Più passa il tempo, meno ho voglia e meno ho voglia, meno mi passa il tempo

Se tu mi guardassi da lontano, o caro lettore, dubito che riusciresti a distinguermi dalla massa.
Tra tremila anni gli archeologi che esporranno i miei resti nel museo del 21° secolo scriveranno sulla targhetta:
“Impiegato dell’era berlusconi ha un tenore di vita paragonabile a un operaio degli anni ’70 del secolo precedente ma la precarietà di una puttana nigeriana appena sbattuta sul marciapiede. Il poveraccio pensava di essere vicino alla felicità perché in realtà non capiva un cazzo. Del resto l'orribile vita che conduceva se la meritava in pieno, appartenendo egli al ceto sociale con il minor spirito di classe della storia della civiltà umana. Persino gli avvocati, persino gli industriali, i commercianti, coloro che insomma vivevano della rovina dei concorrenti erano riuniti in associazioni, corporazioni, sindacati: l'impiegato a cavallo tra 20° e 21° secolo invece, era completamente abbandonato al suo destino. I sindacati dei lavoratori che avrebbero dovuto vegliare su di lui, avevano infatti preferito dedicarsi alla difesa di operai e pensionati, che avevano un livello di reddito al limite della sopportazione umana e che soprattutto compravano le tessere e scendevano in piazza quand’era ora di manifestare. L’impiegato invece era un individualista diffidente e cattivo e così si prendeva per intero il carico di merda destinato alla massa dei lavoratori dipendenti in cambio di uno stipendio solo nominalmente più consistente di quello degli operai. Come molti suoi contemporanei, l’esemplare che vedete qui esposto aveva così cercato una via di fuga mentale aprendo un blog su internet, quella rozza prima esperienza di rete in cui poi ci siamo trasferiti -una volta divenuti puro spirito- duemila anni fa”
Così, abbastanza vicino a quella che dante definì la metà del cammin di nostra vita traggo un bilancio di metà esercizio e ammetto quanto segue
1) faccio un lavoro di merda; 2) frequento in larga maggioranza delle teste di cazzo a partire dai colleghi; 3) ho uno stipendio che se io e la mia auto non facciamo puttanate, mi permette di chiudere il mese leggermente sopra il pareggio;
4) una volta ogni sette minuti immagino la scena delle mie dimissioni ultima versione io che incido con un saldatore la mia lettera di dimissioni sul cuoio capelluto del mio titolare
5) racconto in giro di aver scopato una quantità di donne pari o forse persino superiore al numero di donne in età fertile che ho effettivamente conosciuto in tutta la mia vita;
6) al di fuori di mtv, qualche sporadico programma comico, il calcio, blob, e i telegiornali praticamente non guardo più la televisione; 7) credo che i pink floyd siano stati il secondo più grande gruppo della storia, perlomeno finché il cervello di waters ha retto;
8) vorrei vedere berlusconi costretto a presentarsi alle elezioni senza fondo tinta in faccia e con i capelli del loro colore naturale;
9) non so i nomi delle veline e me ne vanto apertamente; 10) una volta ogni sette minuti penso “chi cazzo me lo fa fare”; 12) non ho più voglia; firmato:
boinz, 12/01/2004
COLLEGA (arrivato da poco e già rompe la minchia): "Voi manco lo sapete cosa vuol dire 'sinergico', non ne avete la più pallida idea!"
IO: "Boh? Io personalmente sono sinergico ai peli del gatto."
Miniboinz, il fratello minore di Boinz, attraversò la strada per andare alla fermata dello scuolabus. A sette anni era:
- erotomane;
- alcolista;
- paranoico;
- ateo, quasi empio;
- fumatore accanito;
- menefreghista.
- volgarissimo;
La sua giovane e ingenua maestra dalla penna rossa era convinta che si trattasse solo di un povero bimbo con qualche difficoltà di apprendimento e un po' dislessico ma in realtà era una macchina da guerra. A Dragon ball preferiva nettamente Mercedes Ambrus e alle figurine dei pokemon, i fogli da cento euro.
Quella mattina Miniboinz si svegliò di umore veramente cattivo. Quando si alzava così persino la madre gli stava alla larga, figurarsi il fratello. Aprì il cassetto, prese il super affilato coltello a serramanico sardo che aveva comprato su e-bay e si diresse a scuola. Nella cartella aveva: un quaderno a quadretti, un quaderno a righe, il sussidiario, il libro di lettura, l'astuccio con centoventisei penne tutte uguali; un fucile a canne mozze, un passamontagna, il manuale di guerriglia urbana del comandante Marcos, il libretto rosso di Mao; un pacchetto di Primex usato a metà; due giornalini porno genere super tettons, un martello da fabbro, una bottiglietta di cloroformio. Il suo blog era stato chiuso trentasei volte dall'FBI, convinta di trovarsi di fronte a una cellula di Al Qaeda, con legami con il cartello di Medellin, la pornografia svedese e i Boys dell'Inter.
Miniboinz attraversò la strada incurante del traffico. A una signora che lo rimbrottò amabilmente per la sua distrazione diede una risposta a fior di denti che avrebbe fatto inorridire il maresciallo Giraldi detto "Monnezza". Fortunatamente la signora non sentì. Stava già pensando ad altro.
A scuola Miniboinz aveva un'amichetta del cuore: Linda. Linda era la bambina più carina della scuola, la più educata e la più studiosa. Aveva interpretato tutte le pubblicità del Mulino Bianco ed era la cocca di tutte le maestre. Per ragioni oscure era innamorata del nostro eroe ancora dai tempi dell'asilo. Quella mattina Miniboinz tentò l'affondo decisivo. Le mostrò la bottiglia di anestetico che aveva nella cartella e le chiese se ci stava a farsi operare di tonsille durante l'intervallo. Linda ci pensò un attimo poi declinò gentilmente. Miniboinz non insistette troppo: uscì un attimo e andò a vendere il cloroformio agli spacciatori che bazzicavano fuori dalla scuola.
DUBBIO ESISTENZIALE
Dio è in ogni dove.
Quindi anche sul mio blog.
E allora perché non fa scattare il contatore dei contatti?
Io non dico: lascia un commento. "Ciao, sono Dio, t volevo dire ke t ho linkato! Saosao!" ma almeno cazzo, fa scattare il contatore!
Invece niente.
Neanche questa minima soddisfazione.
Silenzio Stampa Totale.
La prima volta che incontro Personalità Confusa devo ricordarmi di chiederglielo: senti ma Dio da te, lascia commenti? Perché da me niente.
Oddio, va' a sapere: magari usa un altro nick... che so, Buddy o Dolceremì.
E magari lo conosco pure.
Pensa che storia.
Magari ci siamo anche mandati a quel paese.
Questo spiegherebbe un sacco di cose, tipo la sfiga degli ultimi tempi.
Però giuro: se salta fuori che Dio è Spad o Fat Boy o Cristar, passo alla concorrenza.
Mi faccio buddista.
Se non altro ha una bella faccia simpatica.
BLOGRADUNO/2
Mi avventuro circospetto nella folla di gente giusta. Rispetto all'altra volta l'arredamento è completamente diverso, irriconoscibile: la stanza non grande ma dilatata è ora rivestita di plastiche acciaio ed ebano. Grandi specchi levigati riflettono luci bianche in tutte le direzioni. Musica: tipo i Kraftwerk versione Thai.
A destra e a sinistra i soliti uomini metrosexual e le donne androgine si scambiano sguardi ambigui. Giro con un sorriso fesso sul viso finché il tipo elegantissimo dell'altra volta mi si para davanti porgendomi lo stesso sorriso franco e la stessa mano aperta e cordiale.
"Buonasera. Con chi ho il piacere?"
"Io sono Boinz. Il mio blog si chiama Equivocabolario."
La mano si fa molle il sorriso stentato ma stavolta non mi lascio fregare:
"Ho quattrocentosettantamila contatti su Eldorado, una nuova, potentissima, esclusivissima piattaforma."
L'omino riacquisisce vigore e il suo sorriso si riapre fino ai lobi delle orecchie:
"Certamente, la conosco benissimo. Il suo blog è il primo che leggo ogni mattina. Venga."
Mi posa una mano sulla spalla e mi porta al centro della festa
"Conoscerà senz'altro Effe, grandissima blogstar..."
"Non di persona, ma lo leggo sempre."
"...e Personalità Confusa, la blogstar per antonomasia..."
"Certo che lo conosco, anche se non di persona...lità... hehehe!"
Mi lancia uno sguardo obliquo, capisco di aver detto una cazzata. Mi indica un tipo strano in penombra. Sento un brivido percorrermi la schiena.
"Questo è Parapiglia, il più grande di tutti, un milione di contatti al giorno, il nostro gioiello: lo conosci vero?"
"Certamente, non di persona ma lo..."
Veloce come il fulmine l'omino mi scaraventa su un divano con una spallata. La folla attorno a Parapiglia mi si lancia addosso per tenermi mentre l'omino tira fuori un fischietto dalla tasca e si mette a fischiare come un vigile impazzito. Tutti i riflettori convergono su di me mentre dagli altoparlanti una voce sensuale urla: "INTRUSO! INTRUSO! INTRUSO!"
Cerco con lo sguardo una via di fuga ma con uno scatto nervoso Parapiglia si strappa la maschera e mi si lancia addosso: è il nano maledetto!!!
Mi divincolo a fatica, spingo via il nano e scappo tra la folla urlante di blogger di successo. Un lampeggiante arancione trasforma l'atmosfera very cool in una situazione da incubo. Per evitare una guardia rovescio un vassoio di cocktail raffinatissimi e piombo su un tavolo ricolmo di tartine al caviale. Non so dove andare, capisco che la vita è senza scopo. Scappo in tondo con passo sempre più pesante: mi manca il fiato, tutto quel saumon fumé e burro di normandia inizia a farsi sentire ed alla fine quattro guardie arrivate direttamente da "Brazil" mi piombano addosso dai quattro lati e mi immobilizzano.
"Lasciatemi! Lasciatemi! Ho 17000 contatti! Non sono più un C2! Sono un grandissimo blogger!" Tutta la sala esplode in una risata.
Arriva il nano: "Ma dove cazzo volevi andare?" e mi strizza una palla.
Mi tirano su di peso e mi trascinano via. La festa alle mie spalle riprende come se non fosse mai stata interrotta. Smetto di protestare.
Mi scaraventano per terra nel garage dell'altra volta. In un angolo seduto per terra e rassegnato c'è Marcello con la barba dell'abate Faria.
"E guai a te se cerchi di mischiarti con le persone per bene!"
Richiudono la porta e danno due giri di catenaccio.
Marcello mi guarda con occhio folle: "Hai mai pensato di entrare negli A/Narco resurrezionalisti?"
Si prospetta una lunga serata.
CAPPIO E MOTOSEGA
"24enne bella e formosa amante pornografia cerca pari requisiti per convivenza probabile matrimonio"
Mi presento all'appuntamento. Davanti a me ci saranno almeno centocinquanta persone: ragazzini, drogati, barboni e soprattutto un macello di pensionati che puntualmente si materializzano ovunque ci sia una coda, che sia l'ASL, il panettiere o un round di pugliato contro un canguro.
Comunque si avanza piuttosto celermente. Faccio amicizia con l'omino dietro di me, un programmatore che lavora come esterno in una fabbrica di tondini di ferro. Mi racconta la sua vita orrenda e di come abbia bisogno di una motivazione per tirare avanti. Angariato da tutti, capi, clienti e "interni", ha accumulato una tale quantità di stress da non poter più avere un rapporto normale con le persone, specie con le donne. In effetti è tutto un tic e mentre parla si agita ad intermittenza tipo macchina per fare la pasta. Dice che questa è l'ultima volta che ci prova e che se per caso dovesse dirgli male ha già pronti cappio e motosega per un bel suicidio spettacolare.
Medito un istante sull'opportunità di chiamare un prete per l'estrema unzione e mi rigiro in avanti. Ai lati vedo scorrere in senso opposto al mio la fiumana di scartati: gente di ogni risma, segati fuori, spazzatura di ogni tipo. Mi avvilisce trovarmi in mezzo a questo genere di persone e mi viene il dubbio di non essere poi tanto meglio. Per farmi forza ripenso al Teorema di Hornby che dice che anche se ti consideri una persona media (mediocre) comunque da qualche parte hai delle caratteristiche che ti elevano dalla massa. Cercai di concentrarmi sui miei lati positivi: 1) ho una camicia di Fred Perry. Basta.
A un certo punto si blocca la coda. Una voce mielosa intima da un megafono: "Allora, siete in troppi e troppo schifosi. Tutta la fuffa umana si tolga dalle palle. Adesso."
Evidentemente molta meno gente di quanto pensassi ha letto Hornby e di colpo davanti a me si crea il fuggi fuggi: dalla coda esce un buon 75% dei candidati. Butto un occhio al programmatore che in piena crisi decisionale ha completamente perso il controllo delle estremità e sembra che ai piedi abbia un paio di pattini a rotelle dotati di vita propria ma quando torno a girarmi in avanti non vedo più niente. O meglio, vedo solo più le spalle del candidato che mi precede. Sembra un pallanuotista o un supereroe della Marvel. Porca puttana, ce l'ho nel frac! Ora avanziamo un po' più lentamente. E' davvero una bestia, il fisico scolpito nel ferro battuto. Ho idea che la mia camicia servirà a poco. Per guardare avanti devo sporgermi tutto a destra: davanti al fenomeno ci sono ancora cinque persone. Considero l'opportunità di piantargli una coltellata nella coscia. Tre pifferi, due pifferi. Penso seriamente di andarmene ed evitarmi quest'umiliazione. Troppo tardi: tocca a Mr Muscolo. Si sporge in avanti e strilla con voce chioccia:
"Son venuto per quel posto da bagnina!"
Sento un rumore tipo sberla, poi superman si volta e se ne va, tenendosi la guancia.
Finalmente tocca a me. E' una gran figa.
"Io..."
"Non mi piaci. Vattene. Mi piace quello dietro di te."
Mi volto e vedo il programmatore che in completa balia dei tic ha avuto la bella pensata di mettersi gli occhiali da sole. Sembra che stia ballando come un giamaicano iper cool.
"Guarda che non è un sorriso quello che ha in faccia. E' una smorfia di tensione."
"Sparisci torsolo!"
Fanculo Fred Perry.
Fanculo anche Nick Hornby.
Abbasso gli occhi e me ne vado. Quando gli passo accanto, il programmatore più cool del pianeta mi porge un mazzo di chiavi. "Sono le chiavi del mio garage. Dentro ci trovi il cappio e la motosega."
"Tienili. Ti possono sempre servire."
Mi ride in faccia.
Ha ragione lui.
MEDICI SENZA FRONTIERE
Fino a una decina d’anni fa il mio medico condotto era sempre stato il Dottor Musso. Io me lo ricordo sempre vecchissimo, però mi rendo conto che quand’ero bambino non doveva avere più di una quarantina d’anni, magari anche meno. E’ ancora vivo, pressoché immutato, io ne ho quasi 35 quindi vuol dire che i primi tempi doveva avere grosso modo la mia età attuale, magari un paio d’anni in più.Era un dottore fantastico perché qualunque cosa gli dicessi, lui ti prescriveva delle pillole e una settimana di mutua.
“Eh dottore... ho male qui.” E facevi frullare la mano in aria grosso modo un metro e mezzo sopra la testa.
“Ah ok.” E scriveva
Oppure
“Sa mi è uscita una pinna da squalo in mezzo alla schiena.”
“Ah ok.” E scriveva.
Oppure
“Eeeh, ho un po’ di forfora.”
“Ah ok.” e giù di ricetta e di certificato medico
Non ricordo di averlo mai visto in piedi: per molti anni anzi ho seriamente pensato che fosse un tronco umano o che al posto delle gambe avesse un enorme tentacolo. In verità era estremamente pigro. Durante il fine settimana coltivava il suo unico, curioso hobby: si infilava a letto con un mazzo di libri e non ne usciva fino al lunedì mattina, quando riprendeva il giro. Così nel corridoio che portava al suo studio aveva una libreria fantastica, sfortunatamente chiusa a chiave. Sul tavolino della sala d’attesa invece c’erano le solite riviste specializzate, l’ideale per chi come me coltiva invece l’hobby dell’ipocondria.
Poi purtroppo le cose della vita ti portano lontano e son capitato qui. Il mio medico attuale si chiama Dottor Enzi. Oltre a fare il medico condotto lavora anche in una specie di casa di riposo e parte dal presupposto che i giovani non abbiano voglia di fare un emerito cazzo. Così beccare un giorno di mutua da lui è come prendere un rigore a favore contro la Juventus: se non si vede il sangue non ti fila manco per errore. In compenso nella sala d’attesa si può scegliere tra “Oggi”, “Chi”, “Verissimo” ed altre amenità.
L’altro giorno gli ho portato gli esami del sangue. Mi ha trovato il colesterolo leggermente alto, tipo metti che il limite sia 120, io ho una cosa tipo 125.
“Da adesso fino a fine Novembre lei mi mangia: niente più fritti; niente più molluschi o crostacei; niente più uova; niente più carne di maiale o di cacciagione; niente insaccati; niente cioccolata, biscotti o dolciumi vari; niente più formaggio, neanche il parmigiano; niente alimenti sott’olio, salse, yogurt, panna, miele; niente pasta all’uovo né ripiena; niente cibi in scatola; niente frutta molto zuccherina e in generale i farinacei. Invece può: pasta e pane per complessivi trenta grammi al giorno. La pasta scondita, giusto con un filo d’olio o col limone (limone quanto ne vuole: sgrassa); carne bianca senza grassi visibili massimo una volta alla settimana; tranci di pesce ma solo alla griglia; pesce azzurro; verdure bollite o crude; aromi: a volontà.”
Quello che mi ha sconvolto sono i trenta grammi complessivi tra pane e pasta: in pratica assaggiare se è cotta e poi una briciola per fare scarpetta.
Insomma, a sentire lui starei per morire. E non mi ha dato manco un giorno di mutua!
ESERCIZI DI BLOG STARRING/2
Grasie a tuti per il suporto, siete spendidi vi amo... volevo dedicare il mio prosimo pezo... a tuti e in particolare a tuti voi che mi amate e che vi amo... pevché la blogstar ha un cuore nel palmo anzi nel palmare... la blogstar anche se belisima e inteligentisima è in fondo un uomo... o una dona a seconda dei casi... e così vi dedico il mio prosimo pezo... 'Mama buta la pasta che ho fame!' (baci baci)
uan tù uan tù tre quat!
Mama buta la pasta
E' mezogiorno e un pezo
ho un cratere nella panza
e alora mama buta la pasta
Mama buta la pasta
Sono sulo scuterone
kiamo dal celulino
ò una fame dafricano (nota la crasi!)
Nel raguz alle chips
mettici anche un po' di sgnaps
e la salsa di sparagnaz
come pasta voglio i pips
Mama BUONA la pasta
Ruto di soddisfazzione
per stavolta tuto bene
ti sei salvata dal ospizzio!
Un post del buon tempinonsospetti mi ha fatto ricordare un paio di brutte esperienze telefoniche vissute al cinema. Io credo che così come non si possa entrare allo stadio con un bazooka così debba essere vietato l'ingresso al cinema con un telefonino acceso.
Mi ricordo per esempio quando andai a guardare "Il sesto senso". Film molto psicologico, di attese e atmosfere. Evidentemente il buttafuori di bordello e la zoccola in libera uscita al mio fianco non avevano abbastanza materia grigia per seguire un film del genere e hanno attaccato a raccontarsela. Poi non contenti si sono pure lanciati in una serie di telefonate a cani e porci con sghignazzate e sputazzi vari. Purtroppo come detto l'omino in questione non aveva solo l'aspetto del buttafuori ma anche la consistenza muscolare (metti tipo il cantante dei Negrita mentre io sembro il fratello magro di Woody Allen) e così ho vigliaccamente taciuto.
Ma lo zenit della rottura di minchia credo che l'abbia raggiunto un tizio durante il terzo e conclusivo atto della trilogia de "Il Signore degli Anelli". Scena decisiva: Frodo in piedi sul costone riflette se buttare o no l'anello nel magma sottostante. Per arrivare a questo momento c'erano voluti tre anni e rotti e 8 ore e cinquanta minuti di cinema, oltre a svariate discussioni con la morosa. Tutto il cinema sta lì col fiato sospeso quando di colpo al mio vicino di posto squilla il cellulare: "Pronto? No, non mi disturbi affatto! Dimmi tranquillo"
E invece no! porcozzio, disturbi eccome. Anzi: ROMPI PROPRIO IL CAZZO!!!! Ma vi pare giusto che io per tutta il resto della vita, quando ripenserò al Signore degli Anelli associerò il ricordo a 'sto ritardato mentale?
A quanto pare la vera blog star si riconosce perché riesce a fare 170 commenti anche quando pubblica cose tipo la lista della spesa o l'elenco dei compagni di prima elementare.
Vediamo un po' se funziona anche con me!
ESERCIZIO DI BLOG STARRING/1
Gliel'avevo detto! Gliel'avevo detto! E lui invece... mah!
UOMINI SOLI
Martiiina mi ha fatto venire in mente quella volta che ho accompagnato la morosa a prendere un paio di reggiseni. Eravamo in un mega centro commerciale e passando davanti a un negozio di biancheria intima le venne in mente appunto questa carenza del suo guardaroba. Così entrammo e dopo una rapida selezione basata su criteri a me ancora sconosciuti, prese un paio di modelli per dirigersi alle cabine di prova. Era poco tempo che stavamo insieme ed era parecchio tempo che stavo a becco asciutto quindi iniziai a sentirmi fuori posto e del tutto incapace di connettere, esattamente venti secondi dopo aver varcato la soglia del negozio.
La signora all'ingresso dei camerini però mi bloccò sulla soglia.
"Lei dove va?"
"Eh, vado a dare una mano alla mia fidanzata."
Non disse niente: con il severo sguardo ipertiroideo mi indicò un cartello con su scritto: "E' vietato l'ingresso ai signori uomini."
Mi toccai la punta del naso con l'indice:
"Devo restare fuori?"
"Esatto."
"Ok."
Mi misi a gironzolare lì intorno, sentendomi sempre lo sguardo della tipa sulla schiena. Per non peggiorare la figura di maniaco che avevo appena fatto mi diressi nel reparto pigiami, fingendo di essere anzi un grande intenditore ma ogni volta che buttavo un occhio verso i camerini incrociavo lo sguardo della tipa.
Alla fine decisi di mettermi di fianco all'uscita dei camerini, in un punto dove non mi potesse vedere ma lo stesso di tanto in tanto allungava il collo per tenermi sotto controllo. Finalmente dopo cinque (o tre o tremila, non so) eterni minuti la morosa uscì e ci dirigemmo alle casse.
Subito dopo i camerini, proprio al fondo del locale c'era però il reparto biancheria intima da parata. La morosa si fermò a guardare e andai nel pallone più completo.
"Che carini questi baby doll vero? Sono davvero sexy!"
"Eh già!" e intanto andavo in traspirazione totale.
"E questi bustini della Perla con i laccetti di seta? Non è che sono un po' esagerati?"
"Trovi?" Farfugliai mentre un litro di saliva rischiava di uscirmi da tutti lati della bocca.
"Certo che però un bel paio di autoreggenti sotto..."
Alè. A questa osservazione ebbi una scossa tellurica inguinale dell'ottavo grado della scala Siffredi. Era estate e avevo un paio di pantaloni leggeri e anche abbastanza aderenti. Troppo aderenti, specie all'inguine.
"Senti, ma a te piacciono le guepieres?"
"E beh."
"Sapessi come sono scomode!"
Mi stavo pericolosamente avvicinando al livello Pacciani. Così iniziai a spostare lo sguardo sui camicioni delle nonne e sulle panciere del Dott. Gibaud.
"Hai visto questi tanga che carini?"
"Sì sì."
Intanto pensavo a mia nonna col camicione di Stanlio e Ollio.
"Dici che io ci starei bene?"
"Sì sì"
E pensavo al'incisivo marcio del mio collega che lavora alle spedizioni.
"Ma preferisci la biancheria rossa o nera?"
"Sì sì"
Mi voltai di colpo: la hostess dei camerini stava parlando fitto fitto con un'altra collega ed entrambe guardavano nella mia direzione inorridite. Nel negozio non c'era nessun altro, quindi ce l'avevano con me: dovevano evidentemente aver notato la rigidità della mia situazione. Così mentre la morosa continuava la sua passeggiata attraverso il reparto più sexy della città io mi diressi ai camicioni di lana, le vestaglie trapuntate e le sottovesti contenenti del Dott. Gibaud, camminando con la stessa eleganza di Franco Franchi quando faceva lo scimpanzé. Ci volle un po' di tempo ma finalmente riuscii a recuperare un minimo di dignità così mi avvicinai con fare indifferente alla morosa che stava pagando alla cassa i suoi reggiseni. Appena usciti dal negozio mi si piazzò però davanti un addetto alla sicurezza.
"Chiedo scusa, signore. Mi scusi."
"Dica."
"Signore, mi hanno detto che lei ha mantenuto un comportamento... un po' strano all'interno del negozio."
"Lo so. Guardi mi spiace. Vede, purtroppo ho la possibilità di incontrarmi con la mia fidanzata solo una volta alla settimana e in questo momento sono un po' sensibile a certe cose... Lo so ho avuto una reazione ingiustificabile ma..."
"Perdoni la domanda, lei è un pervertito?"
"Beh, non saprei: qual è il confine tra perversione e normalità?"
"Scusi sa, ma credo che fissare e toccare i camicioni delle nonne mentre la propria fidanzata prova la biancheria di seta sia parecchio oltre il limite."
Fissai la morosa e poi l'addetto.
"Ok, sono un pervertito."
"Giusto per sapere."
Su dritta di Marcellus, ho pensato che si potrebbe creare
L'ISOLA DEI (PUPAZZI) FAMOSI
1) Topo Gigio
2) Provolino;
3) Kermit il ranocchio;
4) ET
5) Il Gabibbo
Tra l'altro mi dicono che sotto al costume del Gabibbo in realtà ci sia Giuliano Ferrara.
Oramai è evidente che all'Isola dei Famosi invitino solo personaggi sull'orlo del mendicio artistico, che hanno avuto un quarto d'ora di celebrità in un passato remoto mediatico e che adesso manco più la fiera dello scemo del villaggio di alleniana memoria accetterebbe.
Del resto il peep-reality show è rimasta l'unica maniera per riavere un minimo di visibilità di fronte a una vasta audience. Quello e un seggio all'europarlamento per Forza Italia.
Mi porto così avanti sul lavoro e lancio una serie di proposte per il cast dell'anno prossimo:

Felice Centofanti

David Zed (il Robot di Raffaella Carrà)

Il Mago Gabriel

L'Uomo Gatto

Senza Commenti
LA FIERA DEL CARDO Antefatto: Venerdì Morosa: "Domenica le mie amiche vanno alla fiera del cardo di Andezeno." Per quegli sventurati che ancora non lo sanno, la Bagna Caoda è un piatto tipico piemontese a base aglio. Molto a base di aglio. Diciamo che l'aglio sta alla bagna caoda come il riso sta al risotto in bianco o come il pesce spada sta al trancio di pesce spada alla griglia. Insomma, è aglio quasi allo stato puro. Il resto è olio, acciugne e latte. Gli spicchi vengono mondati e tritati, poi cotti con gli altri ingredienti fino ad ottenere una specie di crema o salsa (la "bagna") di colore tra il cachi e l'ocra e dal fortissimo sapore di aglio e acciuga. Buono per il palato ma mostruoso per l'alito. Roba che dopo una settimana si sente ancora attraverso i pori. Ieri Per arrivare ad Andezeno dobbiamo scavalcare la collina all'altezza di Gassino/Castiglione. E' una delle zone più belle della provincia: a un passo e mezzo da Torino, ville miliardarie e paesini post-rurali si arrampicano su un crinale coltivato a vigne e grano esposto perennemente al sole. L'aria è incredibilmente più pulita e il paesaggio è magnifico. A destra e a sinistra ci sono vecchi cascinali ristrutturati e convertiti a case padronali o ad agriturismi dai nomi che da soli fanno venire l'acquolina in bocca, perché la cucina piemontese, per quanto misconosciuta, è incredibilmente saporita e varia. Su queste colline dolci di erba verde e boschi di faggi, viene coltivato il Freisa, che è un'uva da cui si ricava un vino da tavola di gusto dolce e leggermente aspro. E' insomma una fresca e chiara giornata di sole autunnale e io e la morosa ci sorridiamo contenti mentre risaliamo la salitona godendoci il panorama. Nell'autoradio gli Smiths cantano "Ask". Arrivati in cima alla collina però l'atmosfera bucolica di colpo sparisce. La pianura sottostante al versante che dà su Andezeno risulta nascosta da una mucillagine gassosa del colore tra il cachi e l'ocra. Tolta la diversa sfumatura cromatica, sembra di essere capitati nella scena finale de "I predatori dell'arca perduta", quando i nazisti aprono l'arca dell'alleanza e gli spiriti a lungo sopiti ritrovano la libertà. Ci caliamo giù per l'altro versante della collina: man mano che scendiamo vediamo sempre meno segni di vita. I gas agliati invadono l'abitacolo e ci rendono nervosi ed irritabili. Nell'autoradio i Ramones cantano "Blitzkrieg Bop". In giro non si vede anima viva, manco fosse esplosa la bomba atomica: né auto, né bambini che corrono, né signore con il sacchetto del pane, né cavalli che si rincorrono. Niente. Andiamo avanti guardandoci intorno preoccupati, persino un po' spaventati, così mi accorgo solo all'ultimo istante che c'è una macchina piantata in mezzo alla strada. Pianto la classica inchiodata a due piedi e di colpo ci troviamo coinvolti in un ingorgo storico, un'autentico maelstrom automobilistico: auto da tutte le parti, da tutte le traverse, sui marciapiedi e sulle panchine, nei prati e sotto gli alberi e tutti che suonano il clacson. Dopo un quarto d'ora di niente decidiamo di mollare lì la macchina e scendere. L'aria è agliata oltre ogni immaginazione. Il Conte Dracula non abita più qui, evidentemente. Tutto ha una sfumatura ocra: le case, le foglie degli alberi, le facce della gente. Arriviamo al punto dove ci siamo dati il gancio e le ragazze con i rispettivi maschi sono già lì che ci aspettano. "Trovato traffico eh?" Per andare alla cascina della nonna della nostra anfitriona, attraversiamo un viale in salita. Di fronte a ogni casa c'è un banchetto che vende peperoni, trecce d'aglio e soprattutto cardi: cardi dappertutto, alle finestre, in braccio alle persone, disegnati sui muri, dipinti sui manifesti. E pensare che a me il cardo manco piace! La vecchia signora che ci ospita avrà all'incirca ottant'anni, ma son sicuro che se facciamo a gara a chi si tocca meglio la punta dei piedi vince lei. Finalmente ci salutiamo con calore. Torniamo alla macchina che è ancora inchiodata esattamente nello stesso punto dell'ingorgo: facciamo un'inversione a U e ripartiamo. Passo la sera sotto la doccia ma niente! Puzzo come un ghepardo! Stamattina prima di venire in ufficio di nuovo a innaffiarmi ma a giudicare dalla reazione delle persone che incrocio il fetore che emano è pestilenziale. Eppure io continuo a non sentire niente. Attualmente sto scrivendo dal balcone del mio ufficio. I miei colleghi non hanno voluto sentire spiegazioni.
Io: "Non me ne frega un cardo."
Morosa: "Fanno la Bagna Caoda."
Io (crisi isterica, mani a tirare i capelli sulle tempie) "NOOOOOOO!!!! LA BAGNA CAODA NOOOOO!!!!"
"Ti presento la fiera del cardo." sospiro. La morosa mi guarda molto perplessa.
"Ho chiesto alla nonna di farci una bagna più leggera, senza l'anima dell'aglio e con la panna e i tupinabò."
In mezzo al tavolo c'è un'insalatiera colma di verdure di ogni tipo e una salsiera ricolma del ben noto liquido ocra/cachi. "Son tutte verdure del nostro orto."
Mi mettono davanti un fornellino con un lumino dentro e mi ci versano la bagna. E' buonissima e tutto sommato molto meno forte di quello che mi ricordavo, così da solo in men che non si dica mi faccio fuori un chilo di peperoni. A un certo punto salta fuori persino un mezzo tartufo che spezzettato finisce nel fornelletto di ciascuno: mai come in questo momento sono stato vicino all'essenza della piemontesità! Alterniamo Gavi e Arneis, due frizzantini vigliacchi sega-gambe, così la tavolata si fa subito leggera ed allegra. A fine pasto salta addirittura fuori il dolce, un Bunet fatto in casa che ha del prodigioso. Mastichiamo un po' di chicchi di caffè per far passare l'eventuale puzza quindi andiamo a fare un giro per il paese. Oramai ci siamo abituati all'atmosfera e i colori son tornati vividi. Andezeno è un paese ancora caratteristico, un posto dove forse vale ancora la pena vivere. Al centro della sagra troviamo il pentolone dal quale parte l'emissione gassosa che abbiamo visto dalla cima della collina: un omone che farà centocinquanta chili solo di mani gira una cucchiaia che sembra un remo. Ci raccontano che ogni anno i ragazzi del paese passano tre giorni a sbucciare aglio per la sagra e ridiamo al pensiero di quanto gli dovranno puzzare le mani!
"Comunque doveva essere davvero leggera. Io non mi sento assolutamente il sapore d'aglio in bocca e sì che a volte mi basta davvero un grammo per averlo in circolo per una settimana."
"Sì. Meglio così sennò non so domani come avrei fatto in ufficio."
Curiosamente la sfumatura ocra è passata ora dal nostro lato della collina ma non ci faccio troppo caso: sono le 19:45 e mi è venuto su languore della madonna. Scendo per aprire il portone ma quando rientro in auto mi si rizzano tutti i peli del corpo!!! Una puzza d'aglio mostruosa!!!! Mi precipito fuori e a gesti chiedo alla morosa che mi fissa allarmata di guidare lei fino al parcheggio interno. Io sto troppo male. Mi viene da vomitare.
EQUIVOCABOLARIO Ok, botta di vita. Ho cambiato l'URL. Era già un po' che ci stavo pensando, che mi rendevo conto di come il profilo che via via andava assumendo il mio blog fosse sempre più lontano dal concetto di bingobangobongo. Ieri poi mi è capitato di partecipare a una discussione -di quelle già impegnative - da Sir Squonk e mi sono un po' vergognato del mio URL! Non mi era ancora capitato! Beh, lì ho capito che era giunto il momento di fare dei cambiamenti. Perché "Equivocabolario"? Prima di tutto perché mi piace come parola. E' inedita (ho fatto un giro su google e prima di stamattina non esisteva) e suona bene. E poi perché mi piacciono le implicazioni che ha in sé: in effetti era già un po' di tempo che mi frullava nella testa l'idea delle parole ambigue, equivoche e come in effetti ci giochiamo tutti un po', io per primo. Quando mi è venuto in mente "equivocabolario" ho chiuso il cerchio ed eccoci qua!
Dopo la pubblicazione della classifica aggiornata di Miss Blog, vi presentiamo in anteprima la foto delle concorrenti che occupano le prime sei posizioni:

Dialogo
Pietro: ....insomma 'sto invecchiando. Del resto quest'anno sono 46.
Boinz: Già ti vedo la domenica a spasso col cane e "La Stampa" sotto il braccio.
Pietro: La Stampa va bene, ma il cane no, grazie.
Boinz: Perché no?
Pietro: Perché no. Però niente in contrario se te lo compri tu.
Boinz: Scherzi? Io l'unico animale che posso portare in giro a pisciare è il mio uccello!
LEGGE DI BOINZ SU MISS BLOG
1) Qualunque sistema che si basi sulla competizione femminile farà un macello di contatti;
Corollari:
2) Mettersi in giuria in un concorso tra donne senza un regolamento inciso sul marmo dal Padreterno in persona è sintomo di masochismo all'ultimo stadio;
3) Ogni donna è convinta di avere il blog più bello o il blog più brutto, a giorni alterni;
4) E' impossibile avere un blog interessante e al tempo stesso scrivere in smsese;
5) E' impossibile avere un blog interessante e al tempo stesso la foto di Harry Potter nella testata;
6) E' impossibile votare con un minimo di criterio mentre si tenta di controllare un'erezione da panico;
7) Le blogger che sentono di più la competizione sono quelle che dicono che gliene frega di meno;
8) Ogni voto dato a una blogger è un voto in meno dato a un'altra blogger: quest'ultima non se lo dimenticherà mai.
9) Le blogger prima di un concorso scrivono da dio. Dopo non riescono manco più a comporre la lista della spesa quindi: occhio a chi mettete nei preferiti;
10) Fate cosa volete tanto gli uomini alla fine votano per quella con le tette più grosse;
C'è una scena di "Harry ti presento Sally" che mi ha sempre lasciato perplesso, quella nel negozio di giocattoli.
In questa scena Billy Crystal e Meg Ryan si aggirano per il Fao Schwarz alla ricerca di un regalo per il figlio di amici loro. Harry è il ritratto della felicità: salta qui e lì, si mette a palleggiare con un pallone da basket tipo cafonazzo qualunque, fino a improvvisare al karaoke una canzone di Natale. Insomma è gasatissimo e ci credo: è in compagnia di Meg Ryan, che pur non essendo il mio ideale di donna, all'epoca una bottarella se la sarebbe meritata eccome!
Insomma, lui è lì che cazzeggia ma di colpo gli viene la faccia seria e dal lato dello schermo compare la sua ex-moglie, un catorcione truccato tipo mostro accompagnata da un vecchietto tristissimo, una via di mezzo tra il comandante Picard di Star Trek e Yanez di Sandokan.
Riassumiamo la situazione: Da un lato Billy Crystal con Meg Ryan, dall'altro Catorcio's con il ministro Sirchia. Lo spettatore medio si aspetta che a questo punto Harry prenda il sopravvento e lanci qualche punzecchiata sarcastica alla sua ex. E invece no. Anzi si fa prendere dalla depressione fino a sfiorare il litigio definitivo con Sally: "A New York ci sono sette milioni di persone e chi ti vado a incontrare? La mia ex-moglie."
Ecco, io davvero fatico a comprendere: ogni uomo che è stato mollato tipo scorreggia sogna una rivincita del genere: incontrare la propria ex una volta che sei in compagnia di un figone totale!!! Giusto per farle pensare: "Oddio, cos'è che ha visto lei che non ho mai visto io? Sta a vedere che avevo una miniera d'oro a portata di mano e non me ne sono mai accorta."
Ogni uomo ragionerebbe così, ne sono sicuro. Solo che "HTPS" l'ha scritto una donna...
LA FINESTRA SUL CORTILE
Proprio di fronte a casa mia dall'altro lato del cortile, viveva una coppia di ragazzi più o meno della mia età. Per quello che mi era dato sapere, nella vita non facevano altro che guardare cosa combinavo io. Sistematicamente, ossessivamente. Come se fossi un programma televisivo umano e la finestra di casa mia una succursale povera del Grande Fratello. Mai una volta che avessi aperto le serrande o scostato le tende senza trovarmi in faccia il loro sorriso beato! Che mangiassi, guardassi la tele, parlassi al telefono: erano sempre lì a fissarmi. A dire il vero la maggior parte delle volte non me ne fregava più di tanto ma quelle volte che tornavo a casa un po' cazzogirato li trovavo davvero insopportabili e finivo per manifestare il mio fastidio con metodi anche antipatici, tipo chiudere le tende con uno strattone o piantarmi anch'io alla finestra lì a fissarli a mia volta. Inutilmente. Come se non ci fossi stato. Poi vabbè, non che passassi le serate a fissarli in cagnesco però, avevo anche altre cose da fare nella vita, io.
Ma la cosa che mi indisponeva di più era che quando li incrociavo per strada facevano pure finta di non conoscermi. Cioè, ma che cazzo! Passi tutto il tempo a guardare, almeno saluta! Non so, immaginavo di essere una specie di idolo per loro, no? come se vivessero di fronte a Maurizio Costanzo: ti trovi lì a guardarlo alla tele tutte le sere, quando lo incroci per strada credo che sia normale dirgli almeno buonasera. Invece loro niente. Manco un cenno. Come se fossi stato una specie di rettile, un insetto che osservavano tipo entomologo: un entomologo passa metà della sua vita a studiare un formicaio ma non è che poi per questo quando incrocia una formica si tira su il cappello! E loro uguale.
Di fare la formica però io non avevo nessuna voglia: già facevo la blatta tutto il giorno, almeno fuori dal lavoro volevo assurgere al rango di essere umano. E invece no.
All'epoca poi la morosa passava da me giusto il week end, e pensa te se quando veniva il mio primo pensiero dovesse essere quello di chiudere tende e serrande! Assurdo.
Così una sera che mi giravano le balle per altre cose decisi che ne avevo abbastanza di tutti e due.
Scesi di corsa le scale ed in tre balzi attraversai il cortile. Arrivato davanti al loro portone diedi una scampanellata tipo guardia di finanza.
"Seh?"
"Salve sono il vostro dirimpettaio. Avrei bisogno di parlarvi urgentemente."
"Boh, basta che fai in fretta."
Salii le scale di corsa e quando mi trovai davanti il più ciccione dei due lo aggredii.
"Si può sapere che cazzo ci hai da guardare?"
"Scusa?"
"Son tre mesi che siete sempre lì a spiarmi. Si può sapere che cazzo volete dalla mia vita?
"Ma che sei scemo? Ma chi ti si incula a te?! Dì, ma lo conosci 'sto buffone?"
Arrivò l'altro con una vaschetta di insalata russa e un filo di mayonese sul mento.
"Ma sì, è quel cagone che abita qui di fronte."
"Cazzo, non ci ho mai fatto caso."
"Ma porca di quella gran puttanacciona, adesso vienimi a raccontare che non passi tutto il tempo alla finestra!"
"Sì, ma non per guardare uno sfigato come te!"
"Ah no?"
"No!"
Mi portò di là e mi cadde la mascella per terra: a quanto pare la vicina di casa della scala a fianco alla mia esercitava l'antica ars amandi. Sì insomma, faceva la puttana. Ed era anche in gamba, a giudicare dalla silhouette che si agitava tra le tende.
"Però, mica male!"
"Ma va?"
Prendemmo una sedia e ci mettemmo a guardare.
"Ci sarebbe mica qualcosa da bere?"
"Una media bionda fanno 5 Euro."
"Ok, ma la prima offrimela."
"Va bene. Beh, che mi dici?"
"Niente male."
Era nata un'amicizia!
Ora di religione
Il prete della parrocchia che frequentavo quand'ero ragazzino, era un vecchietto dal passo malfermo e la voce un po' impastata. In gioventù pare fosse uno specialista della corsa dietro alle gonnelle e anche un tabagista piuttosto inveterato. Da anziano, non potendo più indulgere in tabacco e Venere, recuperava alla grande con Bacco, facendo un consumo abbastanza disinvolto del vino destinato alla messa. Questo era quanto si diceva a proposito della sua vocetta impastata. Ok, erano bassi pettegolezzi di paese fatto sta che quando impartiva la comunione distribuendo le ostie, la frasetta che biascicava io la interpretavo come: "E' colpa di Cristo."
Ma come, pensavo, fino a un attimo fa eri lì che ti genuflettevi e gli chiedevi perdono e adesso che siamo a quattr'occhi mi dici che in fondo è tutta colpa sua? Ma allora lo vedi che sei un ipocrita? E non solo, ci beveva pure su un goccetto, come a dimenticare il mestiere brutto che faceva. "E' colpa di Cristo". E tutte le vecchiacce sedute nella navata di sinistra ad annuire.
Questa cosa ha segnato per sempre i miei rapporti con la religione, così anche quando mi hanno spiegato che in realtà era "Il corpo di Cristo" un po' perché ero diventato diffidente, un po' perché comunque sono testardo ("Guarda che ho ragione io! Dice: 'E' colpa di Cristo!' ") non ho più recuperato.
E che vuoi fare!
utente anonimo in "Eccolo, &egrav...
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principessafelice in E' NATO BOINZINO!!!!...
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