Più passa il tempo, meno ho voglia e meno ho voglia, meno mi passa il tempo

Tempi sprecati

Blogger: boinz
Se tu mi guardassi da lontano, o caro lettore, dubito che riusciresti a distinguermi dalla massa. Tra tremila anni gli archeologi che esporranno i miei resti nel museo del 21° secolo scriveranno sulla targhetta: “Impiegato dell’era berlusconi ha un tenore di vita paragonabile a un operaio degli anni ’70 del secolo precedente ma la precarietà di una puttana nigeriana appena sbattuta sul marciapiede. Il poveraccio pensava di essere vicino alla felicità perché in realtà non capiva un cazzo. Del resto l'orribile vita che conduceva se la meritava in pieno, appartenendo egli al ceto sociale con il minor spirito di classe della storia della civiltà umana. Persino gli avvocati, persino gli industriali, i commercianti, coloro che insomma vivevano della rovina dei concorrenti erano riuniti in associazioni, corporazioni, sindacati: l'impiegato a cavallo tra 20° e 21° secolo invece, era completamente abbandonato al suo destino. I sindacati dei lavoratori che avrebbero dovuto vegliare su di lui, avevano infatti preferito dedicarsi alla difesa di operai e pensionati, che avevano un livello di reddito al limite della sopportazione umana e che soprattutto compravano le tessere e scendevano in piazza quand’era ora di manifestare. L’impiegato invece era un individualista diffidente e cattivo e così si prendeva per intero il carico di merda destinato alla massa dei lavoratori dipendenti in cambio di uno stipendio solo nominalmente più consistente di quello degli operai. Come molti suoi contemporanei, l’esemplare che vedete qui esposto aveva così cercato una via di fuga mentale aprendo un blog su internet, quella rozza prima esperienza di rete in cui poi ci siamo trasferiti -una volta divenuti puro spirito- duemila anni fa” Così, abbastanza vicino a quella che dante definì la metà del cammin di nostra vita traggo un bilancio di metà esercizio e ammetto quanto segue 1) faccio un lavoro di merda; 2) frequento in larga maggioranza delle teste di cazzo a partire dai colleghi; 3) ho uno stipendio che se io e la mia auto non facciamo puttanate, mi permette di chiudere il mese leggermente sopra il pareggio; 4) una volta ogni sette minuti immagino la scena delle mie dimissioni ultima versione io che incido con un saldatore la mia lettera di dimissioni sul cuoio capelluto del mio titolare 5) racconto in giro di aver scopato una quantità di donne pari o forse persino superiore al numero di donne in età fertile che ho effettivamente conosciuto in tutta la mia vita; 6) al di fuori di mtv, qualche sporadico programma comico, il calcio, blob, e i telegiornali praticamente non guardo più la televisione; 7) credo che i pink floyd siano stati il secondo più grande gruppo della storia, perlomeno finché il cervello di waters ha retto; 8) vorrei vedere berlusconi costretto a presentarsi alle elezioni senza fondo tinta in faccia e con i capelli del loro colore naturale; 9) non so i nomi delle veline e me ne vanto apertamente; 10) una volta ogni sette minuti penso “chi cazzo me lo fa fare”; 12) non ho più voglia; firmato: boinz, 12/01/2004

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martedì, maggio 31, 2005

SEMPRE A PROPOSITO DEI REFERENDUM

questa frase di Jackson mi sembra molto pertinente:

"se con il mio voto riuscirò a rendere una donna madre e quindi felice e completa o a rendere la speranza di una vita migliore anche ad un solo malato ne sarà comunque valsa la pena"

Ecco, davvero penso che abbia detto tutto quello che c'era da dire.


Un cazzeggio di: boinz a 19:29 | link | commenti (11)
attualita

domenica, maggio 29, 2005

IO IL MIO DOVERE DI CITTADINO L'HO FATTO!

 


Un cazzeggio di: boinz a 09:04 | link | commenti (6)

mercoledì, maggio 25, 2005

UNA GRAN SERATA
 
“Dans le noir” è un ristorante parigino molto particolare, creato -dicono- per sensibilizzare le persone alla causa dei ciechi, ma che in realtà -son convinto- è solo l'ennesima stronzata tirata fuori per farsi notare. La sala di "Dans le noir" infatti, è completamente al buio, al punto da non poter nemmeno vedere la mano che ti tocca la punta del naso. Un buio assoluto, che solo gli speleologi e pochi altri hanno veramente vissuto poiché nelle nostre normali esperienze di oscurità c’è sempre un filo di luminosità, un riverbero che filtra da qualche parte. Qui invece il buio è totale e solo i camerieri non vedenti riescono a muoversi con una certa disinvoltura.
 
Ovviamente si tratta di un locale molto alla moda e Dianne la nostra capa, fighettina come solo una donna parigina può essere, decide di organizzarvi la cena del bilancio del primo quadrimestre assieme a noi del servizio commerciale.
 
Entriamo e subito: pim! E poi: pam! Ginocchiate contro le sedie “E porcam..!”
“Voilà: ve l’avevo detto che era un locale molto particolare!”
 
Ci sediamo a tavola e la cosa impressionante è che tutti iniziano ad urlare come se fossero agli estremi di una piazza deserta: infatti in un buio così si perde immediatamente la cognizione delle distanze ed anche il tuo vicino di orecchio finisce per sembrarti lontanissimo. Così in capo a cinque minuti abbiamo tutti il mal di testa, chi per le urla tirate, chi per le urla subite, tutti per lo sforzo degli occhi.
 
"Eeeh, godetevela questa cena perché son tempi duri.”
 
La seconda cosa che scopriamo è che il cibo se non lo vedi perde metà del gusto, anche perché il sospetto che ci diano delle cagate è forte.
 
“Cameriere, ma questo prosciutto sa di pesce!”
“Cameriere, questo salmone sa di prosciutto!”
“Scusate, invertiamo subito.” Alè, alla faccia dell'igiene.
 
La terza cosa è che pensare di poter usare normalmente forchetta e coltello in queste condizioni è un’illusione da pazzi: presto tutti iniziamo a mangiare con le mani facendo dei rumori ignobili e a mettere le dita nei bicchieri per versare da bere dalle poche bottiglie non scafasciate per terra. Il vino fa schifo. Dicono che è un Bordeaux del 1969 ma ci gioco il culo che quello che versiamo un po' dappertutto tra cui nel bicchiere, è un tavernello lasciato su un balcale al sole.
Risultato: ci si sporca in maniera indecorosa ed io mi sono pure messo il vestito buono.
 
Pim!
“Cazzo di budda! E cerca di stare attento!”
“Ah sei tu?”
In piena bagarre alimentare Dianne si mette a picchiare con il coltello sul bicchiere per attirare l’attenzione:
“Bene, volevo approfittare di quest’occasione per parlarvi dei budget del secondo quadrimestre: ci aspettiamo un incremento del fatturato del 7%. Sarà nostra cura anche contenere gli sprechi, così i budget di spesa saranno ridotti del 10%. Pertanto non vi stupirete di sapere che tutti gli aumenti di stipendio sono stati sospesi.”
 
Mormorii di dissenso.
“Ne approfitto anche per comunicarvi la mia promozione al consiglio di presidenza! Un brindisi alla mia nuova autoooo! Cin cin!”
Silenzio.
“Cin ciiin!”
Nulla.
"Cin..."
Ma viene interrotta da una voce in falsetto:
“Ma vaffanculo, troia schifosa!”
Poi un'altra, sibila ancora più acuta: "Vacca senza speranza."
“SEI UNA GRAN TROIA ECCO COSA SEI!”
Bom, di colpo si apre l’inferno:
“PUTTANA! LADRA DI MERDA! BALDRACCAAAA!” Poi iniziano a partire le bistecche nella sua direzione. Poi le forchette lanciate come coltelli. Pim pam pum!
 
“Ragazzi, ma... voi dovete essere impazziti!”
“PUTTANA, PUTTANA!”
“Ma io sono il vostro responsabile!”
“SEI UNA FACCIA DI MERDA! TI SPACCO LA FACCIA! PUTTANAAAA!” PAM! Un bicchiere si infrange contro una parete
“Dicevo... quest’anno avrete due telefoni per scrivania così potremo dimezzare il personale!”
“ZOCCOLA! LURIDA! FAI SCHIFOOOO!” PATAPAM! E via una sedia.
 
Riprendo subito in mano la situazione e dico con la mia vera voce bella chiara e impostata tipo crooner:
“Ma no non è vero, sei un capo eccezionale!”
E tutti con la voce normale e riconoscibile: “Sì sei un responsabile notevole, con un alto livello di efficienza!”
"Un genio del back office!"
"Grazie!"
Poi di nuovo tutti in falsetto: “NON E' VEROOOO! TROIA! SCHIFOSA! BAGASCIONE DA CORSA!” PAM! Una bottiglia che sfonda l’acquario.
“Ragazzi, ma state scherzando?”
“ASPETTA CHE TI BECCO CHE TI STUPRO CON UNA BOTTIGLIAAAA!”
E poi di nuovo tutti con la voce normale: “E piantatela, pensate al bene dei clienti!”
“Basta, manteniamo il livello di servizio!”
“Mettetevi nei panni dell'higher management!”
Ma subito dopo:
“SCHIFOSA! VACCA DA MONTA! MERDA UMANAAAA!”
“Non è vero, sei un manager molto trendy.”
“TROIA!”
 "Hai delle splendide penne Montblanc."
"Grazie!"
"STRONZAAA!"
"Genio dell'informatica."
"TI SFONDO IL CULO CON IL TELEFONINOOOO!"
"Grazie.. cioè, ragazzi, calmatevi!"
Così tutta la sera fino al dolce, poi lì scoppia la battaglia del budino ed è la fine della civiltà.
 
A fine cena usciamo lerci come lottatori nel fango tranne Dianne che è pulitissima ed ha un paio di occhiali bizzarri sul naso.
“Sono ad infrarossi: molto comodi per vedere al buio. Molto comodi. Troia schifosa eh, Boinz?”
“Era un’imprecazione... sai sbattendo al buio...”
E i colleghi dietro.
“Sì, con ‘sto buio... oddio, un’idea un po’ del cazzo venire qui eh?”
“Ma simpatica.”
“Sì simpatica.”
"Originale."
“Allora: quest’anno non avrete aumenti e voglio un sette percento in più sul fatturato. Sono stata chiara? E forse, FORSE, dimentico quello che è successo stasera.”
Silenzio
"Forse. Non ho ancora deciso."
Silenzio.
 
Silenzio.

Silenzio.
"Beh?"
 “Ma lo sai che sei proprio una troia?”
"Proprio una gran troia."
“TROIA!"
"TROIA! PUTTANA!”
“PUTTANA PUTTANAAAA!”
"TROIAAAAA!"
E vai di lancio di oggetti.
"Ragazzi, ma..." PAM! Bicchierata in fronte.
L'ho sempre detto che avrei dovuto darmi al baseball!
 


Un cazzeggio di: boinz a 20:12 | link | commenti (4)
il lavoro

mercoledì, maggio 18, 2005

Doppio Zero.
 
Come tutti sapete, in molti paesi del mondo per doppio zero si intende la sala da bagno. Probabilmente l'immagine nasce dal disegno della tazza e del bidet che visti dall'alto, effettivamente ricordano due zeri. Una bella immagine, domestica e rassicurante: cosa c'è di più intimo e protettivo della propria stanza da bagno? E' un po' come il ventre materno, un posto ad animazione sospesa che permette di lasciare i problemi e i pensieri molesti fuori della porta e dedicarsi completamente alla meditazione introspettiva. Tutto il contrario invece dei cessi pubblici di supermercati e autogrill, che in comune col "doppio zero" hanno solo la funzione espletata. A ben vedere infatti, su tutto il resto non c’entrano un accidente: tanto è familiare e intimo il primo, quanto è promiscuo e inquietante l'altro: zero meditazione, zero privacy tanto più che il genere di persone che frequenta abitualmente i cessi degli autogrill non è certo quello con cui si condividerebbero i recessi più intimi di casa nostra.
Questioni sociopatiche a parte: magari sono io che sono paranoico come “The Aviator” ma l'impressione che ne ricavo è sempre quella di entrare in una coltura di germi e virus di ogni tipo.
 
Così potendo evito e quand'anche le liquide e pressanti circostanze mi costringono infine a ricorrere ai benefici del servizio promiscuo, cerco sempre di utilizzare l’orinatoio verticale da parete. Sì parlo proprio di quella specie di bizzarro secchio di maiolica con un fondo di acqua non esattamente cristallina e un cubetto di gelatina blu. Quest'oggetto che per la maggior parte delle donne resta misterioso come un'astronave aliena, è in realtà un manufatto che nasce da una straordinaria ispirazione igienistica, specie quelli dotati di fotocellula per lo scarico, perché permettono di arrivare, estrarre, effettuare, scrollare, ripiegare, richiudere, scaricare e andarsene senza mai entrare in contatto fisico con l'orinale, a meno di dotazioni fisiche cavalline (problema che ahimè non mi riguarda) o di problemi di nanismo. Stupendo!
 
Coerentemente con quanto su esposto, cerco di non utilizzare mai i gabinetti a cabina dotati di porta. E' la sequenza che mi lascia perplesso: apri la porta, chiudi la porta, estrai, effettua, scrolla, ripiega, richiudi, riapri la porta, esci.
Il problema che mi affligge è la consapevolezza che ogni passaggio viene effettuato da tutti con la medesima mano. Se ci pensate un attimo, questo vuol dire che in capo a mezza giornata, le decine di utenti che saran passati dal bagno facendo il passaggio maniglia-pisello-maniglia avranno reso la medesima indistinguibile dal punto di vista microbico da un organo sessuale maschile di medie dimensioni, che è un po'  come aprire e chiudere la porta facendo ruotare il pisello di uno sconosciuto.
 
Ora, già vedo il più furbino di tutti alzare la mano e dire: "Sì ma il servizio viene igienizzato ogni due ore." Già, il servizio. Ma la porta fa parte del servizio? Vi è mai capitato di entrare in un bagno pubblico, trovare la maniglia bagnata, annusarla e sentire l'odore di detersivo? (A me mai, anche perché tutte le volte che ho trovato la maniglia del gabinetto bagnata, l'idea di avvicinarmi la mano anche solo incidentalmente alla bocca mi bastava per svenire sul posto dall'orrore). Per cui le possibilità che anche le maniglie vengano lavate assieme alle tazze mi paiono nelle migliori delle ipotesi ferme al 50 e 50. 50% sì, 50% no: troppo poco.
 
Così quando proprio sono costretto a usufruire dei servizi a cabina, esordisco aprendo la porta con una pedata stile Charles Bronson ne "Il Giustiziere della notte". E poi effettuo lasciando la porta aperta, dando la schiena agli astanti. Ecco, qui un paio di volte mi è capitato il rimbrotto paradossale di quello che dice:
"E chiudere la porta?"
"In che senso scusi?"
"Eh, non si fa pipì lasciando la porta aperta, maleducato!"
Ma come? Dall'altro lato della parete c'è una fila orizzontale di tre-cinque persone mischiate in maniera promiscua che orinano in perfetta armonia e vieni a stressare me che sono qui da solo che mi faccio (è il caso di dirlo) i cazzi miei? Ma robe da matti!


Un cazzeggio di: boinz a 09:16 | link | commenti (13)
scleri vari

mercoledì, maggio 11, 2005

IL MATRIMONIO DI BINGOBANGOBONGO (1a Parte)
 
Insomma la storia è che Bingo era veramente preso, ma veramente! Cioè per mettersi a parlare di matrimonio doveva essersi bello e rincoglionito, altroché! C'è da dire che la Susi era una gran figa, un troncone di spacca che ti faceva venire veramente tutti i pensieri più luridi del mondo, e cazzo stiamo parlando della donna del mio migliore amico! Cioè del tipo che con le tette poteva davvero impastarci la pizza tanto erano dure e poi un culo che solo a morsi! Dal momento però che la donna perfetta non esiste o se esiste io ancora non l’ho conosciuta, anche la Susi aveva i suoi difetti. Il difetto della Susi era che andava a messa e non voleva sentire parolacce. Cioè diofà, pensa solo che aveva tolto la parola a Pirupiru per un porcozzio durante la partita del Toro! Cioè, e che cazzo, neanche durante le partite del Toro che lì puoi star sicuro che Dio non c’è mai, ma mai mai! Beh niente, manco lì, manco per idea e così la Susi ha tolto la parola a Pirupiru e ha chiesto a Bingo di non invitarlo nemmeno al loro matrimonio.
“Cioè, gli ho detto a Bingo, io non c’ho niente contro i matrimoni: si vedono gli amici, si mangia come somari, ci si sbronza forte. Ma spiegami cosa cazzo c’entra la chiesa?”
 “Ma no, è che Susi ci tiene, i suoi ci tengono, i nonni ci tengono. Il mio parere non conta un cazzo ma vabbè!” 
E Pepe: “Porcod**!”
 
Era un matrimonio destinato a durare poco, anche perché Bingo non voleva certo rinunciare a Pepe, il suo pappagallo allevato a bestemmie! Adesso aveva un bell’insegnargli delle imprecazioni più decenti, era troppo tardi!
“Cococococò! Accipicchia! Cococococò! Accipicchia! Cococococò! Accipicchia!”
“Porco D**!”
“Cococococò! Accidenti! Accidenti, cococococò!!”
“Porco D**!”
“Cococococò! Acciderba! Cococococò! Acciderba! Cocococ...”
“Ma va a fanculo!”
 
Un’impresa disperata, insomma!
 
Insomma, arriva la sera del corso prematrimoniale. Io avevo organizzato non mi ricordo manco più io cosa, forse avevo solo preso due giornalini di supertettone in stazione progettando di passare la notte al cesso. Anzi, ero proprio lì che ci davo di zampogna quando mi suona il campanello. Vado ad aprire ed è Bingo.
“Senti c’è un casino, la Susi non sta bene e non può venire al corso.”
“Ah, bene! Finisco un attimo una cosa e poi andiamo al califfone.”
“No, senti è che io a ‘sto corso ci devo proprio andare.”
“Va bene, facciamo un’altra volta. Adesso ho una cosa urgente da finire.” E ho tirato su il giornalino porno che avevo in mano che ancora ci avevo l’indice in mezzo a segnare la pagina.
“No, cioè mi dovresti accompagnare.”
“Io? E che vengo a farci? Non devo mica sposarmi un’invasata io. Un’invasata con due tettone così ma lo stesso...”
“No, dai diofà che da solo non ci vado.”
“Portaci Pepe. A proposito, buonasera Pepe, come stai?”
“Porcaccia la M***!”
“No dai, fammi la cortesia, vieni anche tu.”
“Posso portarmi il giornalino dietro?”
“E porta il giornalino.”
 
Così nonostante le buone prospettive che presentava la serata eccomi lì con Bingo, Pepe e un giornalino porno nello zaino a suonare il campanello di una villetta molto ma molto carina. Non c’è che dire, si fanno i soldi a credere nel padreterno, ecco perché io c’avevo le pezze al culo davanti e dietro. Finalmente dopo mezz’ora di scampanellare si apre la porta ed esce uno con la testa di cazzo. Davvero, da prendere a cazzotti. Prende e mi viene sotto.
“Ciao! Tu devi essere lo sposo!”
“Nonono...” e indico col pollice lo sfigatone al mio fianco.
“Ah. E allora tu chi sei? Lo sapete che la pederastia tra omosessuali è peccato mortale, il più orribile dei peccati mortali!”
“Davvero? Che peccato. Come non detto!” E faccio per girarmi sui tacchi
“Ehm, lui è il mio testimone. La mia fidanzata non poteva venire e gli ho chiesto di accompagnarmi...”
“Entrate allora, entrate!” Ma da dietro un sorriso di legno Giacobbe mi manda un’occhiata del tipo: “Se pensi di essere venuto qui a divertirti ti sbagli di grosso.” Nel mio sguardo di ritorno invece ci avevo scritto: “Lo sapevo già.”
 
Entriamo e c’è un macello di gente, tipo altre tre coppie. Ci sono
-         Due sfigati peggio di Bingo e Susi, lui grasso di quel grasso moscio ed i capelli unti, lei uguale compresi i calzini bianchi ma in più di un brutto che per chiavarsela ci vuole il consenso dei carabinieri.
-         Un meridionale di cinquant’anni assieme a un bagascione da combattimento, lui col catenazzo a forma di pisciatoio a ballare in mezzo al petto bianco e grigio in primo piano, lei con una gonna spaccata a mostrare il prosciuttone al pelo
-         Un piciu accompagnato da un pezzo di figa senza senso.
 
Giacobbe inizia a raccontarci due cazzate poi d’un tratto arriva la moglie sfibrata e triste con sei figli: il più piccolo appena si regge in piedi, la più grande avrà diciassette anni ed ha già la sfiga addosso da toccarsi quando passa. In mezzo c’è un ragazzino con la faccia da delinquente  che riscuote subito la mia solidarietà.
“Questa è la mia famiglia. Il sesso ricordatevelo, dev’essere proteso solo alla procreazione, solo ad alimentare la famiglia di Cristo perché la famiglia è felicità.”
Guardo la moglie intristita che magari un tempo non era neanche male, e i figli che hanno scritto in faccia che ucciderebbero i genitori per andare al Monsters of rock a scopare e bere birra.
“Scusa Giacobbe, tu cosa fai nella vita?”
“Sono un piccolo piccolissimo membro del consiglio d’amministrazione della Microsoft. E tu Boinz?”
 “Io sono il manager di Robbie Williams.”
 
Ci sediamo a coppie su un divano ad angolo.
“Iniziamo con i giochi: mettete nell’ordine le seguenti parole: famiglia, amore, Dio, denaro. Boinz, inizia tu.”
“Aaaaah io direi senza dubbio il denaro, tanto denaro che poco denaro è come non averne; poi vabbè il sesso anche se una volta che c’hai il denaro viene da sé, poi la famiglia eeeee mmmm.... qual era l’altro già?”
“Bingo?”
“Io direi come Boinz, solo che metto Dio davanti a ogni cosa...”
“...ed in particolare davanti alle parolacce!” aggiungo scatenando l’ilarità della figa.
 
Il cafone catenato mette “‘a famigghia” prima di ogni cosa, e la sua zoccola “Purìo.”. Il piciu sballa tutto rispondendo “la mamma” e la figa mette tutto in fila  dietro all’amore che pronuncia in una maniera così rotonda da far capire che non si riferisce a quello che si prova il proprio criceto. Quando i due morti gridano in coro “Dio” Pepe si rianima e prende ad agitarsi tutto per strapparsi la museruola. Facendo finta di niente cerco di dargli una mano tirandone un capo ma Bingo mi vede e mi pesta un piede.
 
“Bravissimi! La risposta giusta è Dio che è allo stesso tempo amore e famiglia. Allora, secondo voi quali sono i valori più importanti per il vostro fidanzato o per la vostra fidanzata.”
“Se intendi la grana, Bingo non c’ha una lira che è una. Per il resto direi che gli piace la figa.”
Bingo a sua volta risponde: “Dio per la mia fidanzata e un cazzo per ‘sto cafonazzo qua!”
Il tamarro ripete “A famigghia” e la sua cessa si accoda. Piciu borbotta “La fedeltà” ma la figa sorride e ripete “L’amore.”
 
Insomma, va avanti ancora un po’ così poi Giacobbe ci chiede se abbiamo delle domande. Quella che si scatena è l’ora della banalità:
“Ma se i figli non vogliono percorrere il sentiero della verità?”
“Ma il sesso nei periodi di bassa fertilità è peccato?”
“Come capire se ami una persona per il suo spirito o il suo corpo?”
“Ma cioè, che cazzo, o Dio è eterno o è onnipotente! Cioè se può suicidarsi non è eterno, se non può suicidarsi non è onnipotente!”
Tutti tacciono e mi guardano male. Io mi stringo nelle spalle.
 
Finalmente arriva il momento dei saluti. La figa si avvicina a Bingo:
“Ma che bel pappagallo! Ma poverino, ma perché lo tieni imbavagliato?”
E  nonostante l’estremo tentativo di Bingo, la figa con un gesto imperioso sfila la museruola a Pepe che scrolla le ali allunga il collo ed esplode: “Cococococò! Accipicchia! Cococococò! Accipicchia! Cococococò! Accipicchia!”
Bingo tira un sospiro di sollievo ma Giacobbe lo inchioda con uno sguardo severo:
“Insegnare le parolacce agli animali! E’ questa la lezione di San Francesco?”
“Ehm... non so dove possa averla sentita... davvero, io non dico mai accipicchia tra l’altro...”
 
Usciamo, è una bella serata di primavera. Io pesco il mio giornalino porno dallo zaino, tiro un sospiro triste e lo ficco nella cassetta della posta di Giacobbe. Son sicuro che il figlio di otto anni gradirà.
 


Un cazzeggio di: boinz a 07:40 | link | commenti (10)
bingo

martedì, maggio 03, 2005

LA CASSA
 
Natalia, la responsabile del personale dell'Ipermercato °°°°°° fendeva la folla a lunghi passi, come una lama incandescente che taglia il burro. Per starle dietro continuavo a sbattere da tutte le parti, addosso alle persone e contro le colonne, a rischio di far cadere la “scatola nera” che tenevo sotto il braccio.
“Noi siamo migliori della concorrenza. Le dirò di più: noi siamo i migliori in assoluto. Lo sa perché Boinz?”
“Perché pagate meglio i dipendenti?”
“Non dica scemenze! Perché noi non perdiamo tempo. Da noi tutto è teso a risparmiare tempo. Se noi risparmiamo tempo il cliente risparmia tempo ed è contento. Lo sa perché insacchettiamo noi la spesa?” Non attese la mia risposta. “Perché così il flusso alle casse è più veloce, ha capito Boinz? Niente vecchietti malati di Parkinson che intasano la coda mentre aprono i sacchetti. Ha capito Boinz? ”
“Sì signora.”
Eravamo arrivati alla cassa dove avrei passato le successive sei ore avvitato come un panda sotto vetro.
“Per questo motivo è vietato, è assolutamente vietato parlare con le altre hostess o steward di cassa e le comunicazioni con i clienti e gli altri addetti devono essere strettamente pertinenti al lavoro. Per la risoluzione dei problemi c’è l’interfono. Per gli eventuali accessori mancanti ci sono le assistenti sui pattini. Per le chiacchiere le restanti 18 ore della sua giornata: in ogni caso non si deve interrompere mai, mai, mai il flusso delle altre casse. Le altre hostess non devono risolvere i suoi problemi ma i loro, ha capito Boinz?”
“Sì signora.”
“La prima volta che si fa sorprendere voltato o a fare salotto perde la giornata di stipendio. La seconda volta perde il posto. Ha capito Boinz?”
Non feci in tempo ad assentire, mi aveva già lasciato solo.
 
Inserii la “scatola nera” con il contante nella sede della cassa e digitai il mio codice segreto sulla tastiera.
Ero diventato ufficialmente cassiere. Rimasi imbambolato a guardare il listino col mio nome che usciva dal registratore quando una voce proveniente dalla cassa zlle mie spalle mi riscosse.
“Ehi, ma lo sai che sei davvero carino?” Era la voce più sexy che avessi mai sentito ed istintivamente feci per girarmi nella sua direzione ma mi stoppò subito.
“Occhio a voltarti! Qui ci tengono d’occhio tutto il tempo. Hai fatto caso ai movimenti dietro alle finestre degli uffici?”
Alzai lo sguardo e per la prima volta mi resi conto che in cima alla galleria dell'ipermercato, dove i muri si incontravano con il soffitto, c'era tutta una fila di finestre: gli uffici, appunto e dietro ai vetri le tende si muovevano costantemente, prima in una direzione, poi nell'altra. Così mi limitai a girarmi leggermente di sbieco in maniera da poter perlomeno sentire cosa mi diceva.
“Come ti chiami?”
“Boinz. E tu?”
“Lisa. Quanti anni hai?”
“Ventuno.”
“Ventisei. Come mai sei finito qui?”
“Non ho trovato niente di meglio ma conto di non restarci a lungo!”
“Ma che risposta originale!” Rise con un suono pieno, rotondo, come un bicchiere di buon vino.
 
Finalmente arrivò il mio primo cliente. Erano le undici passate e la gente iniziava ad affluire. Andò tutto bene, pagò in contanti ed avevo il resto preciso. Poi dopo il primo arrivò il secondo e poi il terzo. Presto ci fu il mondo pazzo e non ebbi più il tempo manco di grattarmi il naso.
 
Dalla spesa capisci un sacco di cose delle persone. Da cliente non ci avevo mai fatto caso ma davvero ti dice più cose di uno stato di famiglia. Prima di tutto vedi come uno sta a soldi ma spesso puoi determinare anche le opinioni, i gusti, il livello di cultura. Leggere il carrello è meglio che leggere la mano: sai se una persona vive sola, se è intollerante al glutine, se preferisce le cose dolci o le cose salate, se ha bisogno di affetto, se è felice, se è triste, quali film gli piacciono, se ha animali in casa e quali. Stavo appunto studiando una coppia marito e moglie senza figli e intristiti quando fui riscosso da un secco bisbiglio da parte di Lisa
“Passaparola, arriva Natalia!”
“Cosa?!”
“Presto, passa parola: arriva Natalia!”
“Ehi!” feci alla mia dirimpettaia “Passaparola, arriva Natalia!”
“Ricevuto!”
 
Il messaggio riprese a volare di cassa in cassa. Di lì a un attimo la vidi passare a passo di carica seguita da due assistenti sui pattini a rotelle.
“Quella donna è il demonio. Cerca di non capitarle mai tra le mani.” Mi fece Lisa tra i denti.
“Ti è mai successo?”
“A me no, ma ho assistito a una sua scenata una volta. Non te lo auguro.”
 
Attorno all’una il supermercato divenne un fiume di gente impazzito. Avevo una mezza dozzina di carrelli pieni strabordanti in coda e decine di persone mi guardavano con disprezzo perché a loro vedere andavo troppo lento. Sarà stata la suggestione ma presto iniziai ad avere male alle braccia, poi al collo e poi alla schiena. Non pensavo di potercela fare, non era possibile farcela. Passavo e insacchettavo, passavo e insacchettavo, non ce la facevo più.
Poi di colpo fu di nuovo la calma, come se fosse caduto il vento. Di colpo non ci fu nessuno e fu persino peggio. Non sapevo cosa fare. Guardai l’ora: avevo ancora tre ore di lavoro. Mi misi a mettere a posto le tabelle e gli scontrini pagati con le carte di credito. Finii in fretta. Guardai di nuovo l’ora: erano passati trenta secondi.
“Boinz senti, ma tu sei il tipo che mette le mani addosso alle ragazze?”
“Nel senso di toccare o di menare?”
“Che domanda!”
“Per menare no. Per toccare invece...”
“Manco!”
“Eeeeh, sapessi...”
“Secondo me tu la ragazza non ce l’hai mai avuta!”
“Ma cosa ne vuoi sapere?!”
“Si capisce al volo.”
“Ma va? E da cosa?”
Rise di nuovo, ancora con quella sua bella risata di campi di grano.
“Ma sai che fai davvero tenerezza?”
“Mi dispiace.” Dovevo essere arrossito fino ai capelli.
“Ma no scemo, è una cosa bella.”
“Senti, ma come faccio a vederti?”
“Tra un’ora smonto e quando passo ti faccio un cenno.”
“Ci conto.”
 
Così come si era vuotato di colpo il supermercato si riempì di nuovo e davanti alle casse si riformarono le code apocalittiche. Mi era capitata la postazione davanti alla cancelleria: poteva andare decisamente peggio. In genere le casse più tranquille sono quelle in corrispondenza della corsia delle vernici e della ferramenta. Le peggiori invece sono quelle ai due estremi, specie il lato degli alimentari: davvero rischi di passare sei ore solo a passare codici a barra sul lettore otticosenza un attimo di respiro. Lì il rischio di annoiarti davvero non lo corri.
 
Di colpo mi resi conto che l’ora era passata da un pezzo ma che nessuna ragazza con la scatola nera sotto braccio mi aveva fatto cenno uscendo. Mi voltai un istante per guardare dietro e la cassa era vuota. Cazzo, l’avevo persa! Subito l’interfono prese a squillare. Era Natalia.
“Boinz, le avevo detto di non voltarsi per nessun motivo, forse non sono stata abbastanza chiara.”
“E’ che ho sentito un urlo e ho avuto paura. E’ stato un riflesso istintivo.”
“Cerchi di dominare gli istinti: le hanno già fatto perdere troppo tempo.”
 
Da lì in poi la giornata passò in fretta e alle quattro arrivò la mia sostituta. Battei il saldo della cassa, estrassi la scatola nera e me ne andai. Uscendo passai di fronte al banco informazioni. Ebbi come un'intuizione ed avvicinai una delle hostess. Le chiesi se conosceva una cassiera di nome Lisa.
“No, io no. Aspetta, chiedo a Mariella che è qui da più tempo.... Mariella, conosci una ragazza che lavora alle casse di nome Lisa?”
“No. Non mi sembra. Beh ce n’era una, un paio di anni fa, poi che io sappia più niente.”
“E che fine ha fatto?”
“Morta. Ammazzata di botte dal ragazzo.”
"Che cosa orrenda!" disse l'altra hostess. Io mi sentii gelare il sangue.
“No aspetta un secondo. La ragazza che c’era nella cassa dietro di me come si chiama?.”
“Non vorrei sbagliarmi ma dietro di te non c’era nessuno.”
“Come non c’era nessuno, stai scherzando? Io...”
“Sono serissima. Oggi sarò passata venti volte per la galleria e tu eri da solo.”
“Ma non è che ti confondi con qualcun altro.”
“Impossibile. Sei l’unico cassiere maschio.”
 
Presi la scatola nera, accennai una smorfia di saluto e me ne andai, poi salii su da Natalia e gliela tirai addosso. Non era colpa sua ma me la dovevo prendere con qualcuno.
 


Un cazzeggio di: boinz a 23:47 | link | commenti (9)
pura narrativa

lunedì, maggio 02, 2005

Ehi! E' uscito il terzo numero di Sacripante! In questo numero c'è pure un pezzo mio!!!


Un cazzeggio di: boinz a 23:09 | link | commenti (4)
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