Più passa il tempo, meno ho voglia e meno ho voglia, meno mi passa il tempo

Tempi sprecati

Blogger: boinz
Se tu mi guardassi da lontano, o caro lettore, dubito che riusciresti a distinguermi dalla massa. Tra tremila anni gli archeologi che esporranno i miei resti nel museo del 21° secolo scriveranno sulla targhetta: “Impiegato dell’era berlusconi ha un tenore di vita paragonabile a un operaio degli anni ’70 del secolo precedente ma la precarietà di una puttana nigeriana appena sbattuta sul marciapiede. Il poveraccio pensava di essere vicino alla felicità perché in realtà non capiva un cazzo. Del resto l'orribile vita che conduceva se la meritava in pieno, appartenendo egli al ceto sociale con il minor spirito di classe della storia della civiltà umana. Persino gli avvocati, persino gli industriali, i commercianti, coloro che insomma vivevano della rovina dei concorrenti erano riuniti in associazioni, corporazioni, sindacati: l'impiegato a cavallo tra 20° e 21° secolo invece, era completamente abbandonato al suo destino. I sindacati dei lavoratori che avrebbero dovuto vegliare su di lui, avevano infatti preferito dedicarsi alla difesa di operai e pensionati, che avevano un livello di reddito al limite della sopportazione umana e che soprattutto compravano le tessere e scendevano in piazza quand’era ora di manifestare. L’impiegato invece era un individualista diffidente e cattivo e così si prendeva per intero il carico di merda destinato alla massa dei lavoratori dipendenti in cambio di uno stipendio solo nominalmente più consistente di quello degli operai. Come molti suoi contemporanei, l’esemplare che vedete qui esposto aveva così cercato una via di fuga mentale aprendo un blog su internet, quella rozza prima esperienza di rete in cui poi ci siamo trasferiti -una volta divenuti puro spirito- duemila anni fa” Così, abbastanza vicino a quella che dante definì la metà del cammin di nostra vita traggo un bilancio di metà esercizio e ammetto quanto segue 1) faccio un lavoro di merda; 2) frequento in larga maggioranza delle teste di cazzo a partire dai colleghi; 3) ho uno stipendio che se io e la mia auto non facciamo puttanate, mi permette di chiudere il mese leggermente sopra il pareggio; 4) una volta ogni sette minuti immagino la scena delle mie dimissioni ultima versione io che incido con un saldatore la mia lettera di dimissioni sul cuoio capelluto del mio titolare 5) racconto in giro di aver scopato una quantità di donne pari o forse persino superiore al numero di donne in età fertile che ho effettivamente conosciuto in tutta la mia vita; 6) al di fuori di mtv, qualche sporadico programma comico, il calcio, blob, e i telegiornali praticamente non guardo più la televisione; 7) credo che i pink floyd siano stati il secondo più grande gruppo della storia, perlomeno finché il cervello di waters ha retto; 8) vorrei vedere berlusconi costretto a presentarsi alle elezioni senza fondo tinta in faccia e con i capelli del loro colore naturale; 9) non so i nomi delle veline e me ne vanto apertamente; 10) una volta ogni sette minuti penso “chi cazzo me lo fa fare”; 12) non ho più voglia; firmato: boinz, 12/01/2004

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giovedì, settembre 30, 2004

DIALOGO

Collega: "Boinz, ma tu preferisci la donna magra tipo modella o la donna un po' più formosa?"
Io: "Ma sai, lì è un po' come in cucina: tolti i piselli mi piace tutto!"





Un cazzeggio di: boinz a 15:52 | link | commenti (19)
altri dialoghi

mercoledì, settembre 29, 2004

GIUSTIZIA BORGESIANA

Un giorno il Legislatore si rese conto che tutti i modi fin lì concepiti per eseguire le condanne a morte risultavano intrinsecamente e insanabilmente crudeli. La sedia elettrica, la camera a gas, la decapitazione persino l'iniezione letale erano ormai diventate moralmente inaccettabili in un paese civile come ***. L'ideale, pensò il Legislatore, sarebbe stata la totale abrogazione della pena capitale ma ahilui, l'ipotesi non era assolutamente realizzabile: il popolo esigeva un risarcimento in sangue ai dolori che le sue mele più marce gli procuravano e si sarebbe rivoltato come un sol uomo se mai avesse osato toccare uno dei capisaldi su cui reggeva l'unità sociale.

Così dopo aver a lungo meditato, il Legislatore decise non di cancellare la norma ma di emendarla, di migliorarla, stabilendo che le sentenze di condanna a morte da allora in avanti sarebbero state eseguite senza preavviso, nel sonno oppure da lontano approfittando di un momento di distrazione del condannato, da boia nascosti tra la folla degli altri carcerati o tra i secondini del carcere o tra i visitatori con un colpo secco al cuore o al capo oppure versando del veleno nei pasti o nelle medicine. In questo modo, pensava il Legislatore, il condannato avrebbe evitato l'angoscia di una vita a termine fissato per legge e la crudeltà estrema di una morte somministrata a un uomo che viveva i suoi ultimi atroci istanti legato a una sedia o a un palo o a un lettino.

L'inadeguatezza di questa norma apparve chiara dal primo momento: sottoposti all'indicibile tensione di un'attesa ancora più lacerante, molti condannati a morte impazzirono; altri si suicidarono; altri tentarono fughe impossibili col solo intento di farsi uccidere dai sorveglianti. Quando poi le prime condanne "a sorpresa" furono eseguite, le carceri vennero scosse da violentissimi moti di ribellione, soffocati poi nel sangue.

Il Legislatore si rese allora conto che la soluzione da lui prevista non rispondeva affatto ai criteri di umanità che pure l'aveva ispirata. Decise così di introdurre un'ulteriore modifica alla legge: i giudici non avrebbero più emesso formali condanne a morte. Gli autori di assassinii o di crimini efferati avrebbero ricevuto pene più lievi o addirittura il pieno proscioglimento, salvo poi ricevere la giusta punizione definitiva quando ormai tranquilli, fossero tornati a una vita normale convinti di aver beffato la giustizia.
Per evitare però che una fuga di notizie mettesse sul chi vive i condannati, vanificando quindi sia gli effetti sanzionatori sia quelli umanitari della riforma, il Legislatore decise anche che le esecuzioni delle pene capitali sarebbero state affidate a un corpo scelto di polizia terminale, e che per preservare la massima riservatezza, tutte le comunicazioni tra magistratura e i cosiddetti terminanti avvenissero esclusivamente in forma verbale. Ciascuno dei componenti di questo speciale reparto non avrebbe mai conosciuto gli altri componenti del corpo, nemmeno il proprio reclutatore in modo da svolgere le proprie funzioni tutelato dal massimo segreto.

Almeno per i primi tempi la nuova legge portò enormi benefici: gli assassini per paura di dover vivere il resto dell'esistenza nel sospetto e la paranoia confessavano subito i loro crimini, invocando essi stessi la massima severità della corte mentre i giudici, liberati dal peso dello sguardo della pubblica opinione, poterono finalmente emettere le loro sentenze con la massima serenità. Le prime distorsioni tuttavia non tardarono: tutti gli imputati colpevoli od innocenti che fossero, di tutti i processi, compresi quelli per i reati più blandi, per paura di essere colpiti dalla doppia sentenza presero ad autoaccusarsi con veemenza dei crimini più efferati, fino a giungere al paradosso di innocenti ingiustamente accusati che accoglievano con disperazione le sentenze di piena assoluzione.

Così anche la società cosiddetta onesta dovette imparare a convivere con timori che sembravano di esclusivo appannaggio delle classi più infime: quando fu evidente che un tale sistema giudiziario non aveva più bisogno di passare dalle aule dei tribunali per emettere ed eseguire le sentenze di condanna, nessuno si sentì più al sicuro. Chiunque poteva essere un criminale, chiunque poteva essere un carnefice. Le morti accidentali finirono per esser viste con sospetto e chi si fosse trovato a piangere un parente ucciso da un pirata della strada o dall'ignoto borseggiatore, finiva per essere automaticamente evitato e ghettizzato da parenti e amici come se un evento luttuoso divenisse automaticamente una sentenza di condanna o come se la colpevolezza fosse una malattia trasmissibile.
Ovviamente molti disonesti approfittarono della situazione: il primo fu un chirurgo che processato per la morte sotto ai ferri di un suo paziente, si difese sostenendo di essere in realtà un membro della polizia segreta e di aver ricevuto ordine di "terminare" il suo paziente per via di presunti terribili crimini che costui aveva commesso. Si scoprì allora che non esisteva un registro dei terminanti e così non si seppe mai se il chirurgo dicesse il vero o il falso, tanto più che di lì a poco rimase ucciso in un incidente stradale.
Poi ci furono dei casi di truffatori che spacciandosi per terminanti autorizzati facevano mercato di vite, salvo finire essi stessi terminati da altri veri o presunti terminanti. Ma anche i terminanti veri finirono per cadere in confusione, colpendo a casaccio o su commissione di mandanti non autorizzati, anche perché chi fosse veramente autorizzato a emettere sentenze di morte non era affatto chiaro ed anzi era oggetto di un'accanita discussione di cui non si vedeva la fine.

La società divenne assolutamente incontrollabile. I rapporti interpersonali si sgretolarono, nessuno si fidava più di nessuno. Le famiglie si dissolvevano: le mogli uccidevano i mariti, i figli le madri.

Finché arrivarono le elezioni. Il Legislatore si ripresentò, promettendo maggior ordine e maggior giustizia. Il candidato dello schieramento opposto invece si presentò con un programma che prevedeva di abrogare la pena di morte, di riportare la giustizia nelle aule di tribunale e di eliminare la polizia terminante.

Fu terminato pochi giorni dopo il suo discorso di candidatura e nessuno osò ripresentare il suo programma.







Un cazzeggio di: boinz a 15:09 | link | commenti (23)

martedì, settembre 28, 2004

Questi due pupazzi orrendi sono le mascotte di Torino 2006. Rappresentano una palla di neve sgonfia e un cubetto di ghiaccio ritardato.

 

 

 

 

 

 

Ci tengo a dire che li trovo orrendi! Sono più brutti di "Ciao"  di Italia '90, per fare un esempio, più brutti del "CasTorino" che ci perseguita nei cantieri di mezza città.


 

 

 

 

 

 

Se il buon giorno si vede dal mattino, se insomma contano su di loro per rilanciare l'immagine di Torino siamo fottuti!




Un cazzeggio di: boinz a 15:42 | link | commenti (36)

lunedì, settembre 27, 2004

Come tutti i blogger anch'io ho delle velleità di scrittore che periodicamente mi portano a fantasticare futuri grandiosi ad occhi aperti.
Lo dico perché quello che sto attraversando è proprio uno di questi periodi: un po' perché sono veramente schifato della mia vita lavorativa reale e un po' perché ho appena finito il mio quarto soggetto cinematografico.

La trafila è grosso modo sempre la stessa: mentre mi trovo in tutt'altre faccende affaccendato, parlando con gli amici, mangiando un panino o semplicemente seduto sul cesso a leggere il giornale, da una frase nel discorso, da un'immagine, o anche solo dal contesto del discorso, d'improvviso mi si accende dentro un'idea che di botto occupa tutti i miei centri nervosi oppure che mi si insinua perfidamente in mente e attacca a ronzare fino a quando non me ne accorgo. Magari si presenta come un abbozzo di personaggio o di dialogo o più facilmente di una situazione (io ragiono molto in termini: "A tizio succede questo"). Allora me lo segno sul quadernetto che tengo a tale scopo nella libreria, ci penso ancora un po' e se non succede niente lo lascio lì. Faccio proprio finta di dimenticarmelo, tanto se lo spunto è maturo le idee mi vengono da sole; se è acerbo posso anche schiacciarmi la testa in una pressa idraulica non andrà mai avanti.

Infatti, come ho letto da una parte, la mente procede sempre dal caos all'ordine. Così anche senza starci troppo a pensare, piano piano lo spunticino prenderà una forma, si incastonerà in una struttura via via sempre più articolata, si creeranno dei collegamenti e delle svolte ed alla fine del processo tra un appunto e un disegnino e la necessaria tirata di fili per mettere tutto nero su bianco, mi ritrovo con un soggetto di una trentina di pagine e una rosa di potenziali destinatari.

Ecco, questa è la situazione in cui mi trovo in questo momento. Sulla scrivania di casa ho la versione quasi definitiva di un soggetto di ventitré pagine. Nel corso della settimana gli darò ancora un'occhiata giusto per correggere gli "io ho stato, io ho andato" e sabato mattina, prima di andare a lezione di piano, passerò in posta a spedirlo a chi di dovere.

Qui comincia se non la parte difficile perlomeno quella che vivo peggio, perché entro in una fase di rara instabilità emotiva (lo so perché come dicevo questa è la quarta volta che mi ritrovo nella situazione). La sera all'uscita dall'ufficio accenderò il cellulare sperando di trovare un messaggio che non c'è mai; arriverò a casa e per prima cosa guarderò la spia della segreteria telefonica che però sarà crudelmente fissa (nulla è più crudele della spia di una segreteria telefonica!) o che se pure lampeggerà facendomi aumentare il battito cardiaco da "Moderato con brio" a "Presto-prestissimo", sarà per il solito messaggio dell'Olio Meriggio che mi propone il nuovo pesto con la ricotta o la vecchia che ha sbagliato numero o l'amico che mi chiede in prestito un CD di Ligabue che non ho, schiantandomi dalla delusione.

Andrò avanti così per una settimana, un mese, due mesi con grave nocumento del mio umore finché mi renderò finalmente conto che il mio soggetto è finito appeso a un gancio nel cesso dell'attore/regista di turno (mai ricevuto una lettera di "grazie e vaffanculo") e mi rassegnerò a fargli fare la stessa fine, anche perché nel frattempo mi sarà venuta un'altra poderosa idea che avrò scritto sul mio quadernino in attesa di spunti che non tarderanno ad arrivare. E via così, anno dopo anno, soggetto dopo soggetto, calcio in culo dopo calcio in culo. E che vuoi fare?



Un cazzeggio di: boinz a 17:11 | link | commenti (22)

venerdì, settembre 24, 2004

TERAPIA DI GRUPPO

Boinz: "Ciao sono Boinz e sono un potenziale maniaco sessuale. Non credo nella psicanalisi e tutto sommato sono molto fiero della mia ossessione. Secondo me l'ossessione del sesso è una cosa sana e bella. Infatti son venuto qui giusto per trovare qualche scopata facile: sai com'è tra le intellettuali sclerate due colpi si riescono sempre a tirare. Se qualcuna fosse interessata io mi sarei portato anche i goldoni."
Estrae il pacchetto dalla tasca dei jeans e lo mostra al pubblico. "Grazie." Si siede.
Dottoressa: "Qualcuna vuole dire qualcosa a Boinz mentre io mi rollo una paglietta? Tanto non sono manco stata a sentire e non saprei che dirgli. E poi diciamolo, porco cazzo! chi è che non ha problemi a questo mondo, eh?"
Tipa 1: "Il mio problema è che ho una soglia di attenzione molto bassa. Di che stavamo parlando?"
Boinz: "Di figa. A questo proposito ci tengo a precisare che mi piace molto quella tipa lì in fondo, e anche quell'altra non è male. Invece quella e quella mi fanno cagare, non le voglio, bleah!!!"
Dottoressa (si alza in piedi di scatto mostrando il pugno): "Brutto bastardo di un arabo! Merda, mi si è inculato i soldi! Che cazzo è 'sta porcheria, rucola?" Dà due boccate. "Però, neanche male!" si risiede
Tipa 2: "Io ho seri problemi relazionali."
Boinz: "Ci credo, sei brutta come il mal di denti!"
Tipa 2: "Sono tremendamente ninfomane, non sono mai sazia."
Boinz: "Dimentica la mia frase precedente. Cosa ne pensi di me?"
Tipa 2: "Potrei fare l'amore con chiunque, ovunque per ore e ore."
Boinz: " Gesù, questa frase è la seconda cosa che preferisco in bocca a una donna!"
Tipa 2: "Ti stimo perché mi hai fatto capire i miei limiti. Tu hai fissato un paletto al mio concetto di 'chiunque' che ho sempre e colpevolmente generalizzato."
Boinz: "In parole povere?"
Tipa 2: "Con te non ci vengo manco morta."

Boinz: "Peccato, potevamo divertirci (sto usando il plurale majestatis, naturalmente)."
Dottoressa: "FERMI TUTTI! FERMI TUTTI!!! E' arrivata la botta... Heheheheeh!" Si risiede
Boinz: "A proposito: non è che tra voi svitate c'è qualche schizofrenica che magari si organizza una cosa a tre?"
Tipa 3: "Io sono agorafobica."
Boinz: "E' qualcosa che ha a che fare col sesso?"
Tipa 3: "No, è la paura degli spazi larghi."
Boinz: "Allora non mi interessa."
Tipa 3: "Credo che dipenda da un trauma infantile ma vorrei capire quale."
Dottoressa: "UAAAAAGH" Sbadiglia e si stiracchia "Ok, adesso sto veramente ok! Bene, tocca a te."
Tipa 3: "Ma io ho appena terminato."
Dottoressa: "Ah, già. Che sei tu?"
Tipa 3: "Agorafobica."
Dottoressa: "Ha a che fare col sesso?"
Tipa 3: "No, è la paura degli spazi larghi."
Dottoressa: "Larghi quanto? Due metri-tre?.."
Tipa 3: "Credo anche di più."
Dottoressa: "...quattro, cinque, sei, sette metri? Otto, nove, dieci, undici..."
Boinz: "Vabbè dai, non perdiamo tempo in ciance. Chi vuole scopare? Ciarlatana, vale anche per te! Dai che ci ho fretta."
Dottoressa: "Stai parlando di sesso? Quella roba che si fa tra uomo e donna, vero?"
Boinz: "Anche tra uomo e due donne. Anche tre, volendo."
Dottoressa: "No, ne ho già uno."
Boinz: "Ci avrei giurato!"






































Un cazzeggio di: boinz a 12:19 | link | commenti (19)
altri dialoghi

giovedì, settembre 23, 2004

INGORGO

Fermo in tangenziale tra Corso Allamano e Corso Francia, guardavo nelle altre macchine alla ricerca di spunti da bloggare. Un tizio in canottiera e pelo superfluo pipava da una sigaretta che a giudicare dalla faccia che faceva, doveva sapere di merda; su una Bmw uno stronzo dall'aria pasciuta bestemmiava nel telefonino direttamente dalla giugulare gonfia di sangue: una tale manifestazione di arroganza dirigenziale che per un attimo sperai che gli prendesse un colpo lì, davanti a me; una donna orrenda si truccava come uno sciamano prima della danza della pioggia. Quando le passai di fianco le diedi un colpo duro di clacson, con cattiveria, solo per farle sbregare in faccia il rossetto.

Figa manco a parlarne. Finalmente grazie a un ciclo favorevole di flussi e riflussi riuscii ad affiancare una rossa tre macchine più avanti, ma quando la raggiunsi e scoprii che era una novantenne che lanciava occhiate oscene, cariche di voglie a tutti quelli a portata di sguardo, ebbi un conato di vomito formato famiglia.

Mi abbassai di scatto come per controllare l'interno della mia auto: era un autentico porcile, diciamolo. ma non avevo nessuna voglia di fare le pulizie. Da un certo punto di vista anzi era persino confortante. In un angolo trovai uno scontrino del 1999: l'ultimo paio di scarpe comprato a un prezzo decente mentre nel portaoggetti del passeggero faceva bella mostra di sé il volantino del Mago Dell'Universo, un ciarlatano evidentemente con qualche problema di manie di grandezza. Tirai su la testa: la vecchia aveva ripreso il largo a mandare baci a qualche altro sfigato. Io invece ero fermo come un palo della corrente. Dovevo trovarmi un hobby da fare in macchina in situazioni come queste: molti leggevano il giornale, altri lavoravano a punto e croce, ma non mi andava tanto l'idea. Troppo pericoloso. Dovevo trovarmi un hobby che si potesse fare con una mano sola: me ne venne subito in mente uno ma forse in piena tangenziale non era il caso.

La mia corsia ebbe finalmente un sobbalzo in avanti di circa otto centimetri. Misi la prima e la tolsi subito. Il tempo scorreva implacabile, lo squillo della sirena si avvicinava sempre di più e io ero fermo, fermo, fermo. Anche stavolta sarei arrivato in ritardo, il capo mi avrebbe guardato tipo merda e la cosa divertente è che non me ne poteva fregare di meno.


Un cazzeggio di: boinz a 15:16 | link | commenti (9)
pura narrativa

mercoledì, settembre 22, 2004

Paradossi della buona genetica, che ucciderebbe Dostoevskij

Avevano pur diritto a un figlio sano – si direbbe oggi – anche i coniugi Andrei e Marija. Così se avessero fatto la selezione degli embrioni in quel 1820 avrebbero potuto eliminare quello, per così dire, difettoso: volete far nascere un bambino con una predisposizione genetica all’epilessia? Ci mancherebbe, sarebbe un’atrocità. E il mondo non avrebbe mai avuto Fëdor Dostoevskij.

Sarebbe stato prodotto e selezionato un embrione sano, di uno che sarebbe rimasto anonimo, ma vivendo dieci anni più di Fëdor (perché alla fine morire si deve, tutti). O magari sano, sì, ma anche così distratto da farsi investire da una trojka e morire ventenne. Oppure sano, ma che poi va a morire disperato e suicida per amore di una certa Nastasija, o diventa alcolizzato per le angherie del capufficio morendo fradicio di vodka giacché la salute non garantisce affatto la felicità (dipende da ben altro). Un uomo felice fu, per esempio, in pieno medioevo, Ermanno von Reichenau, detto “Ermanno lo storpio” per le sue condizioni terribilmente “difettose”: un ingegno straordinario, artista, letterato, scienziato e uomo dolce e piacevole, fra l’altro proclamato santo.

Se riavvolgiamo il nastro della storia, eliminando gli embrioni che, dal punto di vista genetico, fanno prevedere difetti e malattie, dovremmo far nascere solo quelli sani, forti e belli, così nei primi decenni del XX secolo daremmo luce verde anche a qualcuno che diverrà un obbediente ufficiale del III Reich: sano, forte, alto, biondo, occhi azzurri. Con quel che segue.

Mentre con Dostoevskij, si sopprimerà ai primi giorni di vita Vincent van Gogh, per evidenti difetti genetici, e poi Giacomo Leopardi (volete forse far vivere un figlio complessato?), quindi Ludwig van Beethoven, perché bisogna garantire una certa “qualità della vita” e un embrione con la predisposizione genetica alla sordità è meglio che venga “pietosamente” soppresso. Sospetto che non sarebbe sfuggito – per venire ai giorni nostri – neanche il geniale Stephen Hawking (che, immobilizzato sulla sua sedia a rotelle, è da anni alle prese coni vertiginosi segreti dell’universo).

Restiamo al Novecento. Era stato sicuramente un “embrione difettoso” – e quindi sarebbe stato soppresso – anche il futuro padre Pio che sui vent’anni fu addirittura ordinato prete con un anno di anticipo perché si pensava dovesse morire, tale era il suo stato di salute. Del resto anche il suo padre, Francesco d’Assisi, che a vent’anni si ammalò gravemente per una patologia che probabilmente implicava una predisposizione genetica, poteva essere fra i soppressi prima della nascita.

“Il più alto dei desideri, divenire Dio”

A ben vedere non si salverebbe nessuno, essendo la nostra condizione umana sempre imperfetta e difettosa. Anzi, caro lettore, t’informo – se non lo sai – che hai contratto una malattia incurabile, sicuramente mortale e dolorosa, trasmessa per via sessuale: la vita. Siamo tutti malati terminali, dal momento del concepimento. Non era così all’origine della creazione e non sarà così nell’eternità. Perciò questa effimera stagione che è la vita è così preziosa:

perché è la breve battaglia che conduce alla felicità per sempre.

Ma noi diciamo nel momento della sofferenza: “Tu non mi capisci, non ti metti al mio posto”. Kierkegaard rispondeva: “Cristo si è messo fino in fondo al tuo posto. Era Dio e divenne uomo: così si è messo al tuo posto… apre le sue braccia a tutti i sofferenti e dice: venite qui voi tutti che soffrite”.

Si è preso su di sé tutte le atrocità e le sofferenze del mondo, hanno fatto del suo corpo carne macellata. Perché noi, uomini miserabili e difettosi, potessimo diventare divini. Questo è il nostro destino: “Divenne uomo affinché noi fossimo deificati” (Atanasio).

Sì, Egli compie per noi “il più alto dei desideri: divenire Dio” (Basilio il Grande).

Il nostro stesso corpo, risorto, sarà glorificato, finalmente liberato da tutte le sue caducità, e “divinizzato”. Come saremo? Si deve pensare a Gesù risorto il cui corpo non era più sottoposto a limiti di tempo e di spazio. O a Maria, la prima creatura ad essere fisicamente glorificata (ciò che dice il valore della nostra carne, di ogni nostro capello, agli occhi di Dio). Da Lourdes a Medjugorje, Maria è descritta da tutti i veggenti come una (eternamente) giovane donna di una bellezza che non ha eguali sulla terra. Il colore degli occhi, la voce, il volto, tutto è bellezza assoluta. Ed è il nostro destino.

Conseguito non attraverso sacrifici umani, ma attraverso Cristo.

Antonio Socci

Il commento di Boinz

Quanto è stronzo Socci. Non solo stronzo ma anche in malafede. A uno così non dovrebbero permettere di prendere in mano la penna manco per scrivere la lista della spesa, figurarsi per esercitare il mestiere di giornalista. Che cazzo c'entra Leopardi?! Come se la tendenza alla depressione si potesse riscontrare in un feto! E perché allora non citare anche Hitler, nato monotesticolo? Sai che perdita per l'umanità se i suoi genitori avessero abortito a suo tempo!

Comunque qui non si dibatte la necessità di limitare la tentazione di orientare la ricerca eugenetica verso una società di soli figli alti e biondi, che credo nessuno contesti, ma il diritto ad avere figli tout court. Questa legge infame, infatti, impedisce il ricorso a cure per risolvere casi di sterilità altrimenti non risolvibili, che la scienza è in grado di offrire senza problemi, col risultato di rendere il diritto ad aver figli una faccenda legata -tanto per cambiare, perlomeno in Italia- esclusivamente al censo: chi può permetterselo infatti va in Spagna o in Francia, dove una mentalità realmente laica tiene ben distinti stato e superstizioni tribali; gli altri invece che non hanno i 40.000 euro per permettersi soggiorni all'estero e costose terapie, possono attaccarsi al tram. Un'ipocrisia oscena per un governo che si era presentato alle elezioni mettendo in programma gli aiuti alla famiglia per correggere la crescita demografica negativa degli ultimi anni.

Ma non è solo questo. I limiti che questa legge impone alla ricerca delle cure a malattie genetiche come l'alzheimer o il parkinson (o anche all'anemia mediterranea, come dimostrato nel caso recente di un bambino salvato grazie tecniche che questa legga vieta) spinge ancora di più il nostro paese ai margini della comunità scientifica internazionale, col solito risultato che assisteremo a una nuova fuga di cervelli e di talenti e che le cure, magari sviluppate proprio dai nostri compatrioti costretti a emigrare, dovremo importarle da altri paesi meno retrogradi pagando fior di quattrini.

E cosa dire del divieto di diagnosticare malattie o deformazioni negli embrioni? Ma si può fare una legge più stupida, oltre che moralmente rivoltante? Voglio dire le stesse diagnosi possono essere e vengono fatte sul feto, a gravidanza inoltrata ed in caso di malformazioni è pure previsto e permesso l'aborto terapeutico. Allora perché non evitare questo trauma amplificato in donne che hanno già dovuto lottare per restare incinte? Forse che dal punto di vista morale l'aborto non sia una faccenda più grave?

E che dire del fatto che gli embrioni devono comunque essere impiantati, a costo di usare la forza? Va bene, questa parte della legge è palesemente incostituzionale (Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.
 - art. 32 della Costituzione) e mi fa inorridire che se ne renda conto uno stupido blogger e non il legislatore che l'ha votata. Comunque secondo i deputati e senatori che di questa legge hanno fatto una bandiera di civiltà, una donna che si rifiuti di farsi impiantare tutti e tre gli embrioni dev'essere prelevata di forza dai carabinieri, portata ammanettata in clinica e una volta incatenata al tavolo ginecologico aperta come una cozza per impiantare con la forza gli eventuali embrioni residui. Allucinante, roba da Gestapo!

Insomma, io ho firmato per abrogare questa porcheria e Socci può andarsene a fanculo, lui e tutta quella spazzatura umana (Margherita compresa) che ha votato questo scempio.





Un cazzeggio di: boinz a 12:15 | link | commenti (19)
attualita

martedì, settembre 21, 2004

LA SVASTICA SULLA LUNA

Quella dell'I-Ching era iniziata come uno scherzo ed era diventata una mania.
Come ogni mattina, mentre aspettavo che il caffè uscisse rivolsi la prece di auspicio, lanciai le tre monete in aria e trascrissi il risultato su un foglio orientato a nord. Aprii il libro e lessi il responso dato dalla combinazione di segni: "L'uomo volge il suo sguardo all'orizzonte e vede il sole sorgere e poi tramontare. Ogni finestra si apre su un campo, ogni piuma è sfiorata dal vento. Guarda dove posi i piedi e soprattutto tieni l'uccello ben chiuso nei pantaloni!"

Il significato era evidente. Entrai in ufficio e posai la valigetta sulla scrivania. La mia finestra dava sul muro di un capannone industriale: altro che campo. Già solo per scorgere una fetta di cielo dovevo sporgermi con intenti suicidi mentre l'unico verde che si presentava a vista era la strisciata di muffa dietro al tubo della grondaia.
Dall'altro lato della scrivania Anna la stagista mi fissava sognante. Era un gran tocco di pezzo di figa, è inutile starsela a raccontare: un metro e settantacinque di cosce, tette, chiappone sode come marmo tutte sistemate nei punti giusti. Non un fenomeno di cranio, anzi: bastava pensare che mi baccagliava nell'illusione che la potessi aiutare a farsi assumere. Poverina, non sapeva che là dentro la mia opinione contava come il due di coppe a ping pong.

Il tempo di accendere il computer e subito venne a portarmi delle carte da firmare: mise bene in primo piano il reparto mammario sapientemente scoperto da una scollatura a 360° e mi sorrise.

Feci un attimo mente locale sulla mia faccia, grigia come un foglio di cartoncino da imballaggio e mi concentrai sui fogli. Erano pieni di errori di battitura, mal composti: uno schifo. Firmai tutto senza stare a fare storie, tanto erano cagate come quasi tutto il lavoro che facevo là dentro. I posti dove si decidevano le sorti dell'azienda erano ben altri.
Alzai la testa e me la trovai a un centimetro e mezzo dalla punta del naso. Potevo sentire le vampate del suo profumo aggressivo migrare dalla sua pelle alla mia. Gli occhi nocciola piantati nei miei. Mi passai una mano sui radi capelli più grigi che neri: "Mi dica Anna."
"Sa che è un bell'uomo?"
"Certo."
"Lei mi piace proprio."
"E' l'effetto che faccio su tutte le donne."

Quel profumo mi stava stordendo.
"Ha voglia di pranzare con me?"
"Io pranzo sempre con lei."
"Non qui in mensa. A casa mia."
"Cosa c'è di buono?"
"Qualcosa di caldo."
"Anna, devo dirle una cosa importante."
Mi tolsi gli occhiali, cavai il fazzoletto dalla tasca dei pantaloni e presi a strofinare le lenti:
"In azienda non vedono di buon occhio le relazioni tra i dipendenti. Quindi avere un avventura con me le precluderebbe sicuramente la conferma. Lo sa questo?"
"E' un modo per dirmi che non le piaccio?"
"E' un modo per dirle che mi piace un sacco ma che preferisco fermarmi qua."
Tornò al suo posto imbronciata.
A pranzo mangiai da solo in sala mensa. Praticamente non mi rivolse più la parola e non ebbi più diritto alle scollature vertiginose. Evidentemente non dovevo piacerle così tanto.

Nel giro di pochi giorni Anna passò all'ufficio tecnico come segretaria. il Direttore Ing. Genovese se la portò a nanna ripetutamente, diventando oggetto d'invidia da parte dell'intera dirigenza aziendale. Anna non fu confermata ma non lo sarebbe stata comunque. Al suo posto venne presa una ragazzotta quadrata, nel fisico e nella professione. In fondo allo stomaco però sentivo come se avessi inghiottito una pinza da bucato senza accorgermene.
Tirai le monete in aria: "La lepre diventa bianca d'inverno e colore dell'erba secca d'estate. Un fiore sorge ai margini della strada. Non te la sei chiavata tu, se l'è chiavata un altro."
Che dire: ci prendeva sempre!























Un cazzeggio di: boinz a 11:44 | link | commenti (14)
pura narrativa

venerdì, settembre 17, 2004

TORINO DA PASSARE ALL'UNESCO
(versione torinese del famoso post di X§°)

Ecco, ci sono dei posti e delle cose a Torino che mi hanno aperto uno spazio nel cuore e che la sola consapevolezza della loro esistenza mi è di conforto.
E' un po' che ci pensicchio su e questo è l'elenco che mi è venuto fuori

1) Il panino salamino e crauti della rosticceria ex-Castagno di fronte al Cinema Doria (meta immancabie di tante "tagliate" da scuola);
2) Il dragone di legno di Parco Michelotti (ci hanno giocato tante di quelle generazioni di bambini che dovrebbero dichiararlo monumento nazionale);
3) Il graffiti sul muro della scuola vicino a Piazza Borromini (la giornata di un ragazzo del quartiere: avrà trent'anni e gli sono affezionato);
4) Le scarpe di pitone da uomo esposte in vendita da Scali da circa 5 anni (e chi se le compra???);
5) Il negozio di CD usati di Marco Prigione a S.Salvario (un'istituzione per i rockettari torinesi);
6) I due vecchietti vestiti stile '800 che ogni tanto si vedono in Via Po (spero solo che siano ancora vivi!)
7) La vista mozzafiato che si gode dalla cima di Via Villa della Regina nei giorni di vento (il Po, Piazza Vittorio, la Mole e le montagne sullo sfondo);
8) La finestra di "Profondo Rosso" in Piazza CLN (tutte le volte che ci passo mi vengono i brividi);
9) Il settore coperto in stile vagamente liberty del mercato di Porta Palazzo dove vendono i fiori (il mercato dei fiori e degli uccelli di Parigi gli fa una beata sega, credetemi);
10) L'alberone di piazza Cavour (in mezzo ai palazzi stile Juvarra... più che un albero un mito!)













Un cazzeggio di: boinz a 17:20 | link | commenti (10)
il cielo sopra torino

Un commento di Cristar mi ha fatto venire in mente quella che secondo me è la più bella vignetta di Altan.

Per chi non se la ricordasse si riferisce al risultato delle elezioni del 2001.

Beh, io trovo che i
l "no" assoluto e senza sconti dell'omino di destra non solo sia un capolavoro, il miglior commento alle elezioni, più esauriente di tutti gli editoriali che le meglio penne del giornalismo nostrano avevano scritto all'epoca.

Quello che più mi ha colpito di questa vignetta infatti è che quel "no" in realtà esprime un'intera filosofia di vita: è un grido, anzi, un manifesto di ribellione all'ottimismo obbligatorio, la rivendicazione del diritto al pessimismo, a vederla nera, ad averci le palle in giostra, a svegliarsi di cattivo umore senza che uno stronzo di poeta ci venga a raccontare che stiamo tutti benissimo e nel frattempo cerchi di venderci un aspirapolvere.

Grande Altan.










Un cazzeggio di: boinz a 12:01 | link | commenti (16)
il cielo sopra torino

giovedì, settembre 16, 2004


 

 

 


Ma dici a me? Ma dici a me?




Un cazzeggio di: boinz a 15:08 | link | commenti (13)
scleri vari

mercoledì, settembre 15, 2004

RADIO DAYS

La luce che filtra dalle tapparelle mi fa a fette. Come questo lavoro del resto. Sulla mia porta finestra c'è scritto Jack Diamante, investigatore privato, anche se per il momento mi hanno privato solo della licenza di investigare. Per il resto si vedrà.

Tiro una boccata dalla sigaretta a sezione quadra e il fumo che mi esce dalle narici assume forme mostruose di piovre e di cani a tre teste. Il fatto che la sigaretta sia spenta non fa che dimostrare il mio fallimento. Ma dove, dove ho sbagliato? La polizia di mille stati mi insegue per chiedermi un autografo. Due donne mi accusano di averle violentate e di non aver concesso manco il bis. I giapponesi bombardano Pearl Harbour approfittando della mia pausa pranzo. Il mio avvocato mi consiglia di costituirmi oppure di costituirmi parte civile: come al solito non è affatto chiaro. Del resto fa l'avvocato non l'imbianchino.

Guardo fuori dalla finestra: una donna bellissima attraversa la strada sfiorando con l'orlo della gonna il fumo che esce dai tombini: riconosco quel fumo: sono gli operai dell'acquedotto municipale che si godono lo spettacolo.

Alla radio Billie Holliday canta "Dragostea": è davvero in anticipo sui suoi tempi, l'ho sempre detto.

Devo trovare una soluzione, ma come faccio se non so manco dove scriverla? Riprendo in mano il giornale: "Quando è duro è orizzontale, quando è molle è verticale." Questo cruciverba mi tirerà matto.

Aspetto il buio e decido di uscire. Ordino un caffè forte e due uova fritte. Alla mia sinistra una coppia cinguetta giuliva quando scorgo un pittore dall'altra parte della strada che dipinge tutta la scena. Esco e lo affronto di brutto. Mi spiega che lo intitolerà "Nighthawks", i falchi della notte.
"Ma non è un film con Sylvester Stallone?" Gli chiedo.
Ci rimane male e se ne va di corsa.

E' il 1941 e tutto può ancora accadere.




Un cazzeggio di: boinz a 17:34 | link | commenti (13)

martedì, settembre 14, 2004

A grande richiesta torna il

REALITY BLOG!!!!

Come già detto altrove, qui sotto sono elencate una serie di situazioni standard che ogni donna moderna prima o poi si è trovata a dover affrontare. Come? Questo lo sapete voi. Parafrasando Oscar Wilde, il problema infatti non è la domanda, alias la situazione, quanto piuttosto la risposta che dev’essere pronta, secca e vincente ed è proprio questa risposta pronta, secca e vincente che mi aspetto di leggere!

Solo un paio di regole: in pratica vale tutto tranne l’insulto secco o il turpiloquio banale. In compenso vale fare riferimento a situazioni non previste nell’assunto.

Per esempio alla frase:

“Tuo fratello è un ritardato incapace e non combinerà mai niente.”

- “Sei un gran bastardo.” Sarà una risposta sbagliata.

- “Perlomeno non rovina la vita a nessuno, lui.” E’ già una buona risposta

- “Mica è colpa mia se ti ha preso come modello.” Mi pare una risposta ottima.

Bene allora, conto su di voi e sul vostro sarcasmo! Fuori le unghie che andiamo a cominciare! ;-)

Buon divertimento!

1) A letto
Sì apprezzo il gesto ma in guepière e calze a rete, cazzo, sembri una mortadella!

2) Al telefono
Ma non puoi chiamare un carro attrezzi?.... Ho capito ma io sto guardando l'Inter!

3) Negozio di scarpe
Signorina guardi: il nostro stock è assolutamente completo. Per due piedoni come i suoi le consiglio di mettere direttamente le scatole oppure di andare in un negozio di attrezzature per il circo, reparto clown!

4) A letto/2
Per te sesso orale vuol dire raccontarlo a tua sorella!

5) A letto/3
Se avessi mille lire per ogni volta che ho fatto godere una donna a quest'ora sarei miliardario.

6) A tavola
Come si chiamava 'sta roba prima che tu la conciassi così?

7) Nel traffico
E che so' un indiano che devo mette la freccia!?

8) Sensibilità
Non ti preoccupare, lo sai che a me la donna mi piace un po' sfatta!

9) Cultura/2
Se spendessi meno soldi in puttanate come libri e teatro a quest'ora potresti avere un telefonino come il mio!

10) Apertura mentale
Sarà andata a letto con qualcuno, come tutte le donne di successo!












Un cazzeggio di: boinz a 12:07 | link | commenti (25)
scleri vari

lunedì, settembre 13, 2004

A SPASSO PER LA LETTERATURA/2

Mi affettano in due per il senso del lungo. Da una parte va la mia parte peggiore con i miei difetti, le mie manie, e i miei modi da bovaro. Dall'altra vanno i miei pregi, le parole buone e tutto l'amore per le cose belle che ho.
Ciascuna delle mie metà apre un blog. Dopo un mese vado a controllare: la mia parte peggiore sta battendo la migliore 150.000 contatti a 6.

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La mattina mi sveglio e scopro che sono diventato uno scarafaggio. Ma soprattutto ho fame. Corro agli angoli della stanza a succhiare la gromma di sporco e la condensa dell'umidità che ha generato batuffoli sui muri. Ho orrore di me stesso ma non posso fare a meno di strisciare sotto i mobili alla ricerca di immondizie dimenticate. D'un tratto entra la morosa. Scuote la testa severa: "Te l'ho già detto. Non hai più l'età per tirar tardi con gli amici."

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Il Don si lancia al galoppo contro i mulini a vento e ne fa una strage. L'altro ieri se l'era presa con i pannelli solari e il giorno prima con un impianto idroelettrico. Che sia un agente dell'Opec?

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"Con questa pillola diventi più alto e con questa diventi più piccolo."
A parlare è un coniglio tutto bianco, con panciotto e un orologio a cipolla mentre un esercito di carte da gioco mi insegue per tagliarmi la testa. Cazzo, devo smetterla con l'acido!

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Sono un povero vecchio, solo su una barchetta in mezzo all'oceano, con un tonno legato a una fiancata e decine di squali che mi girano intorno. Ma prima o poi la becco quella troia della Alpitour!




Un cazzeggio di: boinz a 14:43 | link | commenti (105)
pura narrativa

venerdì, settembre 10, 2004

Mamma sono una blogstar!

A grande richiesta (13000 contatti, mica vongole!) sono diventato una blogstar. All'inizio la cosa mi ha affascinato e ho pensato: che bello, sono una blogstar! Se solo Ray Charles potesse vedermi!

Poi sono iniziati i casini.
A pranzo al self service volevo prendere una fetta di pizza. "Ma nooooo, Boinz! Adesso non sei più un blogger normale, sei diventato una blogstar e la blogstar mangia solo giapponese! E la blogstar non beve l'acqua S.Benedetto ma the verde senza zucchero. E la blogstar non prende il dolce ma una coppa di Litchi. E la blogstar non si siede come tutti i cristiani ma sulle gambe incrociate." E la blogstar di qui e la blogstar di là, mi è subito venuta in mente quella scena di "FFSS" con lo sceicco beijo che spiegava a Onliù Caporetto come doveva essere il grande managgér. Fatto sta che alla fine sono rimasto a digiuno.

Ma la mia ambizione era più forte di ogni difficoltà così ho cambiato il mio look perché la blogstar non mette i pantaloni di tela ma i jeans strappati o i bermuda a metà polpaccio e non ha una camicia con le maniche arrotolate ma una polo senza colletto.
La blogstar non ha una Punto ma o una R4 o una Z4.
La blogstar parla virgolettato.
La blogstar quando si rivolge a un superiore dice "Uei fratelo!".
La blogstar è di buon umore da lontano e di umore pessimo da vicino.
La blogstar sogna tre volte per notte.
La blogstar è fidanzata con una donna con le tette rifatte.
La blogstar si tocca le palle ogni tre frasi.
La blogstar quando è davanti al computer dice "Uei fratelo!".
La blogstar non beve il caffè della macchinetta.
La blogstar suona o il piatto o il didgeridoo, assolutamente esclusa la chitarra a meno che non ci siano tremila adesivi sulla cassa armonica.
La blogstar ha solo dischi trend, anche quelli che devono ancora uscire, anzi: solo quelli.
La blogstar quando incontra un'altra blogstar dice: "Uei fratelo!" e l'altro risponde: "Uei fratelo!", poi si danno cinque col pugno, poi si abbracciano, poi se ne vanno di cattivo umore.

Sto diventando così? Uei fratelo ma io sono così! (groan, groan)















Un cazzeggio di: boinz a 11:59 | link | commenti (34)

giovedì, settembre 09, 2004

DIVORZIO ALL'ITALIANA

Buonasera a tutti i telespettatori dallo Stadio San Siro Meazza di Milano da dove tra pochi minuti vi trasmetteremo in diretta il divorzio Giorgi - De Rossi, un match molto atteso dopo ben otto anni di matrimonio. Alla destra del vostro teleschermo in curva sud, vediamo schierata la famiglia dello sposo dietro lo striscione "Fedelissimi (NOI!)" mentre nel segmento opposto si è sistemata la famiglia De Rossi e gli altri supporter della sposa.

Il terreno di gioco è in buone condizioni, arbitra il giudice Farina coadiuvato dagli avvocati Siniscalchi e Morrone.

Vi ricordiamo brevemente l'esito della gara di andata che ha visto la casa del Geom. Giorgi espugnata per 1-0, con un gol dell'idraulico Martino che vi riproponiamo. L'idraulico approfittando di un vuoto difensivo e della complicità della signora De Rossi, ha saltato il portiere e si è presentato da solo in camera da letto. A nulla è valso il rientro precipitoso del Geometra: oramai Martino era lanciato e con un gran colpo di reni ha segnato il gol che ha deciso la partita, un gol, vi ricordiamo, molto contestato: la gara infatti è finita in rissa e segnalamo che il Geometra Giorgi le ha pure buscate.

Ma ecco entrare in questo momento i giocatori! Com'era prevedibile i supporter del Geom. Giorgi stanno fischiando moltissimo la signora, mentre la curva opposta ha issato uno striscione con la faccia del Geometra sormontata da due corna di cervo. Pronta la risposta dalla curva sud dove stanno srotolando la scritta: "Otto anni e una settimana/ Maritati a una..:" ehm.. il resto non si legge.

L'arbitro lancia la monetina: palla al geom. Il giudice arbitro si piega per riprendere la sua monetima ma subito l'avvocato Morrone, difensore della signora, la sequestra in attesa della sentenza sulla divisione dei beni.
Fischio di inizio: parte forte il Geometra Giorgi, che con un lancio dal limite butta in area le foto della signora messa a pecos con l'idraulico Martino in pressing da dietro. Pronta la girata di corna e gol! 1-0 per il Geom. che pareggia così il risultato dell'andata.
La signora risponde con una manovra avvolgente, quindi scatta in profondità, rilanciando che il Giorgi sarebbe sofferente di impotentia coeundi, nel senso che non gli tira il cazzo! Un colpo molto basso e infatti vediamo il guardalinee Avv. Siniscalchi alzare la bandierina. L'arbitro fischia il fallo. Lo fischia anche la signora ma lasciamo perdere. La signora avanza fornendo particolari sulle imbarazzanti dimensioni del pene del marito, che reagisce tirando giù oltre all'avversario anche i suoi pantaloncini, per mostrare l'oggetto della contesa. L'arbitro interrompe il gioco e la signora butta la palla fuori campo. Il marito lancia un urlo di dolore. Arrivano i medici che misurano il pene del Geometra: otto centimetri, si può proseguire (ricordiamo che per provocare un orgasmo a una donna secondo i regolamenti internazionali ne bastano sei).

Siamo ancora quindi sul risultato di 1-0. Il geometra prova a imbastire un'azione ricordando che le sue eventuali deficienze erano ben note alla signora prima del matrimonio ma manca di incisività per cui la palla passa alla signora che prova ad allargare sulla fascia, puntando l'uomo e sull'incompatibilità di carattere. Sembra una manovra convincente ma l'arbitro interrompe l'azione, fischiando la fine del primo tempo e togliendo la seduta.

Il secondo tempo segue la falsa riga del primo: il geom cerca di fare gioco ma appare stanco. La signora controlla senza difficoltà e parte con frecciate che fanno male. Il cronometro corre ma il Geom. non trova il bandolo della matassa, sembra anzi puntare ai supplementari. La signora allora parte palla al piede mostrando che il marito è una palla al piede ma è un movimento privo di sbocchi. Prima sostituzione dell'incontro: la signora butta dentro la faccenda dei soldi ma non trova nessuno pronto a deviare in porta. Il Geom. è spento e depresso e quando mancano cinque minuti al termine, sembra puntare solo al fischio finale. Eppure dopo l'idraulico, non dovrebbe essere un problema sfondare d adietro la signora. Invece la palla stagna a centrocampo in un'interminabile fase di studio quando la signora parte da sola rilanciando con l'impotenza del marito: finge di metterla di nuovo sul piano dimensionale. Il marito abbocca entrando in scivolata e permette così alla moglie di saltarlo con un abile gioco di gambe. Si presenta in area, stringe verso il centro e tira fuori dal cilindro le analisi del liquido spermatico del marito che ne dimostrano l'assoluta infertilità. E' un'azione convulsa. Il Giorgi si difende come può, il pallone ballonzola pericoloso davanti alla porta quando improvvisamente il Geom. trova un varco e lancia il contropiede. La signora gli corre dietro ma non riesce a riprenderlo. A quanto pare infatti è incinta! Il Geom. vola con le analisi segrete del ginecologo e a questo punto la signora non può far altro che agganciarlo da dietro e buttarlo giù, anche di morale: infatti il figlio non è suo! Rigore! Parte il geom... e segna! 2-0! Neanche il tempo di mettere la palla al centro e il giudice fischia la fine delle ostilità!

La coppa va al Geom. , alla signora solo i complimenti... dell'idraulico!!!




Un cazzeggio di: boinz a 12:25 | link | commenti (19)
pura narrativa

mercoledì, settembre 08, 2004

Mi è venuto in mente che molte delle gentili donzelle che frequentano questi malsani paraggi, non hanno partecipato al Reality Blog del passato mese di Aprile, che allora colgo l'occasione per riproporre.

In buona sostanza qui di seguito vi presento una serie di situazioni standard che ogni donna moderna prima o poi si è trovata a dover affrontare. Come? Questo lo sapete voi. Parafrasando Oscar Wilde, il problema infatti non è la domanda, alias la situazione, quanto piuttosto la risposta che dev’essere pronta, secca e vincente ed è proprio questa risposta pronta, secca e vincente che mi aspetto di leggere!

Solo un paio di regole: in pratica vale tutto tranne l’insulto secco o il turpiloquio banale. In compenso vale fare riferimento a situazioni non previste nell’assunto.

Per esempio alla frase:
“Tuo fratello è un ritardato incapace e non combinerà mai niente.”
- “Sei un gran bastardo.” Sarà una risposta sbagliata.
- “Perlomeno non rovina la vita a nessuno, lui.” E’ già una buona risposta
- “Mica è colpa mia se ti ha preso come modello.” Mi pare una risposta ottima.

Bene allora, conto su di voi e sul vostro sarcasmo! Fuori le unghie che andiamo a cominciare! ;-)

1) "Non è che sto vestito sia orrendo, è che addosso a te qualunque cosa sembra uno straccio";
2) "Se ieri sera mi è piaciuto cosa? Quando mi fai una domanda per favore mettici anche un oggetto!"
3) "Te ne vai? Lasciami solo il telecomando sul tavolo! Spero di ricordarmi ancora come funziona dopo tutti questi anni!"
4) "Signorina, se proprio ci tiene a palpare gli ortaggi le passo il mio cetriolo!"
5) "Comunione dei beni??? Dimmelo subito che intesto tutto a mia madre!"
6) "...a letto è una furia scatenata, un'autentica porca ninfomane e... oh, ciao cara! Stavamo giusto parlando di te!"
7) "Riesci a tenere duro col vecchio ferro da stiro ancora un po'? Così te ne regalo uno nuovo per il tuo compleanno!"
8) "Io guadagno di più quindi si fa come dico io!"
9) "Auguri cara. Senti, ho spostato la festa del tuo compleanno a venerdì perché stasera mio cugino Vito non può venire. C’è la Champions."
10) "Quante storie per un po’ di mal di pancia quei due giorni al mese!"















Un cazzeggio di: boinz a 13:57 | link | commenti (21)
il cielo sopra torino

Su imbeccata di Neparliamoacena, ho realizzato che effettivamente gli spunti da blog che ho postato l'altro giorno erano rivolti prevalentemente ad uomini. Non potevo lasciare la situazione così squilibrata ed eccovi dunque

MORE BLOG IDEAS

- Il tuo capo insidia tutte le tue colleghe tranne te. E' perché ti rispetta o perché a furia di merendine oramai anche la 56 ti veste stretta?
- Il tuo uomo attuale sta al tuo uomo ideale come una Prinz NSU sta alla Ferrari di Schumacher: è vero, è inutile che fai quella faccia;
- Racconta di quella volta che sei tornata da pranzo con una fogliolina di insalata incastrata tra gli incisivi davanti e che nessuno dei tuoi colleghi ti ha detto niente, hahahahaha!
- Il tuo ragazzo ti ha convinta a guardare un film porno. Ti sei addormentata dopo cinque minuti: questo fa di te una donna migliore?
- La legge fisica del "nulla si crea e nulla si distrugge" può essere considerata ancora valida, dal momento che a te basta mangiare un'oliva per ingrassare di quattro kili?
- Hanno comprato una macchina per fare il tuo lavoro. Dopo una settimana l'hanno spenta perché passava tutto il tempo sui blog. Questo ti fa sentire meno colpevole?
- Le tue colleghe ti odiano: perché sei diversa da loro o perché sei uguale a loro?
- Il tuo sogno erotico preferito è comprare una tabaccheria. Perché?
- Tira giù il sedile del guidatore della tua macchina. Piegati verso il sedile di dietro. Descrivi cosa vedi.
- Un altro tuo sogno erotico preferito è mettere un karaoke in bagno. Non credi che sia ora di farsi dare una guardatina?
- Il tuo blog è frequentato prevalentemente da dodicenni convinte di parlare con una loro coetanea. Cos'altro possiamo dire?












Un cazzeggio di: boinz a 08:55 | link | commenti (15)
ora ti dico adesso cosa

lunedì, settembre 06, 2004

I ROTOLINI DEL MAR MORTO

A circa sessant'anni dal loro ritrovamento, sono stati finalmente resi noti i risultati degli studi condotti sui cd. "Rotoli del Mar Morto".

Come molti sanno, nel 1947 un giovane pastore siriano seguendo le tracce di una pecora smarrita del suo gregge, capitò casualmente in una grotta nella quale giacevano circa venti anfore di argilla ospitanti al loro interno una Bibbia in pergamena risalente a circa 5000 anni fa. L'eccezionalità del ritrovamento è data dal fatto che per la prima volta nella storia gli esperti hanno avuto la possibilità di studiare una copia del Libro Santo per eccellenza priva delle pesanti modifiche apportate in tempi più recenti, cosa che ha scatenato non poche titubanze nella Chiesa a proposito dell'opportunità di rendere pubblici i lavori del team.

Ebbene, possiamo dire che le sorprese non mancano. Per esempio è stato definitivamente assodato che quello che fino ad oggi è stato tradotto come "prossimo", in realtà doveva essere interpretato come: "vicino" per cui "Ama il tuo vicino come te stesso", "Non fare al vicino quello che non vorresti fosse fatto a te" ecc. Una differenza che può apparire sottile ma della quale si avverte l'intera portata rivoluzionaria nell'ambito della storia dell'esegesi biblica, nel momento in cui si scopre che anche il termine "Ascensione" era utilizzato nel senso di "Uso dell'ascensore". "In buona sostanza, ci dice il Dottor Travis Bickle della Columbia University, ci siamo resi conto di come la Bibbia, il libro sacro che conosciamo oggi sarebbe in realtà nato come regolamento condominiale."

Così scopriamo che Mosé non scalò il monte Ararat per ricevere le tavole della legge ma salì al piano di sopra per avere il regolamento condominiale dall'Amministratore mentre Noè dopo aver denunciato l'inadeguatezza del sistema idraulico dell'immobile, mise in salvo il contenuto del suo garage sul canotto del figlio.

"Pensiamo che Adamo ed Eva fossero i primi locatari dell'immobile e che furono sfrattati per aver fregato frutti dal giardino, che era di esclusivo appannaggio dell'Amministratore e che Abramo sarebbe stato il primo rappresentante dei condòmini." Il mondo come un condominio o il condominio come mondo? "A questo punto pare evidente che la Torre di Babele sia una metafora dell'incomunicabilità in un palazzone popolare di periferia, abitato in larga parte da extracomunitari."

C'è da dire che la nuova chiave di interpretazione coglie solo fino a un certo punto di sorpresa gli esegeti poiché da molti anni sui ruderi del Tempio di Salomone, il famoso Muro del Pianto, erano stati individuati i segni del cartello: "Passo Carrabile".
"Noi riteniamo che i primi traduttori della Bibbia fossero consapevoli dell'operazione di manipolazione che stavano compiendo. Per esempio, il comandamento 'Non commettere atti impuri' nella versione dei rotoli originali recita: 'E' vietato introdurre biciclette nell'androne', stravolgimento che non può essere avvenuto per caso."

Abbiamo chiesto al Dottor Bickle quali conseguenze questa rivelazione può comportare nella società di oggi. "Credo poco. Del resto la Chiesa oggi è soprattutto un ente di amministrazione di immobili sparsi un po' dovunque, la cui gestione è stata subappaltata dal Grande Amministratore, a una multinazionale con sede a Roma."
"Son cose belle."
"Eh sì."





Un cazzeggio di: boinz a 13:43 | link | commenti (27)
il cielo sopra torino

giovedì, settembre 02, 2004

SACRIPANZA

Sacripanza ha una faccia talmente grossa che la mattina per mettersi la schiuma da barba usa un estintore. Pensa che la sua patente ha otto pagine, di cui cinque solo di foto. Del resto anche il resto del corpo è proporzionato: la sua panza è così smisurata che le magliette le compra  una volta all'anno al salone della nautica Di Genova, dalla ditta che produce le vele per i brigantini mentre per le scarpe prende direttamente le pelli di mucca e ci fa inchiodare sotto un bancale. Sacripanza lavora all'Iveco di Corso Romania: lo hanno messo al reparto montaggio perché ha delle mani gigantesche tipo palme tropicali con cui ci svita e avvita le ruote dei camion come fossero lampadine.

Come tutti i grossi Sacripanza non si incazza mai. Io l'ho visto perdere le staffe solo quella volta che Geko lo ha sfottuto tutta la sera per via della ventrazza. Sacripanza non ha detto né A e né B. Quando ha deciso che ne aveva abbastanza gli ha tirato un calcio nel culo così forte che l'ha mandato a sbattere con la testa contro la luna e ritorno.

Io e Sacripanza ci conosciamo dai tempi delle elementari. Non era il mio vicino di banco perché da solo prendeva tutta una fila ma eravamo lo stesso amici. Le maestre invece non lo potevano soffrire. In particolare la maestra di disegno lo scherzava sempre perché con quelle manone non riusciva a tenere in mano le matite. Come sempre lui stava zitto senza dir niente, finché una volta decise che ne aveva abbastanza e mollò un petto con tutta la forza che aveva. L'aria nella stanza assunse un colore ocra e i muri diventarono umidi e appiccicosi. Ma soprattutto quello che ci sconvolse fu il rumore, come diecimila passeri che mandano a fanculo un turbo jet, come un terremoto che parte dal centro della terra per arrivare fino a Plutone, come se tutti i cani del mondo abbaiassero all'unisono nello stesso momento. E la puzza: se scoperchiassero tutti i gironi dell'inferno, se radunassero tutte le discariche tossiche del mondo, le mischiassero con le fogne più luride del mondo assieme a tutti i denti marci del mondo forse riusciresti ad avere un'idea di quello che sentimmo noi. Fu solo un attimo, questa è la cosa incredibile, solo un attimo di inferno e poi svanì, come se non fosse mai successo ma fu un attimo di orrore.

Beh, non ci crederai ma da quella volta lì nessuno gli disse più niente.


Un cazzeggio di: boinz a 09:25 | link | commenti (10)
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