Più passa il tempo, meno ho voglia e meno ho voglia, meno mi passa il tempo

Se tu mi guardassi da lontano, o caro lettore, dubito che riusciresti a distinguermi dalla massa.
Tra tremila anni gli archeologi che esporranno i miei resti nel museo del 21° secolo scriveranno sulla targhetta:
“Impiegato dell’era berlusconi ha un tenore di vita paragonabile a un operaio degli anni ’70 del secolo precedente ma la precarietà di una puttana nigeriana appena sbattuta sul marciapiede. Il poveraccio pensava di essere vicino alla felicità perché in realtà non capiva un cazzo. Del resto l'orribile vita che conduceva se la meritava in pieno, appartenendo egli al ceto sociale con il minor spirito di classe della storia della civiltà umana. Persino gli avvocati, persino gli industriali, i commercianti, coloro che insomma vivevano della rovina dei concorrenti erano riuniti in associazioni, corporazioni, sindacati: l'impiegato a cavallo tra 20° e 21° secolo invece, era completamente abbandonato al suo destino. I sindacati dei lavoratori che avrebbero dovuto vegliare su di lui, avevano infatti preferito dedicarsi alla difesa di operai e pensionati, che avevano un livello di reddito al limite della sopportazione umana e che soprattutto compravano le tessere e scendevano in piazza quand’era ora di manifestare. L’impiegato invece era un individualista diffidente e cattivo e così si prendeva per intero il carico di merda destinato alla massa dei lavoratori dipendenti in cambio di uno stipendio solo nominalmente più consistente di quello degli operai. Come molti suoi contemporanei, l’esemplare che vedete qui esposto aveva così cercato una via di fuga mentale aprendo un blog su internet, quella rozza prima esperienza di rete in cui poi ci siamo trasferiti -una volta divenuti puro spirito- duemila anni fa”
Così, abbastanza vicino a quella che dante definì la metà del cammin di nostra vita traggo un bilancio di metà esercizio e ammetto quanto segue
1) faccio un lavoro di merda; 2) frequento in larga maggioranza delle teste di cazzo a partire dai colleghi; 3) ho uno stipendio che se io e la mia auto non facciamo puttanate, mi permette di chiudere il mese leggermente sopra il pareggio;
4) una volta ogni sette minuti immagino la scena delle mie dimissioni ultima versione io che incido con un saldatore la mia lettera di dimissioni sul cuoio capelluto del mio titolare
5) racconto in giro di aver scopato una quantità di donne pari o forse persino superiore al numero di donne in età fertile che ho effettivamente conosciuto in tutta la mia vita;
6) al di fuori di mtv, qualche sporadico programma comico, il calcio, blob, e i telegiornali praticamente non guardo più la televisione; 7) credo che i pink floyd siano stati il secondo più grande gruppo della storia, perlomeno finché il cervello di waters ha retto;
8) vorrei vedere berlusconi costretto a presentarsi alle elezioni senza fondo tinta in faccia e con i capelli del loro colore naturale;
9) non so i nomi delle veline e me ne vanto apertamente; 10) una volta ogni sette minuti penso “chi cazzo me lo fa fare”; 12) non ho più voglia; firmato:
boinz, 12/01/2004
Come postato sul blog del grande §C, quest'anno ho iniziato a pensare alle vacanze con sedici mesi di anticipo. Vediamo. Comunque la cosa importante è partire in FERIEEEEE!!!! Ciao a tutti, ci vediamo a fine Agosto!
Dopo aver attentamente valutato i più e i meno alla fine avevo ristretto la rosa a tre alternative che qui vi illustro(cito dai rispettivi depliant):
- "Quindici giorni da sogno al villaggio "Abu Ghreib": per un'estate elettrizzante" (bello ma pare che sia pieno di americani che alla fine si comportano sempre un po' da cafoni);
- "Una crociera (38 giorni tutto compreso) sulla Cap Anamur, a visitare le principali città di mare del Mediterraneo" (anche se non era tanto chiaro se si poteva sbarcare o no);
- "Vieni a Lorenzago a discutere la Devolution, con i tuoi ministri preferiti! Coordina il cappellaio matto. Nel corso della vacanza previsti i festeggiamenti del non-compleanno di tutti gli ospiti! (questo non era male ma pare che alla fine ci scappasse un mezzo interim che poi finisce che la mutua non lo passa... mah)
Ero indeciso: vado qui, vado lì, alla fine mi sono iscritto alle liste di collocamento come spalatore di neve. Non si sa mai. Ad Agosto la concorrenza è poca e se capita la nevicata fuori stagione ci prendo di sicuro. 
Ho comprato il telefonino. A molla. La sera prima di andare a dormire mi devo ricordare di dargli due giri di chiavetta, sennò si ferma.
Per colpa del ticchettìo tutte le volte che vado all'estero mi scambiano per un terrorista con una bomba ad orologeria e tutte le volte inevitabilmente mi fanno la classica ispezione rettale con lo scovolino da bottiglia.
Il mio telefonino ha la tastiera per i numeri presa da un'olivetti manuale e quando scrivo un SMS, per andare a capo devo tirare da destra a sinistra la leva che fa ruotare il carrello. Pesa sedici kg e in omaggio invece del vivavoce ti danno le cinghie per portarlo come uno zaino.
Come testimonial per la pubblicità hanno scelto un bradipo che parla con accento abruzzese. Se non l'avete mai vista fa niente, tanto passa solo su Tele Subalpina, Videogruppo e Rete Canavese.
Il mio telefonino non ha nulla, né agenda, né giochetti né niente e basta un po' di vento che perde il 95% delle tacche. Ah, naturalmente l'ora la segna con il criterio del "circa meno quasi", per cui per esempio adesso so che grosso modo è mattina.

IL MIO TELEFONINO
ASTROBOINZ: L'UOMO DEL FUTURO
A quei tempi Astroboinz lavorava in un'azienda dell'industria dell'arcobaleno nella zona industriale a cavallo dei pianeti esterni. Ogni mattina alle sette e mezza a bordo della sua CosmoFiat Punto e Virgola partiva infelice diretto verso l'orrenda tangenziale spaziale. Di solito fino alla fascia di asteroidi si viaggiava decentemente; era solo dall'uscita di Giove in poi che il traffico si congestionava, al punto che il CCISS, viaggiare informati per la galassia, non stava manco più a dirlo.
Quella mattina però Astroboinz si trovò il muro di spaziomobili appena dopo il casello, a duecentomila chilometri dalla discarica lunare.
Insomma, la giornata si preannunciava schifosa.
La battaglia si scatenò da subito cattiva e violenta: un tizio su un cargo battente bandiera venusiana lo strinse contro il guard rail e alle sue proteste via clacson gli mostrò il tentacolo. Una vecchietta in mezzo alla strada marciava ai venti parsec all'ora incurante delle bestemmie di tutti i partecipanti al rodeo umanoide che le roteava attorno.
Da quando avevano iniziato i lavori dell'astrometropolitana la tangenziale spaziale era diventata l'inferno dei vivi: Astroboinz aveva pensato un mucchio di volte di avvicinarsi al lavoro ma gli appartamenti sugli anelli di Saturno avevano raggiunto livelli (è il caso di dirlo) astronomici che solo i mega dirigenti potevano permettersi: per colpa dei ricchissimi e filiformi abitanti di CEPU 76, un appartamento di un centimetro quadro costava oramai anche sette miliardi di crediti al mese, quello che Astroboinz avrebbe guadagnato in sedici vite, a patto di fare trecento ore di straordinario al giorno.
Subito dopo Saturno vide che la coda era causata dai cagoni che rallentavano per guardare un Cosmotorino Piaggio ribaltato nell'altra carreggiata. Bestemmiò forte pensando alla stupidità degli esseri a base carbonio e mise la quinta: era in ritardissimo!
Dopo un quarto d'ora arrivò finalmente all'uscita Astroporto Pescarito, mise la freccia e si fiondò nel traffico locale alla ricerca di un parcheggio. Il tempo lottava contro di lui. Mollò la macchina in un cratere, tolse l'autoradio che nascose sotto al sedile e si precipitò verso la bollatrice.
Mentre correva nell'atmosfera rarefatta pensava a quando finalmente la linea Chiamparino I° del teletrasporto Fastweb sarebbe arrivata a casa sua, permettendogli di andare al lavoro in trenta millesimi di secondo: la mattina avrebbe potuto alzarsi alle 8:28:16, rotolare ancora con gli occhi appiccicosi alla cabina e presentarsi in ufficio magari ancora in pigiama ma in orario. Le abluzioni le avrebbe fatte poi nel cesso della ditta. L'unica preoccupazione era cagare a gravità ridotta ma avrebbe imparato.
Come ogni mattina, per farsi coraggio cercava di convincersi che doveva ritenersi fortunato ad avere un lavoro e uno stipendio sicuro ma appena vide le insegne a forma di arcobaleno gli venne voglia di rimettere. Prese un respirone carico di idrocarburi e fumi industriali, inghiottì un magone grosso come una pesca-noce ed entrò in azienda.
Mancavano solo due giorni alle ferie.
Piccola poesiola postata sul blog di Effe :
DONNE
Donne
con la calza
al polpaccio
mi fan passare
la voglia
di fare
il monellaccio.
Figurarsi il resto.
RIFORMA DELLE PENSIONI
Ma dal momento che è oramai assodato che le donne hanno un'aspettativa di vita di sei-sette anni in più degli uomini, non sarebbe più equo e giusto se gli uomini andassero in pensione sei o sette anni prima delle donne?
Da Sphera si è aperta un'interessante discussione sulle foto delle vacanze che i colleghi portano in ufficio per angosciare il povero blogger. Questo è il mio contributino:
POSTCARDS FROM HELL
Le foto delle vacanze dei colleghi! Orrore & raccapriccio lavorativo!
Si distinguono infatti due possibilità, a seconda della destinazione:
1) località marittima;
2) località turistica.
Località marittima: tutto quello che si intravede è uno spicchio di mare intasato come il 61 o il 49 la mattina presto. Tutti gli astanti sono ormai annoiati e incattiviti a sangue dalla vita da medusa che trascinano in spiaggia e hanno delle ghigne orrende. Del resto parlare non si parlano più; nuotare o giocare a racchette, biglie, beach volley non c'è né il fisico né lo spazio fisico; leggere è difficile visto che stiamo parlando di casi disperati di analfabetismo di ritorno; a prendere il sole dopo un po' ci si rompe i marroni; e di pisolare manco a parlarne. E' a questo punto quando cioè lo scazzo raggiunge lo zenit, quando persino la faccia in prima pagina della settimana enigmistica è diventata un'enorme macchia di biro a furia di scarabocchi, cicatrici alla Capitan Harlock, bende, denti a scacchiera, che il "lui" della situazione in preda a una noia invincibile tira fuori dalla borsa la macchina foto e dà il via a una discarica di scatti inutili di facce incarognite e bambini frignanti: una mostra oscena di primi piani orrendi, campi lunghi a tranciare gambe e braccia (come dice giustamente effe) e culi e tette cascanti. Del mare non si vede una sega, salvo uno spruzzo giù in fondo color fumo di londra. D'altra parte la giornata scelta è invariabilmente grigia e diciamo la verità, il posto fa veramente schifo al cazzo!
Al povero blogger che si ritrova l'album in mano non posso che esprimere tutta la mia solidarietà ed elargire un unico consiglio: fate i complimenti alla tecnica fotografica, parlate in termini generici di quanto faccia bene il mare ai bambini ma non chiedete mai notizie del posto o (soprattutto) chi cazzo siano i personaggi ritratti! Mai farlo, mai! E' pericolosissimo! Perché nelle foto non c'è mai "mio zio", "mia suocera" ma individui che non possono essere raccontati con meno di ottocento linee di dialogo, tipo: "Questo è il vicino della sorella della testimone di nozze di mia cognata, che ha avuto una relazione extraconiugale con il padre della zia della sorella del genero ecc. ecc. che poi è il fratello di" segue salto di settanta foto "questo qui che a sua volta bla bla bla"); perché cazzo uno vada al mare col vicino della sorella della testimone di nozze ecc. ecc. e non con la zia o i nipoti è una cosa che non capirò mai.
Località turistica: non si vede un cazzo perché davanti a montagne, monumenti e palazzi c'è sempre "lei" in posa da zombie. La "lei" è infatti distrutta dalla fatica, è vestita da saccopelista e non si lava i capelli da sei settimane. Ha addosso una luce verticale che la schiaccia e mette in perfetto risalto tutte le imperfezioni della pelle ma dal momento che "lui" è un bastardo implacabile e merda, la fotografa lo stesso.
Il povero blogger in un impeto di pietà umana dirà: "Oh, che bello! Pensa che ho sempre sognato andarci anch'io!" ma dentro di sé penserà: "che magari se ti spostavi da davanti all'obiettivo si riusciva a vedere qualcosa."
DIALOGO
Enrico: "Ehi hai sentito? Fisichella va alla Renault!"
Pietro: "E Trulli?"
Io: "Ad Alberobello!"
Ho fatto una rapida ricerca su Internet alla parola Boinz per vedere cosa saltava fuori.

A quanto pare la cosa più importante è un ente neozelandese del settore dell'edilizia.
Meglio io.
Anche questa l'ho postata dal grande Personalità Confusa. La riposto per quei pochissimi che non ne frequentino il Blog.
LA VECCHIAZZA IN METROPOLITANA
Questa l'ho postata dal grande Personalità Confusa.
Tema:
LA COLAZIONE
La Colazione del campione, ogni giorno in depressione:
1) Lunedì lavorativo: tè amaro con un biscotto della salute;
2) Martedì: yogurt con muslì ai pallini di piombo;
3) Mercoledì (metà settimana): caffelatte e tronco di pane comune da sei kili;
4) Giovedì (settimana in discesa): tazzona di caffè con clamorosa pucciata di Ringo alla vaniglia (quelli al cioccolato no: fanno cagare!);
5) Venerdì (chiusura in scioltezza): pompino;
6) Sabato, Domenica & Festivi: pane e giornale, entrambi freschi entrambi croccanti, entrambi cosparsi di nutella (il giornale alla fine della colazione);
Questa l'ho postata da Sphera, a commento di un post che mi ha fatto davvero venire i lucciconi di solidarietà.
-O-
LA NAUSEA
Ho sempre sofferto il mal d'auto. Come tutti gli sfigati sprovvisti di uno stomaco d'astronauta il periodo peggiore della mia vita è coinciso con la mia tarda infanzia. All'epoca vivevo in cima a una collina e per andare a Torino (o in qualsiasi altro posto dell'universo) dovevamo prendere un'infame strada in discesa, peggiore delle montagne russe.
A questo particolare già di per sé agghiacciante, voglio ancora aggiungere siore e siori:
1) Mio padre guidava da bestia, a strappi, a sgommi, sterzate improvvise e inchiodate inattese, tacco e punta punta e tacco insomma tipo Starsky & Hutch in giornata storta;
2) Mio padre soffriva di cervicale per cui i finestrini venivano tenuti sigillati anche il 15 Agosto col sole a picco e ottantadue gradi nell'abitacolo (l'aria condizionata era molto al di là da venire);
3) Mio padre fumava implacabilmente in auto (anni '70... cosa vuoi);
4) Ero il più piccolo di tre fratelli, per cui dovevo sedere in mezzo, sballottato senza alcun appiglio sulla tremenda e scivolosissima finta pelle Fiat.
Così dopo venti metri avevo la nausea, dopo un chilometro sudavo gelato e avevo i conati e dopo un altro chilometro vomitavo l'anima: questo tutte le volte se non più di una volta per uscita perché a questo punto, credendo di aver pagato dazio, mio padre prendeva a guidare ancora più da sciagurato, fumando e sbatacchiandomi qui e lì peggio che mai così che prima ancora di arrivare al discesone apocalittico ero già ridotto a uno straccio! E il peggio doveva ancora arrivare!
Inutile chiedere a mio padre di guidare un po' meglio: la concentrazione gli reggeva otto centimetri poi al primo accenno di competizione automobilistica ripartiva a pallettone.
Una volta ottenni una specie di compromesso perlomeno sul fumo: non smise di fumare in auto ma mise un gled assorbiodori da un kilo, un mattone di gelatina in una scatoletta di plastica bianca al profumo di vaniglia. Già così: una merda. In più mio padre tolse in un colpo tutta la protezione di cartone sul davanti (che era invece da scoprire poco alla volta) in maniera che 'sta macchina aveva un odore che ti faceva montare la nausea solo a passarci di fianco! Al viaggio inaugurale del Gled vomitai praticamente ad ogni curva, una specie di via crucis che non aveva niente da invidiare a quella originale.
Poi dopo un paio di viaggi così finalmente tolse quel benedetto gled ma il mio stomaco da allora è rimasto definitivamente offeso e oggi mi basta salire su un ascensore un po' vivace per sentire la testa che gira e il sudorino freddo sul labbro!
Per cui non vi dico in aereo! Dopo un giro bloccato sopra l'aeroporto di Zurigo chiuso per eccessivo vento ho sofferto di claustrofobia per quindici giorni. Niente, non riuscivo a stare in un ambiente chiuso.
Alla fine ho scoperto un cocktail veramente efficace: cicles a getto continuo + braccialetti + pillola francese dalla potenza di 20 megawatt. Non so quale sia l'elemento che funziona veramente, magari basterebbe la pillola o i braccialetti o i cicles ma non mi interessa. Il mio cocktail funziona e tanto mi basta! Sono un uomo abbastanza felice.
Venerdì sono andato all'ultima lezione di pianoforte prima delle ferie. Tanto per cambiare ho fatto veramente cagare. Niente, dopo nove mesi e rotti sono ancora fermo a "Jingle Bells" e anche lì riesco ad intrapparmi ogni 8 note.
La profia mi guarda depressa, assente. Ha smesso di riprendermi, di incoraggiarmi, di darmi istruzioni: si siede di fianco a me e mi guarda, come un entomologo guarderebbe due mosche che si inculano.
A fine lezione mi ha salutato con una stretta di mano dicendo: "Poi a Settembre chiamami, perlomeno se hai ancora voglia di continuare..." mettendo in chiaro, laddove non ce ne fosse bisogno che lei non mi biasimerebbe, che capirebbe, che anzi sarebbe d'accordissimo. Che insomma si è rotta il cazzo di perdere tempo appresso a me.
Tornando a casa, avvilito dall'ennesima dimostrazione di insipienza, riflettevo sulle cause del mio clamoroso insuccesso, e sono giunto alle seguenti conclusioni.
1) La tastierina Bontempi come surrogato domestico del pianoforte non è stata una gran scelta a prescindere. Dato il diverso peso dei tasti mi è assolutamente impossibile riuscire a modulare un qualsivoglia effetto espressivo piano-forte, che suonando uno strumento chiamato "pianoforte" è un limite mica da ridere;
2) E' davvero con dolore che devo riconoscere come più che l'anulare il mio punto debole sia il medio, un tradimento che non mi sarei mai aspettato dal dito che tante soddisfazioni mi ha tolto in tangenziale e altrove;
3) Infine un consiglio che do a tutti, forte della mia esperienza musicale, è quello di evitare di intraprendere lo studio di uno strumento se avete difficoltà a distinguere la destra dalla sinistra;
STORIE DI PIRATI
Di tutti i banditi fuorilegge che hanno mai solcato i mari del sud, il pirata Vescica fu senza dubbio quello più low budget, malgrado un coraggio a dir poco smisurato. Al comando di un unico vascello comprato all'Ikea assaliva infatti navi anche sei volte più grandi della sua, con la sola potenza di fuoco delle brutte facce di cui la natura malevola aveva fornito lui e i suoi pirati interinali: così non avendo cannoni, tutto quello che potevano sparare erano solo enormi cazzate:
"Una volta ho visto un pesce così grande che camminando sulla sua schiena sono arrivato fino a Capo Verde dall'altra parte dell'Atlantico!"
"Io una volta ho navigato otto mesi consecutivi a caccia di balene. Ebbene, quando son riuscito a toccare terra mi sono scopato tremila donne la mattina e tremila la sera per quindici giorni!"
"Io una volta ho mangiato tanti di quei polli arrosto che con le ossa ci hanno costruito il dinosauro al Museo di Scienza Naturale!"
E gli altri facevano: "Bum!!" così forte da sembrare una cannonata.
Il pirata Vescica era poverello poverello: alla mano sinistra, invece dell'uncino gli avevano montato un cavatappi per la birra mentre sulll'occhio destro al posto della benda d'ordinanza portava un calzino legato dietro la nuca. Nonostante questo tutte le mattine si alzava felice, convinto che avrebbe fatto il colpo grosso con cui sistemarsi e realizzare il sogno della sua vita: sposare la figlia del governatore di Maracaibo.
La bellissima Maria Dolores, due occhi di fuoco nero e due poppe grosse e dure come angurie era però fidanzata col terribile Corsaro Grigio metallizato/canna di fucile, un navigatore bellissimo e temibilissimo, padrone incontrastato dell'Atlantico e del Pacifico dove scorrazzava indisturbato sotto la bandiera della Regina del Portogallo.
Il Corsaro Grigio metallizzato/canna di fucile comandava una flotta di sedici navi bellissime e imbattibili: la Spaccasassi era così grande che quando passava all'orizzonte oscurava il sole per una settimana mentre la Massacratora squarciava il mare con tale violenza che i pescatori si trovavano i pesci già belli e puliti, senza né squame né spine.
La più colossale di tutte era però la Fulmicotone, una nave talmente impressionante che solo per manovrarla ci volevano ottomila marinai. Su ognuno dei quattordici ponti tirati a lucido si allineavano ottocentotrenta cannoni, ciascuno con la potenza di fuoco di un vulcano. Era sempre lei a cominciare le battaglie navali e a deciderle con la sua potenza micidiale: con una sola raffica era in grado di battere qualunque esercito e ribaltare le sorti di qualunque guerra. Solo a questo punto, quando gli avversari erano ormai ridotti allo sguincio e completamente rassegnati, arrivava il Corsaro Canna di Fucile sul Maria Dolores: un vascello raffinatissimo, fatto di legno di rosa e intarsi di madreperla, così leggero da non lasciare manco la scia. Il Corsaro arrivava, tirava un colpetto col suo cannoncino di cristallo e dava il via all'arrembaggio, sventolando un fazzoletto ricamato con ali di farfalla. Perché in realtà il Corsaro Canna di fucile era un po' ricchione.
(continua)
Ve lo devo proprio dire: sono troppo fiero del mio nuovo template 100% made in Boinz (più una dritta decisiva di Fantamoni, sshhhh!)
Ci tenevo a segnalarvi quanto altrove postato all'attenzione della incontrovertibile Lise Charmel a proposito di:
LE FOLLIE DEGLI UOMINI VERAMENTE INNAMORATI
(ma veramente!)
Gli uomini sono disposti a fare follie enormi per le loro donne purché non coinvolgano:
1) il loro portafogli per un importo pari alla ventesima parte dello stipendio;
2) la loro macchina oltre i sei km tra andata e ritorno;
3) le loro dodici ore di sonno;
4) 90° minuto;
5) la partita di calcetto con gli amici;
6) la pancetta che hanno sul davanti;
Ma soprattutto (soprattutto!) non devono implicare nessun tipo di contatto tra i consuoceri!
In pratica le follie che siamo disposti a compiere sono:
1) mazzo di fiori (fermo restando il pto. 1 di cui sopra);
2) bigiotteria (idem);
3) sabato pomeriggio a fare compere (con un tetto limite di un'ora e tre quarti);
4) sabato sera a vedere un film con Hugh Grant (ma solo se dopo c'è la sicurezza matematica della trombata);
5) venire a prendervi in ufficio (v. sopra)
Mmmmm.... direi basta.
BASSISTI NON SI DIVENTA
Bassisti non si diventa. Si può imparare a suonare il basso ma non a essere bassista.
Bassista è una vocazione. Bassista si nasce.
Il bassista lo riconosci perché alle feste è quello in piedi che parla da solo;
Il bassista vive in una stanzetta buia con il poster di Jaco Pastorius e un gatto al quale non rivolge mai la parola;
Il bassista veste di scuro ma mai di nero per non essere scambiato per un dark;
Il bassista ha la patente ma non ha mai guidato;
Il bassista ha il cellulare ma non chiama nessuno e non dà il numero a nessuno. Però quando lo cerchi suona sempre occupato.
Il bassista entra in sala prove e dice: "Buonasera." poi non dice più niente fin quando non esce dalla sala prove che dice: "Buonasera."
Il bassista odia i violinisti perché hanno un manico cortissimo e si lamentano;
Il bassista non ha mai mangiato un sofficino findus;
Il bassista conosce personalmente una celebrità ma quando l'incrocia fa finta di non vederla;
Il bassista sente i bei dischi e si deprime;
Il bassista quando proprio si scompiscia che si apre in due dalle risa stira un pochino il labbro superiore;
Il bassista non beve mai alcoolici più forti dell'alcool denaturato;
Il bassista non mangia mai a stomaco vuoto
Il bassista una volta ha letto un oroscopo: se lo ricorda ancora!
Il bassista è triste perché la gente si accorge di lui solo quando non c'è ma non essendoci non può trarne alcuna soddisfazione. Se poi per caso qualcuno si accorge di quanto è bravo in sua presenza ci rimane male perché è molto timido;
Il bassista ha smesso di usare il tastierino numerico del computer;
Il bassista ha dei sensi di colpa pazzeschi ma se ne frega;
Il bassista vuole bene a sua mamma e stima molto suo papà;
Il bassista una volta aveva una fidanzata che suonava il sax. L'ha lasciata per incompatibilità di carattere;
Il bassista una volta ha visto uno spartito in chiave di violino: c'è rimasto male!
Il bassista odia la compagnia degli altri bassisti perché sono i soli che riescono a capirlo;
Il bassista non rivolge più la parola al suo professore perché ha comprato un basso a cinque corde;
Il bassista al bar chiede un caffè lungo... e non è mai abbastanza lungo.
Il bassista è convinto di essere felice ma solo perché non sa qual è l'alternativa.
Sarò eternamente debitore di Lady-Eva (che sarà anche una persona semplice ma non una semplice persona, dal momento che in realtà è un nome collettivo dietro al quale si nasconde un corteo di ben tre blogger) per aver avanzato il dubbio che le lettere pubblicate nella rubrica del cuore del Venerdì della Repubblica, curata da Natalia Aspesi, siano fondamentalmente delle panzane.
Orbene, dopo un'accurata indagine, noi di BBB abbiamo finalmente scovato la prova definitiva: la lettera perpetua con cui questa inutile rubrica viene settimanalmente alimentata, barrando volta per volta le preferenze con una crocetta:
"Gentile Signora Aspesi,(e fin qui...)
Ho [numero] anni e da qualche mese sto vivendo una situazione difficile:
[ ]moglie
[ ]marito
fedele dopo [numero] anni di
[ ]matrimonio
[ ]felice convivenza
[ ]rapporti di vicinato
[ ]buongiorno e buonasera
ho capito che con il mio
[ ]partner
[ ]vicino
[ ]panettiere
le cose non funzionavano più, soprattutto da quando ho conosciuto
[ ]un negrone
[ ]una spogliarellista
[ ]un vigile urbano
che mi ha iniziato alle gioie
[ ]del sesso
[ ]della stima reciproca
[ ]dell'onanismo.
Ma dopo [numero] mesi di
[ ]sesso
[ ]riscaldamento autonomo
[ ]abbonamento Rai
sfrenato, in
[ ]me
[ ]lui
si è fatta strada la consapevolezza che quello che stavamo vivendo non era che
[ ]un sogno irrealizzabile
[ ]un mutuo a tasso d'usura
[ ]un film di Franco e Ciccio
e le cose hanno iniziato a complicarsi.
Da allora tutto è cambiato: la nostra storia è diventata un rincorrersi e negarsi tra uno che cercava un compagno con cui dividere
[ ]tenerezze
[ ]il telecomando
[ ]le spese condominiali,
e l'altro che dalla vita non aveva più niente da chiedere tranne
[ ]libertà
[ ]solitudine
[ ]una villa da sei miliardi con piscina.
Alla fine di tante reciproche
[ ]scorrettezze
[ ]assegni a vuoto
[ ]spazzatura buttata per le scale
il rancore che cresce fino all'inevitabile
[ ]addio
[ ]rigata sulla portiera.
E tanta amarezza.
Cordiali Saluti
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Risponde Natalia Aspesi (malgrado nessuno le abbia chiesto un cazzo):
Carissima/o, al giorno d'oggi la gente ha smesso di parlarsi. Ormai abbiamo delegato tutti i problemi di comunicazione agli SMS, alle e-mail, ai fax. Come ho giustamente e acutamente scritto nel mio libro "Tutti froci col culo degli altri" (ed. Oviesse - 904 pp. 6,50 Euro, un libro molto bello che vi consiglio) la soluzione è solo una: parlarsi, parlarsi e parlarsi. E leggere i miei libri che fanno tanto bene e sono scritti benissimo oh ma quanto scrive bene questa Natalia Aspesi!
(Correda il tutto un disegno orrendo fatto da un polacco)
Forse non ve ne fregherà niente ma ho appena partecipato a un
Per cui mo’ vi dovete beccare il mio contributino
(in neretto la frase obbligatoria)
Al Self Service
- Ma è tutta roba sua??
- Sì. Questi tre vassoi e la caraffa.
- Conto unico?
- Ahimé.
- Perché dice ahimé?
- Perché son da solo.
- Allora conto unico. Dunque… yogurth e muslì, succo d’arancia, due uova fritte… non lo sa che agrumi e fritti fanno a pugni?
- Non si preoccupi, ci pensa poi lo yogurth a far da paciere.
- Ok. Questa cos’è ribes o lamponi?
- Credo marmellata di lamponi. Non ne ho idea.
- A-a-ha! La marmellata è solo quella d’arance. Il resto si chiama confettura.
- Vabbè, confettura di lamponi.
- Secondo me è ribes.
- Crede? Non so, l’assaggi.
- Non le fa schifo?
- Tutt’altro, ne sarei onorato.
- Mmmmm…. lamponi.
- Cosa le dicevo?
- Confettura di lamponi, confettura di ciliegie, confettura d’aran… cioè, marmellata d’arancia…
- Soprattutto non la chiami confettura!
- Per carità! Toast al prosciutto, uova sode, macedonia di frutta.
- Prendo anche due panini… chiedo scusa… grazie.
- Due panini, torta al cioccolato, cheese cake, torta di mele…
- Torta di mele due fette.
- Ma Lei mangia sempre così tanto a colazione?
- Ma Lei non se li sa fare i fatti suoi?
- Forse ha avuto una nottata movimentata. E, nel caso, evidentemente ieri notte mi trovavo nel posto sbagliato.
- Non saprei. Di certo ci si trova ora, nel posto sbagliato.
- Ah sì? E dov’altro potrei essere di bello?
- Non mi dica che non le viene in mente nessun posto migliore di questo self service!
- Mmmm… a dir la verità non mi viene in mente nessun posto peggiore. Ah, no. Uno ce l’ho.
- Dove?
- A casa dai miei genitori.
- Stava così male?
- Mi annoiavo a morte.
- E qui no?
- Uguale, ma almeno mi pagano.
- Lo spero bene!
- Caffelatte, burro, croissant alla marmellata.
- Secondo me è confettura.
- E già, ha ragione! Vabbè è lo stesso. Caraffa di succo di pompelmo e un bicchiere d’acqua gasata. Altro?
- Sì, un gettone del telefono.
- Mi spiace, non ce l’abbiamo.
- Come no?
- No ma se va all’edicola…
- No no no, non esiste proprio! Io ho bisogno di un gettone.
- Mi spiace, non l’abbiamo.
- No, eh?
- Guardi se va all’edicola lì in f…
- NON ME NE FREGA UN CAZZO DELL‘EDICOLA!
- Ma signore…
- O IL GETTONE O NIENTE!
- Ma guardi, non si…
- E ALLORA NON VOGLIO PIU’ NIENTEEE!
- Ma…
- VAFFANCULO TE E ‘STO SELF SERVICE DI MERDAAAAA! NON VOGLIO PIU’ NIENTE!!!! VAFFANCULO NON VOGLIO PIU’ NIENTEEEE! No, aspetta. Il caffè lo prendo. Slurp!
- E il resto?
- Che? Dopo che ti sei leccata la marmellata? Ma vaffanculo!
- Era confettura.
- Vaffanculo due volte.
Ancora una volta un portentoso
DIALOGO SINCERO
In Palestra
"Buongiorno sono un seghino rimasticato. Volevo mettere su muscoli tipo l'Incredibile Hulk perché è tutta la vita che prendo botte in testa."
"E magari anche per pucciare il biscotto di tanto in tanto, che dici?"
"Soprattutto per quello."
"Dimmi la verità, quante seghe ti tiri al giorno?"
"Neanche tante. Conto di aumentare la massa muscolare anche per poter sopportare le sollecitazioni di un onanismo sfrenato."
"Cara la mia merdina, sei capitato nel posto giusto. Anch'io ero un pezzo di scopetta secco e magro e guarda adesso."
Gli mostra i muscoli enormi, tutti coperti di vene dilatate e nodose.
"Sì, effettivamente sembri gonfio come uno che si è messo una pompetta nel culo."
"Tu però fai veramente impressione, più sminchiato di una riga per terra. Roba che se ti metti di profilo quando tira vento fischi tipo filo d'erba."
"Vero, ma sono tosto dentro. A me non mi spaventa la fatica! Insomma, devo trombare, non ce la faccio più!"
"Sì ma vedi, merdina: io oltre a farmi un culo al bilanciere tipo uno che caga angurie, per anni ho preso steroidi, ipervitamine, integratori ormonali, anabolizzanti; ho masticato ghiandole pineali, surrenali, tiroidi; ho bevuto uova crude, pesce crudo, fegato crudo e succhiato cazzi di toro per trarre energia dal loro seme portentoso. Ti rendi conto? Oddio, a me succhiare cazzi ai tori piace pure però..."
"Per un pochetto di figa questo e altro."
"Già. Problemino, problemino: adesso non mi si rizza manco se ci attacco un elettromagnete."
"E per fare a botte?"
"Ah, per quello sì. Almeno credo perché nessuno mi scoccia più."
"Bene, mi basta: voglio diventare il massacratore della tangenziale. Voglio scoccarle a tutti i camionisti dell'universo."
"Ma come stai a soldi?"
"Sono dodici anni che risparmio per questo momento. Guarda!"
Gli mostra un rotolo di biglietti da cento grosso come una lattina di coca cola. L'istruttore glieli strappa di mano e se li mette in tasca.
"Cosa fai?"
"Cosa?"
"I miei soldi!"
"Quali?"
"I soldi che..."
"Quali soldi? Ma chi sei, chi te conosce?!"
"Ma io..."
"Fuori, fuori! Non ho tempo da perdere" Lo gira usando la testa come perno e gli rifila una pedata così forte che lo butta fuori della palestra.
Seghino piagnucola: "I miei soldi! Ridammi i miei soldi! Ngué ngué! Voglio diventare forte! Sniff!"
"Ma va da mamma!" Gli sbatte la porta in faccia.
Arriva una tipa muscolosa e fighissima.
"Che succede?"
"Ma niente, una merdina. Stasera che fai?" Le tocca il culo.
"No, dai. Almeno il giovedì fammi trombare con qualcuno!"
"Ah, è già giovedì oggi?"
Il seghino si riaffaccia alla finestra.
"Ngué! Ngué! Ridammi i soldi!"
"Oh ma te ne vuoi anna'!? Ah, nano: guarda qua!" gli mostra il pacchetto dei soldi "Hehehehehehe!"
GENTE
Canecane è un mio ex compagno di classe. Ha trentacinque anni ma ne dimostra 49. Dai tempi del liceo suona il basso negli "Sciuesciuà", una cover band di Vasco Rossi, come avrete potuto intuire dal nome. Sfortunatamente a causa della sua inettitudine sono fermi ad "Albachiara".Ogni volta che arrivano al verso: "Ti vesti svogliatamente/Non metti mai niente." zeng! ci pianta la stecca e a quel punto insiste per ripartire da capo. Questo dal 1985. So per certo che il pianista ogni volta che deve partire con l'introduzione vomita in un secchio tenuto appositamente sopra la tastiera. Ultimamente hanno smesso di suonare. VAnno in sala prove e si guardano in faccia in silenzio. Dopo un'ora così se ne tornano a casa.
Gli altri componenti del gruppo sono: Ueuo (Voce e chitarra), Tarallo (batteria), Sacripanza (tastiera).
Canecane lavora sulla tangenziale, si occupa della cartellonistica. E' stato calcolato che il 74% degli incidenti che capitano nel tratto tra Stupinigi e Corso IV Novembre sono causati dalle sue indicazioni un po' naïf.
Canecane ha una ragazza, di nome Elsa. Elsa è diabetica e zoppa ed anche un po' rincoglionita. Parla con la stessa voce di Jabba the Hutt di Guerre Stellari. E' figlia di genitori molto ricchi ed anziani. Canecane ha già pianificato di sposarsi Elsa e poi trasferirsi a vivere coi suoceri nel loro appartamento popolare in Via Bologna. Con un po' di culo gli lasciano anche l'Ape Triruote Piaggio 1979 con il quale esercitano il loro mestiere di robivecchi.
Nel 1978 l'avvenimento più importante della vita di Canecane: un'appendicectomia perfettamente riuscita.
Canecane ha un unico amico, Davide F. ma non lo abbandona perché effettivamente Davide F. è uno sfigato. Del tipo che prima affitta una cassetta porno e poi si ricorda che non ha il videoregistratore.
Quando incontro Canecane per strada lo saluto con un cenno. Se è con Davide F. faccio finta di non vederli.
L'ORA DELLA VERITA'
"Buongiorno a tutti e grazie di essere venuti. Dubito che vi conosciate tra di voi e dubito che vi ricordiate di me. Comunque io sono Boinz e con ciascuno di voi sette ho fatto un colloquio di lavoro negli ultimi mesi."
Oooh, aaaah in sala.
"Vi ho fatto venire qui perché volevo sapere il motivo per cui avete sempre e sistematicamente scelto altri personaggi al posto mio. Non parlo di quei curriculum mandati a bestia e nemmeno delle risposte ad annunci che col mio profilo non c'entravano una sega. Quello che voglio capire è perché ad annunci rivolti a un blogger stressato e cafone, in zona Pignasco, bruno e alto un metro e settantacinque per 68 kg avete sempre preso qualcun altro e non me. Perché? E' come se uno mettesse un annuncio per un capo di chiesa cattolica, si presenta Woityla (che obiettivamente ha un bel curriculum) e non lo prende. Perché!? Lei con quella bella faccia da piciu, che cazzo ha da dire a sua discolpa."
"Aaah, il suo profilo era leggermente sovradimensionato rispetto alle nostre esigenze."
"Lei?"
"Eeeeh, il suo profilo era leggermente sottodimensionato rispetto alle nostre esigenze."
"Ma vaffanculo. Lei invece?"
"Quel mattino lì avevo cagato male."
"L'immaginavo. E lei?"
"Non mi piaceva la sua cravatta."
"Non piaceva neanche a me. Lei?"
"Ho preferito una con due tette da spavento."
"Ah. Beh, ha un senso. Lei?"
"Così, per cattiveria."
"Complimenti. Lei?"
"Non me ne fotteva un cazzo di chi era o chi non era. Tanto tutto va a merda."
"Quindi con nessuno di voi non c'è stato niente di personale.
"No."
"Niente a che vedere con le mie capacità o altro."
"No. Deve capire che c'è sempre qualcuno che chiede meno soldi o sa usare meglio la spatola per il cerume o con due tette più belle. E' la vita."
"Tutto qua?"
"Tutto qua."
"E' la vita."
"E' la vita."
"Ma andate a fare in culo."
THE BOYS ARE BACK IN TOWN/3
Comunque a parte i giorni strettamente dedicati alla sofferenza e alla malattia, un po' di mutua ogni tanto fa anche bene. Ne vale la pena anche solo per il cagatone senza timer la mattina. Poi caffettino, un po' di tele, due passi a prendere due cose da mangiare e il giornale, un po' di sole sul terrazzo, due cose al piano, due mp3 scaricati da internet, due spaghetti o due hamburger saturi di grassi saturi, il sacro pisolino, due cose masterizzate, un po' di giornale, un po' di negre che mostrano il culo su MTV, un paio di film a noleggio (uno porno), due hamburger saturi o due spaghetti a cena e hai fatto la giornata. Fantastico.
Cioè davvero ho capito che nella vita devo fare il pensionato. Davvero, non mi pesa. Vivo benissimo a da solo a farmi i cazzi miei. Potenzialmente sarei un misantropo perfetto.
Propositi per il dopo ferie: iniziare a giocare al superenalotto.
THE BOYS ARE BACK IN TOWN/2
Clelia: "Allora, hai finito di star male?
Io: "Veramente ho iniziato stamattina."
THE BOYS ARE BACK IN TOWN
E rieccoci qua.
Poche cose ti permeano di tristezza come il ritorno in ufficio dopo una settimana di assenza per qualsivoglia ragione. Entri con un sorriso radioso (o almeno così lo percepisci da questo lato della faccia) e ti trovi di fronte le tue colleghe con la stessa ghigna che avevi tu quando in preda alla cistite smadonnavi per orinare tre gocce tre.
La scrivania è ridotta tipo piazza del mercato la sera, quando l'ultimo banco si toglie di torno lasciando alle motoruspe un bordello indescrivibile. Solo che tu le motoruspe non ce le hai e devi guardarti ogni singolo foglio e sorbirti le spiegazioni per ogni singola cazzata, anche se fondamentalmente non te ne potrebbe fottere di meno.
Il capo ti guarda come si guarda un pezzo di merda e tu che vorresti dargli una zampata in faccia cerchi di mantenere il sorriso che avevi all'entrata (oramai in via di rapido disfacimento) ancora per otto secondi, giusto il tempo perché giri i tacchi per andare a spargere il suo disprezzo sugli altri.
Incontri i colleghi degli altri uffici e ti salutano come se non vi vedeste da trentacinque secondi.
"Ehi, ciao."
"Ah, ciao."
Vai alla macchinetta del caffè.
"Allora?"
"Eh, mancano venti giorni alle ferie."
"Non vedo l'ora."
"Eh."
-Boccata di fumo-
"Già."
"Tu che fai?"
"Boh?"
"E tu?"
"Uguale."
"Cena di fine anno?
"Uguale."
"Il Toro?"
"Uguale."
"Ci vediamo dopo."
"Cia'."
Ecco, la vita è una cistite: tante smorfie e male cane per due gocce di calore umano!
DUBBI DA NUOVO MILLENNIO
Ma se il Papa muore e quello dopo decide di chiamarsi Rocky, che numero prende?
Boinz malato.
Boinz fuori uso.
Buon fine settimana, puttana eva!
utente anonimo in "Eccolo, &egrav...
tolly in E' NATO BOINZINO!!!!...
principessafelice in E' NATO BOINZINO!!!!...
mafaldablue in "Eccolo, &egrav...
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Tuttavia la vecchiazza non trova il suo autentico perché fino all'arrivo del convoglio: qui con un sapiente gioco di gambe degno di Ronaldinho, lei ultima arrivata, riesce infatti a mettersi in testa alla coda dei viaggiatori in attesa magari da venti-trenta ore. Non paga, con una manovra diversiva finge di incespicare o che il suo carrellino sia incastrato in una sporgenza immaginaria, per bloccare l'accesso alla carrozza fino a quando tutti i posti disponibili siano stati fregati dai viaggiatori entrati dalle altre porte.