Più passa il tempo, meno ho voglia e meno ho voglia, meno mi passa il tempo
Questa l'ho postata ieri dall'immarcescibile Viridian, nettamente una delle mie blogger preferite.
Comunque mi è piaciuto e lo ripropongo qui.
HO SMESSO DI SMETTERE
Ho smesso di guardarmi allo specchio. La barba me la faccio a memoria e i miei colleghi si sono abituati a vedermi arrivare in ufficio ridotto a una maschera di sangue.
Ho smesso di pensare a me stesso come essere pensante. Ho deciso di pensare come essere non pensante: la cosa manda in conflitto i miei centri decisionali, il che mi permette di addormentarmi abbastanza in fretta, malgrado il caldo.
Ho smesso di sognare un futuro migliore. Sogno un passato migliore, praticamente un remake hollywoodiano della mia vita, con Johnny Depp al mio posto.
Ho smesso di fumare: è bastato aggiungere un po' d'olio alle balle e adesso girano che è una bellezza.
Ho smesso di considerare il sesso come un fine ma come l'inizio di qualcosa di importante. Non se l'è ancora bevuta nessuna ma non dispero.
Ho smesso di sognare, tranne quando vado al ristorante messicano, allora sì che sono cazzi!
Nuova rubrica:
BOICOTTA LA PUBBLICITA' CORROTTA
La gente non si rende conto di come le pubblicità di merda ci rovinino la vita. Quante volte vi è capitato di voltare la faccia dal video, infastiditi da una reclame insopportabile? Quante volte avete pensato: "A questo gli spaccherei volentieri la faccia!" oppure: "A questa gliela stiaccherei volentieri nel culo, così vediamo se sta zitta!"? Ecco. Eppure c'è un modo per fargli capire che devono finirla di romperci il cazzo. Bisogna boicottargli le vendite, non comprargli più niente neanche per caso! Così se siamo fortunati chiudono baracca o perlomeno cambiano campagna pubblicitaria.
Tanto per fare un esempio quanto non sopporto la reclame delle valigie Roncato! Sapete quella della figa in aeroporto che va al cesso e lascia fuori la valigia, che arriva la tamarra che gioca al carrellino e poi chiude con la mitica frase: "Uno shuttle: ma allora tu sì n'astronauta!"
Ecco, se mai mi trovassi nelle condizioni di dover comprare una valigia, l'ultima marca che prenderei in considerazione è proprio la Roncato. Piuttosto la scatola di cartone chiusa con lo spago ma mai una Roncato. Perché odio quella tamarra, mi sta davvero in culo!
Altro esempio: l'acqua Uliveto (non vi sto manco a spiegare il perché).
Altro esempio: non mi ricordo che porcheria è ma è quella che la gente sta in coda alla posta e a un certo punto inizia a dimenarsi come se avesse un iguana giù per la schiena cantando: "Shake rattle and roll" senza nessun rispetto per la memoria dello zio Elvis.
Ma in assoluto, vorrei dare la palma di merda alla carriera all'intera produzione pubblicitaria di Francesco Amadori, un uomo di merda che odio con tutto l'animo. Sono convinto che sia un bastardo sfruttatore, un maniaco sessuale, uno che mostra il pisello ai bambini dell'asilo e prima o poi si farà beccare con le manine sporche di marmellata. La sua ultima serie di reclame poi mi sta sul cazzo in maniera indicibile.
Ve la rammento brevemente:
Il fratello sfigato di Caparezza si presenta a casa con un mazzo di rose con cui si è spolpato tre quarti di stipendio.
"Cara ti porto fuori a cena!"
Invece di ringraziare lei si incazza come una bestia!
"No! Basta! Brutto pezzo di merda! Ne ho le palle piene di mangiare porcherie! Da oggi si mangia sano!"
Ecco, già qui io come minimo, ma come minimo minimo minimo l'avrei mandata a fare in culo. Però vabbè, magari ha le sue cose eccetera. Il punto è che dopo essersi prodotta in una tale sparatona, ha il becco di presentarsi con quei cazzetti semi mosci dei wurstel Amadori! Voglio dire, è roba che farebbe schifo a una iena! E questo per te sarebbe mangiare sano? Ma vaffanculo!
A chiudere in bellezza salta fuori il vecchio pedofilo (si vede che sei vecchio, anche se ti tingi i capelli!) che con un sorriso mafioso rassicura: "Parola di Francesco Amadori!" E chi cazzo sei tu? Cos'è, un altro contratto cogli italiani? Ma chi cazzo ti conosce a te? Ma vaffanculo!
Insomma, boicottateli! Fateli chiudere! Sono dei bastardi che ci rovinano la vita, non abbiate pietà!
DEPRESSIONE E MALINCONIA
Il mio cuore scoppia di sensi di colpa: perché? perché? perché? Vivo in un costante stato di depressione: perché? perché? perché?
COMMENTI
Per me è perché sei un pessimista di merda.
Bilbo - h18:04
Per me invece è perché finalmente hai capito tutto della tua vita.
Zumzumzumzumzum - h18:11
Bello il tuo post potresti farne una canzone e darla a Socci
Barabba - h 18:14
A Socci al massimo potrei dare una capocciata sulla barba
Boinz - h.18:18
Io dico che è per quella volta là.
Ceffo - h18:20
Ma quale, quella o quell'altra?
Boinz - h18:25
Quella, non fare lo gnorri.
Ceffo - h18:38
Ceffo, non è come pensi tu, anzi!
Boinz - h18:42
Secondo me non avresti mai dovuto starnutire forte in chiesa quella volta lì.
Ofesscassì - h.18:44
Io insisto: non ci stava.
Ceffo - h.18:49
Ceffo, è un po' tardi per porsi il problema.
Boinz - h.18:51
X Ofesscassì: mi è spiaciuto, proprio addosso al prete. Son cose che capitano.
Boinz - h.18:56
Io ricordo quella volta che hai fatto a botte con quelle due ragazze in piazza e che te le sei prese.
Maremmacane - h.19:04
Ahh... già. Me l'ero scordato... No, siamo lontani, lontani...
Boinz - h.19:12
Non è che sei depresso perché sei a scarso di soldi, praticamente un morto di fame?
Salamandra - h. 19:18
Figurati, oramai ci ho fatto l'abitudine. No, no...
Boinz - h.19:22
Potrebbe essere la tua macchina. E' un autentico cesso, ce l'avessi io me ne vergognerei come un cane, anzi, meglio un cane che un auto così.
Pirillone - h.19:28
Sarà anche quello, boh? Ma no, no, non è quello... che barba...
Boinz - h.19:42
Un po' di figa? Su, dillo a Barabba tuo: quant'è che non chiavi, eh?
Barabba - h.19:51
Che ore sono? No, quella serve sempre ma non ci siamo ancora.
Boinz - h.20:00
Ho capito! Sei depresso perché ne hai le palle piene e mancano ancora 6 settimane alle ferie!
25cm - h.20:07
Sì! Esatto! 25cm. si porta a casa questa splendida batteria di pentole inox e un buono per un paio di pinne marca Decathlon! Complimenti!
Boinz - h.20:12
Io continuo a pensare che sia quella cosa lì.
Ceffo - h.20:17
Ceffo, ma te ne vai a fanculo? Anzi, ma chi ti conosce? Di cosa parli? Io non so di cosa parli!
Boinz - h.20:20
Boinz, non la voglio la tua batteria di pentole. E nemmeno le tue pinne usate.
25cm. - h.20:24
Oramai è tua e te la tieni e anche le pinne! Ah Bilbo: volevo dirti che nella scala evolutiva tu sei tre gradini dietro la merda. Oramai hai trentacinque anni, è ora che lo sappia.
Boinz - h.20:30
Pessimista di merda.
Bilbo - h.20:32
Raccontala a un altro la storia delle ferie. E' il tuo senso di colpa che ti stronca.
Biffo - h.20:38
Ok, Biffo: hai vinto tu. Quando vuoi le pentole sono a tua disposizione sul mio pianerottolo. E adesso andate tutti a fanculo! Bilbo, te per primo per favore.
Boinz - h.20:41
Allora le pentole non me le dai più?
25cm. - h.20:44
Ma va a cagare!
Boinz - h.20:48
10000 contatti! Non so cosa dire, sono abbastanza confuso. A no, quello confuso è un altro. Volevo raccontare la genesi del blog, anche se il 33% (Jackson e Marcello) dei suoi frequentatori la conosce già. Avevo qualche perplessità, soprattutto perché odio le autocelebrazioni, però ho visto da un paio di messaggi che al nome bingobangobongo viene attribuito un sottinteso razzista che in verità non possiede e così ho deciso se non di raccontare la "storia" del blog, perlomeno di farne il punto. Nasce prima Boinz e poi Bingobangobongo. Per la precisione Boinz nasce come base e-mail da cui prendere per il culo un po' di persone, in particolare i miei colleghi. Un giorno ve ne racconterò qualcuna ma non è questo il momento. Non ricordo come scelsi questo nome o meglio, ricordo che mi venne così senza una ragione particolare. Comunque è vero che quando devo attribuire un nome a un personaggio ricorro spesso a onomatopeismi. L'anno scorso cazzeggiando cazzeggiando, capitai dalle parti del Clarendario. Per chi non lo sapesse il Clarendario era un concorso attraverso il quale Clarence selezionava dodici sconosciute da ritrarre seminude sul proprio calendario. Il concorso riguardava un paio di centinaia di aspiranti zoccole che presentavano una decina di loro foto che poi venivano votate da una massa di pipparoli sbavanti. A queste pseudo modelle oltre alle foto in concorso veniva offerta la possibilità di aprire un blog. Diciamo che la stragrande maggioranza -tipo il 90% - manco ci provava, un buon 8-9% lo apriva e poi lo frequentava con l'assiduità di "Aspettando Godot" mentre solo una mezza dozzina di tipe invece lo apriva e ci scriveva su qualcosa! Devo dire la verità, a parte due o tre fighe degne di menzione, le restanti tre-quattrocento erano spesso e volentieri deprimenti, per non parlare dei loro blog! Allucinanti. Il vuoto assoluto! Robaccia. Fortunatamente qualcosa di gustoso ogni tanto saltava fuori tra i commenti che erano nettamente divisi per categorie a seconda di chi li postava. Da un lato infatti c'erano quelli che a vario livello scrivevano per esprimere quanto apprezzassero le grazie più o meno generosamente messe in mostra dalle concorrenti: si andava dai genuflessi, ai maniaci, agli innamoratini, a quelli che avanzavano proposte al limite del reato. Dall'altro c'erano i casinisti, quelli che andavano solo per prendere per il culo donne e cavalieri serventi. In mezzo i fidanzati, che venivano massacrati un po' da tutti, donne comprese. Io mi iscrissi alla parrocchia dei perculeggiatori dove grazie a commentini quali: "Il prossimo anno fatti fotografare mentre mangi un panino che almeno copri 'sta faccia di cazzo" oppure "sei così brutta e laida che non dovrebbero metterti la foto neanche sulla patente, figurarsi in un concorso di bellezza!!!" ma anche: "Se invece delle seghe ti tiravi una martellata sul cazzo a quest'ora davanti avevi una racchetta da ping pong" ebbi presto un discreto successo. Ma fare casino a insulti era troppo poco: presto mi saltò il ghiribizzi di alzare il livello dello scontro fino all'anarchia! Così quando proposi di votare solo quelle che la mostravano divenni una specie di portabandiera (giuro, Marcello può confermarlo) e quel che è peggio iniziai a essere preso un po' troppo sul serio, per non dire che mi prendevo un po' troppo sul serio. Allora inventai il personaggio di Bingobangobongo. Il nome mi venne da una canzone degli anni trenta che sentii una volta a Blob ("Bingobangobongo/stare bene solo in congo/non ritorno più") ma personalità e stile di scrittura li presi pari pari da un mio amico di nome Paolo che esiste veramente. Come Bingobangobongo ripartii da capo a perculeggiare tutti adottando però uno stile diverso di scrittura e quindi creandomi una nuova verginità: "ciao ho provato a guardare l etue foto e leggere i commenti secondo me non sei male ma di testa sei insopportabile. ho letto le cose che scrivi scrivi peggio di me mi sembri una gran montata chi cazzo ti credi di essere ho visto il tuo sito pieno di cagate presuntuose fisicamente sei anche da trombae ma poi appena apri bocca diventi noiosissima roba da far venire il mal di testa dagli sbadigli anche perché dici solo fesserie hai il talento di un imbianchino e d'arte non capisci una sega. se tu fossi la mia donna credo che non mi verrebbe duro neanche con il silicone ti do 6 solo perchè è un concorso così brutto che un calendario così nn lo vorrei neanche appeso al contrario. tanti saluti da bongo bing bongo." oppure: Ciao sono bingobangobongo si potrebbe avere un afoto mentre fai una puzzetta secondo me sarebbe sexy l'unica cosa non farla mentre indossi i collant perché i collant che si gonfiano di gas non sono belli a vedersi." Ma anche: "Ciao SOno bingobangobongo, non ho voglia di litigare ho fatto sol odelle osservazioni mi sembra però che siate un po' troppo gentili perchè la signorina fa un po' la principessa sul pisello e la cosa triste è che il pisello non è di nessuno di voi. poi per me ognuon è libero di fare cosa gli pare figuratevi ma visto da dietro questo blog sembra di entrare in una moschea con tutti gli uomini col culo allaria e la faccia a terra spero di aver reso lidea. ciao bbb." La cosa è andata avanti così per qualche tempo, tra critiche (fantastica quella di un tizio che contrapponeva l'umorismo greve ma raffinato di Boinz a quello terra terra di BBB) e deliri, poi un po' perché mi ero scocciato, un po' perché ogni bel gioco dura poco, un po' perché mi ero fatto sgamare insomma alla fine ho calato la maschera. Tanto più che il clarendario volgeva al termine (e finì in burletta, infatti non ci sarà un'edizione 2005) e niente, mi son trovato a spasso. Qualche giorno dopo la chiusura del Clarendario mi scrisse il mitico cugino Fez segnalandomi il blog di Personalità Confusa. E' stata un'autentica rivelazione! Fino ad allora avevo considerato il blog come quel posto dove le quattordicenni ficcavano le loro baggianate e non avevo mai pensato che potesse essere invece una forma di espressione così sofisticata. Passai due giorni a leggermi tutti i post del grande PC. Poi presi a girare di blog in blog sempre più affascinato e dopo un paio di esperimenti alla fine trovai il coraggio di aprirne uno anch'io. Potevo chiamarlo Boinz ma ero affezionatissimo a Bingobangobongo, così decisi di usare quest'ultimo come URL. Presto però mi resi conto che lo stile BBB che andava benissimo per fare il guastatore, non rendeva affatto in un blog. Per cui a malincuore ho rinunciato a usarlo come io narrante. Tutto qua. Il resto è noto. Grazie ancora a tutti per questi 10.000 contatti e a buon rendere!
Mi prostro riconoscente alla geniale Tam, autrice di una delle più belle frasi che ho sentito nell'arco degli ultimi dieci anni (l'altra è: "Per quell'aumento ne ho parlato col titolare ed è d'accordo").
La frase di Tam è: "LA VITA E' UN SELF SERVICE". Ed è proprio vero!
La vita è un self service perché:
... c'è sempre qualcuno davanti a te nella coda che becca l'ultima porzione del piatto che ti fa più gola;
... i conti non tornano mai;
... quando arrivi al tavolo ti accorgi che hai dimenticato un pezzo importante;
... quando tutto è finalmente a posto se da un lato quello che era freddo si è sciolto dall'altro quello che era caldo si è raffreddato e quello che era croccante si è ammosciato;
... quello che aveva un aspetto delizioso si rivela insipido;
... spesso e volentieri trovi peli dove non avresti voluto trovarne;
... quando esci se ti va bene puzzi solo di frittura;
Il mio contributo al Blogrodeo indetto da Personalità Confusa l'altro giorno. E' quel che è ma vabbè...
Un esperimento che non si sa come andrà a finire
Camera da letto. Due ragazzi attorno ai quindici anni in piedi uno di fronte all'altro. Uno, decisamente ben piantato, porge un bicchiere pieno di una sostanza di un colore tipo fango all'altro, piccolino e magrolino.
“No, Piero, guarda lasciamo perdere.. ho cambiato idea.”
“Ma che problema c'è? E' solo uno stupido decotto!”
“Non è uno stupido decotto!”
“Sì che lo è”
“Non è nessuno stupido decotto! Per dirne una puzza di naftalina…”
“Ma dài…”
“Io, mi spiace, ma non ho nessuna voglia di crepare per…”
“Per un esperimento.”
“Esatto. Un esperimento che non si sa come andrà a finire. Senti, io me ne vado a casa.”
Piero sospira esasperato.
“Ecco, capisci perché la gente ti chiama Moccio?"
“Non chiamarmi Moccio!”
"Perché, sennò cosa fai?"
"Non chiamarmi Moccio e punto."
“Sei un cazzetto fiacco e un cagasotto.”
“Non è vero.”
“Trenta chili di ossa e merda! Io ti do l’opportunità di far vedere che hai le palle e tu mi sputi in mano.”
“Io le ho le palle!”
“E allora bevi. Oppure ammetti che hai paura.”
“Non ho paura. Ho… cambiato idea”
“Ok. Allora la PS1 la lascio a Gene.”
“Pazienza.”
“E tu con me hai chiuso.”
“Come vuoi.”
“Allora vattene.”
Il Moccio apre la porta della stanza ma Piero la richiude con una manata.
“Senti, facciamo così: oltre alla PS1 e ai giochi ti lascio anche tutti i miei film porno.”
“Tutti?”
“Già. Più di 30 film porno in DVD.”
“Ok, mettili qui sulla scrivania.”
Piero rovista sotto al letto e ne cava una scatoletta che lascia cadere sulla scrivania.
“Ecco e ora bevi.”
Gli porge il bicchiere. Moccio fa una faccia disgustata.
“Cos’è sta roba? “
“Un’erba. Si chiama Lutoxeja, il loto degli stregoni. Guarda, questo è il sacchettino che ho preso da mio zio: la tiene chiusa a chiave nell’armadio dietro il bancone dell’erboristeria. A quanto pare è un potente stupefacente conosciuto già ai tempi dei Celti e dei Caldei. Una cosa che ha recuperato nel nord della Francia.”
“Ok. Però se sto male mi porti al pronto soccorso, ok? Mi prendo io la responsabilità di tutto, ma non farmi morire.”
“Sta’tranquillo.”
Il Moccio prende il bicchiere e se lo porta alla bocca.
Beve.
Buio.
“Allora?”
“Tutto ok.”
“Dai raccontami.”
“Non c’è nulla da raccontare. Quanto ho dormito?”
"Tipo un quarto d'ora. Allora? Allucinazioni, cose strane?"
“Niente di niente. Non mi sento neanche particolarmente strano anzi, direi che non sono mai stato meglio. Bene, vado a casa. Prendo la mia Play Station, giochi eccetera e vado, ok?”
“Eeeeh, no. Ho cambiato idea. Ho deciso che per uno stupido decotto una PS1 nuova e 30 film porno sia un po’ troppo.”
“Ah, beh chissà cosa dirà tuo zio quando scoprirà che gli hai fregato la sua droga.”
“Fallo e ti spacco la faccia.”
“Pronti.”
Il Moccio prende la sedia della scrivania e la spezza in due per il senso della lunghezza.
“Quale metà preferisci?”
Piero si ritrae terrorizzato. Il Moccio prende la Play Station, i CD e il sacchetto con l'erba sotto l’ascella e apre la porta
“Sai cosa? Credo che tuo zio…”
“Ss…sì?”
“…abbia ritrovato la bevanda magica di Asterix!”
Chiude la porta. La riapre
“Ah. Non chiamarmi mai più Moccio!”
Guardo la partita con gli occhi di fuori. Non so perché ma l'inno nazionale che di solito mi fa lo stesso effetto della marcia di Topolino, appena appena c'è una mezza competizione sportiva in ballo (scapoli - ammogliati, olimpiadi di biglie, vergini contro zoccole) mi fa venire le lacrime agli occhi.
Neanche il tempo di mettere la palla in campo e subito una cattiva notizia: la gara tra le tifose più fighe ci vede soccombere. Non lo 0-5 contro la svezia ma siamo lì.
Partono e subito capisco che il clima è ostile. Per i Bulgari piove, per i nostri piove sul bagnato.
Abbiamo in linea Oreste Del Piero, quello che ha un cugino focomelico che fa il capitano della nazionale.
"Salve, suo cugino è un insulto alla miseria, un insulto al calcio e un monumento alla miseria in cui è precipitato il calcio."
"Beh, ma che cazzo ti aspetti da uno con le basette di Barry White che parla agli uccelli?" Infatti ciabatta fuori una palla che se stava fermo e se la lasciava rimbalzare addosso faceva gol.
Fioccano mazzate durissime, in particolare per Cassano che le prende con percentuali bulgare. Panucci ha il gel idrorepellente in testa e per questo gioca sul liscio: scivola, svirgola la palla ecc. Attorno ai suoi piedi c'è una chiazza da disastro ecologico.
L'arbitro fischia un rigore contro Materazzi. Guardo in faccia Materazzi per capire se è colpevole o innocente ma nei suoi occhi passa già la rassegna stampa del giorno dopo: "L'Italia ha stata eliminata dall'arbitro!"
Tiro gol. L'allenatore esulta come uno a cui hanno amputato il cazzo.
Fine del primo tempo, i giocatori escono dal campo: i nostri vanno negli spogliatoi a prendere una tazza di tè con un velo di latte e una brioche al mirtillo. I bulgari invece salgono in tribuna a vendere portachiavi commemorativi e pinze per il bucato.
Rientro. Pim pum pam pareggia Perrotta.
Entra Vieri e subito ringrazia le Madonna per la magnifica serata.
Nonostante la pressione a 180 mi annoio da matti. Del Piero è preoccupato perché a causa della pioggia si ritrova a bere un'acqua che non è Uliveto.
Svezia e Danimarca realizzano l'inciucio e su Quartarete Tosatti si mette a cantare "Era già tutto previsto" di Cocciante.
Guardo la corsa di Cassano verso la panchina al rallentatore: dentro di me suona l'assolo di chitarra della suite di "Atom Heart Mother"
Mi viene in mente una bellissima poesia di Gino e Michele, anno 1986.
La Nazionale formato esportazione.
La Nazionale formato esportazione
si accese per poco.
Il tempo di far tirare una boccata alla difesa
e subito saltò il filtro.
Il pacchetto a centrocampo fu stracciato
e in avanti qualche tiro andò in fumo.
Dalla panchina Bearzot guardò Di Gennaro e la Nazionale
e sognò Platini e le Marlboro.
Arte e Denaro: retrospettiva pittorica del
Geom. Antonio Ravitta
Pignasco, dal 21/06/04 al 25/09/04 - sala comunale.
"Il rapporto tra Arte e Denaro è sempre stato intimo. Michelangelo e Leonardo erano due froci che mettevano culo e talento a disposizione di chi pagava di più ma questo passaggio oggi è stato superato e il denaro diventa arte senza intermediari."
(Dal manifesto artistico del Geom. Antonio Ravitta - ediz. Ravitta € 18,50)
Invito esclusivo per il vernissage. Ricco Buffet.
-o-
Entro nella sala comunale con l’atteggiamento di quello che si aspetta di trovare quattro cazzate appese ai muri e la solita ressa attorno al buffet. Infatti attorno a quelle quattro porche fette di salame c'è un tumulto da black block mentre le crostacce non se le fila nessuno.
Ne approfitto per farmi una cultura. Una cornice grossa come una pista d'atletica e in mezzo una moneta da dieci lire. La fotocopia del libretto di istruzioni di un telefonino Motorola anno 1991. Anche questa è arte.
Il marchio della Fiat UNO 45 S con una scatarrata grassa sopra che cola. Anche questa è arte.
Dall'altro lato della stanza il farmacista si cala in gola una fetta di salame da due etti; la panettiera si fa una flebo di Ben Cola mentre si scola a tromba una bottiglia di aranciata Guizza; uno che non conosco si frega un pacco di tovaglioli ed esce: anche questa, a suo modo, è arte.
Scorgo Bingo ed il suo pappagallo davanti a un ritratto di Tremonti fatto a biro.
Bingo: "Che ne pensi?"
Pappagallo: "Mah!"
Bingo: "Pure io."
Io: “Non vai a scannarti al buffet?”
Bingo: “Nah, è tutta roba marcia avanzata dalla festina di Capodanno del Geom.”
Lancio un’occhiata alla ressa da stadio attorno al banchetto. Due donne si contendono una pizzetta ammuffita tirandosi per i capelli. Il parroco sta cercando di strozzare l’assessore all’urbanistica per un bicchiere di carta pulito.
Il Geom. al lato opposto della sala scatta foto della rissa che stampa al volo e appende alle pareti con tanto di prezzo (esoso!) in bella vista.
Arte istantanea.
“Ma chi vuoi che se le compri?”
“Loro.”
“Ma se sono orrende!”
“Appunto.”
“Padri di famiglia, professionisti stimati che si accapigliano per una patatina.”
Mi sorride assassino: “Già!”
Guardo la rissa e poi guardo il Geom.
“Non è che sa un po’ di ricatto?”
Si stringe nelle spalle indifferente.
Mah.
Decido di andarmene al Califfone. Se mi spiccio riesco ancora a vedere il secondo tempo della partita.
DOCUMENTO (quasi) VERO!!!!
Repubblica Italiana
Ministero degli Interni
Roma, data odierna
A seguito del vile (barrare la casella interessata)
[] omicidio
[] attentato
[] incidente
[] colpo di stato
[] rigore inesistente
il Ministero
[] degli interni
[] della difesa
[] delle finanze
[] sport e spettacolo
informa che la
[] polizia
[] guardia di finanza
[] federcalcio
sta seguendo la pista anarchico-insurrezionalista.
Cordiali saluti
Sono intimamente toccato dalla generosità di Lise Charmel che in un suo post abbozza uno strepitoso elenco di cose da non dire mentre si fa l'amore, per la precisione: 1) "Aspetta!" 2) Parlare dell'Inter; Direi che è un elenco talmente esaustivo che tutte le altre cose che possono venire in mente si piazzano automaticamente nella categoria "dettagli". Restano però un paio di inciampi che credo sarebbe opportuno evitare, tipo: 1) Fischiettare la colonna sonora del Padrino; 2) Mettersi le dita nel naso e poi esaminare di sottecchi il materiale estratto; 3) Indossare una maglietta di Paperino; 4) Sbadigliare tipo squalo; 5) Tirare fuori il Game Boy; 6) Raccontare la barzelletta dell'orso e del coniglio; 7) Fare commenti ad alta voce sulla cellulite del partner; 8) Mettersi un termometro sotto l'ascella; 9) Sfogliare le pagine gialle alla voce Serramenti in alluminio; 10) Far girare un pallone da basket sulla punta del pisello (il proprio o quello del partner è indifferente); 11) Sgranare un cesto di fagioli borlotti; 12) Ripetere ad alta voce la tabellina del 14; 13) Selezionare la suoneria del telefonino; 14) Tagliarsi le unghie dei piedi (sul letto poi è indice di gran classe); 15) Fare il suono della tromba; 16) Buttare il discorso sui soldi che in 'sta casa si spendono a cazzo ma deve finire 'sta storia!; 17) Chiedere al partner qual era il punto tre dell'ODG dell'ultima riunione dei condomini; 18) Raccontare l'ultimo pettegolezzo dell'ufficio; 19) Collegarsi al proprio blog per verificare il numero di contatti; 20) Dire: "Ah, scusa, stavo pensando ad altro."
Parlando di superalcolici e uffici vendite, ricordo quella volta che andai a cena con dei croati. Era una trattativa difficile, c'erano in ballo parecchie migliaia di metri quadri di materiale e il progetto era prestigioso. Il mio capo mi chiamò nel suo ufficio per farmi capire che dall'andamento della trattativa sarebbe dipeso gran parte del mio futuro aziendale. Avrei avuto gli occhi della proprietà addosso e non ci sarebbero state reti. Lo ringraziai della fiducia ma dentro di me già paventavo il disastro! Perché io non tengo assolutamente l'alcool!
Così, avendo già un'idea di come poteva andare a finire, decisi di prenotargli le camere in un albergo con annesso ristorante a 500 metri da casa mia.
La mattina dopo arrivarono in orario direttamente in azienda: quattro biffi col vestito della domenica! Lo stesso li trattammo come capi di stato in visita in qualche prestigiosa istituzione europea.
Durante il giorno li accompagnai a fare il giro degli impianti facendogli il solito spiegone, poi li portai in ufficio per presentargli i miei colleghi. Andammo a pranzo, tornammo in azienda, ci dicemmo ancora due cazzate in sala riunioni e poi li lasciammo andare a darsi una rinfrescata in albergo, dove ci demmo appuntamento per la sera.
Insomma, fino qui tutto bene.
La sera all'uscita dall'ufficio, andai direttamente a pescarli in albergo.
Entrai nella hall e fui accolto da una serie di urla inarticolate: erano loro che avevano già attaccato coi superalcolici: "Allarga lo stomaco!" mi spiegarono poi. Sì ma cazzo, erano appena le sette di sera!!!!
Comunque mi accolsero con grandi pacche sulla spalla e con la versione croata di "Perché è un bravo ragazzo." In altri momenti avrei pensato: ma chi cazzo vi conosce? ma erano clienti così stetti al gioco sfoderando i miei migliori sorrisi. Quando chiesi un crodino però uno dei tizi, quello con la faccia più da delinquente, mi anticipò acchiappandolo al volo per rovesciarlo di malagrazia nel lavandino mentre un altro biffo mi ficcò in mano un bicchiere di una cosa che assomigliava clamorosamente al cloroformio!
"Nonononono" disse il più vecchio del gruppo: "We drink whisky and you drink whisky. And when I drink all drink! Ja? I say one two zree and den all drink, ja?"
"Ja ja ja!" Pacche sulle spalle e risate. e poi via! Si attacca.
Un due tre! Zang, una frustata sul fegato! Una porcheria assurda al sapore di paraflu e gomma da masticare!
Un due tre! Zang la testa che gira.
Un due tre! Zang, le orecchie che fischiano! Mi venne in mente la cartella che avevo in quinta elementare.
Allora iniziai a portare il bicchiere alle labbra ma solo per finta, senza aprire la bocca ma mi sgamarono subito! Idem quando cercai di rovesciare il paraflu in un vaso di fiori! Anzi, lì presi un cazziatone durissimo direttamente in croato, che è una lingua terribile per essere cazziati! Così per fare pace bevvi due bicchieri di quella porcheria senza fare tante storie e quella fu la fine. Persi completamente coscienza di me stesso e di cosa stessi facendo in quel posto: ridevo, tossivo, ogni due passi cadevo per terra. Di colpo mi sorpresi a correre dietro alle cameriere per toccargli il culo e ai camerieri per fare a botte e lì capii che ero un uomo finito.
All'ingresso nella sala ristorante ebbi un ultimo attimo di lucidità: chiamai il cameriere e gli chiesi urgentemente un secchio ma stronzo come solo un cameriere col quale hai fatto a cazzotti sa essere mi disse in un orecchio: "Devi crepare, bastardo!"
E lì mi prese davvero la disperazione e non mi tenni più: vomitai un fuoco pirotecnico di liquidi organici con frammenti di patatine Pai e noccioline. Spruzzai l'impasto dappertutto, per terra, sul tavolo, ma soprattutto mi vomitai addosso una brodaglia puzzolentissima di alcool, paraflu e fiele. Stavo male da morire e giù a rimettere!
Ci volle del bello e del buono per finire il getto in stile idrovora ma le cose invece di migliorare peggiorarono drammaticamente. Infatti mi prese un mal di testa da diventare ciechi: allucinazioni, regressione ancestrale, sensi di colpa ecc. E ancora dovevamo iniziare a mangiare! Finalmente arrivarono gli antipasti ma io non ne potevo già più e per cercare di anestetizzare il mal di testa attaccai a bere ancora più forte. Qui le cose si fecero veramente deliranti: ridevo, bevevo, vomitavo, mi lamentavo e tutti dicevano: "One two zree!" quasi sicuramente solo nella mia testa. E io che bevevo e bevevo e ridevo e vomitavo e poi bevevo e poi per terra e poi vomitavo e poi ridevo.
Da qui in poi ho solo più qualche flash della serata: io che mi avvicino a un tavolo occupato e strappo via la tovaglia, cercando di lasciare i piatti al loro posto (combinando un casino assurdo), io che mi spoglio nudo e mi tuffo nell'acquario, io che faccio a botte col cameriere, io che cerco di violentare la moglie del proprietario e poi nient'altro. Buio.
Il giorno dopo mi svegliai alle undici precise con un mal di testa mostruoso. Mandai giù una Moment grossa come un freesbee e mi precipitai in ufficio. Problemino problemone: non avevo nessuna idea di dove cazzo avessi parcheggiato la macchina. Girai tutta la piazza, le vie laterali, i portici: niente. Allora mi venne un flash e andai dritto davanti al ristorante. Era lì: evidentemente la sera prima all'uscita ero ancora abbastanza lucido per rendermi conto di non essere nelle condizioni di guidare manco per 500 metri.
Arrivai in ufficio e senza dire né A né B il capo mi prese per un orecchio e mi sbatté la faccia contro la scrivania: durante il mio stato confusionale avevo venduto ai croati metà magazzino a 1/8 del prezzo di mercato, il ristorante ci faceva causa per 13 milioni di danni e sul sito della concorrenza giravano mie foto nudo nell'acquario del ristorante.
"Ma come stracazzo hai fatto?!"
"Credo di aver bevuto un po' troppo." e gli vomitai addosso l'ultima pinta.
A proposito del dialogo sincero ultimo scorso, mi ha scritto Fantamoni (alla quale va la mia imperitura gratitudine) per dirmi quanto segue:
"mi hai ricordato vagamente il mio capo alle riunioni con i clienti. io no, tendo a dondolarmi sulla sedia pensando ai cavoli miei. una volta un cliente mi ha anche detto "lei non mi sembra molto convinta di quello che dice il suo capo"... non mi hanno più portata e non ho mai saputo cosa stava dicendo il mio capo... comunque abbiamo perso il cliente.
Cara Fantamoni,
Non hai mai visto Bondi? Quando il capo parla bisogna assumere un'espressione estatica e fare sì sì con la testa!
E' invece assolutamente vietato:
1) Sbadigliare acido in faccia al cliente;
2) Starnutire sputazzando sul caffè del cliente;
3) Suonare la batteria usando le penne aziendali a mo' di bacchette e facendo il rumore con la bocca;
4) Ruttare forte ogni volta che prende la parola il capo;
5) Aprire Tuttosport e mettersi a leggere;
6) Fare nononono con la testa quando parla il capo;
7) Passare dietro le spalle del capo che parla e fargli le corna e cimpirimerlo;
8) Passare dietro le spalle del capo che parla e fare nonononono con la testa ed il dito indice;
8) Parlare al telefonino e dire: "Sì, finisco con questi due stronzi e poi arrivo."
9) Tirare fuori un panino alla frittata e una birra e mettersi a mangiare, facendo rumore con la bocca e succhiandosi i denti;
10) Appoggiarsi sulla scrivania mettersi a dormire sbavando e bestemmiando deciso;
Queste sono le regole del perfetto venditore. Poi una volta durante una visita ho mostrato il culo ma era una fabbrica di gabinetti, non so se vale.
"Mi fai un cappuccino?"
Il bar era un po' meno incasinato del solito ma Stampa e Gazzetta erano già state prelevate dalla rastrelliera a muro. In teoria ero sveglio da venti minuti ma dietro gli occhi cisposi e appiccicaticci stavano ancora scorrendo i titoli di coda del sogno notturno. Pescai dalla vetrina un croissant di legno ed il barista mi porse il cappuccino con un gesto meccanico evidentemente compiuto un miliardo di volte. Ci versai due cucchiaini di zucchero strabordanti che girai, girai, girai fino a quando non mi resi conto che mi stavo riaddormentando, così tirai su la tazza mettendomi al contempo di profilo per occupare meno spazio. Quando alzai gli occhi dalla schiuma bianca e beige ebbi però un'incredibile sorpresa: dall'altro lato dell'emiciclo del bancone infatti, una ragazza strepitosa, truccata e vestita come una mannequine in abiti da top manager mi stava fissando. Un attimo mi guardava e sorrideva invitante ma subito si girava a evitare il mio sguardo. Mi voltai di scatto: dietro di me non c'era nessuno. No, dico: sai quante volte mi sono fatto figure di merda del genere? Beh non c'era nessuno ma quando mi rivoltai lei guardava nella mia direzione.
Non poteva essere un caso: buttai un occhio nello specchio dietro il bancone: ero bene in tiro, ben vestito eccetera: giacchetta, cravatta. Stavo proprio bene, non avevo macchie di sugo, capelli fuori posto o altro. Feci pure mente locale per vedere se per caso l'avessi conosciuta in qualche vita precedente ma niente! Eppure una figa così me la sarei ricordata senz'altro!
Così finii il cappuccino, mi pulii accuratamente il labbro superiore e le andai incontro.
"Ho notato che mi stavi fissando."
Mi sorrise: "Sì, in effetti sì."
Tirai una manata fortissima sul bancone
"MA SI PUO' SAPERE CHE CAZZO VUOI!!!???"
"Hai l'uccello fuori dai pantaloni."
E già! Distrattone distrattone.
"Ah, quello..."
Sorrisi disinvolto mentre rimettevo a posto l'attrezzatura. La tipa mi lanciò un'occhiata schifata e si girò, allora io per ripicca ho strusciato la mano sporca di cazzo su tutti i cornetti in vetrina, sollevando un coro di borbottii di protesta.
Sai com'è, se proprio uno deve proprio fare la figura del cafone tanto vale che la faccia fino in fondo!
So che lo stavate aspettando con ansia! Finalmente un nuovo
DIALOGO SINCERO!!!!
Trattativa di vendita
"Il Dottor Pappafico?"
"Sì?"
"Buongiorno sono il Sig. Boinz della ditta Gliaglio. Sono venuto a presentarle la nostra gamma di prodotti per l'industria dell'arcobaleno."
"Tanto non ti ascolto."
"La ditta per cui lavoro è una merda e fa prodotti cari che non servono a un cazzo..."
"blblblblbblblblb!"
"Ma se non vendo mi lascia a casa a zero ore."
"Glieglieglieglieglieglie!"
"Ho il sospetto che sta porcheria sia cancerogena ma vabbè, a te che te ne frega: tanto la usano gli operai, no?"
"Plplplplplplpplp!"
"Il prezzo che le posso fare è otto volte il suo valore di mercato."
"Aoaoaoaoaoaoaoa!"
"Senta ma lei è un coglione?
"Dunque, la sua proposta di collaborazione non interesserebbe manco un barbone negro. Mi mandi un campione e mi lasci i cataloghi."
"Ecco qui il campione e i cataloghi."
"E che cazzo me ne faccio? A proposito: lei chi è, cosa vuole?"
"Mi chiamo Boinz, vendo prodotti per l'industria dell'arcobaleno."
"Ho cambiato idea. Vada a fanculo."
"Guardi, a me di lei non me ne fotte niente, della sua ditta non me ne fotte niente. Per dirla tutta manco della mia ditta me ne fotte qualcosa. Comprami due cazzate che me ne vado al bar."
"Ma non ho voglia, non ho voglia. Vorrei correre su una spiaggia, le onde che mi bagnano i piedi il vento nei capelli."
"Ma se sei pelato come la punta del cazzo!"
"Bene! Bravo! Insultami! Sì, insultami fammi male!"
"Se ti do una testata fortissima sul setto nasale vale? Mi compri qualcosa?"
"Va bene. Compro tutto."
"Molto bene."
"No, ho cambiato idea, non ti compro niente, togliti dal cazzo."
"Me lo offri un caffé?"
"Sì ma se lo offri tu."
"Siete tutti così qui dentro?"
"No, siamo tutti uguali."
"Sei il miglior cliente che ho avuto oggi."
"Anche tu."
"Pensa che giornata di merda."
"Anch'io."
"Adesso esco e ti rigo la macchina."
"Come fai a capire qual è?"
"E' quella che ha la bandiera italiana rosso-bianco-verde e il giubbottino arancione sul sedile del passeggero."
"Caz!"
"Allora? Quest'ordine?"
"Vuoi un ordine? Eccolo: va' a fanculo!"
"E ci voleva tanto!"
Oggi non ho la testa per scrivere cose divertenti (venendo in ufficio mi sentivo tipo Moretti in vespa che va a vedere dove hanno ammazzato Pasolini sulle note del concerto di Colonia di Keith Jarrett) e allora commento le elezioni.
Dunque non ho ancora capito se il bicchiere è mezzo pieno o è mezzo vuoto. I seggi non hanno dato risposte chiare e secche per cui i risultati devono essere commentati con attenzione. La prima domanda che tutti si pongono è
Ma per il centro sinistra è stata una vittoria sì o no?
Beh, dipende. Prima di tutto dall'atteggiamento che avrà la banda d(e)i Prodi da qui al 2006.
Se questo 31.8% riuscirà a essere tradotto come una base di partenza allora il bicchiere potrà essere considerato mezzo pieno. Certo ci si aspettava il 33% (io in un impeto di follia ottimistica addirittura il 38%!) ma bisogna tener conto che 1) i "leader" del listone (Rutelli, Fassino, Boselli - per quel che conta - e Prodi) non si sono candidati, mentre la destra ha giocato tutti i suoi cannoni; 2) Prodi addirittura non ha neanche fatto campagna elettorale (salvo qualche sporadica apparizione). Come dire: la CDL è questa, stop. Il centrosinistra ha quindi margini di crescita.
E' però evidente il calo della Margherita, verificato a livello di elezioni amministrative. La ggente non ha apprezzato la sua posizione sulla guerra e sulla fecondazione assistita. Ma soprattutto ha pagato l'assenza di uomini di punta veramente credibili. I DS possono permettersi (?) di spendere Santoro e la Gruber alle europee e Cofferati a Bologna ma Rutelli? Ho idea che la M. si stia rivelando per quello che è: un carrozzone raccogliticcio senz'anima.
Per cui sarà necessario che il centrosinistra si impegni a puntellare l'anima "moderata" se davvero vuole puppare voti a destra. Sennò il risultato sarà di nuovo al pelo. Questa è la vera sfida dei prossimi due anni.
Cosa farà la rana pelata?
He! Bisogna vedere se Berlusca riesce a tenere assieme bocca e cervello oppure se si farà prendere dal panico. Detta in soldoni, il messaggio dell'elettorato è chiaro: deve farsi da parte se non a livello politico perlomeno a livello mediatico. La gente ne ha le palle piene di vedere la sua facciaccia dappertutto. Per cui se è furbo fa un rimpastino veloce, fa fuori un po' di cadaveri dei suoi (tipo Sirchia: "Ministro, cosa si può fare per proteggere gli anziani dal caldo estivo?" "Portateli nei centri commerciali." Ma daaaai!) e li rimpiazza con fedelissimi di Fini e Follini (e non con enclavi sue nei partiti degli altri, tipo Gasparri & Giovanardi). Così tutti attaccheranno a remare nella stessa direzione e forse qualcosa la recupera.
Al contrario potrebbe pensare di estremizzare lo scontro: chiudere al volo il rimpasto, far fuori la par condicio, rinviare le regionali, abbassare le tasse, fare qualche altra genialata a colpi di fiducia, sfondando alla grande il tetto del deficit, saturare ancora di più i media e buttarla in rissa a tutti i livelli.
E qui bisognerà vedere cosa ne pensano gli alleati perché non è detto che lo seguano fino in fondo: voglio dire, a questo punto della rissa un'abrogazione della legge sulla par condicio andrebbe anche contro i loro interessi (lega e UDC soprattutto).
Alla fine il governo non cadrà, ma i magnifici 4 arriverebbero alle elezioni sfiancati e divisi, finendo per pagarla salatissima.
Ce la farà Prodi a mettere su una coalizione di governo decente da qui al 2006?
Io sono ottimista. Ho sentito l'altra sera Bertinotti e per la prima volta ha usato un linguaggio da statista piuttosto che da vice del comandante Marcos. Ha parlato di programmi e della necessità di creare una coalizione di governo non solo contro questa destra ma anche per un autentico governo di centro sinistra. E' la prima volta. In più adesso è il quarto partito d'Italia (il quinto se scorporiamo il listone), ha carte pesanti da giocare in mano: Prodi non potrà non tenerne conto.
Ieri sono andato a votare. Ho accuratamente evitato tutti gli orari tipici dei movimenti elettorali pignaschesi (entrata e uscita da messa, soprattutto attorno all'ultimo spettacolo mattutino e pomeridiano) ma tutto sommato avrei potuto farne a meno: davanti non c'era affatto il bordello clamoroso di macchine parcheggiate anche in ottava fila. Sembrava anzi un
TRANQUILLO WEEK END ELETTORALE
Il mio seggio - quello del ghetto - è l'ultimo in fondo al più basso degli scantinati. Anche la suddivisione dei seggi è infatti legata a criteri plutocratici: in prima fila quelli dei belli e dei ricchi, al fondo i negri. Io, coi negri.
Se non ricordo male ho fatto lo scrutatore quattro volte: due referendum, una volta le politiche e una le amministrative locali, sì insomma, il sindaco. Tutte le volte speravo di capitare in uno dei seggi del lato collinare di Pignasco, giusto per vedere un po' di figa, e tutte le volte finivo nel mio ghetto di culone baffute.
Un anno c'eravamo io e il Geom. (in verità era il Geom. - presidente di sezione - che mi aveva fatto entrare come scrutatore, quando ancora non si estraeva a sorte). Assieme a noi, c'era una signora che non sapeva battere le mani e fare sì con la testa, una ragazza -che di ragazza aveva una beata sega di niente- che per un giorno intero tenne la testa piantata nel libro di Diritto Costituzionale e un ragazzetto impallinato per una famosa zoccola che abitava nella mia strada e che evidentemente incontrava solo in occasioni come queste. Così si piantò subito davanti ai registri ben deciso a non allontanarsi se non per cause inderogabili (pipì, mangiare e poc'altro) salvo precipitarsi sui registri a controllare che durante la sua assenza non si fosse presentata la tipa.
Mi metteva ansia, 'sto deficiente! Ci fosse stato Bingo a farmi da spalla lo avrei preso per il culo fino a schiantarlo ma col Geom 'sto genere di cose erano improponibili. Bastava vedere com'era vestito: nel seggio ci saranno stati, lasciami dire, settantacinque gradi col novantasei percento di umidità e lui niente, imperterrito nel suo gessato di piombo, malgrado le marcite tipo "Riso Amaro" che gli si allargavano ai lati del petto. Così col tipo e la vecchia avvitati ai registri, il Geom a distribuire le schede mostrando la macchie di Roscharch sotto le ascelle, la cadavera a studiare, io mi diedi alla macchia per andare a trovare un po' di gente con la quale avevo perso un po' i contatti, facendo attenzione ad evitare i professori delle medie e la maestra delle elementari.
Così fino a pranzo.
Il pomeriggio si presentò in un barrito di noia totale: fortunatamente uno aveva portato la tele e tutti noi bighelloni ci piazzammo nel suo seggio a guardare la formula uno, che di solito mi suscitava la stessa attenzione che riservavo a "Protestantesimo" o ai programmi scuola-educazione. Lo stesso però ogni tanto andavo a buttare un occhio al registro per vedere se era arrivata la tipa.
La cosa aveva finito per incuriosirmi.
Io (cattivello): "Ancora niente, eh?"
L'altro (con una fessura di bocca) "No."
Alle sei iniziò 90° minuto: c'era ancora Paolo Valenti, tanto per darvi un'idea di quale epoca geologica sto parlando. Il Toro aveva battuto l'Inter e mi stavo pregustando il servizio di Carlo Nesti (al solito ricco e colorito come un manifesto mortuario) quando entrò il Geom.: la messa pomeridiana era in dirittura d'arrivo e quindi di lì a poco si sarebbe presentata l'ondata di massa cafona. Bisognava tornare al seggio.
La zoccola si fece finalmente vedere attorno alle 19, l'ora di massima affluenza totale. Ai registri c'ero io. Il ragazzotto si precipitò a strapparmi il posto ma io mi ero attaccato alla sedia con la cintura. Dopo un rapido mercanteggiare gli mollai il posto in cambio di un ticket restaurant da dodicimila lire.
Non ne trasse risultati straordinari: riuscì giusto a dirle "Ciao! Ma tu voti qua?!" che subito l'orda elettorale la trascinò nella cabina e poi fuori dal wok vietnamita in cui si era trasformato il seggio superaffollato. Vidi nei suoi occhi la disperazione totale.
Questa credo che sia stata la fine della loro storia d'amore, se mai ha avuto un inizio. La tipa adesso lavora in farmacia mentre il ragazzotto si è laureato in matematica e fa il precario su e giù per la regione.
Stavo pensavo a questo, quando vidi un certo casino proprio davanti alla scuola: due vigili cercavano di scacciare da un albero un pappagallo che continuava a ripetere: "Votate Rifondazione, Porcod**!"
Grande Bingo. Ci fosse stato lui quella volta con il ragazzotto, ci saremmo ammazzati di risate!
E' MORTO RAY CHARLES
Ricordiamolo così

FNAC di Via Roma. Adesso
Morosa: "Ehi, guarda! Nella vetrina 'Affari' c'è la tua macchina foto!" Mi affaccio. E' vero. La mia macchinina. L'avevo pagata 499 Euro l'anno scorso. Ora ne costa 230. Sono deluso. Morosa: "Beh, c'è pure scritto: affari." Io: "Affari... affarinculo!"
RICORDI di Piazza CLN Dieci anni fa
Morosa: "Voglio comprare questo CD." Io: "Ok, va bene. Però non è che puoi comprare solo dischi che hanno una mucca in copertina!" Morosa: "Ma l'altra volta hai detto che andava bene!" Io: "Sì, ma era un disco dei Pink Floyd!"
Voglio segnalarvi un blog meritevole:
http://iononvotoberlusconi.splinder.it/
E' un multiblog, nel quale ognuno -seguendo le istruzioni scritte in alto - può postare le ragioni per le quali non ha votato, non vota e non voterà il nanetto bastardo.
Di seguito vi trasmetto il mio post:
Io non voto Berlusconi
- perché io non mi faccio rappresentare da un bugiardo;
- perché voglio capire da dove arrivano i suoi soldi;
- perché uno che imbosca i suoi soldi nei paradisi fiscali come minimo è un evasore fiscale e non può stare alla guida del governo;
- perché la libertà di informazione è fondamentale e B. ne è la sua mortificazione;
- perché ci fa fare solo figure di merda in tutto il mondo;
- perché gli intrecci tra la sua ascesa e la mafia sono troppo consistenti per essere solo un caso (60 collegi su 60 in Sicilia... manco la DC di Salvo Lima...);
- perché la P2 è stata giudicata un'associazione illegale e lui ne faceva parte;
- perché come capo del governo fa schifo;
- perché disprezza tutti i poteri dello stato e tutte le istituzioni che non fanno capo a lui;
- perché si circonda di gente che mi fa orrore, Bondi, Schifani e Baget Bozzo in testa (dimmi con chi vai...);
- perché il ponte sullo stretto è una presa per il culo: RIASFALTA LE STRADE PIUTTOSTO!
- perché la riduzione delle imposte dirette è una presa per il culo: ABBASSA LE TASSE SULLA BENZINA PIUTTOSTO!
- perché voglio una sanità e una scuola che non siano riservate alle élite che possono pagare;
- perché il condono edilizio e quello fiscale e il rientro dei capitali dall'estero sono uno sfregio in faccia ai cittadini onesti;
- perché se sindacati e confindustria sono unanimi a dire che è un incapace vuol dire che è un incapace e che si sta solo facendo i cazzacci suoi!
- perché dopo aver campato alle spalle della prima repubblica ed aver imbarcato quadri PSI e DC non può venire a presentarsi come l'uomo nuovo della politica italiana;
- perché se perde le prossime politiche, quelle dopo avrà 75 anni, come dire che ce lo siamo tolti dai coglioni!
- perché rivoglio Santoro in TV;
- perché non voglio più vedere uno stronzo come Cattaneo in una rete pubblica!
- perché Rete 4 deve andare sul satellite e liberare le frequenze a Europa 7;
- perché non voglio mai più vedere uno come Castelli ministro della giustizia;
- perché non voglio mai più vedere una zoccola come la moratti ministro della pubblica istruzione;
- perché non voglio mai più vedere un fiscalista creativo come 3monti ministro dell'economia;
e chi più ne ha più ne metta.
LA MANO CON CUI AGITO IL MOUSE...
... è la stessa che ha stretto la mano a Michele Santoro!
Ebbene sì: ieri per la prima volta in vita mia sono andato ad assistere a un comizio in piazza (per la cronaca, Piazza Carignano).
C'era il candidato alla provincia Antonio Saitta (mah...), c'era Mercedes "Benz" Bresso e un giovanotto e un vecchiatto candidati alle europee a cui a naso attribuisco le stesse possibilità di andare a Bruxelles che ha il Toro di vincere il titolo NBA. E a chiudere c'erano Fassino e Rutelli, a fare spettacolo con Chiambretti.
Come in tutti gli spettacoli all'aperto per primi hanno parlottato i pesi piuma, la carne da macello, più che altro per dire sempre le solite cose: destra cafona, destra ladra, destra antisociale ecc. ecc. Beh, non so: con tutta la buona volontà la Bresso farebbe meglio a stare a casa a passare l'aspirapolvere e temo che Saitta pur animato dalla miglior buona volontà di questo mondo, non vada tanto più lontano.
Era però solo un antipasto tiepido per preparare la piazza al Grande Salernitano, l'uomo che ha sbattuto il telefono in faccia a Berlusconi, l'inventore di Sciuscià ecc. ecc.: Michelone Santoro!
Accolto da un'ovazione da stadio (ci saranno state sì e no un migliaio di persone, forse qualcosa di più ma l'ottima acustica ha sopperito) è passato a stringere un po' di mani tra cui - cazzo se mi sono sporto! - la mia: volevo dirgli: "Grazie per avergli sbattuto il telefono in faccia" ma ahimé l'emozione mi ha tradito.
Beh, devo dire la verità: da brividi! Un oratore coi contro cazzi! Non ce n'è stato per nessuno, eppure dopo di lui hanno parlato Fassino e Rutelli, mica Max e Tux! Niente, non ce n'è stato proprio.
Credo che non abbia speso manco una parola sul suo programma per l'Europa (nessuno lo ha fatto) ma dal primo all'ultimo minuto ha preso di puntone il Berlusca (senza mai nominarlo) palleggiandolo senza mai fargli toccare terra! Davvero da applausi a bruciamani, trascinante. Un grandissimo.
Che vi devo dire... secondo me se non fa cazzate, se non si fa divorare dall'apparato, se non si fa prendere da protagonismi per fondare liste col suo nome, quest'uomo ha tutte le carte in regola per diventare un grandissimo leader della sinistra: carisma da vendere, grande comunicatore, personalità, un autentico animale da palcoscenico. Bisogna solo capire quali sono le sue idee.
Comunque sabato il mio voto se lo porta a casa!
Che il cinema italiano vada male lo sanno tutti. Che si cerchi in tutte le maniere di tenerlo in vita è lodevole. Che però la critica cerchi di sostenerlo "dopando" i commenti e gonfiando quelle che sono le misere qualità delle pellicole in questione a me personalmente non sta affatto bene: certo, “bisogna pur proteggere il prodotto nazionale” ma la maniera giusta è indicando la dritta via e denunciando le storture del sistema, non tirando a gabbare il popolino!
ma cinematograficamente irrilevante;
- "Regia poco compatta": il film sbanda come una motoslitta guidata da un orso;
- "Finale ambizioso": non si capisce un cazzo;
- "Esperimento sincero": pellicola buttata via;
- "Tensione intermittente": si capisce chi è il colpevole dopo un quarto d’ora;
- "Messa in scena stilizzata": film scopiazzato da almeno altri cento;
- "Film generazionale": i ggiovani, attuali o invecchiati;
- "Commedia al femminile": tre donne che si odiano;
- "Resiste alle tentazioni commerciali": il regista si filma addosso;
- "Montaggio analogico" (un classico): hanno proiettato prima il secondo tempo e poi il primo;
- "Sviluppo irregolare": non si capisce che cazzo succede e perché;
- "Stile neorealista": girato con quattro soldi;
- "Film di attori": storia inesistente;
- "Film di regia": storia e attori inesistenti;
- "Film di ambientazione esotica": il regista si è fatto una vacanza con i soldi dello Stato;
- "Stile compiaciuto": pippa alla macchina da presa;
- "Si ride stretto": non si ride mai;
- "Il film si basa su un assunto": era meglio basarlo su un licenziato;
- "Dialoghi spumeggianti": c’è una tipa che mostra il culo;
- "Qualche caduta di gusto": film porno;
- "Simbolismo raffinato": puttanaio incomprensibile;
- "Divertenti gli effetti speciali": che si mangiano il film;
- "Liberamente tratto da una storia vera": con cui il film non ha più niente a che vedere;
- "Costruzione non lineare": guazzabuglio inestricabile;
Venerdì 04/06
Pomeriggio
Io sono uno che porta rancore a bestia. Oggi fingendo di scivolare ho dato una testata con tutta la forza in faccia al capo, facendo bene attenzione:
1) a dargliela in un momento di calma tra noi due. Anzi, stavamo quasi scherzando. In verità anche se non ne ho fatta espressa menzione, stavo solo continuando con altri mezzi una discussione avuta tre mesi fa e che mi ero attaccato al cazzo. Perché io sono uno che porta rancore a bestia;
2) a dargliela con tutta la forza che avevo in corpo: per metterci ancora più forza mi sono attaccato al bavero della sua giacca fingendo di appendermi per non cadere ma in realtà per metterci ancora più forza;
3) a beccarlo con la punta della fronte (dov'è più duro) proprio sull'attaccatura del naso per fare più danno. Problema a cui non avevo pensato: mi ha sporcato di sangue le scarpe e la camicia, 'sto stronzone! Lato positivo: facendo finta di essermi rotto la testa sono uscito alle quattro e mezza per andare al pronto soccorso, anche se in realtà tutto il sanguinaccio che si vedeva era uscito da quella protuberanza ossea che osa chiamare naso.
Sabato 05/06
Dovevo uscire con Bingo e la sua nuova fiamma. Allora sono andato in banca a mungere un po' la cacasoldi ma appena inserita la tessera il bancomat è andato in tilt. Sono stato un po' lì ad aspettare che accadesse qualcosa, creando una coda apocalittica. Dopo cinque minuti di effetto neve sullo schermo da fuori hanno iniziato a prendere a pugni la porta. Allora mi sono fiondato dentro l'agenzia incazzato tipo somaro. Dopo tre quarti d'ora di coda finalmente si è liberato uno sportello, quello dell'impiegato finocchiazzo, al quale ho chiesto gentilmente di aprire il suo porco apparecchio e sputarmi subito fuori la mia tessera se non voleva essere preso a pugni in quella sua faccia di cafone.
"Nonononononò guarda come sbatto la testa: nonononono questa cosa è impossibile nononononono! Allora oooooh: prima mi compili questo modulo qui, poi mi firmi questo modulo qua poi vai a quello sportello lì poi torni a questo sportello qua poi chiami quel signore lì poi firmi questo foglio qua poi aspetti cinque minuti che torno dalla pausa caffè e se ho tempo, voglia e se mi gira giusto e chiaramente quando se ne sono andati via tutti, vero, ma tuttituttituttitutti allora forse se ho voglia ti do una mano."
Ho infilato il braccio nel buco per parlare e l'ho tirato fuori per il lobo
"Voglio la mia tessera adesso: o me la dai o nel bancomat ci infilo il tuo orecchio!"
Ho riavuto la tessera.
Venerdì 04/06
Sera (flashback)
Bingo mi dice che ha trovato una nuova tipa e che avrebbe bisogno di una mano.
"Ok, perfetto - dico - organizza e una volta ci vediamo con le rispettive."
"Ehm no... senti, avrei bisogno che venissi da solo."
"In che senso?"
"Nel senso che lei cià un'amica e niente."
"E niente cosa?"
"Che avrei bisogno che qualcuno distraesse l'amica, tutto lì"
"Non ti basta il pappagallo?"
"Sì, figurati. Dai, facciamo squadra come ai vecchi tempi!"
Faccio un attimo mente locale: la morosa questa settimana è via e Bingo è a spasso dai tempi delle Olimpiadi di Chivasso sud.
"Com'è sta tipa?"
"Eh, una gran figa."
"No, quella che dovrei distrarre."
"Mah, è speciale!"
"Ok, è un cesso."
"Ma no, davvero! E' una tipa strana, mezzo orientale, davvero!"
"Ok, mi è passata la voglia. Chiama il Geom."
"Oh, io sono ancora in credito con te da quella volta della puttana!"
"Che fai, rinfacci?"
"Se mi costringi..."
"Ok, ti aiuto stavolta ma poi non mi rompere più le palle con 'sta storia!"
"Ok. Ci vediamo al Califfone alle nove e mezza."
Sabato 5/06
Ore 21:45
Arrivo un po' in ritardo perché ho avuto i cazzi miei. Mi sono messo né in tiro né da scamarro. Non potrei fare una cosa del genere alla morosa. Stasera solo colpi a salve. Assistenza. Entro e subito lumo Bingo seduto con una sciacquetta banalissima. Mi fa un cenno. Mentre mi avvicino al tavolo un brivido freddo mi attraversa la schiena: la tipa di cui dovrei occuparmi è strana già vista di schiena.
"Boinz! Ecco, lui è Boinz, lei è Elisa e lei è ehm... Paola."
"Cia..."
Mi cadono le palle per terra. Elisa vista da vicino non è niente male. In compenso Paola è una ragazza Dawn! Altro che orientale! Sorrido a Bingo facendo la mia migliore imitazione di Robert De Niro ne "Gli intoccabili", prima che spaccasse la testa a un tizio con una mazza da baseball.
"Sai, Elisa e Paola sono sorelle!"
"Davvero?"
"Non si direbbe eh?"
Guardo Bingo come si guarderebbe un coglione e mi siedo a suo fianco. Di fronte ho Elisa. Paola è presa tra la parete e la sorella, di fronte a Bingo. Continuano la conversazione sul più e sul meno ma non li sto a sentire: con la testa attraverso tutte le possibili combinazioni e non me ne piace nessuna.
A un certo punto Paola dice con voce un po' gracchiante. "Eli, devo far pipì!"
Le due ragazze si alzano e vanno ai bagni.
"Con permesso."
Le accompagnamo con un sorriso comprensivo. Appena girano l'angolo io mi volto verso Bingo.
Lui mi ricambia un'occhiata spavalda:
"Beh?"
"Non ho parole."
"Meno male."
La serata scorre veloce, anche perché Paola deve tornare a casa presto. Parlo un po' con Elisa e mi rendo conto che 1) non merita l'umiliazione di essere piantata a metà per via della sorella -che poverina non se lo merita manco lei; 2) che Bingo ha le stesse probabilità di trombarsi lei e di vincere la classifica dei capocannonieri di serie A.
Elisa ci racconta un po' di storie di Paola che dal canto suo per la maggior parte del tempo borbotta rimbrotti contro la sorella.
Alle dieci e mezza è tutto finito. Bingo le riaccompagna e io me ne torno a casa a piedi.
Sono triste come se mi fosse sfuggito qualcosa.
Domenica 6/6
Pomeriggio
"Allora, sei ancora incazzato?"
"In parte. Solo perché mi hai detto una cazzata."
"Quale cazzata?"
"Quella della ragazza orientale."
"Ah, beh sai, un'imprecisione... comunque adesso siamo pari."
"Pari come?"
"Con la storia della puttana, no?"
"Ah. No. Sei ancora in credito tu."
"Perché?"
"Sei ancora in credito tu."
Dialogo sui massimi sistemi:
Bossi: "Afafa...fafafafa...fafafafafa...." Bossi: "Afafa.. fafa..." Papa: "Gnegnegne... gne!" Bossi: "...fafafa..." Papa: "..gnegne..." Bossi: "Afafa!" Papa: "Gnegnegne!" Bossi: "Fafafa! Papa: "Ma che cazzo, con te non ci si può proprio parlare!!!"
Papa: " Gnegnegne... gnegne...gnegnegne..."
Una nuova rubrica culturale per tutti i cafoni che gironzolano per queste pagine e che si facessero una cultura una porca volta!
A spasso per la letteratura
Attraverso la Biblioteca di Babele. Prendo un libro a caso e lo apro in mezzo. Punto il dito senza guardare e leggo: "Ma non hai proprio uno stracazzo d'altro da fare?" Lo sapevo. Con tutto lo scibile disponibile son capitato proprio su un libro di Aldo Busi.
-o-
Dipingono il mio viso su un quadro. Potrò fare tutte le porcherie che voglio, abbandonarmi a ogni vizio e nessun segno deturperà mai i miei lineamenti perfetti ma quelli del quadro. Me lo dimentico in soffitta e parto per un lungo viaggio scialando via tutto il denaro paterno. Torno e prima cosa vado a vedere il dipinto: il bastardo è più abbronzato di me!
-o-
Guardi, non ho attraversato mezza Palestina tra attentati e stragi di ragazzini per sentirmi dire: "Il signore aveva prenotato?"
-o-
Sconfitto torno nella mia amata città dopo anni di guerra e devastazioni. Fatico a riconoscere i luoghi e le persone non hanno più i segni d'opulenza che avevano un tempo. Improvvisamente intravedo nella folla la tua magica figura e subito scendo dal pullman di miserabili che mi trasporta. Ti chiamo disperato, urlo il tuo nome con tutte le mie forze ma tu non ti volti: "Lara! LARA!" Macché. Sei sempre la solita stronza, via!
-o-
Ssssì, sarà pure carina ma t'assicuro che a letto è un disastro. Io mi chiaverei piuttosto quella monaca: ha l'aria di saperla lunga.
-o-
"Questo è l'uomo senza qualità." "Davvero? Ma proprio nessuna nessuna nessuna?" "Dì un po' qualcosa?" "Buaarp!" "Che ti dicevo?"
TUTTI IN SUPER BUSINESS CLASS!
Prima di precipitare in questo pisciatoio ho lavorato per qualche tempo in una multinazionale americana di dimensioni inimmaginabili, il cui prodotto principale, il core business oserei dire, era l'organizzazione di spaventosi, costosissimi e inconcludenti meeting mondiali, autentici geyser da cui venivano fuori solo enormi nuvoloni di aria fritta che manco un McDonald's grosso come la pianura padana potebbe emettere senza vergognarsi.
Forse per fideizzare al massimo gli scagnozzi, forse per far sparire un po' di grana che altrimenti si sarebbe puppata l'erario, di tanto in tanto questi meeting venivano aperti a cani e porci. Una volta che il denaro mafioso da riciclare doveva essere particolarmente tanto hanno addirittura invitato me, nell'unico assaggio di sfarzo totale a cui mi è capitato di partecipare! I capoccioni del marketing infatti non lesinavano assolutamente nulla, manco nani e ballerine pur di esaltare le figure messianiche del top management: tutti dovevano essere contenti, tutto doveva essere bellissimo, tutto doveva essere luccicante e sorridente. Insomma, ci si frantumava le palle a martellate dalla noia ma sdraiati nel lusso e nello spatusso.
Dell'effetto che tutto questo sfarzo poteva fare su un impiegato da un milione e mezzo al mese, a cui l'aumento veniva sistematicamente rifiutato per ragioni di budget, non fotteva chiaramente un cazzo a nessuno. Del resto manco io riuscivo a indignarmi fino in fondo perché sapevo che era un'occasione unica e irripetibile di cui dovevo approfittare in pieno. In particolare però quello che mi sconvolse e di cui volevo parlarvi fu l'incredibile viaggio in aereo: super dirigenti, dirigenti, capi, capetti, impiegati, merde, io: tutti in super business class!
A Caselle -l'aeroporto più triste dell'Europa occidentale- le differenze dal solito viaggetto del cazzo erano impercettibili: le sedie in cuoio battuto e l'aereo Air Dolomiti erano comuni tra noi plutocrati industriali e i normali miserabili. Il vero salto a velocità Warp rispetto ai soliti viaggetti si sarebbe registrato infatti solo al momento dell'ingresso nella sala d'attesa Super Business della Lufthansa a Francoforte, come dire a casa loro. Dimenticate pure l'immagine di dormitorio per senza tetto arabi che noi viaggiatori in treno ci portiamo dentro. Qui si parla di ambiente super esclusivo, sobriamente ricco e discretamente illuminato, con poltrone comodissime dove anche un tarantolato avrebbe trovato riposo, quadri alle pareti e un buffet per tutte le gole maneggiato da fighe pazzesche: insomma, un delirio! Io col mio vestito comprato alla Upim mi avvitavo intimidito in un angolo sorseggiando con parsimonia un'aranciata fuori frigo mentre i miei super cafonissimi superiori con una mano pucciavano le tartine al caviale nello champagne e con l'altra si aggiustavano le palle sudate all'interno delle mutande, contorcendosi sulle gambe.
Sull'aereo, i pochi passi che ci dividevano dai miserabili in economy rappresentavano un drammatico fossato sociale: essi tutti in coda, vicino ai bagagli maleodoranti e alle cucine, noi davanti a godere dell'aria pulita, del panorama e della spiegazione di come cazzo funzionino maschere per l'ossigeno e giubbini salvagente in lingua originale coi sottotitoli. Le poltrone erano morbide e ampie, con uno spazio per le gambe che manco dal dentista e le hostess bionde e profumate porgevano aperitivi arabescati e amuse-gueule dolci e salati mostrando tette in ferro battuto e sorrisi erotici e irraggiungibili.
Riviste a disposizione: tutta la rassegna della stampa italiana e estera, dai quotidiani locali e i fascicoli della F.lli Fabbri fino a "Super tettons", passando da The Indipendent, Der Spiegel e Giganti del Basket.
Sullo schermo incastonato nel coppino del sedile davanti c'era ampia scelta tra documentari, informazione, film d'essai e pornazzi dei generi più osceni.
Il massimo però si toccava all'ora di cena: un discreto fruscio di tendina alle nostre spalle e subito un pianoforte Steinway veniva issato su una piattaforma in fondo alla cabina. Un cantante nero in smoking bianco cantava successi americani degli anni '40 mentre un cuoco italiano, uno giapponese e uno francese passavano tra i sedili a raccogliere personalmente le ordinazioni. Non ricordo cosa presi ma il mio capo che mangiò pesce crudo speziatissimo, rischiò di vomitarsi fuori anche milza e cuore.
Arrivata l'ora della nanna, il sedile si trasformò in un letto a una piazza e mezza, dove riuscii a domire il miglior sonno mai fatto su un mezzo di trasporto. All'arrivo ero fresco e riposato e il primo giorno presi addirittura appunti.
-o-
Tutto questo però appartiene al passato. Il presente pisciatoio ha tagliato tutti i budget possibili e immaginabili e quando devo andare all'estero persino Ryan Air fa storcere il naso: "Risparmiare, risparmiare!!!"
Così finora ho fatto un unico viaggio intercontinentale. Tra le lacrime.
Il biglietto era di super economica e la sala d'aspetto a Monaco si presentava peggio di Porta Nuova alle undici di sera: gente che dormiva per terra, gente sdraiata sui sedili con una bottiglia di vino in braccio, puzza di orina e vomito e ogni tanto la Polizei che passava a dare bastonate ai barboni entrati senza biglietto.
Dal momento che il bus popolare che doveva portare noi sfigati all'aereo era stato venduto a Air Cafonia, l'autista ci venne a prendere con la sua Tipo del 1984: riuscirono ad entrare in tre, gli altri a piedi.
Sull'aereo i posti non erano prenotati per cui ci fu il classico assalto all'arma bianca: un bagnino di Bagnara Calabra cercò di lanciare attraverso il finestrino la valigia che però gli ritornò in faccia di rimbalzo, sfigurandolo.
L'aspetto all'interno dell'aereo era completamente diverso: al posto dei sedili c'erano delle sedie impagliate da osteria avvitate con quattro bulloni al suolo e tra una fila e l'altra c'era esattamente lo spazio per incastrare un ombrello chiuso. Io ero lato corridoio: di fianco a me avevo un tedesco dal peso a vuoto di quattro tonnellate, che mi sporgeva addosso da tutte le parti, oltre a puzzare di sudore generazionale. Alla sua sinistra un bantù, poi un ballerino di flamenco straccione, un tossico con ancora il laccio emostatico in posizione fino ad arrivare al finestrino, dove una vecchia incartapecorita, morta tre o quattro viaggi prima, giaceva mummificata dalla pressurizzazione.
In fondo a destra due hostess ripetevano stancamente la pantomima delle misure di sicurezza senza alcuna forma di amplificazione. Feci cenno a un'hostess di passaggio: "See?"
"Abbia pazienza, non si sente niente!"
"Guardi, in verità non serve a un cazzo: tanto, se caschiamo crepiamo tutti, maschera o non maschera!"
Lì per lì ci rimasi male. Poi ho scoperto che molte hostess dei voli charter per barboni sono ex-infermiere dei manicomi buttate in mezzo alla strada dalla legge Basaglia e recuperate poi in saldo dalle peggiori compagnie aeree assieme a molte pazienti che avevano approfittato dell'occasione per scappare: un mio sventurato compagno che aveva osato chiedere una coca fu preso a schiaffoni durissimi, mentre un altro in attesa davanti al cesso, fu portato di forza nel retro, da cui tornò con inquietanti bruciature alle tempie.
Io quel giorno lì avevo una fame porca perché non avevo mangiato nulla e i profumi meravigliosi che arrivavano dalla cucina Super top class non facevano che decuplicarla. Nulla di commestibile però si era fin lì palesato: in business erano ancora all'aperitivo, di qui manco un bicchiere di acqua fresca.
Finalmente due hostess meravigliose si fermarono al confine tra cenciosi e ricchissimi e tirarono i divisori, segnale che era arrivata l'ora della pappa. Una delle due fece passare il pugnetto chiuso tra le tende e ci fece dito, ma a quanto pare me ne accorsi solo io.
Così quando riconobbi il rumore delle carrucole che montavano il pianoforte dall'altra parte scoppiai in un pianto a dirotto e liberatorio. Da noi infatti un parcheggiatore abusivo albanese armato di chitarra scordatissima percorreva il corridoio cantando una nenia insopportabile con al collo il cartello: "Sensa lavvoro, quatro figli, preggo per voi, solo un euro" Nessuno lo cagò di pezza e si ritirò in buon ordine.
Dopo un'altra mezz'ora una delle hostess isteriche fece il corridoio a passo di marcia, lanciandoci di malagrazia gavette di ferro uguali a quelle delle carceri. Il bagnino tumefatto che guardava fuori se ne prese una in faccia e lanciò un gemito. Subito le hostess gli si lanciarono addosso ma lui si schernì fingendo un attacco di tosse. Sulla mia gavetta trovai un pelo di cazzo attaccato con una sostanza organica di dubbia origine ma preferii non farne cenno. Gliela rifilai al grassone tedesco mentre guardava fuori.
Finalmente arrivarono due hostess con un calderone pieno di una sostanza unta dall'aspetto disgustoso e bollente, che presero a rovesciare a mestolate nelle gavette e sulle gambe degli sfigatissimi utenti, un po' come capitava.
Arrivato il mio turno dissi in un sorriso ipocrita: "Io passo direttamente al secondo"
Lei mi lanciò un'occhiata cattiva: "O mangi la minestra o salti la finestra" Guardai fuori: 10.000 metri!!! Decisi di porgere la ciotola.
Quella specie di intruglio era veramente orrendo, una porcheria immangiabile. Guardai il mio vicino che invece la divorava facendo un rumore tipo maelstroem o piuttosto tipo impastatrice di merda e gli passai la mia gavettona. Non disse niente, non mi guardò neppure: me la strappò di mano e se la rovesciò nel piatto senza smettere di cacciarsi cucchiaiate in gola.
Finalmente si riaprirono le tende e senza preavviso alcuno ci strapparono di mano le gavette. Il parcheggiatore albanese fece un altro giro, questa volta per vendere fazzoletti di carta e pinze da bucato (utilissime in aereo) e finalmente spensero le luci, segnale che dovevamo smettere di rompere i coglioni. Di dormire però non se ne parlava nemmeno: tra i grandi ustionati da minestra e il bagnino con la faccia tumefatta, c'era un tale sottofondo di lamenti inarticolati che sembrava di essere di ritorno dal Vietnam. Nonostante questo alla fine riuscii ad assopirmi ma proprio allora la vecchia mummificata riprese vita lanciando un urlo disumano che spaventò persino il pilota, duecento metri più avanti. Fu presa di peso dalle hostess e gettata giù dal portellone, in stile desaparecidos.
All'arrivo ero stanco come se avessi corso la maratona di Courmayeur, puzzavo di fritto, di vomito e del sudore del ciccione tedesco e non combinai un accidente di niente. Durante le visite ai potenziali clienti sonnecchiavo. Tornai in autostop. Piansi moltissimo.
La morale pertanto è: se dovete mandare in giro dei dipendenti pagategli un viaggio e un albergo accettabile, sempre che vi interessi avere dei ritorni.
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