fine il panico prese il sopravvento e iniziai a gridare finché la nausea superò il panico. Sentivo la pasta col ragù e la mela di mia madre prendere corpo, prendere vita, diventare altro da me, un altro che da me voleva migrare, che mi stava abbandonando, io e lui alieni che occupavamo lo stesso spazio! Avevo paura di vomitare addosso ai miei compagni e avevo paura di soffocare, strinsi i denti poi sentii la bocca riempirsi di schiuma in cui ballavano pezzi solidi. Inghiottii tutto e tutto mi tornò su e di nuovo inghiottii tutto. Stavo per cedere quando finalmente il mondo iniziò a rallentare fino a bloccarsi. Le imbracature si sganciarono e la porta si aprì. Scivolai fuori praticamente a quattro zampe.
C'era Alessandra ad aspettarmi che mi lanciò le braccia al collo.
"Aspetta un secondo." le dissi. Scesi le scale e andai a rimettere il pranzo in un angolo che alle quattro del pomeriggio era già ricoperto di resti di cibo rigettati da altri passeggeri sfortunati. Che peccato, probabilmente voleva baciarmi! Occasione persa.
Con me uscirono Cecco e Bingo. Max, Dante e Ciccio invece resistettero un altro giro, poi toccò a Max vomitarsi l'anima sui piedi. Alla fine del terzo giro Dante uscì barcollando: "Ma andate a fanculo tutte quante!" e se ne tornò a casa. A quel punto uscì Ciccio che si mise a mani sui fianchi sulla passarella e disse tranquillo: "Vi andrebbe una pizza?"
Borbottii confusi di stupore poi tanto per cambiare riprese la parola Annamaria
"Bene, disse Annamaria, per oggi abbiamo finito. Domani vi daremo i risultati."
Tornai alla fermata del pullman sostenuto da Alessandra che curiosamente mi guardava come se fossi un eroe. Da allora in sua presenza non mi cadde più manco una briciola di pane.
Il giorno dopo le ragazze ci comunicarono la classifica di Mister IIIa A che fu:
1° Filippo,
2° Dante,
3° Gigi,
4° Bingo,
5° Io, 
6° Cecco,
7° Ciccio,
8° Max.
Lo dissi a Bingo mentre tornavamo a casa da scuola.
"Te l'avevo detto che era solo un'esibizione tipo circo."
"Hai ancora il becco di lamentarti?"
"No, ma mi dispiace per Ciccio."
"Che vuoi fare? E' la vita."


Un cazzeggio di: boinz a 20:19 | link | commenti (7)
pura narrativa

venerdì, giugno 03, 2005

In Piazza Stravinsky, proprio di fianco al centro Pompidou, c'è una fontana pazzesca che è la gioia dei bambini di tutte le età. Non so come mai, ma alcuni degli elementi che la compongono mi hanno fatto pensare a certi blogger che sono (ero ahimè) solito frequentare , così ho deciso di ribattezzarla:

La Fontana Dei Bloggers

Junior

Viridian

Placida Signora

Lady K

Marcellus

Angostura

Effe


Un cazzeggio di: boinz a 22:31 | link | commenti (6)

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