Più passa il tempo, meno ho voglia e meno ho voglia, meno mi passa il tempo

Se tu mi guardassi da lontano, o caro lettore, dubito che riusciresti a distinguermi dalla massa.
Tra tremila anni gli archeologi che esporranno i miei resti nel museo del 21° secolo scriveranno sulla targhetta:
“Impiegato dell’era berlusconi ha un tenore di vita paragonabile a un operaio degli anni ’70 del secolo precedente ma la precarietà di una puttana nigeriana appena sbattuta sul marciapiede. Il poveraccio pensava di essere vicino alla felicità perché in realtà non capiva un cazzo. Del resto l'orribile vita che conduceva se la meritava in pieno, appartenendo egli al ceto sociale con il minor spirito di classe della storia della civiltà umana. Persino gli avvocati, persino gli industriali, i commercianti, coloro che insomma vivevano della rovina dei concorrenti erano riuniti in associazioni, corporazioni, sindacati: l'impiegato a cavallo tra 20° e 21° secolo invece, era completamente abbandonato al suo destino. I sindacati dei lavoratori che avrebbero dovuto vegliare su di lui, avevano infatti preferito dedicarsi alla difesa di operai e pensionati, che avevano un livello di reddito al limite della sopportazione umana e che soprattutto compravano le tessere e scendevano in piazza quand’era ora di manifestare. L’impiegato invece era un individualista diffidente e cattivo e così si prendeva per intero il carico di merda destinato alla massa dei lavoratori dipendenti in cambio di uno stipendio solo nominalmente più consistente di quello degli operai. Come molti suoi contemporanei, l’esemplare che vedete qui esposto aveva così cercato una via di fuga mentale aprendo un blog su internet, quella rozza prima esperienza di rete in cui poi ci siamo trasferiti -una volta divenuti puro spirito- duemila anni fa”
Così, abbastanza vicino a quella che dante definì la metà del cammin di nostra vita traggo un bilancio di metà esercizio e ammetto quanto segue
1) faccio un lavoro di merda; 2) frequento in larga maggioranza delle teste di cazzo a partire dai colleghi; 3) ho uno stipendio che se io e la mia auto non facciamo puttanate, mi permette di chiudere il mese leggermente sopra il pareggio;
4) una volta ogni sette minuti immagino la scena delle mie dimissioni ultima versione io che incido con un saldatore la mia lettera di dimissioni sul cuoio capelluto del mio titolare
5) racconto in giro di aver scopato una quantità di donne pari o forse persino superiore al numero di donne in età fertile che ho effettivamente conosciuto in tutta la mia vita;
6) al di fuori di mtv, qualche sporadico programma comico, il calcio, blob, e i telegiornali praticamente non guardo più la televisione; 7) credo che i pink floyd siano stati il secondo più grande gruppo della storia, perlomeno finché il cervello di waters ha retto;
8) vorrei vedere berlusconi costretto a presentarsi alle elezioni senza fondo tinta in faccia e con i capelli del loro colore naturale;
9) non so i nomi delle veline e me ne vanto apertamente; 10) una volta ogni sette minuti penso “chi cazzo me lo fa fare”; 12) non ho più voglia; firmato:
boinz, 12/01/2004
SOLUZIONE AL 3% L'omino arrivò con due ore di ritardo. Era dovuto passare da casa a cambiarsi e ci aveva messo più tempo del previsto. Indossava un gilè coi colori della bandiera della pace, jeans a zampa d'elefante e una camicia che anche il cantante dei Boney M si sarebbe vergognato di indossare. Parcheggiò la centoventotto krups un po' distante dall'ospedale, quindi si avviò a passo svelto ma incerto, a causa degli zepponi che aveva ai piedi, facendo ben attenzione a tenersi all'ombra. Il ciuffone di capelli cotonati che aveva in testa ondeggiava pericolosamente da tutte le parti, rendendo ancora più instabile l'insieme ma lo stesso riuscì ad arrivare sano e salvo alla porta che gli avevano indicato. Come da accordi bussò tre volte, fece un cenno grave allo sgherro dietro la porta e poi scese le scale circospetto. Giunto in fondo voltò a destra e seguendo i tubi dell'acqua calda attraversò un corridoio buio, al fondo del quale si intravedeva una stanza illuminata. Gli altri c'erano tutti e tutti erano conciati in maniera obbrobriosa. Bobo addirittura si era fatto negro. "Sei in ritardo." Uscirono dalla stanza davanti alla quale c'era un ascensore già in attesa. Maroni inserì una chiave nella toppa posta in cima alla pulsantiera e l'ascensore iniziò a salire. Il momento era grave: nessuno parlava. Man mano che si avvicinavano al piano una musica però si faceva sempre più forte. Berlusconi la riconobbe: era "Funiculì Funiculà". Le porte si aprirono e Bossi comparve di fronte a loro in splendida salute: completo avorio (giacca appoggiata sulle spalle), capelli portati indietro con la brillantina, baffetto appena accennato sul labbro superiore, occhiali con montatura alla Onassis: "Chi cazz' m'avite purtato? Chi cazz'è stu muort 'e famm?" Bossi gli fece un ganascino con indice e medio e gli sbatacchiò la faccia. I quattro fecero dietro front sui talloni e rientrarono in ascensore zitti e mogi.
"Lo so." Si sedette poi sfoderò uno dei suoi celebri sorrisi: "Ma come ti sei conciato?"
"E tu ti sei visto? Sembri uno dei loro."
"Infatti non mi ha riconosciuto nessuno. Bene, non perdiamo altro tempo. Per prima cosa... fatemi togliere questo cazzo di parruccone..." Si calò il cespuglio dalla testa, scoprendo la pelata ben nota a milioni di persone in tutto il mondo.
"Follini, tu che fai?"
"Io me lo tengo, per una volta che ho qualcosa in testa..." disse, spostandosi il frangettone sull'orecchio.
Maroni prese la parola
"Silvio la faccenda è grave."
"E' morto?"
"No no. Almeno per il momento."
"Vuoi dire che è grave?"
"No. Fisicamente sta benissimo. E' qui dentro che..." E si toccò la tempia.
"Ha avuto un ictus, eh? Povero Umbertone! Cos'è paralizzato a metà?"
"No."
"Problemi di deambulazione, di parola..?"
Rispose una specie di massaia seduta in fondo: "No Silvio. Semplicemente non è più l'Umbevto che conosciamo."
"Tremonti ma sei tu? Come cazzo sei vestito? Sembri mia nonna!"
Bobo si alzò dal tavolo.
"Forse sarà più semplice se te lo mostriamo direttamente."
"Ciao Umberto, te lo ricordi? E' Berlusconi, il presidente del consiglio."
Bossi si calò gli occhiali sul naso e squadrò l'omino
"Ma cumme cazz ti si cunciat? Manco una settimana e mi diventi nu spaventapassero. A proposito: Robbe', me l'hai purtat' la pastiera."
"No Umberto. La prossima settimana."
"M'ariccumann: domenica prossima è Pashqua di resurrezione e vogl' capretto e pastiera!"
"Sì Umberto, non ti preoccupare."
"E adess jatevenne da 'ncopp 'o cazz ca nun ve vogl' vere' cchiù!" e si voltò allontanandosi verso la sua stanza "...sti quattro polentoni 'e niente!"
"Allora, Silvio. Che facciamo?"
Berlusca stette in silenzio per tutta la discesa, poi si strinse nelle spalle disse: "Mah, come abbiamo sempre fatto. Glielo molliamo a Fini. Lo facciamo candidare con Alleanza Nazionale che tanto quelli prendono tutto e non dicono mai niente..."
Maroni si rischiarò in volto: "E' vero! Non ci avevo pensato!"
"...comunque per il momento tenetelo chiuso qui dentro."
L'ascensore si arrestò, le porte si aprirono.Berlusca si fermò un attimo sulla soglia, si aggiustò il parruccone e disse: "E d'ora in avanti cercate di non seccarmi più per vaccate del genere che io ho anche i cazzi miei da fare!"
E si allontanò impettito anche se incerto sulle zeppe mentre gli altri chinavano il capo (Maroni per nascondere un sorriso).
Ero al più deprimente dei raduni genere amarcord: compagni di scuola, vent'anni dopo. Ezio, l'organizzatore, il padrone di casa, l'uomo che guida il suo futuro con gli occhi ben piantati nello specchietto retrovisore, ha dovuto sudare del bello e del brutto per convincermi perché io non ci volevo venire. Del resto quelli che mi interessa frequentare li frequento ancora e quelli che non frequento è perché non ho voglia di frequentarli, salvo due sole eccezioni: Miki, che adesso fa il notaio a St. Vincent e che mi è spiaciuto perdere di vista (indipendentemente dal mestiere che fa) e appunto Ezio. Comunque colpa del mio cuore di pastafrolla alla fine mi sono fatto convincere ed eccomi qua, appoggiato a una colonna con un bicchiere di sangria in mano a chiacchierare con Simona. Simona vent'anni fa era un cesso ma simpatica, oggi è una signora ben preparata piuttosto stronza. Devo dire la verità, il tempo con le donne è stato davvero un bastardo. Con noi uomini più o meno, forse perché non avendo mai perso completamente il contatto tra di noi ci siamo visti raggrinzire ruga per ruga, perdere i capelli capello per capello, ingrassare etto dopo etto così che la devastazione è avvenuta mentre non ci facevamo granché caso. O forse è perché a 35 anni un uomo è ancora un ragazzo mentre una donna è già una donna da un pezzo. Fatto sta che le mie ex-compagne son diventate una manica di madame! Enrica, che per ragioni misteriose si credeva figa già ai tempi della scuola, vaga con una maglietta che lascia scoperto quella specie di marsupio che ha attorno all'ombellico mentre la maggior parte oramai sembra aver completamente dimenticato la parola sesso. Simona non fa eccezione e pur sorridendole percorro disperatamente la stanza con lo sguardo cercando una ragione per squagliarmela, finché il discorso a un bel momento muore di morte naturale e lei evapora. Al tavolo degli aperitivi (Ezio la grana la becca sugli alberi) finalmente incrocio Sandra e mi fa un effetto devastante. Sandra ai bei tempi era una figa pazzesca. In classe aveva fatto versare più lacrime lei di "Love Story" e espirare tanti di quei sospiri da muovere tutti i mulini d'Olanda. Era il classico tipo di ragazza che aveva sempre un ganzo con una VW Golf ad aspettarla all'uscita e che viveva per sentirsi ammirata. Non con cattiveria, questo magari no ma comunque se la godeva da matti. Ora è una madama dal capello corto e larga di culo. E' ingrigita, intristita, affievolita. La ragazza sorridente che ogni mattina sognavo di trovare sul pullman non fa più parte di questo mondo. "Boinz, che bello vederti!" "Sandra. Come stai?" Ci allontaniamo sul divano e sento la ferita che avevo dimenticato aperta in fondo al cuore ricucirsi e riaprirsi con un'altra forma. Ora sanguina di rimpianto: questa donna è il manifesto umano del tempo che passa. Preferivo la ferita che avevo prima. La gola mi diventa un bucatino e allora la lascio parlare. Lei non chiede di meglio, anzi, sembra che non parli da secoli: attacca a menarmela col suo lavoro, il suo capo. A parole sembra felice ma riproiettando il filmato della serata senza sonoro ne verrebbe fuori il ritratto di una donna dilaniata dalla noia di una vita noiosa. Ogni tanto inframezza aneddoti dei tempi della scuola che io avevo completamente cancellato. Brutto segno. Il suo, dico: secondo me quando uno ricorda cazzate avvenute vent'anni prima è perché ci torna continuamente sopra e non ha nient'altro da pensare. E' separata, il marito era un cazzone (lo conoscevo il marito, veniva nella nostra stessa scuola: se me lo avesse chiesto gliel'avrei detto io per tempo) e da allora più niente. E qui sta zitta per un attimo. Poi sorride e mi chiede di me. Le racconto un po' di balle ma più che altro prendo tempo. In realtà provo una gran pena. Sono felicemente morosato e la mia morosa ha 5 anni in meno di me e soprattutto di lei, non vado certo a rovinarmi la vita per togliermi una voglia caduta in prescrizione da almeno quindici anni. Le racconto un po' di cose secondarie, gonfio dove va gonfiato, sfrondo dove preferisco soprassedere ma lei mi guarda come un barbone guarderebbe un letto appena rifatto. Vent'anni fa probabilmente ero io che guardavo così lei mentre io manco apparivo nel suo campo visivo, tranne forse a ridosso delle interrogazioni di Italiano o dei temi, quando aveva bisogno della mia penna. Per il resto poco o niente. Ricordo anzi che mi aveva sempre chiamato per cognome, a marcare le distanze mentre adesso si lancia in un intimo "Boinz". Mi prende la mano. "Sai, quand'eri ragazzo eri proprio insignificante. Magro magro, quel ciuffone di capelli sempre spettinato, sempre imbarazzato. Avevamo fatto un concorso in classe ed eri arrivato ultimo, te lo ricordi?" "Come no. Ha fatto benissimo al mio amor proprio!"
"Beh, non puoi pretendere che un ragazzino di diciassette anni abbia la stessa personalità di uno di trentacinque..." Ritraggo le mani dalle sue "... così come non pretendo che tu a trentacinque anni abbia il fisico che avevi a diciassette." L'ha capita? L'ha capita. Meglio così.
Salta salta dolce uccellin
Sto andando a lezione di pianoforte. La mia insegnante ha 22 anni: quando l'ho conosciuta era giovane e carina, molto esuberante. Di fronte alla mia insipienza però si è progressivamente spenta ed ora sembra più vecchia di me. All'inizio mi cazziava moltissimo, perché facevo veramente cagare e sembrava anzi che lo facessi apposta ad intrapparmi con le dita ogni due note. Credo che sia arrivata più volta a un passo dal prendermi a sberle. Insomma, ogni progresso è stato sudato tantissimo, sia da lei che da me ma anche così passati sei mesi sono ancora fermo a pezzi come: "Una vecchietta in gamba" o "Salta salta dolce uccellin" e non per colpa sua. Ha persino cambiato politica, provando a confortarmi con uscite tipo: "Anche Mozart ha iniziato così." tacendo che Wolfie aveva 4 anni e non 35 o forse riferendosi al difensore della Reggina, oppure: "Questa magari la rivediamo la prossima volta." ma lo stesso i miglioramenti sono stati quelli che sono stati e ripeto, certo non per colpa sua.
Ogni tanto mentre "suono" mi capita di gettarle uno sguardo e quella che scorgo nei suoi occhi è sempre un'espressione tipo: "Sto fregando dei soldi a un deficiente." Si sta deprimendo, lo vedo. Percepisco a chiare lettere come in cuor suo si domandi se non è anche questa una forma estrema di prostituzione perché mi rendo conto che l'idea di farsi umiliare da una ragazza molto più giovane (quasi 13 anni) possa risultare sessualmente eccitante, perlomeno da quel genere di persone che d'abitudine girano attorno agli asili vestiti solo con un trench.
Io invece lo trovo devastante, soprattutto sul piano dell'autostima. E pensare che avevo deciso di mettermi a studiare piano per riequilibrare le frustrazioni di un lavoro atroce con un hobby appassionante! La selezione era avvenuta con i seguenti crismi: tolte tutte le attività fisiche (a partire dal ballo, la forma di espressione che trovo più ostica, essendo io flessuoso come il cartello di dare la precedenza); stufo di studiare infruttuosamente le lingue; verificata la scarsa inclinazione al disegno (ho serie difficoltà anche a fare una "o" con un bicchiere); negato per le scienze; troppo maldestro per la lavorazione della ceramica, l'intreccio di vimini e il biliardo (che pure mi piacerebbe); troppo distratto per la cucina esotica, la cartomanzia e i lavori manuali (falegnameria ecc.) alla fine avevo scelto di imparare a suonare uno strumento solo andando per esclusione. Anche la scelta dello strumbolo si era svolta nella medesima maniera: violino e in generale gli archi: no perché fa ricchione (chissà perché); chitarra: già provato con scarsi risultati; gli strumenti a fiato acutizzano il mio stato di mal di testa endemico; la fisarmonica va bene solo per i contadini o i francesi (è invece eccezionale per i contadini francesi) categorie alle quali felicemente non appartengo. Non mi dispiaceva la batteria ma a parte che sono totalmente scoordinato (un pelo sopra Stephen Hawking), lo studio di tale strumento può rappresentare un serio ostacolo relazionale in un condominio di 600 famiglie con mura di cartongesso. Così alla fine ho optato per il pianoforte, un bell'hobby sano, maschio e avvincente, dal quale aspettavo grandissimi ritorni di entusiasmo a sopperire la piattezza di una vita cialtrona.
Invece niente. Continuo a remare su pezzi di otto-dieci battute pescati dai libri di spartiti della profia che a giudicare dalla calligrafia con cui ha marcato gli appunti probabilmente maneggiava a un'età in cui scrivere correttamente il proprio nome era ancora un problema (mentre io già facevo il disumanizzante mestiere che faccio adesso). Quando mi accompagna alla porta, nel silenzio dell'avvilimento, mi saluta sempre con un roco: "A giovedì" ma negli occhi le leggo a chiare lettere: "Dimmi che è stata l'ultima lezione; dimmi che ci hai ripensato. Farà del bene a tutti e due!"
Io però non ci riesco: non per cieca ambizione o strenua determinazione ma per abitudine, perché anche se le frustrazioni non si annullano, alla lunga finiscono per farsi un po' ombra tra di loro così che i miei insuccessi musicali perlomeno mi danno qualcosa di diverso da pensare dai miei soliti insuccessi lavorativi. Aspetto solo che prenda lei la decisione e mi aumenti il prezzo delle lezioni a 600 euro l'ora o giù di lì, ma è troppo onesta, troppo una brava ragazza per fare una cosa del genere.
Credo che insisterò solo un altro po', poi voglio darmi alla botanica e magari coltivarmi un po' di maria sul balcone, un hobby che mi darà sicuramente maggiori soddisfazioni!
Qualche tempo fa ero con la mia morosa sulla strada panoramica di Superga. Per quelli che non lo sanno la collina di Superga è il polmone di Torino, una distesa di boschi a perdita d'occhio attraversata da una strada: la strada panoramica, appunto. Dopo una settimana passata nell'aria color ruggine di cui damiano, è davvero un fantastico toccasana appena dietro l'angolo. Eravamo in piedi di fronte a una distesa verde mentre un vento fresco e pulito soffiava nella nostra direzione. Stranamente nessuno in giro (anche perché da quando hanno chiuso la strada alle moto il traffico si è effettivamente assottigliato). In una sola parola: pace! Abbiamo chiuso gli occhi ed aperto i polmoni. Nessun rumore, nessun colore, niente clacson, niente gas di scarico, urla o altro. Il vento, l'erba, la mano nella mano e null'altro. Improvvisamente passi felpati alle mie spalle.
"Scusate, ci chiedevamo se conoscevate le pubblicazioni della Torre di Guardia."
E porcozzio, i testimoni di geova!
Mi son girato brutto: "Mii ma anche qui venite a rompere i coglioni?!"
Niente, ha attaccato la sua cantilena ineffabile. Dio qua, Dio là, il paradiso, l'inferno ecc. ecc. mentre l'altro imbecille fallito faceva sì con la testa. Ho pensato: adesso gli strappo la valigetta e la rinvio di controbalzo in mezzo ai boschi. Adesso prendo la mazza da baseball e gli tiro un fuoricampo su un gomito. Adesso gli do una testata sul setto nasale con tutta forza che ho in corpo. Adesso gli tiro giù un moccolo che lo faccio scappare. Invece ho preso la morosa per mano e me ne sono andato. Avevo dimenticato la mazza da baseball a casa.
Che rompicazzo 'sti testimoni di geova. Ma se io per ipotesi volessi restare nel peccato e farmi un secchio di cazzettini miei? E tutte le volte che mi vengono a scassare la minchia alle otto del mattino che fino alle cinque sono stato in giro con i miei amici cinghiali, che mi rendo conto di avere mal di testa prima ancora di svegliarmi? Loro lì implacabili: il capo e il babbeo. La vecchia e la ritardata.
Devo mettere su un sistema di risposta affinché lascino un segno sulla mia porta tipo quelli degli zingari che dica a chiare lettere: attenzione, questo è un senza dio, tenersi alla larga!
1) Farsi prestare il grembiule insanguinato dall'amico macellaio. Indossarlo quando si va alla porta e poi dire: "Scusate, siamo impegnati in una trasfusione, passate più tardi."
2) Uscire preceduti da un suono di flauto giapponese: "Io prego ai quattro venti."
3) Affiggere un cartello: "Vietato l'ingresso a: cani, ambulanti, delinquenti e testimoni di geova. Anzi, ripensandoci: cani, delinquenti e ambulanti possono entrare. I testimoni di geova vadano a fanculo!"
4) Cartello: "Attenzione: cane ateo e pericoloso. Padrone uguale, in più morde."
Ero seduto al bancone del Califfone sgranocchiando pistacchi. "Ehi Gimmi, ora che ci penso: chi cazzo sono quei tizi che si nascondono in fondo alla tua birreria? "Boh?" "Boh cosa?" "Che ti devo dire? Non lo so." "Ma non li vedi quando entrano?" "No. Entrano ed escono dalla porta in fondo, quella che dà sulle scale del palazzo. Quando vedo la porta che si apre gli porto tre bicchieri di vino sfuso al tavolo subito dopo i biliardi. Loro mi fanno trovare i soldi e questo è tutto." Mi son buttato in gola una manata di noccioline. "Ma non ti viene la curiosità di sapere chi sono, che vengono a fare ecc.?" "No. Anzi, non ci tengo affatto." "Mi sembra una faccenda strana." "Figurati a me" "Vabbè, ma la prima volta, la prima ordinazione cioè, ci avrai ben parlato!" "Hanno mandato un ragazzo che stava giocando a biliardo." "E lui?" "Mai più visto." Gimmi si allontana per andare a servire un altro tizio all'altro capo del bancone, poi torna. "Insomma -gli dico- questi vengono qui, non dicono un cazzo, si bevono un bicchiere di vino, si fumano una sigaretta e poi se ne vanno." "Guardano. Osservano." Mi stringo nelle spalle perplesso poi butto un occhio nervoso in fondo alla sala. "E che osservano?" Gimmi si sporge oltre il bancone. "Senti, una volta avevo un problema." "Di che tipo?" "Lascia perdere. Avevo un problema e non sapevo come uscirne fuori. Così una volta assieme al vino gli ho lasciato anche un biglietto chiedendo consiglio." "E loro?" "Mi hanno risposto. Scusami solo un secondo...." Si allontana di nuovo poi torna. L'altro tizio se ne va. Adesso siamo soli. "Mi han scritto: 'Vince sempre chi ha meno paura.' " "Ah, ok. Beh, sembra un po' l'oroscopo di canale 5!" "Sì, può darsi, ma era esattamente la dritta di cui avevo bisogno." E si è messo a passare lo straccio sul bancone. Nessuno ha più detto nulla. Son stato lì un altro po' poi, finito l'aperitivo con una golata, me ne sono andato.
SHOELESS
L'altra settimana è giunta alle orecchie della morosa la notizia che nel cuneese c'è un outlet di scarpe in cui il connubio qualità decente / prezzi accettabili riesce ancora a realizzarsi. Così sabato abbiamo dedicato il pomeriggio alla spedizione punitiva di carattere scarpistico a cui mi sono accodato (si fa per dire, visto che avendo io diesel+telepass abbiamo usato la mia macchina) piuttosto volentieri, persino troppo considerando quelli che sono gli stereotipi del maschio tendenzialmente tradizionalista qual io anelo essere. Perché non so se è sintomo di carenze affettive o narcisismo inveterato ma in generale e soprattutto per quanto riguarda le scarpe mi sembra di non avere mai un cazzo da mettere.
Per essere una volta tanto precisi, fissiamo dei paletti: a vostro giudizio quante dovrebbero essere le paia di scarpe mettibili in giacenza che ti dovrebbero far legittimamente pensare: ok, sto bene, non ho bisogno di cacciare altri soldi inutilmente? Io direi: un paio di classiche marroni, due paia nere, due paia da mettere tutti i giorni, due paia sportive di cui uno scamosciato e uno da pioggia, un paio da nevicata siberiana, un paio da ginnastica usate per camminare, un paio da sport, uno per ogni sport (calcetto, jogging ecc.) più un tot per l'estate che però al momento è ancora troppo lontana per riuscire a far adeguata mente locale. Insomma, Imelda Marcos mi fa una pippa a me!
Non riconoscendo il mio attuale parco rispondente a questo ritratto alla fine sono andato non solo con funzione di autista ma anche come potenziale acquirente.
Dovete sapere una cosa: io sono essenzialmente figlio degli anni '80, ma il mio immaginario collettivo individuale ha radici piantate attorno alla fine degli anni '70. Per farla breve: ho sempre amato le Clark's e vago sempre nella speranza di trovarne a prezzi accettabili. Così come sempre, il primo scaffale verso il quale mi son diretto è stato proprio quello delle amate scarpe inglesi ma ahimé, anche qui ho trovato prezzi fuori dalla mia portata, se non finanziaria perlomeno filosofica: 130 euro, una cifra che davvero mi rifiuto di cacciare per un paio di scarpe. Così ho riposto le amate scarpine (e con esse le velleità spenderecce) e mi sono incamminato in direzione morosa (al reparto fimmene), quando ho scorto uno scaffale con su delle Lark's o Cark's o qualcosa del genere. Prezzo: 23 euro.
Che cazzo, quasi sei volte in meno! E non sembravano neanche male! Così per curiosità ne ho preso un paio e le ho messe vicino alle sorelle originali, giusto per comparare. Allora: le Clark's originali hanno la tomaia leggermente più morbida; il tacco è leggermente più corto; l'interno è dello stesso colore della tomaia; la suola in nappa è leggermente meglio rifinita ma per il resto cuciture, disegno ecc. ecc. ecc. sono praticamente identici. Citando "Terapia e pallottole": Tutto qua? Tutto qua. Tutto qua? Tutto qua. Addirittura trovo preferibile l'interno chiaro delle Lark's, che perlomeno non dovrebbe macchiare le calze.
L'ultima parola però l'ho lasciata alla prova piede: ho indossato la destra di una marca e la sinistra dell'altra e mi sono fatto due passi. Sinceramente non ho sentito affatto questa gran differenza. Diciamo la verità: erano comode uguali.
Così mi son comprato le Lark's a 23 Euro e vaffanculo! Adesso le ho ai piedi e sono comodissime.
Da tenere presente ogni volta che si va a vedere un sito di donnine nude!!
Vi segnalo il sito di un tizio che si occupa di ritocchi grafici. In particolare vi consiglio di dare un'occhiata ai ritratti delle due donne di cui sono proposte le versioni ritoccate e nature: spaventoso!!!!
http://homepage.mac.com/gapodaca/digital/digital.html
(e un grazie a xarface che l'ha segnalato sul suo blog)
Nel suo blog trenta marlboro avanza la proposta per cui anche gli sposi uomini indossino l'abito bianco. Dal momento che l'argomento mi tocca abbastanza da vicino ho postato il seguente commento:
Molti fanno la scelta sparagnina di prendere un vestito classico ma non eccessivo: "così lo posso mettere di nuovo."
Balle. Non esiste proprio. Toglietevelo dalla testa.
Un vestito messo per il proprio matrimonio, per quanto anonimo sia rimane marcato come se non di più di quello della sposa. Li becchi nella massa, li puoi quasi indicare a dito ai battesimi, agli altri matrimoni: guarda, quello sta riciclando il vestito di quando si è sposato. Sarà che le macchioline del riso restano indelebili come le gocce di sangue a casa del serial killer, sarà che un cafonazzo con un vestito da un milione e rotti non può che avere su l'abito del matrimonio, sarà perché la scelta per quanto oculata finisce lo stesso per scivolare su qualche particolare, magari uno solo ma eccessivo, assurdo e per questo drammaticamente rivelatore, comunque anche il vestito del matrimonio dello sposo resta per sempre ed indelebilmente IL vestito del matrimonio. E allora tanto vale portare la faccenda alle estreme conseguenze e mettersi velo, sottogonna in molibdeno sovrastato da uno sfarzo di tulle e raso bianco (taffettà caro!)
MA COM'E' CHE I PIU' FIGHI SON GIA' TUTTI IMPEGNATI? A pranzo con le colleghe della contabilità cercavamo di piazzare l'ultima arrivata: disperata, squilibrata e con una fame arretrata che spaventa anche i più inveterati erotomani aziendali, a qualche manzo di solidi principi e ancor più solido pisello. Come nella scena di Harry ti presento Sally le colleghe si son lanciate in una specie di Brainstorming erotico alla ricerca del candidato ideale. "Tizio?" "Impegnato." "Caio?" "Impegnato." "Sempronio?" "Figurati, impegnatissimo." "Ma com'è che i più fighi sono tutti impegnati?" Stavo per rispondere sarcastico (già, perché la differenza fondamentale rispetto a Harry è che c'ero io presente): "Che domanda del cazzo. E' un po' come chiedersi perché i più cessi sono tutti a spasso." ma poi mi sono trattenuto perché mi è sorto il legittimo dubbio: ma sono impegnati perché sono i più fighi o sono i più fighi perché impegnati? La faccenda meritava di essere meditata, cosa che escludeva automaticamente la possibiltà di dibattimento con le colleghe. In realtà mi rendo conto che spesso e volentieri gli uomini a spasso, vittime dei propri ormoni diano un'immagine di loro stessi peggiore di come sia in realtà. In parte è una questione effetivamente fisica: del resto l'espressione "averne le palle piene" ha un suo perché. Ma dall'altro lato la mancanza di una donna -specie se prolungata- può generare un terribile mostro che si autoalimenta, poiché il rifiuto induce alla disistima che a sua volta provoca il rifiuto. Dico questo perché c'è uno dei miei colleghi a spasso che come persona non è affatto male, perlomeno finché si trova in un contesto maschile: conversazione abbastanza varia e brillante, interessi tranquilli, gentile, educato ma spiritoso: insomma un bravo fiòl. Oddio, fisicamente non è Viggo Mortensen ma per restare al SdA non è neanche Gollum. Vestisse meglio sarebbe ok. Non credo però che sia mai uscito una ragazza dai tempi della presidenza Nixon, così appena entra in ufficio una donna - specie le mie aggressivissime colleghe - zac! corre davvero a nascondersi dietro le colonne portanti, a mimetizzarsi coi mobili. Ecco, davvero mi dispiace per lui, perché è uno a posto e molte volte vorrei chiedere alle donne dell'ufficio, quelle due-tre a cavallo dei trenta ancora a spasso, ed anche quelle fuori dall'ufficio perché non lo percepiscano come un potenziale buon partito. Non che le sposate ne abbiano un'opinione particolarmente elevata. Infatti, quando l'ho proposto come manzo potenziale per la femmina di cui sopra, la "capa" della cricca contabile ha sollevato il sopracciglio con tale veemenza da spettinarmi: "Scherzi? Uno così se lo mangia che non restano neanche le scarpe." E che ci sarebbe di male? Cioè, se proprio bisogna morire eccetera eccetera ma non è questo il punto perché il giorno che 'sto ragazzo trova una tipa che se lo cura un po', che insomma lo faccia sentire apprezzato ed importante per qualcuno che non sia la mamma, che insomma gli insegni a mettere insieme una camicia e un paio di pantaloni che non facciano a testate e a stare in mezzo alla gente come un essere umano e non come una sedia o una cassettiera, 'sto ragazzo diventerà il classico tipo: ma perché i fighi sono tutti occupati? E poi mi sono chiesto: ma questo vale anche per noi uomini? Ci sono delle fighe che nessuno vede? Ebbene... sì (qui inchino la testa in segno di sconfitta): quanti sono i pirla che sbavano dietro all'insipida ma super truccata e push-uppata carota umana e ignorano la segretaria col bel viso e una terza di solida struttura ma vestita all'Oviesse? Ahimé tanti. A volte mi chiedo se non sia anche questa la ragione per cui vedi certi piciu assieme a delle fighe da urlo: a parte la decappottabile inglese che quella serve sempre, secondo me molti sono stati semplicemente bravi a guardare dove nessun altro guardava. Tutto qua. Chiamali piciu...
M.A.L. (Meccanico Abbastanza Ladrone)
Ho capito che il mio meccanico è un ladrone spaventoso quella mattina che la mia macchina non ha voluto saperne di partire per la seconda volta in tre giorni.
La prima volta, tre giorni prima, mi aveva lasciato a piedi e non si dava per inteso non solo di mettersi in moto ma anche solo di accendere il quadro. "Eh, ho capito: è la batteria."
Il M.A.L. arrivò col suo catorcione (perché i meccanici abbastanza ladroni che guadagnano cifre di soldi assurde girano su autentici catorci? Boh?) e una serie di cavi da far invidia al dottor Frankenstìn. Dopo una rapida operazione di infusione di vita l'abbiamo portata in officina. La sera son passato a recuperarla e mi sono trovato in mano una specie di fattura molto poco fiscale scritta a mano su foglio a quadretti dell'olio Fuchs per un totale di 127 Euro. Eporcozzio. Soprattutto quello che mi ha fatto girare le palle è il cambio olio. "Eh, oramai era sporco." (I M.A.L. iniziano sempre le frasi per "Eh")
Tre giorni dopo -come detto- la macchina mi lascia di nuovo a piedi. "Eh, dev'essere l'alternatore." Torna col suo catorcione + cavi, rimette in vita la bestia e ripartiamo destinazione officina. La sera mi trovo di nuovo la fattura poco fiscale. Non ricordo l'esatto ammontare perché il ripetersi della voce "Cambiolio" riassorbe completamente la mia attenzione. "Scusa, mi hai cambiato di nuovo l'olio? Guarda che me l'avevi già cambiato tre giorni fa!" "Eh, dev'essere il ragazzo che si è sbagliato."
Segue cazziatone fasullo elargito a mio esclusivo uso & consumo. Mi sento un po' preso per il culo anche perché il ragazzo non fa manco finta di recitare la parte. Fa quello che e-dai-muoviti-che-ho-da-fare e gli stanno facendo perdere tempo in cazzate a uso e consumo del cliente scemo (cioè io). Morale: mi son comprato i cavi e in previsione della prossima volta, sto cercando di far conoscenza con uno dei vicini (sono fondamentalmente un orso).
RUMORI PUZZOLENTI FOREVER Ieri sera quando son tornato a casa, ho trovato un messaggio sulla segreteria telefonica. Era il Geom che convocava presso la birreria "Califfone" una reunion urgente dei Rumori Puzzolenti perché aveva importanti novità da comunicarci. Mi son guardato un attimo intorno: dal momento che la morosa non era prevista di ritorno fino a sabato non c'era un immediato bisogno di riordine mentre camicie e pantaloni le indosso stropicciate da una vita (in effetti vado vestito come un barbone). Per il corso di vandalismo sono persino più avanti del programma e infine avevo comunque in programma di andare a cena fuori (per la precisione alla Caritas, dove una scodella di minestra non la negano a nessuno). Così ho ripreso le chiavi di casa e sono uscito esattamente così com'ero rientrato. Arriva il cameriere per avvisarci che o mangiamo o ce ne possiamo andare a fanculo. Abbiamo tutti una fame della madonna e considerando che il Geom è uno stronzo ritardatario decidiamo di ordinare. Dopo le recenti disavventure gastronomiche prendo un'insalata, non essendo sicurissimo che nelle "penne al ragù di cane" ci sia davvero un errore di battitura. Finalmente si decide ad andare al sodo: a quanto pare Alessia Marcuzzi ha fatto domanda di licenza edilizia in un paese confinante con Pignasco. Grazie al rapporto privilegiato che ha con il geometra di questo comune per via di certe fotografie che non ha mai portato al commissariato di pubblica sicurezza, il Geom. è riuscito a fargli porre come condizione per il rilascio della licenza la partecipazione dei Rumori Puzzolenti al prossimo Festivalbar che dovrebbe appunto condurre la Marcuzzi. Si impone così un immediato ritorno in sala prove. Così dal momento che a esporsi penalmente è lui, decidiamo di seguirlo in sala prove per un'ultima performance. Lo stesso però non mi sento tranquillo tanto più che uscendo dalla birreria l'occhio mi cade in direzione del fondo della sala dove le braci rosse delle sigarette degli Inquietanti Signori sembrano farmi l'occhiolino. (continua)
A Pignasco c'è questa birreria che ricorda uno dei corridoi di Alien, nel senso che in cima, vicino all'entrata, l'ambiente è discretamente illuminato dai faretti del bancone della mescita ma dopo i tavoli da biliardo, rischiarati dalla luce bianca dei neon appesi al soffitto, il locale precipita nell'oscurità più assoluta fino a un fondo inconoscibile, che le intermittenti braci rosse di sigaretta degli inquietanti personaggi che lo abitano non rischiarano affatto ma anzi, rendono se possibile ancora più inquietante. Fortunatamente l'appuntamento è in una delle sale laterali, dove si mangia e si paga a livelli degni di una visitina di koltelli e forkette.
Entro e Geko e Monoscopio sono già seduti. Faccio un attimo mente locale se ho mai visto uno dei due con una donna o senza l'altro attaccato al culo ed entrambe le risposte sono negative. Comunque mi siedo e dopo i saluti di rito gli chiedo com'è andato il loro disco di drum e bass. Giustamente Geko mi fa notare che se fosse andato bene non sarebbero lì: un loro pezzo è stato usato da Tele Cupole come base per una pubblicità di mobili e questo è tutto.
Dopo due minuti arriva Bingo. Ha il cazzo moderatamente fuori asse perché gli hanno fatto scaricare un container di sacchi di sale a mano.
Del Geom nessuna traccia. Racconto a Geko e Monoscopio delle mie nuove rubriche e dopo un rapido scambio di sguardi col suo compare, Geko dice che ha un indirizzo perfetto per "Guida al Meretricio". Quindi entrambi scoppiano a ridere fino alle lacrime.
Anche i due fenomeni prendono un'insalata mentre Bingo notoriamente stomaco di acciaio, prende un hamburger. La conversazione scende sotto il limite di guardia e meno male che sono veloci a servire. L'insalata, naturalmente, fa cagare.
Finalmente arriva il Geom. E' trafelatissimo. Ci racconta che in comune lo stanno facendo sclerare perché l'opposizione falsa e bugiarda sta montando una storia di appalti truccati per biechi motivi elettorali. In più pare che il suo nome sia stato fatto nell'ambito dell'indagine Telekom Serbia. Mentre parla cerca di pescare un'oliva dal mio piatto con le mani lerce, non solo di mazzette: gli pianto una forchettata sotto l'unghia del pollice che gli fa passare la voglia. A stento trattiene un bestemmione da carrettiere.
"Non è mica una delle tue solite balle?"
E invece no. Dalla valigetta trae alcune foto del suo collega vestito da gallina in posa oltre modo eloquente durante un festino porno, oltre ai consueti scambi di mazzi di carta moneta.
"Guarda che quello che tu chiami 'rapporto privilegiato', per il codice penale si chiama 'ricatto a scopo di estorsione' e prevede una pena detentiva fino ad anni 7."
Il Geom fa un gesto della mano come a sgombrare il campo da simili frovolezze.
INVENTIAMO I PANNOLONI PER CHI TENDE A SCRIVERSI ADDOSSO Come il 99% dei blogger del mondo, anch'io periodicamente fantastico sull'idea di scrivere un romanzo. A mio modo di vedere quella del romanziere è infatti la più straordinaria attività immaginabile, meglio del calciatore professionista, meglio del rocker, meglio dell'attore per la semplice ragione che puoi fare lo scrittore esattamente dove vuoi tu - salvo le periodiche apparizioni al Mauriziocostanzoshow. Un calciatore per esempio non può mica mollare tutto a metà anno e andarsene - lasciami dire - alle Seychelles o a New York e se ci pensi bene non è che i rocker o gli attori di successo abbiano molto più tempo disponibile. Lo scrittore invece può andare dove e quando gli pare, anzi: deve. Gli basta avere il suo portatile o anche solo un bloc notes e una biro e qualunque camera d'albergo, qualunque panchina in qualunque punto del pianeta diventa il suo studio. Non essendo affetto da alcuna forma di narcisismo non amo particolarmente il mestiere dell'attore; mi piacerebbe molto invece provare a dirigere un film ma anche la vita del regista presenta vincoli molto precisi (mesi fuori di casa, orari balordi, mangiare quello che capita ecc.) Insomma, uno scrittore è decisamente più libero e ha anche un discreto ritorno economico: JK Rowling con i primi 5 libri di Harry Potter è diventata la donna più ricca d'Inghilterra dopo la regina. Non male. Un altro aspetto positivo tutt'altro che trascurabile è che la carriera dello scrittore è decisamente più lunga: un calciatore dopo la trentina viene già catalogato come in marcia lungo il viale del tramonto mentre uno scrittore a 40 anni è ancora un giovane promettente con prospettive di crescita artistica fin dopo i 60: per esempio Paolo Maurensig ha pubblicato il suo straordinario romanzo di esordio, "La variante di Luneburg" a cinquant'anni suonati, dopo cinque lustri passati a fare il commesso viaggiatore; "La versione di Barney" il maggior successo di Mordecai Richler e libro autenticamente di culto, è stato invece pubblicato quando il suo autore aveva superato le 66 primavere, di cui trenta passate a scrivere un po' di tutto; lo stesso Andrea Camilleri ha sfondato solo nel 1992, dopo 40 e passa anni trascorsi dietro la macchina da scrivere. Tutto questo naturalmente è bellissimo ma nasconde un insidiosissimo tranello: quand'è che un imbrattafogli (anche elettronici) deve onestamente prendere atto del fatto che non sfonderà mai? Voglio dire, un ragazzino che sogna di diventare calciatore, se a 30 anni è ancora fermo ai tornei dei bar, si renderà ben conto che non è cosa per lui e si metterà bene l'anima in pace. Stessa cosa per un rockettaro che a 40 anni suona ancora nel garage della nonna. Invece per uno scrittore non ci sono regole fisse. Tomasi di Lampedusa era già morto da un anno quando "Il Gattopardo" divenne un caso letterario: avrebbe avuto 62 anni. Per cui uno che vuol viver sognando di diventare Shakespeare ha decisamente un sacco di tempo per crogiolarsi nelle sue illusioni, cosa che rischia di diventare una faccenda triste, perché mentre sei lì che aspetti la botta di culo ti passa sotto il naso quel treno che si chiama vita. Ma del resto che altro si può fare? Perché di pazzi convinti di essere geni incompresi è piena sia la letteratura che la realtà ma molte volte l'unica differenza che corre tra un velleitario e uno scrittore di professione è che il secondo ha trovato un editore!
STRANAMORE (anche questo è amor)
«Il voto ad personam della destra parlamentare contro Adriano Sofri mostra chiaramente il carattere cialtrone della coalizione che governa questo paese. I suoi partiti, la maggioranza dei suoi deputati, il suo leader Silvio Berlusconi, uno che sa distrarsi come pochi altri quando non si tratti degli affari suoi, hanno dato una prova miserabile».
«Berlusconi aveva detto e scritto in coscienza, e si tratta della vita di un uomo e di un caso civile di evidente valore, che ’sono maturi i tempi per la grazia a Sofri’. Da un anno e mezzo si è fatto prendere in giro da un manipolo di vecchi missini riciclati e dal capociurma delle tifoserie varesotte della Lega, e dopo avere ceduto a questi inflessibili garantisti, a questi combattenti strenui per la libertà e il diritto, ma solo in casa propria e a proprio vantaggio, dopo aver rinunciato a esercitare dignitosamente le sue prerogative di guida, ha pensato bene di dare lo squillo di tromba della ritirata: il Cav. non vuole grane prima delle elezioni, e la legge Boato vada a farsi fottere, e con la legge tutto, coscienza personale e ragionevolezza politica e civile di una soluzione umanitaria alla quale si frapponeva solo l’idiosincrasia per gli intellettuali del burocrate che fa le funzioni di Guardasigilli e di quattro mozzorecchi forcaioli».
-Giuliano Ferrara
LE DISCUSSIONI DEL PIANO DI SOTTO Giù in magazzino, di fianco al portone c'è il gabbiotto dei carrellisti. Credo che sia il posto più divertente dell'azienda. Io entro lì dentro e mi sembra di capitare in un film di Tarantino, non nel senso che si ammazzano a colpi di rasoio ma che discutono di cose assurde, che qui al secondo piano, al livello degli impiegati, sono assolutamente inconcepibili. Le discussioni del piano di sopra: 1) Calcio; 2) Figa; 3) Soldi; 4) La figa che gira attorno al mondo del calcio; 5) I soldi che girano attorno al mondo della figa e viceversa. Le discussioni del piano di sotto. L'ultima di pochi minuti fa era: "Ma cosa intende Cocciante con 'E quando a letto lui/ti chiederà di più'?" Segue sondaggio tra i presenti (vince: "il culo" con i due terzi dei voti; di "darci un po' dentro" un altro paio; varie ed eventuali il resto. Io ho votato il culo). Ma ricordo quella volta che dopo aver visto Matrix si sono quasi azzannati cercando di stabilire la vera natura di Neo. Fantastico, vennero da me e mi chiesero: "Che idea ti sei fatto della natura di Neo?" E io non trovai di meglio che dire: "Non so, prova a farti vedere da un dermatologo!" Un'altra volta invece la bagarre si era scatenata sulla discussione: ma quando uno compie gli anni entra nell'anno nuovo o finisce l'anno vecchio? Per dirla in numeri: ma il giorno del mio 35° compleanno, entro nel 35° o nel 36° anno? Fantastico, quasi si menavano! Ho deciso che d'ora in avanti tutte le volte che mi troverò ad assistere a queste discussioni prenderò nota mentale e mi precipiterò a trascriverle sul blog.
KOLTELLI E FORKETTE
Prosegue la nostra scoperta dei luoghi off dove si gustano sapori che speravamo dimenticati.
Su segnalazione di un lettore che desidera restare anonimo (sarà per questo che non ha manco firmato la missiva) siamo andati a testare la Trattoria Castagabìn, sita in località Pignasco, all'altezza dell'uscita dell'autostrada Torino-Milano, venti metri a destra, poi a sinistra uno-due-tre cunette poi ancora a destra (la strada non ha nome). Qui tra i capannoni industriali e i rottami fumanti di auto rubate, sorge una specie di tavola calda raduno di camionisti, protettori e impiegati delle aziende del circondario.
Per accedere al locale (Nuova Gestione, avvisa il cartello) bisogna percorrere una scala che porta al seminterrato. Avendo già nasato l'ambientino durante un sopralluogo diurno decido di andare con Bingo, che perlomeno se c'è da menare le mani sa il fatto suo.
Il menu del giorno prevede: antipasti caldi e freddi di pesce, spaghetti allo scoglio, grigliata di calamari e gamberoni, dolci della casa, vino e caffè 30 Euro, pagamento anticipato. Per sedersi ai tavoli nella sala dove si tiene lo spettacolo di spogliarello: 15 euro in più, pagamento anticipato. Ci guardiamo in faccia, ci stringiamo nelle spalle indifferenti, e scegliamo un posto vicino al palcoscenico.
Il tempo di sederci e subito calano le luci nella sala, salvo il palco sul quale rimane acceso il neon dell'uscita di sicurezza. Il locale è pressocché vuoto quindi riusciamo a sederci proprio in prima fila. Ci portano da bere una sangria che viene fatturata a parte, 9 euro e 50, pagamento anticipato. Al buio non riesco a vedere bene che roba è ma ha un sapore curioso, molto particolare. Per essere precisi direi che sa proprio di merda ma non ci faccio tanto caso perché nello stesso momento parte a manetta "You can leave your hat on" suonata dal vivo in versione pianobar dei poveri. Da un angolo al buio canta (si fa per dire, visto che è stonatissimo) un cafone probabile disoccupato agricolo.
A questo punto entra la spogliarellista: una culona di quarantacinque anni con i capelli unti all'inverosimile. Di faccia assomiglia a un beluga mentre fisicamente ricorda quei personaggini americani che appaiono alla tele tutte le volte che si parla di obesità. Sulle spalle ha uno striscione peloso, di quelli che si mettono sugli alberi di natale che la culona sventola a mo' di boa mentre la biancheria intima della sloggy è quanto di meno erotico si possa immaginare. Più che ballare deambula goffamente su e giù per il palco ed ogni volta che alza le braccia fa capolino da sotto le ascelle una scopetta di peli grigiastri. Bevo una sorsata di sangria mentre la spogliarellista azzarda una mezza spaccata che si risolve in un fragoroso peto. Io e Bingo ci guardiamo in faccia un po' imbarazzati e decidiamo di sperare che perlomeno faccia in fretta. Qualcuno dal fondo si decide ad agitare un po' le luci per illuminare la performance erotica: ne approfitto per guardare in controluce la mia sangria, nella quale sorprendo a galleggiare esauste bucce di patata e torsoli di cavolfiore.
Finalmente lo spettacolo arriva al culmine: la spogliarellista scarsa si leva il reggiseno dai bordi sotto le braccia gialli di sudore e poi si cala le mutande strisciate di merda che dopo aver fatto volteggiare in aria lancia attraverso la sala, cogliendo in faccia il tecnico luci che sbotta in un "E porcodd...!"
Il cafone in fondo smette di cantare e se ne va manco fosse arrivato a fine turno e parallelamente la culona si toglie di mezzo.
Qualche anima buona riaccende le luci. Arriva un cameriere molto brutto: "Il cuoco mi manda a dire che abbiamo finito il pesce. E' rimasta solo un po' di pasta e fagioli. Che faccio, porto?"
Di faccia ricorda il picchiatore che affiancava Al Pacino in Carlito's Way, per cui decidiamo di soprassedere.
"E che vuoi fare, porta!"
"Qualcosa in contrario? Ci sono problemi?"
"Eeeeh. No, non mi pare."
"Meglio così."
Beh, la pasta e fagioli non era neanche male ma forse per 55 euro è un po' caro.
17/03/04 - Boinz e Bingobangobongo. 3/20
SIAMO AL DELIRIO
"Si parla del Milan di Sacchi, di Zaccheroni e di Ancelotti, ma non si parla mai del Milan di Berlusconi. Eppure sono io che da 18 anni faccio le formazioni, detto le regole ed acquisto i giocatori. Sembra che io non esista: leggendo i quotidiani non c’è mai scritto il Milan di Berlusconi", con questa considerazione il patron del Milan e presidente del Consiglio Silvio Berlusconi interviene nel dibattito aperto su quale sia il Milan migliore di sempre, risolvendo d’incanto la questione.
(da Yahoo Sport)
MALA TEMPORA CURRUNT Ieri sera a blob hanno fatto vedere uno spezzone di "La Talpa" in cui gli sventurati concorrenti venivano sepolti vivi in una bara di plexiglass e ivi lasciati per una decina di minuti. Crisi di panico, quella matta della conduttrice che urlava: "Aprite che sta male! Aprite che sta male!" l'altra chiusa nel cofanetto sperlari che dava di matto ecc. L'altro giorno invece, sempre su blob, li ho intravisti che camminavano a piedi nudi in una specie di piscina colma di topi vivi. Premesso che ognuno è libero di guardare i programmi che vuole, a me personalmente questo modo di fare televisione piace davvero poco. Che sia tutto fasullo non importa, si tratta comunque di uno spettacolo squallido, a maggior ragione se messo in onda dalla Rai, il canale pubblico. Ora, pretendere che il canale pubblico trasmetta solo programmi ad alto contenuto culturale è un'utopia alla quale nessuno crede più ma da qui a non indignarsi per questa gara senza esclusione di colpi a chi solletica gli istinti più bassi del pubblico credo che ce ne corra. Una parola sui partecipanti a questo squallore. Ripeto, che sia tutto vero o una pagliacciata importa poco. Ma mi chiedo cosa gli abbiano promesso per far sì che buttassero in questa maniera la propria dignità personale. Capisco che lavorare è fatica mentre la ricaduta di due-tre mesi di visibilità televisiva garantiscono anni di ritorni economici, per non parlare dell'effetto catapulta per cui un cretino come Pappalardo con due mesi di Caraibi si sia garantito un passaggio quotidiano in tutte le trasmissioni a tutte le ore del giorno per menarla con il suo hit di venticinque anni fa. Comunque davvero mi domando se esista una forma di prostituzione più indecorosa. Soprattutto però mi chiedo cosa ci riserverà la televisione del futuro se continuerà a seguire questa tendenza. Cosa ci toccherà vedere? Un reality show ambientato in un campo di concentramento nazista? La riproposizione del tribunale dell'inquisizione? Snuff movies? Mi scoccia fare la parte del moralista ma forse quello che mi secca di più è che se nella televisione vediamo riflessa la nostra società, quello che vedo non mi piace affatto.
Credo che il mio gironzolare a caccia di cose buone dal mondo (dei blog) meriti di essere unificato in un'unica rubrica che chiamerò
BLOGGHEGGIARE
Oggi per esempio voglio parlarvi del blog acasaccio che si basa su un principio molto carino. I blogger che lo curano infatti devono scrivere dei racconti che obbligatoriamente contengano una serie di parole estratte più o meno a caso precedentemente. Io ci sono capitato per caso, ma il principio mi è piaciuto un casino. Ora voglio provarci anch'io.
Estraggo delle parole a caso dal vocabolario.
Andare
Troie
Niente
Denaro
Pappone
Incazzato
Riga
Macchina
Aaaah... bene, direi che come primo esperimento può bastare.
Dimenticavo di dire che Bingobangobongo (il blog) oggi compie due mesi:
auguriauguriauguri!!!
Obiettivamente sembra passato molto più tempo, perlomeno da questo lato del video. Beh, grazie mille a tutti quelli che sono passati e soprattutto a quelli che dopo essere passati sono addirittura ritornati, per non parlare di quelli che sono passati, sono tornati e addirittura hanno lasciato un commento! Può sembrare una piccola cosa ma è una piccola cosa che fa senz'altro piacere. Saluti a tutti!
Boinz
Uno degli approcci più divertenti al mondo dei blog consiste nel partire da un blog a caso (magari scegliendolo dalla pagina dove vengono pubblicati tutti gli aggiornamenti) e poi saltare di link in link cliccando sui preferiti. E' divertente perché a volte trovi cose interessanti, tipo questo pezzo postato dalla marchesa di merteuil. ******************************************************* Sempre più amiche mi raccontano episodi penosi da loro vissuti ai primi appuntamenti. Mentre ascolto, mi si accappona la pelle e inorridisco. Secoli di civiltà ancora non sono bastati per far capire a certi uomini come ci si comporta. E non voglio dire "per educazione" ma per "signorilità". Tocca quindi a me cercare di insegnarvi l'ABC della signorilità quando uscite con una ragazza le prime volte. Orbene, quando lei esce dal portone di casa, qualora siate andati a prenderla in macchina, fate il grande sforzo di accoglierla in posizione eretta, sì, proprio quella che le dimostrerà immediatamente di avere a che fare con un Homo Sapiens. Rimanere seduto in auto è da perdenti. Il perdente rimane fermo ad attendere gli eventi. Stà lì, seduto, vagamente ingobbito, incancrenito davanti al suo volantino, col ditino sull'autoradio a cercare una canzone da ascoltare. Che tristezza...ho fatto bene a mettermi i Kleenex qui vicino... Il vincente, l'intraprendente, esce fiero dalla macchina, chiude lo sportello e attende in piedi, fiero contro il mondo, l'arrivo della sua donna! L'abbraccia e l'accompagna all'auto, solo dopo tornerà al suo posto di guida. Ora affrontiamo il tema più difficile. Quello che procura il 90% dei due di picche. AL RISTORANTE. Devo davvero dirvelo? E sì...pare di sì... DOVETE PAGARE VOI!!! Non esiste nulla di più patetico di un uomo che non paga alla prima uscita. Mi dovete credere, è squallido. Non perchè noi donne non abbiamo i soldi per pagare una cena, solo perchè quella cena sarà come un regalo, un dirle "mi sono regalato il piacere di farti trascorrere una bella serata". Non devono esserci incertezze al momento del conto. Con ogni probabilità la volta successiva sarà lei ad offrirvi la cena, ve lo giuro, non finirete all'accattonaggio. Se riusciste anche solo lontanamente ad immaginare cosa pensa una donna di voi quando non pagate alla prima uscita, sono certa che tornati a casa vi impicchereste. Poi ci sono gli esagerati, quelli che vogliono essere presi a calci nel sedere. Circa un anno fa ne ho conosciuto uno, prima di iniziare a mangiare mi disse: "Tutto ciò che lasci te lo paghi tu". Gli dissi "Sei un barbone", mi alzai e tornai a casa. Come vedete, non c'è limite allo squallore umano. Vi imploro, per voi stessi e per amore di civiltà, sgranchitevi le dita e aprite il portafoglio. ************************************************* Cosa si può dire? In linea di massima è di una logica impeccabile. Tuttavia mi fa un po' sorridere il massimalismo di fondo, difetto peraltro comune a molte donne che pretendono dai loro partner non solo il massimo ma anche cose al limite della contraddizione. Per esempio vogliono l'uomo dal carattere forte MA abbastanza modesto da stare ad ascoltare le storie trite e ritrite del loro ufficio ; l'uomo fiero e sicuro di sé MA che le tratti come principesse; l'uomo generoso MA attento a gestirsi; l'uomo dal fisico scultoreo MA dalla conversazione brillante; l'uomo serio nelle intenzioni e nei principi MA che le sappia far sganasciare dal ridere; l'uomo intellettuale MA che sappia apprezzare la conversazione con l'impiegatina che non è mai andata oltre Grisham; l'uomo sessualmente travolgente MA che accetti di essere il motore esclusivo della vita sessuale di coppia; ma soprattutto vogliono l'uomo bello, con la grana in tasca, la bella casa, la bella macchina e che metta tutto a disposizione senza chiedere nulla in cambio. Non che uomini così non esistano... anche se aspetto fisico, buone maniere, senso dell'umorismo e modestia credo che non vadano tanto d'accordo ma perché mai nella vita dovrebbero innamorarsi di una donna qualunque? Prima di partire con le unghie ribaltiamo un attimo il ragionamento: perché la classica donna da sogno: cuoca in cucina, signora in salotto e puttana a letto, con una quarta di reggiseno e un metro e mezzo di coscia; divertente, brillante e intelligente, una laurea in letteratura moderna e un lavoro appagante, dovrebbe innamorarsi di un Boinz qualunque? Non c'è nessuna ragione, e allora cazzo, sono io il primo a dire che bisogna sapersi accontentare. Poi oh! se uno è cafone, è cafone per carità, ma se l'apice della sua cafonaggine sta solo nel fatto che non aspetta la morosa fuori della macchina, beh, allora o ci si passa sopra oppure glielo si dice: "Senti, mi piacerebbe che tu mi aspettassi fuori." Lo so, sono cose che non si dovrebbero dire ma questo non è un mondo perfetto e allora per farlo migliorare bisogna darsi da fare. Quello che soprattutto mi deprime però nel post della marchesa è che a suo modo di vedere il successo o meno di una serata sta tutto ma proprio tutto nel come viene diviso il conto del ristorante. Se l'uomo paga il conto è un signore e la serata è stata un successo; se chiede di fare a metà è un cialtrone di merda. Come dire che la scelta del locale, dei piatti, dei vini e un'ora e mezza di conversazione è stata tutta cacca, un noioso prologo all'atto fondamentale: chi caccia la lira. Che tristezza. La domanda allora sorge spontanea: ma è meglio una cena "a gratis" in un silenzio imbarazzato in un locale di quart'ordine o una serata divertente in un bel locale e il conto diviso in due? Purtroppo ho idea che alla marchesa questa situazione non si sia mai presentata, perché in realtà spesso gli uomini col conto esprimono più o meno consapevolmente il bilancio della serata: bellezza, io stasera con te mi sono proprio divertito/rotto il cazzo. Eeeee niente, ho idea allora che se alla marchesa e alle sue amiche chiedano sistematicamente di pagare metà conto ci sarà un motivo. Forse quel dettaglio così colpevolmente trascurato, cioè tutto quello che avviene dal momento dell'apertura dello sportello della macchina al momento del conto, forse non è così irrilevante come ritiene. Saluti.
Ricevo e pubblico volentieri:
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NESSUNA SCRIVANIA DI CILIEGIO PER IL CENTROSINISTRA.
Diciamo le cose come stanno: Vespa è un falso giornalista equidistante che finge di applicare criteri di par condicio mentre in realtà è un elemento attivissimo nella campagna elettorale al servizio di questa destra fascista e bottegaia a cui offre un poderoso appoggio mediatico. Certo, guardando le statistiche si potebbe obiettare che la QUANTITA' di tempo che Vespa dedica alla politica è discretamente ben distribuita tra i due schieramenti ma questa è solo una delle tante false informazioni su cui poggia questo sistema, perché in realtà quello che importa è la QUALITA' del tempo concesso. Infatti mentre Berlusconi ha diritto a trasmissioni-comizi in totale solitudine, senza contraddittorio al limite accompagnato dai peana di adoratori senza dignità, i vari esponenti del centro sinistra vengono sempre messi a confronto con cani sbraitanti di secondo rango, litigatori professionisti come Elio Vito, bravissimo a buttare in rissa qualunque discussione, e mischiati a nani e ballerine, giusto per mandare il messaggio che i leader del centrosinistra sono personaggi politici di secondo rango, al livello di nani e ballerine, e buoni solo a litigare. Niente scrivania di ciliegio per il centrosinistra.
Ho detto cose scontate, note a tutti? Bene. Allora, visto che lo sappiamo tutti e considerando che gli elettori del centro sinistra rappresentano oltre il 50% dell'elettorato e quindi del bacino di utenza Rai, BOICOTTIAMO PORTA A PORTA! Basta, non guardiamo più quel ammasso di pelle morta di Brunovespa. Spegnamo la televisione, leggiamo piuttosto un bel libro. E' questo il vero potere dell'elettore nell'era della democrazia (?) mediatica: il vero voto lo si esprime giorno per giorno col telecomando. E allora usiamolo 'sto telecomando. Togliamo la voce a chi non merita la parola. Se vogliamo mandare la banda berlusca all'opposizione, bisogna partire dalla base boicottando tutte quelle trasmissioni create al solo scopo di amplificare la voce del potere. Visto che affidarsi alla decenza e alla deontologia professionale è tempo perso, è ora che diamo mandato ad agire ai veri potenti di questo squallido mondo: gli inserzionisti pubblicitari.
Se anche voi siete d'accordo, se anche per voi è ora di far qualcosa per far fi